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RECENSIONE “Il Regno Segreto” di Philip Pullman

Buongiorno lettorə, 
eccomi qua a parlarvi finalmente dell’ultimo lavoro di uno dei miei autori preferiti, Philip Pullman. Ovviamente mi riferisco a “Il Regno Segreto”, secondo volume de “Il Libro della Polvere”, la nuova trilogia prequel/sequel alla serie di “Queste Oscure Materie” 
La recensione è spoiler free ma se ancora non avete letto i volumi precedenti della saga vi consiglio comunque di fermarvi qua e di affrettarvi verso la libreria più vicina 😊  

TITOLO: Il Regno Segreto (Il Libro della Polvere #2)

AUTORE: Philip Pullman

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 5 novembre 2020

EDITORE: Salani

PAGINE: 704

PREZZO: 19,80 € / 11,99 € (eBook) 


TRAMA

Sono passati dieci anni da quando abbiamo salutato Lyra Belacqua, adolescente seduta su una panchina del giardino botanico di Oxford nel finale di Queste oscure materie. Nel Regno Segreto la incontriamo di nuovo, quando ormai è diventata più grande, ma anche più disincantata e disillusa. In questo attesissimo sequel, Lyra, ora ventenne, scoprirà luoghi dell’anima e del mondo di cui non aveva mai nemmeno immaginato l’esistenza e dovrà superare prove inattese e difficili che metteranno a dura prova il rapporto con il suo inseparabile daimon, Pantalaimon.
Nel grande, rocambolesco viaggio che li attende sarà coinvolto anche Malcolm, che nella Belle Sauvage era un ragazzino con una barca e la missione di salvare una neonata dall’alluvione, e ora è un uomo con un forte senso del dovere e il desiderio di fare ciò che è giusto. Una nuova, grandiosa avventura che si spinge oltre i confini di Oxford, attraverso l’Europa fino in Asia, alla ricerca di ciò che è stato dimenticato: una città creduta impossibile, un segreto nel cuore del deserto, il mistero della Polvere e una guerra tra fazioni sconosciute.
Dopo anni di attesa, con il nuovo ciclo del Libro della Polvere, Philip Pullman, uno dei più grandi scrittori viventi, torna nel sontuoso mondo allo stesso tempo familiare e straordinario di Queste oscure materie con un romanzo che è davvero un libro per i nostri tempi; un’avventura imponente in luoghi evocativi e indimenticabili ma anche uno sguardo stimolante su cosa significhi capire se stessi, crescere e dare un senso al mondo che ci circonda, qualunque esso sia.

Attendevo questo libro da quando, nel lontano 2004, girai l’ultima pagina de “Il Cannocchiale d’Ambra”. Le mie aspettative erano altissime e ancora più alta era la voglia di scoprire cosa sarebbe successo a Lyra e Pan una volta tornati dalle loro rocambolesche avventure. 
Ho accolto con entusiasmo la pubblicazione de “La Belle Sauvage” (recensione QUI), il primo capitolo della nuova trilogia, ma nulla è paragonabile alla gioia provata quando mi sono ritrovata tra le mani “Il Regno Segreto”. Non so esattamente cosa mi aspettassi, anche perché sarebbe stato difficile per l’autore ricreare un’opera tanto epica quanto “Queste Oscure Materie”, ma a malincuore devo ammettere che speravo in qualcosa di più. Lyra è uno dei personaggi letterari a cui sono maggiormente legata e speravo di ritrovare tra queste pagine quella connessione magica che si era instaurata tra noi nella trilogia principale. Non è successo nulla di tutto questo e, anzi, a tratti l’ho anche odiata. 

Sono sprofondata fin da subito in un abisso infinito di tristezza nel vedere a cosa si è ridotto il rapporto tra lei e Pan. Ricorderete che, durante il suo viaggio nel regno dei morti, Lyra era stata costretta a separarsi dal suo daimon ed è così che li ritroviamo nelle prime pagine de “Il Regno Segreto”: soli e separati e non solo fisicamente. Lyra e Pan appaiono quasi come due entità diverse che faticano a sopportare la presenza l’una dell’altro. Durante la notte, Pan è solito sgattaiolare fuori dalla finestra della loro camera al St Sophia’s College per allontanarsi da Lyra ed è proprio in uno di questi suoi vagabondaggi notturni che noi lo seguiamo e, insieme a lui, assistiamo casualmente al brutale omicidio di quello che scopriremo essere il dottor Anthony John Roderick Hassall, un botanico britannico che stava conducendo delle ricerche in Oriente, delle ricerche misteriose riguardanti uno speciale tipo di rosa. Cosa aveva scoperto di tanto pericoloso da giustificare un crimine tanto efferato?  

Questa e altre sono le domande che si affollano nella mente di Pan e Lyra che si ritrovano, loro malgrado, invischiati in una nuova avventura all’insegna del mistero. Saranno costretti a vivere nuove esperienze ma lontani l’uno dall’altra, separati e soli. 
I temi trattati saranno più maturi di quelli a cui Philipp Pullman ci ha abituato. Lyra è cresciuta e insieme a lei siamo cresciuti noi, i suoi lettori. Non ci troviamo più davanti ad un’opera middle grade ma ad un romanzo che si rivolge ad un pubblico più adulto e maturo, in grado di destreggiarsi tra argomenti di stampo politico e filosofico. Va da sé che, essendo cresciuta tra gli accademici del mondo di Pullman, Lyra certo non può esimersi dall’interessarsi alla filosofia.
Della ragazzina coraggiosa, vivace, impulsiva che conoscevamo è rimasto ben poco. Lyra ha perso la sua capacità d’immaginazione ed è proprio questo il motivo principale che la porta a scontrarsi ripetutamente con il suo daimon. 

[…] «Io vedo solo un libro molto profondo e intellettualmente stimolante. E capisco benissimo perché la ragione, la razionalità e la logica esercitino tutto quel fascino. No, anzi: quelle cose non mi affascinano, mi convincono. Non è un rigurgito emotivo. È tutta una questione di approccio razionale…»
«Quindi tutto ciò che è emozione è un rigurgito, giusto?»
«Da come ti comporti…»
«No, tu non mi ascolti, Lyra. Non credo che io e te abbiamo più niente in comune. Non sopporto di star qui a guardarti mentre ti trasformi in un mostro iper-razionale, rancoroso, dalla mente ristretta, freddo. Stai cambiando, ecco qual è il punto. E non mi piace. […] Stai dimenticando tutto ciò che conta. E stai cercando di convincerti di cose che ci uccideranno».

Le letture accademiche e filosofiche hanno modellato la sua mente intorno a un modello di scetticismo e razionalità che ben si scontra con la Lyra che ha cavalcato un orso corazzato, attraversato infinite finestre tra i mondi, che ha battuto in astuzia le Arpie e liberato le anime dei morti. Parliamo della Lyra che ha camminato tra gli Spettri e gli Angeli, della Lyra che ha attraversato il mondo dei Mulefa. Non trovo davvero una scusa per giustificare questa trasformazione radicale del suo personaggio, questo eccesso di razionalità che non lascia il minimo spazio alla fantasia e alle reazioni emotive più impulsive. Che poi, nonostante le fondamenta poco solide, questo è uno dei temi su cui si basa lo sviluppo narrativo di Lyra: il conflitto con il suo daimon è evidentemente un’immagine allegorica attraverso cui Pullman vuole indagare il complicato processo di crescita, la lotta interiore che ogni adolescente affronta nella ricerca di un’identità. Lo scetticismo radicale di Lyra segna il passaggio all’età adulta, la morte delle illusioni. Ma l’immaginazione e la capacità di sognare continuano a sopravvivere all’interno del suo daimon. Ritrovare sé stessi significa riuscire a conciliare la razionalità e la poesia. 

[…] Le arpie erano parte del Regno Segreto? Il mondo dei morti, il mondo in cui vivevano, ne faceva parte? Oppure aveva immaginato tutto, e la sua immaginazione era una menzogna, come uno spruzzo di spuma di mare?
Be’, pensò, che cos’era, dopotutto, il Regno Segreto? Era una condizione che non aveva spazio nel mondo di Simon Talbot o nel mondo, differente, di Gottfried Brande. Era inaccessibile in circostanze normali. Se pure fosse esistita, era visibile solo usando l’immaginazione, qualunque cosa fosse, e non la logica. Includeva fantasmi, fate, dei e dee, ninfe, incubi, demoni, fuochi fatui e altre creature simili. […] C’era una spiegazione logica, razionale, scientifica per cose del genere? Oppure erano inaccessibili alla scienza, e incomprensibili per la ragione? Esistevano davvero?

Come ho detto, non riesco affatto a sposare l’immagine di questa Lyra con la Lyra della trilogia principale. Insomma, questo totale stravolgimento nella caratterizzazione del personaggio altro non è che una scusa per mettere in atto un complicato processo filosofico e psicologico che, nonostante tutto, mi ha terribilmente affascinata. Ma d’altronde la capacità dialettica di Pullman non è in dubbio. Di nuovo si conferma maestro nel simbolismo, e dal tema della crescita personale passiamo, ancora una volta, alle tematiche di stampo religioso. Non ho nulla da recriminare a “Il Regno Segreto” da questo punto di vista, però con “Queste Oscure Materie” Pullman ha creato un capolavoro assoluto, un prodotto insuperabile sulla critica all’abuso di potere delle istituzioni che neanche lui stesso potrà mai più eguagliare. Ciò che fa di Philip Pullman uno dei miei autori preferiti è proprio questo suo coraggio nel mettere in discussione dei valori che per secoli sono stati considerati incontrovertibili. Insomma, in un’altra epoca Pullman sarebbe stato immediatamente tacciato di eresia. Ma se da una parte i tempi sono cambiati, lo stesso non si può dire di certe mentalità: anche nel XXI secolo, se spingi i giovani a farsi domande e ad esercitare il proprio senso critico, incappi inevitabilmente nella censura. In una classifica statunitense del 2008, relativa agli autori più banditi da scuole e biblioteche, Philip Pullman si classificava al secondo posto. Ricorderete inoltre lo “scandalo” che produsse l’uscita del film “La Bussola d’Oro” e l’attacco da parte della Lega Cattolica che si mobilitò in tutti i modi per boicottare il film e arrivò addirittura a stampare un piccolo libricino di venticinque pagine con lo scopo di mettere in guardia i genitori dalla “campagna di inganno ordita dai produttori del film”. In quegli anni se ne sono dette di tutti i colori e ancora oggi Philip Pullman è un autore che fa discutere. La trilogia di “Queste Oscure Materie” è stata apertamente definitiva come “un assalto diretto alla Chiesa, e anche di più. È un assalto diretto a Dio stesso, alla sua esistenza e alla sua autenticità!”.  

Insomma, quello che stavo cercando di dire è che, nonostante tutto, ritengo la simbologia allegorica della nuova trilogia sicuramente valida anche se non all’altezza di quella principale. Sicuramente è un libro molto meno controverso rispetto ai suoi predecessori ma molto più attuale per certi argomenti. Il tema della repressione in nome della religione questa volta sfiora la censura e la lotta all’eresia del Magisterium, e va oltre l’indottrinamento della Lega di Alessandro. In tutto l’Oriente assistiamo a rappresaglie che sfociano in una vera e propria guerra di religione dove il nemico principale è costituito da una sostanza apparentemente innocua, tanto preziosa quanto pericolosa: l’olio di rosa. Coltivatori, mercanti, scienziati, botanici,… nessuno è più al sicuro, nemmeno i cittadini comuni, e ciò che ne consegue è una fuga verso l’Occidente, una vera e propria migrazione di massa dettata dalla paura e dal terrore.  

[…] A momenti, molto presto, si ricorderà di cos’è successo’ pensò Lyra, ‘e si renderà conto di aver perso tutti. E allora che ne sarà di lei?’ Valutò diverse possibilità: Aisha che arrancava verso ovest, nella speranza di ottenere asilo, insieme ad altre persone come lei, affamate, infreddolite, private del poco che possedevano. Oppure accolta in una famiglia che non parlava la sua lingua, che la trattava come una schiava, che la picchiava e l’affamava, che la vendeva a uomini che avrebbero usato il suo corpicino in ogni modo immaginabile. Oppure rifiutata da una casa dopo l’altra, costretta a mendicare del cibo e un riparo nelle fredde notti d’inverno. Ma di sicuro la gente era migliore di così, giusto? La razza umana non era migliore di così?

A quanto pare è questo il prezzo da pagare per vivere nell’unico luogo al mondo con le condizioni favorevoli a coltivare una particolare tipologia di rosa, la Rosa tajikiae, con la quale viene prodotto un olio molto prezioso e molto richiesto, una rosa che sembra essere improvvisamente e inspiegabilmente diventata il fulcro di conflitti di stampo politico e religioso. Cosa si nasconde davvero dietro a questo olio? Quali sono i suoi veri effetti? 
Queste e più sono le domande che affollano la mente di Lyra che, decisa a trovare delle risposte, partirà per un viaggio lungo e periglioso verso il misterioso Hotel Blu e l’inaccessibile deserto del Karamakan.  

L’esplorazione del mondo di Lyra continua: questa volta mettiamo da parte il Nord e spostiamo la nostra attenzione verso l’Europa e l’Oriente, verso la Germania e Praga, Costantinopoli e la Siria.
Le ambientazioni sono sempre molto interessanti, dei veri e propri scrigni. L’autore riesce sempre con grande maestria e raffinatezza a ricreare gli usi e i costumi di ogni luogo. Mi bevo ogni sua descrizione con la gioia e la meraviglia nel cuore! Ogni volta rimango affascinata dagli elementi che rendono il mondo di Lyra tanto differente quanto simile al nostro.  

La narrazione si sussegue in modo imprevedibile. I colpi di scena non mancano e, come sempre, Pullman riesce a costruire una trama intricata dove tutto è sottilmente interconnesso. Però mi trattengo dal dire che “nulla è lasciato al caso” perché le relazioni tra i personaggi non sono solide e credibili come lo è invece il background, anzi… Durante la lettura ho sempre avuto la fastidiosa sensazione che la storia di Lyra si stesse sviluppando su una base di accadimenti e incontri casuali. Ricordiamo che in “Queste Oscure Materie” Lyra era artefice del proprio destino mentre in questo caso è una vera e propria marionetta nelle mani del caso – e dell’autore. 
Fin dall’inizio si è ritrovata inspiegabilmente, per puro e semplice caso, invischiata in una faccenda legata ad assassinii e complotti. Pullman ha avuto bisogno di un pretesto per inserire il personaggio di Lyra all’interno della narrazione – e già di per sé questo lo trovo veramente assurdo –, un pretesto privo di qualsiasi credibilità e secondo me questo rovina tutta la lettura. Non che non scorra, ma ti lascia con l’amaro in bocca. Dal punto di vista stilistico, Pullman è sempre Pullman: è affascinante, evocativo, pulito. È ancora in grado, nonostante tutto, di tenermi con gli occhi incollati alle pagine, desiderosi di averne sempre di più. 

Sono stata felice di ritrovare “vecchi amici” come Farder Coram e Ma Costa, alcuni invece di conoscenza più recente come Hannah Relf e Malcolm Polstead. E qui lasciatemi aprire una piccola parentesi: avevamo veramente bisogno di avvicinare sentimentalmente Malcolm e Lyra?! Da parte di Malcolm, ciò che viene lasciato intuire è che lui si sia innamorato di Lyra quando lei era praticamente una bambina, appena ragazzina, e lui era il suo insegnante al Jordan. Negli anni, l’attrazione che Malcolm provava nei suoi confronti è cresciuta fino a sfociare in un vero e proprio innamoramento. A me, sinceramente, tutto ciò ha molto disturbato. E il problema non è la differenza d’età – ricordiamo che tra i due ci sono circa una decina di anni di differenza –, credo che questo sia chiaro: se si fossero scoperti innamorati ora che Lyra è una giovane donna non ci avrei visto assolutamente nulla di male. E, soprattutto, non avrei avuto nulla da ridire se la relazione, per quanto platonica, si fosse sviluppata partendo da basi profonde e concrete. Se da una parte abbiamo un uomo che ha sviluppato un interesse nel corso degli anni, per quanto morboso e di dubbia moralità, dall’altra abbiamo Lyra che, all’improvviso, si accorge di Malcolm, un uomo la cui presenza ha sempre causato in lei una sensazione di disagio, e decide che deve provare qualcosa per lui perché sì, perché l’autore ha voluto così. Anche perché i momenti che Malcolm e Lyra condividono ne “Il Regno Segreto” sono veramente pochi: entrambi prenderanno fin da subito strade diverse, non c’è nemmeno il tempo materiale perché si instauri un’amicizia, da parte di Lyra, figuriamoci qualcosa di più. 

E dopo questa mia filippica, possiamo chiudere questa parentesi e concludere parlando di ciò che davvero fa da protagonista a tutte le opere di Pullman. Naturalmente mi riferisco alla Polvere! Ancora una volta tutto ruota intorno a quelle che ormai sappiamo chiamarsi Particelle di Rusakov ma non starò a dirvi in che modo perché altrimenti rovinerei tutta la prima patre del libro a chi ancora non l’ha letto. Posso solo dire che, ancora una volta, Pullman ci pone davanti a più domande che risposte ma sono fiduciosa riguardo al prossimo volume, nonché l’ultimo della trilogia. Ho percepito “Il Regno Segreto” come una lunga introduzione a qualcosa di concettualmente molto potente e questa volta spero davvero che le mie aspettative non vengano deluse.

«Oh, signorina Argentina, lei fraintende la natura di questo viaggio. Quest’escursione nel regno della notte non è una gita turistica. Non parliamo di rovine romane o dei resti di un tempio, con pittoresche colonne e mura crollate e un chioschetto che vende limonate e souvenir. Qui parliamo di attraversare i confini dell’invisibile, addentrarci nel regno del prodigioso. Non crede che valga un prezzo più alto di quello che ha appena proposto?

Sono curiosa di sapere se lo avete letto e, soprattutto, cosa ne pensate. 
Concordate con me o credete sia stata fin troppo critica? Se vi va, ci ritroviamo nei commenti 😊  

3/5

RECENSIONE “Il Libro della Polvere – La Belle Sauvage” di Philip Pullman

Buongiorno miei adorati lettori,
oggi voglio parlarvi di un autore a cui tengo molto, il solo ed unico Philip Pullman che, dopo diciassette anni dalla conclusione della saga di “Queste Oscure Materie”, è finalmente tornato nelle librerie di tutto il mondo con una nuova ed entusiasmante trilogia, “Il Libro della Polvere”, sempre ambientata nel suo mondo fantastico fatto di daimon ed energia ambarica.

Anche se con qualche mese di ritardo, riesco finalmente a condividere con voi il mio pensiero a proposito del primo volume di questa nuova trilogia, intitolato “La Belle Sauvage”. 

TITOLO: La Belle Sauvage (Il Libro della Polvere, #1)

AUTORE: Philip Pullman

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 19 ottobre 2017

EDITORE: Salani 

PAGINE: 476

PREZZO: 15,30 € / 11,99 € (eBook) 


TRAMA

Malcolm Polstead ha undici anni, è curioso e diligente, di giorno va a scuola, di sera aiuta i genitori alla locanda sul fiume e fa qualche commissione per le suore del convento vicino. La sua vita scorre tranquilla, gli amici non gli mancano, si diverte con Asta, il suo daimon, soprattutto quando vanno in canoa, sulla Belle Sauvage. Fino al giorno in cui alla locanda arrivano tre misteriosi personaggi e finché alle suore non viene affidata una bambina di pochi mesi, che Malcolm dovrà proteggere da un grave pericolo e alla quale sente di essere profondamente legato. È Lyra. Insieme a lei affronterà una sfida mortale e un viaggio che lo cambierà per sempre…

Avevo dieci anni la prima volta che lessi “Queste Oscure Materie”, saga che porterò sempre nel cuore per gli insegnamenti e i valori che mi ha donato quando ancora ero solo una bambina. Philip Pullman è per me una sorta di “genitore letterario”, alla stregua di Lewis e della Rowling. Si dice che siamo ciò che leggiamo, giusto? Beh, se io sono quello che sono lo devo in parte a loro e ai loro libri; lo devo a Harry, ai fratelli Pevensie e alla piccola, ma tanto coraggiosa, Lyra.

La maggior parte di queste saghe sono oramai concluse e tali dovrebbero rimanere – “Maledizione dell’Erede” ce l’ho con te –, altre invece hanno ancora tanto da dire e da raccontare ed è questo il caso di “Queste Oscure Materie”.

Dopo ben diciassette anni, Philip Pullman è finalmente tornato a parlare della Polvere e della sua magica Oxford.

Non potete immaginare la mia gioia quando, circa un anno fa, appresi la notizia! Ero a dir poco entusiasta di reimmergermi tra le sue parole, di ritrovare Lyra e, soprattutto, il mio amato Pan.
In realtà, ho scoperto che per questo dovrò aspettare ancora un po’. Infatti, il primo volume, “La Belle Sauvage”, è un prequel e, come tale, antecedente alle vicende della trilogia principale e la piccola Lyra è ancora più “piccola” di quanto già non fosse.

Protagonista principale di questo libro è l’undicenne Malcolm Polstead. Malcolm è un ragazzo molto sveglio, curioso e ben educato che, oltre a frequentare la scuola, lavora alla locanda dei genitori – “The Trout” – che si trova sulle rive del Tamigi, quelle stesse rive che ospitano la sua preziosissima canoa, la Belle Sauvage.

Malcolm passa il suo tempo libero facendo su e giù per il fiume a bordo della sua barca, sempre in compagnia del daimon Asta. Proprio durante una di queste “gite” gli capita per caso di imbattersi in uno strano oggetto dalla forma di una ghianda contenente uno strano messaggio che il ragazzo non riesce a comprendere, un biglietto che parla di un misterioso campo di Rusakov. Ma ciò che più di ogni altra cosa attira l’attenzione di Malcolm è una parola in particolare: Polvere, con la P maiuscola. Un enigma a cui Malcolm proprio non riesce a venire a capo e che, molto presto, lo condurrà sulla stessa strada di una donna di nome Hannah Relf, studiosa di aletiometri e membro della segretissima agenzia di Oakley Street.

E poi c’era quel ‘Polvere’ con la ‘P’ maiuscola, come se non si trattasse della solita polvere ma di una cosa speciale…

E mentre il ragazzo è alle prese con questo mistero – a cui si aggiunge ben presto quello di un uomo scomparso in circostanze sospette –, al vicino convento di Godstow le monache sono in fermento per l’arrivo di una bambina, un’infante di appena sei mesi che necessita di protezione e di asilo e che di nome fa Lyra Belacqua.
Malcolm, che è solito aiutare le monache con le loro faccende, si affeziona ben presto alla bambina ed è per questo che farà di tutto pur di tenerla al sicuro, ben lontana dagli uomini del Magisterium, in particolare dalla temibile CCDCorte Concistoriale di Disciplina – e dalle mani di uno strano e pericoloso uomo di nome Gerard Bonneville e della sua inquietante iena-daimon.

Come se tutto ciò non fosse già abbastanza per un ragazzino di undici anni, ecco che a peggiorare il tutto è in arrivo una terribile alluvione, una gigantesca minaccia per l’intera Oxford e per i suoi abitanti e che condurrà Malcolm in un viaggio magico ed inaspettato.

Fortunatamente, posso dire di non esserne rimasta delusa. Mi è piaciuta molto la storia, anche se devo ammettere che non l’ho trovata totalmente all’altezza della trilogia originale. Mancava un pizzico di magia, a mio parere. Non so bene come spiegarlo, ma a volte non mi sentivo di essere nel mondo di Lyra e dei daimon, bensì in un mondo “normale”, reale, nel nostro mondo. Mi è mancato qualcosa da questo punto di vista, almeno nella prima parte del libro. La seconda parte è tutta un’altra storia, ma ci arriveremo.

Mi sono molto affezionata a Malcolm, alla sua dolcezza e alla sua ingenuità, ma anche al suo coraggio e alla sua intraprendenza – se fossimo ad Hogwarts, non ho alcun dubbio che verrebbe smistato in Grifondoro alla stessa velocità con cui il Cappello Parlante ha spedito Malfoy tra le serpi.
Allo stesso tempo mi è molto piaciuto il personaggio di Hannah e la sua integrità.

Come al solito, Pullman ha fatto un ottimo lavoro con la caratterizzazione dei personaggi.

Ammetto che, nonostante tutto, è stato anche piacevole ritrovare personaggi da me non particolarmente amati come Marisa Coulter – e la sua scimmia demoniaca – e Lord Asriel. Ma ritrovare Lyra e Pan è stata l’emozione più grande!
Non vedo l’ora di leggere il secondo capitolo della trilogia – che sarà ambientato dieci anni dopo l’epilogo de “Il Cannocchiale d’Ambra” – e riabbracciare Lyra nelle vesti di una giovane donna!

Mi sono mancate un po’ le sue bugie e la sua sfacciataggine. Per quanto mi sia affezionata a Malcolm, devo dire che i due ragazzi sono l’esatto opposto l’uno dell’altra.

Voglio inoltre riallacciarmi al discorso che facevo sul paragone tra questa trilogia e quella originale. Uno degli elementi che troppo spesso mi faceva dimenticare di essere nel mondo dei daimon era, per l’appunto, la quasi assenza dei daimon stessi. Siamo stati abituati a vedere dei daimon molto caratterizzati, tanto quanto i loro compagni umani, come nel caso di Pantalaimon, e sempre molto presenti. I daimon sono infatti la manifestazione fisica dell’anima umana, che si presenta sotto forma di animale. Va da sé che dove va la persona va anche il suo daimon – fatta eccezione per le streghe, ma questa è un’altra storia.

In “Queste Oscure Materie”, ogni volta che “entrava in scena” un personaggio, l’attenzione si soffermava sempre, anche se solo per poco, sul suo piccolo compagno. In “La Belle Sauvage” questa cosa mi è un po’ mancata. Vi basti sapere che non ho alcun ricordo dei daimon di nessuno, a parte di Asta – il daimon di Malcolm – e della iena malefica di Gerard Bonneville.

Spero che col prossimo volume le cose cambino. Potrei davvero arrabbiarmi se mi ritrovassi un Pantalaimon totalmente snaturato!

Una cosa che invece non è assolutamente cambiata, è il livello di sadismo del Magisterium: se prima i bambini li rapiva, ora li indottrina e, attraverso la Lega di Sant’Alessandro, li trasforma in spie ai danni degli adulti.
Non so più cosa sia peggio!

Per farla breve, il vero fulcro della storia è, come sempre, la lotta tra gli organi politici e religiosi che vogliono soffocare la scienza e il progresso e tutti coloro che credono nella libertà di pensiero e di parola.

[…] «Lei sa chi è il nemico, quindi sa cosa stiamo combattendo. Pensi a quello che c’è in gioco. Il nostro diritto di parlare e pensare liberamente, di condurre ricerche su qualunque cosa al mondo: tutto ciò andrebbe perduto. Vale la pena di battersi, non è d’accordo?»

Una delle cose che ho sempre apprezzato di Pullman è la sua capacità di parlare di temi complessi ai ragazzi più giovani attraverso simboli ed allegorie. Forse da bambini non ce ne rendiamo conto, ma da certe letture assimiliamo più di quanto vorremmo e solo rileggendo tali libri da “adulti” ci accorgiamo di quanto certe parole ci abbiano in qualche modo plasmato.

In “La Belle Sauvage”, l’organo che si oppone al Magisterium è un’organizzazione segreta meglio conosciuta come Oalkey Street – organizzazione di cui la stessa dottoressa Relf fa parte – e ai quali membri si aggiunge un volto a noi già noto: Farder Coram – che qui viene presentato con il nome di Coram van Texel –, sempre in compagnia della sua bellissima gatta.

La storia di questa organizzazione mi ha subito affascinata, così come tutto il mistero intorno alla strana ghianda e al messaggio che parlava dell’inconfondibile Polvere – sì, proprio quella con la P maiuscola.
Di fatti ho preferito la prima parte del romanzo alla seconda, proprio perché permeata da quest’aura arcana, complotti e missioni segrete.

Alla seconda parte voglio, innanzitutto, riconoscere l’immenso valore simbolico che la caratterizza: appare infatti come una sorta di metafora della vita e degli ostacoli che ogni giorno ci troviamo a dover superare per portare a termine un compito o un obiettivo che ci siamo prefissati – nel caso di Malcolm, l’obiettivo era di portare in salvo la piccola Lyra, compito non di poco conto e che porta con sé una certa responsabilità, considerando quello che Lyra è destinata a fare.

Non so se fosse voluto – immagino di sì, visto e considerato che stiamo parlando di Pullman e che non lascia mai niente al caso – ma ho avuto l’impressione che per la seconda parte del libro, l’autore si fosse lasciato ispirare dalla struttura dell’Odissea. Insomma, un viaggio tra le acque – che siano acque marine o fluviali poco importa –, mille peripezie ed ostacoli di ogni sorta da fronteggiare – fate, giganti ed isole incantate … Non vi ricorda nulla?

Come dicevo, dopotutto è di Philip Pullman che stiamo parlando.

Come sempre, il suo stile è impeccabile e la sua prosa incantevole. Si lascia sempre leggere che è un piacere, senza annoiare mai, neanche per un istante. Non starò qua a dilungarmi sulle capacità stilistiche di Pullman: è un genio e tanto basta.

Un appunto che mi sento di fargli, però, riguarda un suo discorso di qualche tempo fa in cui diceva:

“L’idea della polvere è sempre stata presente in Queste Oscure Materie. Pian piano, lungo la storia, la Polvere ha assunto una forma sempre più definita, ma con questo romanzo ho scelto di tornare in quel mondo per raccontarla a fondo”.

Bene… Penso che le volte in cui la Polvere sia stata nominata in queste quasi cinquecento pagine si possano contare sulle dita di una mano.
Il discorso viene solo introdotto, quindi spero che la questione venga finalmente approfondita nei prossimi volumi.
E poi voglio capire come Pullman pensa di riallacciarsi all’epilogo de “La Belle Sauvage” che, devo ammetterlo, mi è parso un tantino affrettato.

Inoltre, nella seconda parte molti personaggi sono letteralmente scomparsi dalle scene per riapparire giusto per qualche battuta. Riappariranno ancora? Grazie a “Queste Oscure Materie” sappiamo già cosa succederà ad alcuni di loro a dieci anni di distanza dagli eventi de “La Belle Sauvage”. Quello che mi preme sapere è come siano arrivati a ricoprire certi ruoli ne “La Bussola d’Oro”.

“La Belle Sauvage” si interrompe molto bruscamente per i miei gusti. Quando a ottobre – si spera – prenderemo in mano “The Secret Commonwealth”, ci ritroveremo catapultati vent’anni in avanti… Come pensa Pullman, dopo un salto temporale di tale portata, di rispondere alle migliaia di domande lasciate senza risposta ne “La Belle Sauvage”?

Sono curiosa di scoprire che strada ha intenzione di prendere.
Quello che so per certo è che non mi deluderà; mai lo ha fatto e mai lo farà.

E voi conoscevate la trilogia di “Queste Oscure Materie”? Avete letto “La Belle Sauvage”? Se sì, fatemi sapere cosa ne pensate, se lo avete amato o se ne siete in qualche modo rimasti delusi.

4/5

Cinque sequel che non vedo l’ora di leggere

Buongiorno miei adorati lettori!
Oggi voglio parlarvi dei sequel la cui attesa minaccia di mandarmi al manicomio – uno in particolare, potete immaginare quale, in caso contrario keep calm, ancora pochi secondi ed ogni mistero vi sarà svelato.

Bramati, agognati, desiderati. Tra tutti i sequel che aspetto, ce ne sono cinque per cui smanio maggiormente.

Venite a scoprirli insieme a me!

THE FATES DIVIDE (Carve The Mark, #2)

Non ho mai avuto l’occasione, qua sul blog, di parlarvi di Veronica Roth, perciò una premessa è d’obbligo: IO LA AMO!

“Divergent” è la mia saga distopica  preferita in assoluto, più di “Hunger Games”, più di “Maze Runner”, più di qualunque cosa! Piccola curiosità che solo chi conosce la saga potrà capire: uno dei motivi per cui apprezzo tanto “Divergent” e la stessa Roth è proprio il finale di “Allegiant”, quello che tanti di voi odiano – vi ho lasciati basiti, ammettetelo.

Considerando i miei più che ottimi precedenti con questa autrice, all’uscita di “Carve the Mark” non ho potuto desistere dall’acquistarlo quando, tra gli scaffali della libreria, i miei occhi si sono posati su quella spettacolare cover. Veronica Roth ha superato se stessa, mi ha trascinato in questo suo nuovo mondo, tra fati e superpoteri, astronavi e  affascinanti pianeti ricchi di storia e tradizione, proprio come piace a me!

Cosa dire? È stata una lettura incredibile, un’esperienza catartica!

Mi sono profondamente innamorata dei protagonisti, Cyra e Akos, e della loro complicata storia d’amore di stampo shakespeariano che mi ha conquistata nel giro di poche pagine.

Il secondo ed ultimo capitolo della duologia dovrebbe uscire in Italia il 5 giugno. Io sto già fremendo per accaparrarvi la mia copia, e voi?

SHADOWSONG (Wintersong, #2)

Recentemente ho condiviso con voi la mia opinione (QUI) a proposito del primo capitolo, “Wintersong”, un libro che mi ha inaspettatamente rubato corpo ed anima.
Dico inaspettatamente perché inizialmente ero un po’ spaventata dalle recensioni. Il mondo dei lettori si è infatti spaccato a metà: c’è stato chi ha profondamente amato il romanzo – come me! – e chi, purtroppo, lo ha profondamente odiato.
Questo perché “Wintersong” è un fantasy un po’ particolare, caratterizzato da poca azione e poca avventura.
Il fulcro della storia è infatti la crescita personale della protagonista, Elisabeth, che, attraverso la sua controversa relazione con l’Erlkönig – il Re dei Goblin –, troverà la strada per crescere, così da trasformare la ragazzina insicura in una donna forte, coraggiosa ed indipendente.

L’epilogo del primo volume è stato perfetto, un finale adeguato, in linea con tutta la storia e, soprattutto, coraggioso, proprio come Elisabeth stessa, ma mi ha lasciato dentro un senso di disperazione che solo la lettura di “Shadowsong” potrà placare.

CHERRY FOX SERIES, #2

Nessun titolo ufficiale in vista e nessuna cover all’orizzonte, perciò dovrete accontentarvi di sapere che si tratta del secondo volume della Cherry Fox saga di Eleonora Pescarolo, autrice italiana di fantascienza in cui ho avuto la fortuna di imbattermi.

Vi ho già parlato del primo volume di questa saga, “Braccati”, e, se avete letto la recensione (QUI), saprete già quanto io sia rimasta affascinata dalla bravura dell’autrice e, soprattutto, dalla sua badassissima (?) protagonista, la bashara Ireen Devar. Con “Braccati”, Eleonora ha riempito la mia testa di quesiti irrisolti, lasciandomi con il bisogno di venire a capo di tutti i suoi misteri, primo fra tutti quello che aleggia intorno alla leggendaria Sirena di Jannar.

Per farvela breve, se non scopro al più presto cosa succederà dopo il cliffhanger finale con cui l’autrice mi ha lasciata, rischio sul serio di diventare pazza!

THE SECRET COMMONWEALTH (Il Libro della Polvere, #2)

Ho atteso diciassette anni per avere un seguito a “Queste Oscure Materie”, credo di poter aspettare un anno per avere il secondo volume della nuovissima ed attesissima trilogia di Philip Pullman, “Il Libro della Polvere”. Non si sa ancora con precisione quando “The Secret Commonwealth” verrà pubblicato, ma si vocifera che dovrebbe venir rilasciato ad un anno esatto dalla pubblicazione de “La Belle Sauvage”, quindi il 19 ottobre – il giorno del compleanno dell’autore!

Non vi parlerò molto del primo volume, visto e considerato che ho in programma di pubblicare qui sul blog la recensione nei prossimi giorni. Per il momento, vi basti sapere che immergermi nuovamente nel mondo della Polvere è stato un po’ come tornare a respirare! Insieme a Malcom, il protagonista de “La Belle Sauvage”, ho vissuto un’avventura magica, ed ora non mi resta che aspettare di poter leggere il sequel che ci porterà avanti di vent’anni – dieci anni dall’epilogo di “Il Cannocchiale d’Ambra”. Non vedo l’ora di ritrovare la piccola Lyra trasformata in una giovane donna. E poi, insomma, c’è una cosa che mi preme sapere, più di tutto il resto. Chi conosce la saga probabilmente saprà a cosa mi riferisco… Il nome Will vi dice qualcosa?

THE WINDS OF WINTER (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, #6)

Dulcis in fundo, Lui, il più atteso, il più bramato, il più utopico: “The Winds of Winter”, il sesto volume de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”.
In questi anni ho perso il conto di quante volte Martin ce ne ha promesso la pubblicazione, eppure di questi venti dell’inverno non vi è traccia. In compenso – probabilmente per liberarsi un poco del senso di colpa – a fine annoma ci fidiamo?apparirà nelle librerie  “Fire and Blood”, il primo di due volumi dedicati alla storia della Casa Targaryen. E va bene, Martin! Sei perdonato, ma solo perché mi hai scritto ben due libri sulla MIA casata! Se il libro in questione si fosse chiamato, che so, “Hear me Roar”, non penso ne sarei stata così entusiasta.

La cosa che mi da più fastidio è che, purtroppo, la serie tv sta superando i libri, perciò quello che avrei voluto veder svelato sulle pagine dovrò vederlo su uno schermo. È vero che nei libri Martin può permettersi di spaziare mooolto di più con la storia, considerando le diverse – e migliori – stoyline di Dorne, di Sansa e la presenza – inquietante – di Lady Stoneheart e di Griff il Giovane aka Aegon Targaryen – forse… – più tanti altri elementi e personaggi che nella serie tv non sono mai esistiti – una a caso, Arianne Martell, la mia preferita – o che, per un motivo o per un altro, hanno preso una strada differente. Però, nonostante le molte cose che potrebbero andare diversamente nei libri, c’è una cosa che dubito profondamente possa cambiare, ovvero l’identità dei genitori di Jon Snow. Dopotutto, ogni indizio che Martin ci ha lasciato negli anni tra le migliaia di pagine della sua saga ci aveva già portato ad ipotizzare quei nomi, non è che ora possa cambiare di rotta solo perché la HBO ha deciso di rovinare la sorpresa a tutti i lettori. Maledetto Martin! Credete che vivrà abbastanza per farci dono di un degno finale de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”? Nel frattempo, continuo a tenere duro e ad aspettare l’inverno.

Quali sono i sequel che attendente con trepidazione?

Fatemi sapere se tra le vostre attese vi è anche uno o più dei libri sopracitati, così, per un po’ di solidarietà tra lettori.