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RECENSIONE “Teresa Papavero e lo Scheletro nell’Intercapedine” di Chiara Moscardelli

Finalmente Teresa Papavero torna a farci sognare!
È con grande gioia che sono qui, oggi, a parlarvi nuovamente di una delle autrici nostrane da me più amate: Chiara Moscardelli. Avevo avuto occasione di conoscere il lavoro di Chiara quando, un paio di anni fa, Giunti Editore pubblicò “Teresa Papavero e la Maledizione di Strangolagalli” (QUI per la recensione). Lo ricordo come fosse ieri: era il maggio del 2018, io avevo appena iniziato a lavorare in libreria e, dando una sistemata qua e là ai bestsellers, rimasi abbagliata da questo libricino dai colori non sgargianti, di più! E come fai a riposare come se nulla fosse un romanzo con un titolo simile? Mai scelta fu più felice! E ora, a distanza di due anni, eccole ancora qui, Chiara e la sua Teresa Papavero che questa volta dovrà fare i conti con un vero e proprio serial killer. Con “Teresa Papavero e lo Scheletro nell’Intercapedine” ne vedremo delle belle!
 

TITOLO: Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine

AUTORE: Chiara Moscardelli

GENERE: Giallo, Humor

DATA PUBBLICAZIONE: 30 settembre 2020

EDITORE: Giunti (A)

PAGINE: 272

PREZZO: 16,00 € / 10,99 € (eBook) 


TRAMA

Da quando Teresa ha risolto ben due casi di scomparsa ed è ospite fissa del programma tv Dove sei?, il borghetto di Strangolagalli sta vivendo la sua epoca d’oro. Un flusso costante di turisti ha messo a dura prova la capacità alberghiera del paese: semplicemente insufficiente. Per questo sta per inaugurare Le Combattenti, il nuovo grande Bed & Breakfast delle amiche Teresa Papavero e Luigia Capperi. L’insegna è pronta, le pareti sono dipinte di un bel rosa con tanto di fenicotteri dorati e Teresa, dopo essersi improvvisata imbianchina e decoratrice d’interni, si appresta a buttare giù l’ultimo muro quando intravede qualcosa: nell’intercapedine ci sono delle ossa, ossa umane. Chi vuoi che vada a Strangolagalli a nascondere uno scheletro? Teresa è pronta a scoprirlo e si affianca subito, e molto da vicino, al medico legale che si occupa del caso, tale Maurizio Tancredi. Ma se Tancredi non nasconde una certa simpatia nei suoi confronti, che fine ha fatto Leonardo Serra, il bel poliziotto che l’ha sedotta e abbandonata? E se si tratta di un cold case, chi è che la sta seguendo? Da Strangolagalli a Ventotene, da Roma allo spettrale manicomio di Aguscello, una nuova avvincente indagine della psicologa criminale più acuta e imbranata di sempre.

Avevamo lasciato Teresa alle prese con la fama e un cuore spezzato ed è esattamente così che la ritroviamo. Dopo le sue precedenti avventure Teresa è diventata la super star del paese e l’intera Strangolagalli si affida ciecamente a lei per ogni più piccolo problema: che fine ha fatto la gallina scomparsa dal pollaio? Il marito di Jolanda la tradisce con la tabaccaia? Quante sono le probabilità che Floriano venga colto da un coccolone provvidenziale durante la partita di scopone? Per queste e altre questioni, Teresa ha sempre la soluzione.  
Ma cosa fare quando uno scheletro di una donna viene ritrovato casualmente nell’intercapedine del tuo nuovo B&B durante i lavori di ristrutturazione? Ma poi come ci è finito uno scheletro a Strangolagalli? 

[…] Intanto, quasi tutto il muro era crollato. Mancava solo l’ultima martellata. E mentre gli occhi dei presenti erano puntati su Teresa, lei, già pronta per il colpo di grazia, si bloccò all’improvviso. 
«Che è, ‘na paralisi, ‘na visione, che è?»
«Macché visione! Non vedete anche voi quello che vedo io?»
«Dove?» chiese Gigia.
«Lì dentro, nel muro.»
Come dei ballerini di danza classica, tutti e quattro contemporaneamente eseguirono dei piccoli passetti in avanti.
«Porca mignotta!» si lasciò sfuggire Pasquale. 
«Cosa diavolo…?» bofonchiò Peppino. 
Gigia si limitò a emettere uno strillo, anche se molto acuto, portandosi le mani alla bocca con gesto plateale. Teresa, rimasta bloccata con il martello in aria e incapace di reggere oltre quel peso, lo lasciò cadere a terra con un tonfo. Nello stesso istante risuonò un altro tonfo, ancora più forte. Pasquale era svenuto, crollato a terra come un sacco di patate. Gigia gridò di nuovo, Ascanio si produsse in una elaborata bestemmia, il medico, invece, per un istante sembrò incerto sul da farsi, se soccorrere l’uomo svenuto o precipitarsi a controllare se ciò che aveva davanti agli occhi potesse davvero, senza margine di errore, dall’alto della sua grande esperienza e professionalità, definirsi a tutti gli effetti uno scheletro umano.

Teresa non si perde d’animo e, dopo l’iniziale shock, eccola pronta a prendere in mano le redini del caso – e a sgraffignare segretamente prove. E ora lasciatemi urlare a gran voce che: la detective più improbabile d’Italia è ufficialmente tornata! 

A differenza del primo capitolo, qua dovrà vedersela con un vero e proprio serial killer di donne. Dal giallo più classico passiamo al thriller psicologico e al tema del Male nella sua forma più perversa, senza mai abbandonare l’ironia che contraddistingue lo stile di Chiara, anche se in questo secondo volume ho trovato la comicità più calibrata, più sottile. In verità, sono molte le cose che differenziano questo romanzo dal suo predecessore. Un buon sequel dovrebbe essere un’evoluzione dell’opera prima, la storia dovrebbe andare in crescendo e non il contrario, come spesso accade. Chiara è riuscita a produrre un sequel degno di questo nome. “Teresa Papavero e la Maledizione di Strangolagalli” serviva a presentarci Teresa, una donna eccentrica e bizzarra, all’apparenza di scarsa intelligenza, piena di insicurezze e segnata da profonde cicatrici. Come ben presto abbiamo capito, Teresa è tutto fuorché una sciocca, anzi, è dotata di capacità intuitive e di un intelletto fuori dal comune, complice la sua ipertimesia, la capacità di ricordare anche i dettagli più piccoli e irrilevanti.
Abbiamo seguito Teresa in un percorso che l’ha portata a ritrovare un briciolo di fiducia in sé stessa, la sua autostima ne ha indubbiamente giovato e infatti ora la ritroviamo più matura e consapevole delle proprie capacità. In “Teresa Papavero e lo Scheletro nell’Intercapedine” abbiamo l’opportunità di scavare ancora più a fondo nella sua contorta psicologia e di approfondire tematiche che ci erano state accennate precedentemente, in particolar modo il complicato legame con il padre e l’abbandono della madre. Ad aprire una finestra sulla sua psiche sarà proprio il caso del misterioso scheletro, caso in cui si ritroverà coinvolta, personalmente ed emotivamente, molto più di quanto avrebbe potuto immaginare.  

Aguscello era la chiave. […] Giornalisti e scrittori avevano raccontato le cose più incredibili. Bambini che venivano maltrattati e sottoposti a ogni tipo di tortura, fisica e psicologica. Leggende di riti satanici, di fantasmi dei ragazzi che erano morti lì dentro, che apparivano di notte e i cui lamenti si potevano udire anche da lontano. Un manicomio chiuso frettolosamente nel 1970 con pazienti e medici scomparsi nel nulla.

Sono molto soddisfatta di questa Chiara Moscardelli in veste di autrice thriller. Mi sono molto divertita a seguire gli indizi, gli eventi si susseguono con assoluta naturalezza e i colpi di scena lasciano letteralmente a bocca aperta. Ci sono stati momenti che mi hanno vista in stato di vero e proprio shock e altri che mi hanno fatto tremare di paura, prologo compreso! 
 
Certamente l’autrice ha un debole per gli incipit in media res e direi che, nel suo caso, sono sempre ben riusciti. Con “La Maledizione di Strangolagalli” ci eravamo ritrovatə in un commissariato di polizia a ridere di gusto ascoltando la storia di come l’uomo conosciuto da Teresa su Tinder si fosse gettato – o fosse stato spinto? – dalla finestra del suo appartamento mentre lei era chiusa in bagno da circa un’ora a causa di un attacco di dissenteria. In questo secondo capitolo le cose cambiano e non poco… Lo spirito del romanzo si fa più oscuro e il prologo, che ci presenta una scena futura, ci fa precipitare in uno stato di ansia e suspense che non ci abbandonerà mai durante il corso della lettura, una sensazione che ci terrà sul chi va là per tutto il tempo perché sappiamo che prima o poi ci dovremo svegliare di soprassalto nella stanza di un vecchio manicomio abbandonato, al buio e senza possibilità di fuga. Ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di Teresa Papavero, la stessa Teresa Papavero che utilizza le manette di pelo rosa del sexy shop per ammanettare energumeni pericolosi che vogliono ucciderla e che una volta ha abbattuto l’agente speciale Leonardo Serra con un vibratore. Ed è proprio da quest’ultimo che arriverà l’unico aiuto che Teresa riuscirà a trovare per uscire da questa spiacevole situazione:  

Decisa a trovare a tutti i costi una vita di uscita, infilò di nuovo le mani nella borsa: portava sempre con sé qualcosa di utile. Infatti, non ci mise molto a trovarlo. Il portachiavi di Serra: una bambolina formosa in plastica, mezza nuda, coperta solo di tulle, che quando veniva schiacciata emetteva un grido. Un regalo osceno, ma in quel momento davvero prezioso. Perché quella bambolina, ogni volta che veniva schiacciata, si illuminava.

Ciò che amo di Chiara è proprio questa sua capacità di mescolare con piacevole leggerezza elementi in netta contrapposizione tra loro: riesce a strapparti una risata persino quando sei immersa nel terrore più nero. È un’abile intrattenitrice: il connubio tra uno stile dinamico, frizzante, fatto di botta e risposta esilaranti e siparietti tragicomici, e la capacità di ricreare un mistero dalla trama fitta e accattivante, una matassa che si ha smania di sbrogliare, tiene il lettore letteralmente incollato alle pagine. Personalmente, ho letto “Teresa Papavero e la Maledizione di Strangolagalli” in meno di ventiquattr’ore e “Teresa Papavero e lo Scheletro nell’Intercapedine” in circa quarantott’ore. Non potevo assolutamente smettere di leggere – e di ridere! 
 
Strangolagalli non delude mai, questo è sicuro. Quando sento il bisogno di un po’ di leggerezza so che è quello il luogo giusto in cui trovare rifugio. 
Spero con tutto il cuore che i suoi abitanti possano strappare più di un sorriso anche a voi, soprattutto ora che il mondo ne ha un così disperato bisogno.
Buona lettura!

5/5

RECENSIONE “Il Castello tra le Nuvole” di Kerstin Gier

“Il Castello tra le Nuvole” di Kerstin Gier mi ha tenuto al calduccio durante la nevicata della scorsa settimana. Non avrei potuto scegliere lettura più azzeccata! Insieme alla protagonista, Fanny Funke, mi sono ritrovata immersa in un’atmosfera magica ed è stato semplice immaginarla, tutta imbacuccata come un eschimese, a correre impacciata su centimentri e centimetri di neve o a costruire enormi draghi di neve coi bambini del Castello.  
Inoltre, cosa che non mi capitava da tempo immemore, ho fatto le ore piccole piccole piccole per finirlo e questo può significare solo una cosa: “Il Castello tra le Nuvole” è una bomba! 

TITOLO: Il Castello tra le Nuvole

AUTORE: Kerstin Gier

GENERE: Realismo magico, Mistery

DATA PUBBLICAZIONE: 4 ottobre 2018

EDITORE: Corbaccio 

PAGINE: 364

PREZZO: 18,60 € / 10,99 € (eBook) 


TRAMA

Che diciassette anni sia un’età meravigliosa lo dice solo chi li ha passati da un pezzo. Lo sa bene Fanny Funke che nella sua vita improvvisamente non ha trovato più niente che andasse per il verso giusto: amici, genitori, scuola… Al punto da decidere di mollare tutto e di andare a fare uno stage in un albergo. Di sicuro però non sapeva dove sarebbe finita nel luogo più sperduto delle Alpi svizzere in un Grand Hotel indubbiamente suggestivo ma chiaramente in rovina e con una clientela a dir poco variegata, fra oligarchi russi, industriali americani, scrittori di gialli, attrici, ex atlete olimpioniche e, per fortuna, almeno un paio di bei ragazzi. E dove, in qualità ultima arrivata, le tocca subire le angherie di alcune colleghe, le pretese tiranniche del proprietario e l’irritante comportamento dei bambini ai quali deve fare da babysitter. Ma quella che minaccia di diventare una faticosissima routine, si tramuta ben presto in una straordinaria avventura, quando l’atmosfera festosa dell’hotel viene stravolta da un tentato rapimento, che farà capire a Fanny di chi può veramente fidarsi e che cosa cerca veramente nella vita…

Fanny Funke ha da poco abbandonato gli studi e, per sfuggire gli sguardi delusi della sua famiglia, ha deciso di rintanarsi in un hotel sperduto nelle Alpi svizzere, lo Chateau Janvier, meglio conosciuto come il Castello tra le nuvole. Al Castello Fanny lavora come praticante, aiuta nelle pulizie, tiene in ordine l’albergo e, talvolta, si ritrova a svolgere il non facile compito di bambinaia, ancora meno facile se tra i figli degli illustri ospiti dell’hotel figura un piccolo demonio di nove anni, capace di far piangere persino uomini maturi e tutti d’un pezzo, la cui missione di vita è rendere la vita di Fanny un vero inferno. 

Ma a riempire di vita e calore le giornate della ragazza c’è un intero squadrone di variopinti impiegati e colleghi, primo tra tutti Monsieur Rocher, il vecchio concierge nonché vera anima dell’hotel. Ci sono il custode, il vecchio Stucky, e il signor Heffelfinger, l’eccentrico manager del centro benessere. E come non nominare il caro Pavel, un bulgaro grande e grosso ricoperto testa e piedi di teschi e serpenti tatuati. Un buttafuori, penserete voi. E invece no, perché il regno di Pavel è nel seminterrato e i suoi sudditi sono lavatrici (una menzione speciale va a Berta la stanca), asciugatrici e mangani (sia benedetta Trulla la grassa) e la sua attività preferita è stirare uniformi intonando l’Ave Maria.
E certo non mi sono dimenticata della Gatta proibita o di Biancone e Gigione, i due purosangue dell’albergo.
A completare il quadro ci sono anche gli innumerevoli ospiti dell’albergo come la famiglia di industriali del South Carolina, i
Barnbrooke, l’oligarca russo Smirnov (ma forse questo nome è solo una copertura), l’amorevole coppia dei Ludwing, e, ultimo ma non meno importante, l’avvenente e misterioso Tristan Brown che si troverà invischiato, in compagnia del giovane Ben Montfort, in una gara per il cuore di Fanny.
Insomma, potrei star qui a elencarli uno per uno ma preferisco lasciare a voi il piacere di scoprire ognuno degli ignari attori che, nel bene e nel male, danno vita a questa storia.  

All’inizio vi sembrerà di non riuscire a districarvi in questo lungo elenco di personaggi ma l’abilità della Gier sta proprio nel riuscire a rendere ognuno di loro unico e memorabile. Sono perfettamente caratterizzati: ogni comportamento, ogni azione, ogni singolo sguardo viene corredato da attributi esclusivi e da aggettivi che ne determinano la forma e il carattere in modo preciso e inconfondibile. 

E questo vale tanto per i personaggi quanto per gli ambienti e i luoghi.  

Il Castello tra le nuvole era pieno zeppo di passaggi segreti e scale nascoste; io stessa avevo impiegato settimane per scoprirli e, pur avendo acquisito una certa dimestichezza al riguardo, ero convinta che ci fossero ancora tantissime zone inesplorate, soprattutto nelle cantine, che erano scavate nella roccia come un labirinto su più piani. Si tramandava tenacemente la leggenda che l’hotel fosse incantato e io ero più che pronta a crederci.

Incorniciato dall’ambiente onirico e molto suggestivo delle Alpi svizzere, il Castello si presenta molto favolistico nella sua architettura. 
Insieme a Fanny impareremo a conoscere ogni più piccolo angolo dell’hotel, dalla sua piccola stanzetta con le tubature lamentose alla Suite Panoramica degli Smirnov (ma, di nuovo, sarà questo il loro vero nome?), dai sotterranei alla splendida antica biblioteca che si dice fosse frequentata da Rilke in persona quando era stato ospite dell’hotel.  

Questo è il palcoscenico che ospiterà una caccia al tesoro senza eguali, ricca di avventura e di pericoli, in cui un’ingenua Fanny si ritroverà invischiata. 
Ma non voglio dilungarmi troppo sulla trama perché la storia vera e propria si dipana man mano che si procede con la lettura. Non capisci fino in fondo che cosa andrai a leggere finché non te lo ritrovi davanti nero su bianco… Ci sono continui plot twist e colpi di scena mai forzati che si susseguono con estrema naturalezza e che, fino alla pagina precedentemente, non avremmo potuto immaginare nemmeno nei nostri sogni più vivaci (semi cit. 😉). È tutto un concatenamento di eventi studiato fin nei minimi dettagli, mai scontato, e quando, insieme a Fanny, arrivi alla risoluzione del mistero ti rendi conto che è ormai troppo tardi.  

Insomma, a me “Il Castello tra le Nuvole” è piaciuto, e anche tanto. La Gier è conosciuta soprattutto per la “Trilogia delle Gemme”, opera che in tutta onestà non mi è mai capitato di leggere, perciò questo è il suo primo romanzo che leggo e sono rimasta più che soddisfatta dal suo stile semplice ma ricco. Sa sicuramente come tenere alta l’attenzione del lettore: anche nella prima parte, più descrittiva e introduttiva e perciò dal ritmo meno frenetico, trova sempre il modo di introdurre quell’elemento che tiene perennemente il lettore sul “chi va là”.  

A un certo punto della storia la mia preoccupazione era una e una soltanto: il triangolo amoroso. Avevo paura che la componente young adult del romanzo si facesse troppo sentire e che prendesse il sopravvento sul resto, ma, per fortuna, così non è stato. Anzi, le dinamiche amorose di Fanny rimangono sempre sullo sfondo per emergere solo nel momento in cui possono offrire supporto logistico alla trama. Questo fa de “Il Castello delle Nuvole” una lettura più matura, adatta anche a persone più adulte che, come me, sono uscite da secoli dalla pubertà.  

Non vi tedierò oltre: siete liberi di correre a perdifiato verso la vostra libreria di fiducia!

5/5

RECENSIONE “Storia di Due Anime” di Alex Landragin

Una trama appetitosa che tocca diverse epoche storiche, Charles Baudelaire e Coco Chanel tra i personaggi, un metodo di lettura interattivo e una copertina da urlo (chapeau, GatsbyBooks!). Con queste premesse, “Storia di Due Anime” di Alex Landragin avrebbe tutte le carte in regola per aggiudicarsi il titolo di miglior lettura 2020. Eppure…  

TITOLO: Storia di Due Anime

AUTORE: Alex Landragin

GENERE: Storico, Realismo magico

DATA PUBBLICAZIONE: 17 settembre 2020

EDITORE: Nord (Narrativa Nord)

PAGINE: 400

PREZZO: 18,00 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Una storia iniziata più di due secoli fa (e non ancora finita). Sette vite. Tre manoscritti «impossibili». Due anime che si cercano. Un assassino.

A Parigi, una ricca collezionista incarica un uomo di rilegare insieme tre manoscritti, composti in epoche diverse e da mani diverse. A una condizione: non leggerli. Ma quando viene a sapere che la donna è morta – qualcuno dice assassinata – il rilegatore rompe la promessa. Rimane così colpito – e turbato – dalla lettura dei manoscritti che decide di pubblicarli col titolo di Storia di due anime.

L’educazione di un mostro. Dopo essere stato investito da una carrozza, Charles Baudelaire viene soccorso e portato in una villa subito fuori Bruxelles. Anche se lui non l’ha mai vista, la misteriosa padrona di casa dimostra di conoscere il suo passato fin troppo bene. E gli fa una proposta inquietante…

La città fantasma. A Parigi, davanti alla tomba di Baudelaire, un uomo e una donna s’incontrano per la prima volta. Lui è un rifugiato tedesco, lei – Madeleine –, un’enigmatica appassionata di poesia. Con l’esercito nazista ormai alle porte, la città viene evacuata, ma i due decidono di restare. E, in quei giorni di passione, Madeleine gli racconta una storia incredibile: la storia di due anime che si perdono e si ritrovano da quasi due secoli. E poi gli chiede di partecipare a un’asta, dove si venderà il manoscritto di un racconto inedito di Charles Baudelaire, L’educazione di un mostro. L’uomo la asseconda, rimanendo così invischiato in una serie di brutali omicidi che sembrano portare la firma dell’esclusiva – ed elusiva – Société Baudelaire…

I racconti dell’albatro. È la storia di Alula, colei che ricorda, e di Koahu, colui che dimentica. Una storia che comincia al tramonto del XVIII secolo, in una sperduta isola del Pacifico, e si dipana fino ad arrivare a Parigi, nel 1940, davanti alla tomba di Charles Baudelaire, dove il cerchio si chiude. O forse no…

Un romanzo nel romanzo. Tre diversi racconti che si muovono sullo sfondo di un’unica cornice narrativa che ne tesse le trame. 
L’autore, Alex Landragin, è un rilegatore parigino. Un giorno riceve una strana richiesta da parte di una delle sue più affezionate committenti, la “Baronessa”: deve rilegare un antico manoscritto e, non importa quanto tempo o denaro occorreranno, l’unica condizione è che Alex non dovrà mai conoscerne il contenuto. Ma dopo pochi giorni la Baronessa muore in circostanze misteriose e il suo corpo viene trovato con gli occhi cavati.

[…] Concludemmo dunque che la Baronessa doveva essere invischiata in qualche losco traffico di libri. I libri rari sono in grado di far emergere il lato peggiore delle persone. Fu così che nella mente di entrambi si affacciò un sospetto, un sospetto troppo angosciante per essere formulato apertamente: e se l’omicidio della Baronessa fosse stato in qualche modo collegato al manoscritto che si trovava nella mia cassetta di sicurezza?

Ad Alex non rimane che una cosa da fare: leggere il manoscritto. 
Scopre di avere tra le mani tre diversi racconti, apparentemente scollegati tra loro.
Ma la cosa più strana è l’indicazione lasciata in prima pagina dalla Baronessa stessa che ne indica un alternativo metodo di lettura: il suo consiglio è di non leggere i racconti nella sequenza convenzionale, dalla prima all’ultima pagina, bensì di alternarne la lettura, seguendo quindi le indicazioni lasciate alla fine di ogni capitolo, così che ti ritroverai a dover saltare da pagina 233 a pagina 44, dalla 128 alla 336, e così via. 

Il primo racconto è “L’Educazione di un Mostro”, un racconto inedito e autobiografico scritto da Charles Baudelaire che narra la storia del suo incontro con una misteriosa donna e delle inquietanti rivelazioni che ne conseguono. Il secondo,“La Città Fantasma”, si apre invece sulla Parigi in piena Seconda Guerra Mondiale: è su questo sfondo che un uomo, un rifugiato tedesco che noi chiameremo Monsieur, incontra per la prima volta Madeleine sulla tomba di Baudelaire. L’amore per questa donna lo porterà ad invischiarsi in un’intricata faccenda di antichi manoscritti e misteriosi omicidi che, tra gli altri, vedono coinvolta anche un’enigmatica Coco Chanel. Infine, “I Racconti dell’Albatro” è la storia di AlulaKoahu, la storia di due anime che, da più di due secoli, si inseguono e ricercano gli occhi conosciuti su visi sconosciuti.  

Ciò che più ho apprezzato di “Storia di Due Anime” è, senza ombra di dubbio, l’intreccio narrativo, tanto macchinoso quanto fruibile. Io ho scelto di leggere la storia nell’ordine indicato dalla Baronessa e non me ne sono pentita. Anzi, a chi ancora non l’ha letto e sta decidendo di approcciarsi al romanzo, consiglio vivamente di evitare la lettura lineare e divisa dei tre racconti che, a parer mio, rende meno godibile la trama, la cui bellezza è data proprio dal disegno che si crea dal sovrapponimento dei diversi strati narrativi.  

Inoltre, la mia incommensurabile passione per il romanzo storico viene ampiamente gratificata dalla presenza di diversi palcoscenici, le cui scenografie riflettono gli ultimi tre secoli della storia del nostro mondo: assistiamo, tra gli altri, alla colonizzazione francese, tra ‘700 e ‘900, di una piccola isola del Pacifico orientale, seguiamo il marinaio Pierre Joubert nei suoi viaggi intorno al mondo e alle culture di fine ‘700, accompagniamo un ritrattista in una piantagione degli Stati Uniti del sud nei primi decenni dell’800, viviamo la storia d’amore tra Jeanne Duval e Charles Baudelaire e seguiamo da vicino le vicissitudini di un rifugiato tedesco a Parigi durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Tra le varie vite che compongono queste pagine, la mia preferita è quella di Edmonde de Bressy, letterata e fondatrice della Société Baudelaire che, nel 1900, si rifugia tra gli indigeni dell’isola di Oaeetee. È anche il momento in cui la trama prende una svolta inaspettata e si tinge una volta per tutte di quel giallo di cui già in precedenza avevamo intravisto una lieve sfumatura. A tal proposito,è curioso come non bastino uno o due generi letterari specifici per descrivere “Storia di Due Anime”. È un romanzo storico? È una love story? È un thriller? E il realismo magico non lo vogliamo considerare? Insomma, un bel pot-pourri a mio avviso ben riuscito. 

Purtroppo non riesco a considerare con lo stesso entusiasmo lo stile narrativo dell’autore. Non che Alex Landragin non sia un bravo scrittore: il suo stile è delicato e scorrevole, si avvale sapientemente dell’espediente narrativo “show, don’t tell” ed è in grado di permeare le sue pagine di mistero nella giusta dose e nei giusti momenti per incuriosire il lettore. È soprattutto su quest’ultima sua capacità che vorrei porre l’accento perché, se non fosse per il contorto rebus che mi sono ritrovata tra le mani, probabilmente avrei faticato a portare a termine la lettura. Nonostante la moltitudine di storie e personalità, ho trovato i personaggi un po’ piatti, ripetitivi e, lasciatemelo dire, noiosi. Ci troviamo spesso davanti a situazioni replicate più e più volte e questo purtroppo non rende la lettura particolarmente accattivante.

Ciononostante, “Storia di Due Anime” è un libro che si fa leggere, complice la curiosità derivante dalle tecniche narrative e dall’intreccio innovativo: desideri arrivare in fondo alla storia, risolvere il mistero degli omicidi, capire una volta per tutte in che modo tutto è connesso. Quello che manca al libro, ironia della sorte, è proprio l’anima. Ho trovato la storia d’amore insipida, priva di pathos, come se fosse solo un espediente narrativo e non il fulcro del romanzo e non è ciò che mi aspettavo. Avevo aspettative molto alte a tal proposito: la trama mi rievocava alla mente il “mito delle metà” di Platone, mi si era formata nella mente questa bellissima immagine di due anime gemelle che sfidano il tempo e lo spazio per ritrovarsi. Avevo aspettative molto alte che purtroppo sono state disattese ma forse sono stata io ad aver troppo idealizzato il tutto. Insomma, una lettura piacevole che mi ha tenuto compagnia per qualche giorno ma che non mi ha lasciato dentro nulla di memorabile.  

Ci sarebbero ancora così tante cose da dire su questo libro! Ci sarebbe da divagare per ore e ore a proposito del problema etico e morale che consegue a questa storia ma purtroppo andremmo ad incappare in enormi e giganteschi spoiler che rovinerebbero completamente la lettura.
Nonostante tutto è un libro interessante e che nasconde delle piacevoli sorprese e penso che una possibilità se la meriti tutta.  

E mi raccomando, se deciderete di dargliela fatemi sapere se seguirete la sequenza della Baronessa o quella classica! 

3/5

RECENSIONE “Il Patto dell’Abate Nero” di Marcello Simoni

Buongiorno lettori!
In questi giorni Marcello Simoni è tornato in libreria con il secondo capitolo della Secretum Saga, “Il Patto dell’Abate Nero”, un thriller storico quattrocentesco che si snoda tra la Firenze medicea e Alghero, teatro di commerci e di corruzione.

Avevo molte aspettative su questo libro, e su questo autore, e, mi duole ammetterlo, non sono state soddisfatte. Non avevo mai letto nulla di Marcello Simoni, nonostante lo conoscessi di fama, e proprio per come ne ho sempre sentito parlare mi aspettavo molto molto di più.
Quando un autore viene accostato a nomi altisonanti come Dan Brown e Glenn Cooper – autori, tra l’altro, parecchio amati e stimati dalla sottoscritta – le aspettative non possono che essere alte.

Ma la delusione più cocente è stata quella che ha dovuto sopportare il mio povero cuore di appassionata di storia e archeologia… ma di questo ne riparleremo più tardi.

TITOLO: Il Patto dell’Abate Nero (Secretum Saga, #2)

AUTORE: Marcello Simoni

GENERE: Thriller storico

DATA PUBBLICAZIONE: 25 giugno 2018

EDITORE: Newton Compton Editori (Nuova Narrativa Newton)

PAGINE: 328

PREZZO: 9,90 € / 5,99 € (eBook) 


TRAMA

13 marzo 1460, porto di Alghero. Un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, messer Teofilo Capponi. Vuole vendergli un’informazione preziosissima: l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcana, un saraceno agli ordini di re Marsilio, scomparso ai tempi di Carlo Magno. Venuta per caso a conoscenza della trattativa, Bianca de’ Brancacci, moglie di Capponi, intuisce che suo padre era coinvolto nella ricerca di quel tesoro prima di morire. Elabora così un piano e per realizzarlo chiede aiuto a Tigrinus, il noto ladro con cui ha già avuto a che fare. Tigrinus dovrà partire alla volta di Alghero e, spacciandosi per Teofilo Capponi, dovrà mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus e scoprire anche la verità sulla morte del padre di Bianca. Nel frattempo, a Firenze, Bianca dovrà mantenere a tutti i costi il segreto sulla missione affidata al ladro, nonostante i sospetti del capo dei birri e di Cosimo de’ Medici. Ma in pericolo, a Firenze, c’è anche il tesoro più grande che Tigrinus nasconde: la Tavola di Smeraldo…

La penna di Simoni ci trasporta indietro di seicento anni e ci accompagna tra i vicoli della Firenze medicea. Subito incontriamo Bianca de’ Brancacci, figlia di Teodoro de’ Brancacci – misteriosamente scomparso in mare diversi anni orsono – e moglie di Teofilo Capponi.
Bianca è una donna molto particolare, una donna intelligente che non ci sta a farsi mettere i piedi in testa da un marito che, di certo, non la ama e nemmeno la rispetta.

Un giorno la donna assiste ad una discussione particolarmente accesa tra il marito e un uomo da lei sconosciuto. I due parlano di un misterioso tesoro appartenuto a un tale Gilarus d’Orcania e che sembrerebbe risalire ai tempi di Carlo Magno e al quale, inoltre, potrebbe essere legata la scomparsa di Teodoro de’ Brancacci.
Quando Teofilo muore, Bianca non ci pensa due volte e, decisa a scoprire la verità che si cela dietro l’infelice sorte del genitore, assolda il ladro Tigrinus e gli affida il compito di impersonare il marito ormai deceduto e di salpare per Alghero, luogo in cui Teofilo avrebbe dovuto incontrare Simeone de Lunell, un ebreo impegnato nel commercio del corallo e che sembrerebbe essere il solo in possesso di preziose informazioni riguardanti il tesoro di Gilarus d’Orcania.

«Più che piano, lo definirei un pasticcio. Una volta sceso a terra dovrò farmi passare per messer Teofilo Capponi, un alto membro dell’Arte del Cambio, e trattare con un ebreo che si dice disposto a cedermi – anzi, a cedergli – la mappa di un tesoro». «Addirittura? E quale tesoro sarebbe?» «Roba antica. Pare risalga ai tempi di Carlo Magno».

Nulla conta di più, per Bianca, che scoprire la verità su ciò che accadde a suo padre quando lei era ancora una bambina, ma le cose si complicano quando viene accusata dell’omicidio del marito…

La storia segue due filoni separati: da una parte abbiamo Tigrinus sulle tracce del tesoro e, dall’altra, Bianca che, rimasta a Firenze, deve vedersela con un fastidioso “birro” (poliziotto, sbirro) convinto del suo coinvolgimento nell’assassinio di Teofilo Capponi e deciso più che mai ad arrestarla.

Come ho detto, Bianca è un personaggio molto singolare. Durante la lettura ho provato per lei sentimenti fortemente contrastanti, al contrario di Tigrinus che mi ha suscitato una profonda simpatia dall’inizio alla fine.
Per Bianca ho provato inizialmente una forte empatia, dovuta sicuramente alla sua voglia di rivalsa e al suo rifiuto di sottomissione. Ho iniziato a “distaccarmi emotivamente” da lei quando ho visto fino a che punto era disposta a scendere pur di svincolarsi dalle accuse di omicidio. Da una parte la sua freddezza e il suo impeccabile autocontrollo mi hanno lasciata atterrita, dall’altra mi hanno portato a valutarla positivamente come personaggio. Mi spiego meglio: personalmente, non apprezzo quei personaggi dalla moralità impeccabile, tutti pregi e niente difetti che non commettono mai un passo falso. Insomma, sono anonimi, insapori e inverosimili. I personaggi che invece preferisco sono quelli caratterizzati da tante sfaccettature, quelli complessi, sporchi, che prendono decisioni sbagliate e commettono errori. I personaggi migliori sono quelli per cui proviamo sentimenti di odio e amore.
Perciò questo è sicuramente un punto che va a favore di Simoni.

Ciò su cui invece ho qualcosa da ridire è l’ambientazione. Premetto che mi è piaciuto molto lo spaccato quattrocentesco di Alghero. L’autore ha fatto un’ottima ricerca e il lavoro è evidente – c’è persino una mappa bellissima all’inizio del romanzo. Purtroppo, però, non posso dire lo stesso su Firenze. Ci troviamo alle soglie del Rinascimento, dovremmo poter respirare quell’atmosfera di arte e bellezza propria dell’epoca medicea e invece nulla, non ho visto niente di tutto questo e ne sono rimasta davvero delusa. Marcello Simoni aveva in mano un vero e proprio tesoro, il più bel periodo – a parer mio – della nostra Italia e non ha saputo sfruttarlo a dovere. Questa è l’impressione che mi ha lasciato.
D’altra parte, come ho detto poco fa, apprezzo la ricerca fatta e l’utilizzo di espressioni e vocaboli specifici dell’epoca come, appunto, “birri” o, ancora, l’utilizzo delle “botti” come unità di misura – cento botti corrispondono a circa settanta tonnellate – o dei “cantari” – un cantaro corrisponde a circa venticinque libbre. Insomma, sono quei dettagli che io amo ma che ovviamente non hanno distolto il mio occhio critico dalla povertà dello sfondo, dalla mancanza di tutti quegli elementi che avrei voluto vedere. Umberto Eco diceva che “per raccontare bisogna innanzitutto costruirsi un mondo, il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari”. Ecco, “Il Patto dell’Abate Nero” manca di mobilia.
Che poi, per la miseria! Siamo a Firenze!
C’è un momento in cui, ad esempio, Bianca si trova davanti alla facciata di Santa Maria del Fiore – giusto una chiesetta… – e, con mio grande disappunto, non ne viene fatta neanche una piccola descrizione!

Sarò pignola e fastidiosamente pedante, ma quando leggo un romanzo storico – e non solo – voglio potermi immergere totalmente tra le sue pagine e respirare a pieni polmoni quelle atmosfere lontane e viverle, come se fossi io stessa la protagonista della storia.
Non pretendo certo di leggere le descrizioni di Tolsoj che si dilunga a parlare di campagne russe e di metodi di semina e raccolto ottocenteschi per decine e decine di pagine. Mi sarei accontentata di qualche dettaglio, anche solo pochi aggettivi, che so, della descrizione anche solo in minima parte di un abito, di due appunti sull’architettura,…

Scusate se mi dilungo su questo aspetto ma, se ancora non l’aveste capito, ci tengo in modo particolare alle descrizioni, sono ciò di cui mi nutro durante la lettura di un libro.

Devo comunque ammettere che neppure la storia in sé mi ha entusiasmato più di tanto, soprattutto nella prima metà del libro: continuavo a domandarmi quando sarebbe arrivata l’azione, quando effettivamente sarebbe iniziata la ricerca di questo fantomatico tesoro, quando, in poche parole, il racconto storico si sarebbe tramutato in un thriller. È brutto da dire ma mi è capitato più volte di dover rileggere intere pagine perché mi ero distratta dalla lettura. Non sono riuscita a sentire la tensione propria di un thriller, neanche per un momento. La storia si riprende un po’ nella seconda parte con colpi di scena e risvolti inaspettati, alcuni che mi hanno piacevolmente colpita, altri un po’ meno. Un aspetto che non mi è affatto piaciuto è legato al tesoro di Gilarus ma ovviamente non posso dirvi di più – chi ha già letto il libro capirà a cosa mi riferisco e comprenderà il perché della mia delusione.

Non voglio bocciare in toto questo libro perché, nonostante tutto, si è lasciato leggere.
Simoni è stato sicuramente abile nel mettere insieme un puzzle complesso e ben articolato e, alla fine, tutti i pezzi sono andati al posto giusto, in modo coerente e lineare – il fatto che io non abbia apprezzato certe scelte è un altro discorso.
L’autore ha intessuto un ottimo intreccio e questo glielo devo riconoscere, così come gli riconosco l’aver creato un personaggio così interessante come Bianca de’ Brancacci.

D’altra parte, il libro è scritto bene e, come ho detto, è una lettura che scivola via – io stessa l’ho terminato in un paio di giorni – perciò non mi sento di sconsigliarlo, solo non aspettatevi di trovarvi davanti al nuovo Ken Follett.

2/5

Wishlist di Aprile

Buongiorno lettori!
Apriamo questo nuovo mese con la prima rubrica del blog: LA WISHLIST DEL MESE.

Ad ogni inizio mese pubblicherò la lista – infinita – di tutti i libri che, nel corso del mese precedente, sono andati ad aggiungersi alla mia wishlist librosa.

Per cominciare, vi propongo la mia wishlist di aprile.
Devo proprio ammetterlo: non mi sono comportata molto bene. Staccare il mio dito dal bottone “aggiungi alla lista” è stato davvero difficile, se non impossibile.
Mettetevi comodi perché ne avremo per un bel po’!

TITOLO: Cioccolata a Colazione

AUTORE: Pamela Moore

GENERE: Narrativa

DATA DI PUBBLICAZIONE: 9 settembre 2014 (Prima edizione italiana 1957)

EDITORE: Mondadori (I Meridiani)

PAGINE: 265

PREZZO: 11,05 € / 6,99 € (eBook)


SINOSSI

Dopo il divorzio dei genitori, la quindicenne Courtney Farrell vive tra Manhattan, dove lavora il padre, e Hollywood, dove la madre, attrice in declino, cerca nuova fama. I suoi amici, uno dopo l’altro, vengono espulsi da Yale e da Harvard, mentre la disinvolta e sensuale compagna di scuola, Janet, va incontro a un tragico destino.

“Cioccolata a colazione”, “il libro di una ragazza, ma non per le ragazze”, uscì nel 1956, opera prima di un’autrice diciottenne in cui la critica vide la risposta americana alla Sagan di “Bonjour tristesse”. Dirompente e disincantato, ma anche testimonianza dell’eterno lato fragile e sognante dell’adolescenza femminile, il romanzo scandalizzò l’America rivelando la disperata solitudine nascosta dietro la vita nei collegi per ragazze di ottima famiglia e la sua scintillante mondanità, e affrontando argomenti tabù come omosessualità, abuso di alcol e suicidio giovanile. La denuncia espressa dalla Moore con irruente sincerità e indiscutibile talento di scrittura conquistò immediatamente l’Europa; tradotto in numerose lingue, oggetto in Italia di un processo per oscenità, il romanzo viene qui proposto secondo il testo dell’edizione americana.

Il romanzo di Pamela Moore mi è capitato davanti mentre scrivevo l’articolo per Pasqua “Dimmi che cioccolato mangi e ti dirò che libro leggere”. Nonostante il titolo possa essere fuorviante, “Cioccolata a Colazione” non è assolutamente un libro che parla di cioccolata, anzi… Un libro che tratta temi importanti e delicati come l’omosessualità, l’alcolismo e il suicidio giovanile, tra le altre cose. Inoltre, in una recensione che mi è capitato di leggere, la Moore viene descritta come una sorta di erede letteraria di Fitzgerald. Direi che questo, insieme alla trama stessa del libro, mi ha lasciata il desiderio di leggere questo romanzo!

TITOLO: Flâneur: l’Arte di Vagabondare per Parigi

AUTORE: Federico Castigliano

GENERE: Viaggi

DATA DI PUBBLICAZIONE: 25 maggio 2017

EDITORE: Self-publishing

PAGINE: 160

PREZZO: 11,47 € / 3,99 € (eBook) – Gratis per gli abbonati KindleUnlimited


SINOSSI

Un uomo cammina per le strade di Parigi, solo e senza una destinazione. Percorre lunghi viali dai palazzi maestosi, si perde tra la folla dei Grands Magasins. Abbottonato nel cappotto nero, vaga per la città irrequieto. Ma che cosa cerca? Dove va?

Questo libro insegna a perdersi nella città: contiene racconti di promenades e di avventure urbane, storie di dandy e di flâneur… Contiene informazioni su personaggi, autori e artisti che hanno vagato per le vie di Parigi. Leggendo queste pagine scoprirete i segreti della flânerie, la nobile arte di vagabondare senza una meta.

Ho scovato, del tutto casualmente, questo libricino nei meandri di Amazon. Inutile dire che il colpo di fulmine è scattato in neanche mezzo secondo. D’altro canto, Parigi è una delle mie città preferite!
Sono incuriosita da questo modo di viaggiare, così, senza essersi prefissati una meta. Solo un lungo vagabondare per la città. Sarà che il mio “stile di viaggio” è l’esatto opposto. Tutte le volte che ho visitato Parigi l’ho fatto con un dettagliatissimo itinerario tra le mani tra le mani. Chi lo sa, magari la prossima volta che la visiterò lo farà alla maniera di Federico Castigliano.

TITOLO: Il Grande Fuoco

AUTORE: Krysten Ritter

GENERE: Thriller, Mistero

DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 aprile 2018

EDITORE: Sperling & Kupfer (Pandora)

PAGINE: 330

PREZZO: 16,06 € / 10,01 € (eBook)


SINOSSI

Sono trascorsi dieci anni da quando Abby Williams se n’è andata dalla piccola città di provincia dove è nata e cresciuta. E ce l’ha messa tutta per cancellare ogni traccia delle sue origini. Adesso è un avvocato dalla carriera sfolgorante, si occupa con successo di ambiente, vive a Chicago in un appartamento ultramoderno e ha la sua collezione di fidanzati usa e getta. Il passato però riesce a farsi strada di nuovo nella sua vita, incrinandone la fragile corazza: il nuovo caso che le viene affidato la porta, infatti, in Indiana, e proprio a Barrens, il suo paese. È lì che la Optimal Plastics ha dato lavoro all’intera popolazione, ma forse a un prezzo troppo caro. È lì che le indagini di Abby sulla scarsa trasparenza dell’industria chimica riportano alla luce anche uno scandalo legato alla sua adolescenza. Un mistero irrisolto che non ha mai smesso di angosciarla: la scomparsa della sua migliore amica, Kaycee. Quella ragazza unica e geniale è fuggita verso la libertà o è rimasta vittima dei segreti di Barrens? Scavando nella propria memoria e cercando risposte a vecchie domande, Abby si trova invischiata in una pericolosa ragnatela di menzogne e silenzi. Ma la verità, che ha sempre voluto scoprire senza confessarlo neanche a se stessa, è finalmente a portata di mano. Per liberarla una volta per tutte dalle ombre del passato.

Ero un po’ scettica a proposito di questo romanzo. Per chi non lo sapesse, Krysten Ritter è un’attrice – che io amo – che ha recitato, tra le altre cose, in “Breaking Bad” e “Monalisa Smile”, ma che è soprattutto conosciuta per il suo ruolo da protagonista nella serie Marvel “Jessica Jones”. Come ogni libro pubblicato da una celebrità, anche questo mi lasciava col dubbio sul reale valore letterario di tale romanzo. Eppure non riesco a non impazzire dalla curiosità ogni volta che ne leggo la trama! Inoltre, le recensioni lasciano ben sperare, perciò: WISHILIST SIA!

TITOLO: Trilogia di New York – #1 Città di Vetro, #2 Fantasmi, #3 La Stanza Chiusa

AUTORE: Paul Auster

GENERE: Narrativa, Thriller

DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 marzo 2014

EDITORE: Einaudi (Super ET)

PAGINE: 316

PREZZO: 10,62 € / 6,99 € (eBook)


SINOSSI

Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa “Trilogia” sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. “Città di vetro” è la storia di uno scrittore di gialli che “accetta” l’errore del caso e fingendosi un’altra persona cerca di risolvere un mistero. “Fantasmi” narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. “La stanza chiusa” racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Non conoscevo questo autore. Non avevo mai sentito parlare di Paul Auster fino alla recente pubblicazione di “4 3 2 1”, sempre da parte di Einaudi – libro che, tra l’altro, voglio leggere. Facendo qualche ricerca di rito ho scovato questa raccolta di questi tre racconti e ne sono rimasta immediatamente affascinata. Se qualcuno di voi ha letto la trilogia si faccia avanti!

TITOLO: Trilogia Splintered – #1 Il Mio Splendido Migliore Amico, #2 Tra le Braccia di Morfeo, #3 Il Segreto della Regina Rossa 

AUTORE: A. G. Howard

GENERE: Fantasy

DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 aprile 2018 (Prima pubblicazione italiana 2016)

EDITORE: Newton Compton Editori (SuperInsuperabili)

PAGINE: 890

PREZZO: 8,41 € / 0,99 € (eBook)


SINOSSI

Alyssa Gardner ha scoperto di avere un dono speciale: riesce a sentire i sussurri dei fiori e degli insetti. Tutte le donne della sua famiglia hanno avuto la stessa sorte, fin dai tempi della sua antenata Alice Liddell, colei che ha ispirato a Lewis Carroll il suo celebre libro. E lei sta per compiere una scoperta che le cambierà completamente la vita: il Paese delle Meraviglie esiste davvero, non è una finzione ma un’incredibile verità. È un luogo molto più oscuro di come l’abbia dipinto Carroll e quasi tutti i personaggi sono in realtà perfidi e mostruosi. Per sopravvivere e per salvare sua madre da un crudele destino che non merita, Alyssa dovrà rimediare ai guai provocati da Alice e superare una serie di prove straordinarie. Tra insidie, pericoli e creature spaventose (dal Bianconiglio alla malvagia Regina Rossa) avrà al suo fianco Jeb, il suo migliore amico, di cui è segretamente innamorata e l’ambiguo e attraente Morpheus, la sua guida in quelle ignote lande incantate.

La pubblicazione di questa trilogia risale ormai a qualche anno fa, quindi perché io mi sveglio solo ora? Ammetto che in questo caso mi sono lasciata frenare dalle apparenze. Ho dato un occhio alla cover del primo volume che, diciamolo, non è per nulla accattivante, uno sguardo veloce al titolo – “Il Mio Splendido Migliore Amico” –, che non lasciava presagire nulla di buono, e fine, non mi sono neanche degnata di leggerne la trama. Non mi piace giudicare un libro dalla copertina, né in positivo né in negativo, però non posso negare che anche l’occhio voglia la sua parte!
Questo mese, la Newton ha ripubblicato l’intera trilogia in un’unica edizione e, quando il mio sguardo è caduto sugli altri due titoli della saga, ne sono rimasta incuriosita. Dopo aver letto la trama e aver scoperto che si trattava di un retelling di “Alice nel Paese delle Meraviglie” e, dopo essermi imbattuta in un gran numero di recensioni entusiaste, ho deciso di dare a questa saga almeno una possibilità.

TITOLO: Trilogia de I Guardini della Notte – #1 I Guardiani della Notte, #2 I Guardiani del Giorno, #3 I Guardiani del Crepuscolo 

AUTORE: Sergej Luk’janenko

GENERE: Urban fantasy

DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 maggio 2010

EDITORE: Mondadori (Chrysalide)

PAGINE: 1230

PREZZO: 18,70 € 


SINOSSI

La notte di Mosca è cupa e pericolosa, non solo per i criminali che si aggirano in cerca di vittime. Vampiri, stregoni, animali magici e altre creature misteriose si mescolano agli esseri umani. Solo Anton e gli altri guardiani possono riconoscerli: il loro compito è quello di far rispettare la tregua tra Bene e Male, che impegna le forze della Luce e quelle delle Tenebre a vegliare l’una sull’altra, perché nessuna prevalga. Ma qualcosa nella pace millenaria che divide il popolo notturno da quello del giorno sta cambiando e il destino dell’umanità è legato a quello di un ragazzo che non sa di possedere un enorme potere. Un ragazzo che sia le forze della Luce che quelle delle Tenebre vogliono arruolare nella propria fazione. Comincia così una lotta sfrenata per la sopravvivenza dell’umanità, tra cellulari costosi e corvi parlanti, mafia russa e minacce apocalittiche, vodka e sortilegi.

Prima di aggiungere questa trilogia alla mia lista ci ho dovuto pensare un po’ –leggendo la trama capirete il perché. Da una parte mi ispira azione, complotti e misteri millenari da risolvere… Verso la fine però emerge tanto tanto trash: “Comincia così una lotta sfrenata per la sopravvivenza dell’umanità, tra cellulari costosi e corvi parlanti, mafia russa e minacce apocalittiche, vodka e sortilegi.”
Purtroppo è una di quelle saghe un po’ controverse, amata da molti e odiata da tanti. Ergo, non posso fare affidamento al 100% sulle recensioni, perciò ho deciso di seguire il mio istinto iniziale che mi suggeriva di dare una possibilità a questa saga. Dopotutto, un po’ di trash è sempre ben accetto.

TITOLO: Runemal, Il Grande Libro delle Rune – Origine, Storia, Interpretazione

AUTORE: Giovanna Bellini, Umberto Carmignani

GENERE: Esoterismo, Divinazione

DATA DI PUBBLICAZIONE: 21 maggio 2009

EDITORE: L’Età dell’Acquario (Uomini storia e misteri)

PAGINE: 457

PREZZO: 29,32 € 


SINOSSI

Le Rune sono la sacra lingua degli dei e degli eroi del Nord, sono le lettere di un antico e misterioso alfabeto che ha nel mito di Odino la propria origine. Esse rappresentano le diverse tappe e i diversi aspetti dell’esistenza, l’avvicendarsi delle stagioni, le semine e i raccolti, le prove che ogni essere umano è chiamato ad affrontare, le ambite ricompense e le inevitabili perdite nel continuo confronto con il Destino. Attraverso di esse possiamo chiedere aiuto alla natura e ricevere l’energia necessaria per compiere il nostro cammino nella gioia e nella luce, vincendo i demoni della paura e della rabbia, della rinuncia e della disperazione. Ma le Rune sono anche portatrici di una conoscenza più profonda, l’Arte Oracolare, cioè la capacità di interpretare il senso degli eventi passati, presenti e futuri, che oggi, attraverso le scoperte della psicologia junghiana e della fisica quantistica e grazie alle nuove teorie sistemiche sulla psiche e sull’inconscio, sullo spazio-tempo, sulla sincronicità e sui campi morfogenetici, possiamo leggere in una luce completamente nuova.

Con questo libro, Umberto Carmignani e Giovanna Bellini invitano il lettore a compiere un’esperienza di crescita interiore, seguendo passo dopo passo la strada indicata dalle Rune.

Questo è un libro un po’ particolare, un manuale per apprendere  l’antica arte runica. Chi mi conosce lo sa bene: sono un’appassionata di cultura celtica, in particolare quella scozzese. Un annetto fa, ho persino iniziato a studiare – da autodidatta – il gaelico. È una lingua estremamente difficile, e non vi nascondo che di progressi ne ho fatti veramente pochi. La scorsa estate ho visitato la Scozia – non potete immaginare la mia emozione! – e durante un tour privato nella zona che va da Inverness a Loch Ness, ho avuto modo di approfondire e migliorare alcune pronunce grazie alla mia guida. Per chi non lo sapesse, il gaelico viene ancora insegnato nelle scuole scozzesi. Su ogni indicazione stradale, insegna o locandina, la traduzione gaelica accompagna sempre la lingua inglese. Cosa darei per potermi trasferire lì!

Scusate il mio sproloquio, ma quando si parla di Scozia mi lascio sempre trascinare dall’entusiasmo.

Comunque, dopo attente ricerche ho scelto questo libro per cimentarmi con le rune celtiche. Il costo è un po’ elevato, e per questo motivo è finito dritto dritto nella lista che distribuisco sotto le feste e da cui i miei cari possono attingere per i miei regali.

TITOLO: La Canzone di Achille

AUTORE: Madeline Miller

GENERE: Narrativa mitologica

DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 aprile 2013

EDITORE: Sonzogno (Romanzi)

PAGINE: 382

PREZZO: 16,15 € / 12,99 € (eBook)


SINOSSI

Dimenticate la violenza e le stragi, la crudeltà e l’orrore. E seguite invece il cammino di due giovani, amici prima e poi amanti e infine anche compagni d’arme – due giovani splendidi per gioventù e bellezza, destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna.

Madeline Miller, studiosa e docente di antichità classica, a cui la dottrina non ha limitato o spento la fantasia creatrice, rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i Greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo. Sulle mura di Troia si profilano due altissime ombre che oscurano l’ormai usurata vicenda di Elena e Paride.

Credo non ci sia nemmeno bisogno di spiegarvi per quale motivo vorrei leggere questo libro, dico bene? A parte la trama, che già parla da sé, e tralasciando per un momento il mio entusiasmo per la componente storica, ho avuto modo di leggere decine e decine di recensioni senza trovarne neanche una lontanamente negativa. Mi pare di aver capito abbastanza chiaramente che con la Miller si va sul sicuro!

TITOLO: Il Quaderno dei Nomi Perduti

AUTORE: Sofia Lundberg

GENERE: Narrativa contemporanea

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 aprile 2018

EDITORE: DeA Planeta Libri

PAGINE: 377

PREZZO: 14,45 € / 7,99 € (eBook)


SINOSSI

Di cosa è fatta davvero una vita? Cosa vale la pena salvare dalla sabbia impalpabile dei giorni, degli anni? Se lo chiede, sola nel suo appartamento a Stoccolma, l’anziana Doris. La risposta è racchiusa in un quaderno molto speciale. Quello che il padre le regalò per il suo decimo compleanno, e che lei vuole lasciare all’inquieta nipote Jenny. Alle sue pagine ingiallite Doris ha consegnato tutti i nomi della sua lunga e tumultuosa esistenza: Stoccolma, Parigi, New York. Madame Serafin, Gösta il pittore, l’ingenua sorella Agnes. E Allan. Parenti, nemici, amanti; ognuno occupa un posto cruciale nel romanzo della sua vita, ognuno ha una storia e tocca a Doris, adesso, raccoglierle. Per riannodare le fila di un destino che, malgrado tutto, prepara gli ultimi colpi di scena. E ritrovare il senso di un viaggio che forse si chiama amore.

Il romanzo di Sofia Lundberg è al primo posto dei libri che comprerò quando sentirò il bisogno di sfogare tutte le mie lacrime. Io affronto le mie letture a periodi: posso trascorrere mesi e mesi a leggere solo libri fantasy, o solo distopie o solo gialli e thriller. Ora, per esempio, sono nel mio personale periodo rosa, perciò direi che, per “Il Quaderno dei Nomi Perduti”, le possibilità di finire tra i miei prossimi acquisti siano aumentate drasticamente.

TITOLO: La Ragazza che Amava Picasso

AUTORE: Camille Aubray

GENERE: Narrativa contemporanea

DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 aprile 2018

EDITORE: Piemme

PAGINE: 450

PREZZO: 16,57 € / 9,99 € (eBook)


SINOSSI

1936. È un anno speciale per Pablo Picasso. In fuga dai troppi amori e dalla troppa intensità di Parigi, cerca rifugio in Costa Azzurra, a Juan-Les-Pins, dove il cielo è incredibilmente blu e il mare pieno di sfumature smeraldo. Qui si stabilisce per un po’, in incognito, riprendendo finalmente a dipingere dopo una lunga pausa. E proprio in questo periodo, per la prima volta, una ragazza con i capelli neri fa capolino nei suoi quadri. Nessuno ha mai saputo chi fosse. Come nessuno ha mai indovinato cosa successe davvero a Picasso in quella breve e misteriosa parentesi della sua vita. Ondine, folti capelli neri e la freschezza dei suoi diciassette anni, lavora nel Café Paradis, piccolo ristorantino gestito da sua madre, e la sua vita a Juan-Les-Pins è stata scossa finora da un solo terremoto: il primo amore. Quando un misterioso sconosciuto che viene da Parigi prende in affitto una delle ville della città, è lei la prescelta per portargli il pranzo a domicilio. E così che Ondine incontrerà il grande genio dell’arte, e grazie ai quadri, come al comune amore per la cucina, tra i due nascerà una particolarissima amicizia, che cambierà Ondine per sempre. Un’amicizia i cui effetti dureranno nel tempo, tanto che, due generazioni dopo, la sua nipote Céline, make-up artist a Los Angeles, deciderà di intraprendere un viaggio proprio nei luoghi dell’incontro tra la sua nonna Ondine e Picasso, alla scoperta del passato della sua famiglia, e di se stessa.

Considero “La Ragazza che Amava Picasso” la punta di diamante della mia wishlist. Io vengo da anni e anni di studi artistici – 8, per la precisione. Capirete perciò quanto il mio amore per l’arte possa essere sconfinato! Quando si tratta di “romanzi artistici”, chiamiamoli così, non sono mai molto fortunata. Tra quelli che ho letto ci sono, ad esempio, “La Ragazza con l’Orecchino di Perla” – che penso tutti conosciate – e “La Felicità delle Piccole Cose” che si focalizza invece sull’arte impressionista – la mia corrente preferita – , nello specifico quella di Monet. Purtroppo, nessuno di questi mi ha entusiasmato quanto avrei desiderato. Spero di trovare finalmente quella meraviglia artistica che ricerco ne “La Ragazza che Amava Picasso”.

Siamo giunti alla fine di questa lista infinita . Finalmente!, direte voi – e pure il mio portafoglio.

Ora vi lascerò con una seconda lista un po’ particolare – anch’essa parecchio lunga ma per lo meno non mina alle mie finanze, non ancora almeno –, ovvero quella in cui inserisco tutti quei libri in lingua inglese di cui attendo con ansia la traduzione italiana così da poterli finalmente leggere!  So cosa starete pensando: “ma perché non te li leggi in lingua originale invece di rompere le scatole a noi?”

La verità è che preferisco evitare di leggere i libri in inglese. Lo faccio solo con i classici –  proprio perché considero tali opere veri e propri libri di testo e mi piace poter cogliere ogni singola sfumatura di un autore e di studiarne, letteralmente, lo stile  – ma anche in quel caso solo dopo aver già letto il libro in italiano. Quando leggo un libro in lingua non riesco ad immergermi totalmente nella lettura: devo restare concentrata per non perdermi nessun concetto e capita spesso di non capire una parola in particolare e di doverla andare a cercare sul dizionario.  In quel caso la lettura, per me, diventa davvero stressante.

Perciò preferisco tenere d’occhio tutti quei libri che spero prima o poi vengano tradotti, raggruppandoli tutti in una lista apposita che, su Goodreads, ho rinominato in modo inequivocabile “waiting for translation” – se vi interessa, potete trovarla a questo LINK.

Ed ora diamo il via alle danze! – ogni sinossi è stata liberamente tradotta dalla sottoscritta, perciò perdonate eventuali inesattezze.

TITOLO: Everless (Everless, #1)

AUTORE: Sarah Holland

GENERE: Fantasy, YA

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 gennaio 2018

EDITORE: HarperTeen

PAGINE: 362

PREZZO: 12,56 € / 2,99 € (eBook)


SINOSSI

Nel regno di Sempera, il tempo è una valuta forgiata grazie all’estrazione di ferro sanguigno, e consumato per aggiungere tempo alla durata della propria vita. La ricca aristocrazia, come i Gerlings, tassano i poveri più che possono in modo da estendere la propria vita per secoli.

Nessuno si risente del comportamento dei Gerlings più di Jules Ember. Un decennio fa, lei e suo padre erano servi a Everless, la suntuosa tenuta dei Gerlings, fino a quando un fatale incidente li costrinse a fuggire nel cuore della notte. Quando Jules scopre che suo padre sta morendo, sa che se vuole avere una possibilità di salvarlo deve tornare a Everless, così da guadagnare più tempo per lui prima di perderlo per sempre.

Ma tornare su Everless porterà più pericolo e tentazione di quanto Jules avrebbe mai potuto immaginare. Ben presto si ritroverà in un groviglio di violenti segreti e il suo cuore si ritroverà diviso tra due persone, nessuna delle quali avrebbe mai pensato di rivedere. Le sue decisioni avranno il potere di cambiare il suo destino e persino quello del tempo stesso.

Una storia che per certi aspetti mi ricorda molto “In Time”, il film con Justin Timberlake – tenete a freno gli ormoni! – e Amanda Seyfried. Spero con tutto il cuore che qualche santa casa editrice si prenda la briga di tradurre questo libro che non vedo l’ora di leggere. E, nell’eventualità che le mie preghiere vengano ascoltate, speriamo venga mantenuta la cover originale che, diciamolo, è un vero gioiello!

TITOLO: Lifel1k3 (Lifel1k3, #1)

AUTORE: Jay Kristoff

GENERE: Fantascienza

DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 maggio 2018

EDITORE: Alfred a Knopf Inc

PAGINE: 416

PREZZO: 16,03 € / 6,49 € (eBook)


SINOSSI

Eve non è in cerca di segreti – è troppo occupata a guardarsi le spalle. Ha trascorso gli ultimi sei mesi a costruire un gladiatore robot che ora è stato ridotto ad un relitto fumante, e l’unica cosa che ha impedito a suo nonno di salvarsi dalla tomba è stata la manciata di crediti che ha appena perso a causa degli allibratori. Per finire, ha appena scoperto di poter distruggere i dispositivi elettronici con il solo potere della sua mente, e che la Fratellanza puritana sta costruendo una bara delle sue stesse dimensioni. Eve non ricorda di aver mai avuto un giorno peggiore!

Ma quando Eve scopre i resti di un ragazzo androide di nome Ezechiele nel mucchio di scarti che chiama “casa”, il suo intero mondo crolla.
Con l’aiuto della sua migliore amica Lemon Fresg e della sua coscienza robotica, Cricket, Eve ed Ezechiele attraverseranno deserti di vetro irradiato, si infiltreranno in imponenti megalopoli e perlustreranno il cimitero della più grande follia umana per salvare le persone che Eve ama e per svelare gli oscuri segreti del suo passato.

Anche se, quei segreti, sarebbe meglio restassero sepolti.

Sicuramente molti di voi conosceranno già Jay Kristoff, autore della tanto celebre quanto innovativa Illuminae saga. Ammetto di non aver mai letto questa serie o altri libri da lui scritti, ma spero di potermi rifare presto con questo romanzo dalla cui trama sono terribilmente attratta.

TITOLO: The Library of Fates

AUTORE: Aditi Khorana

GENERE: Fantasy, YA

DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 luglio 2017

EDITORE: Razorbill

PAGINE: 314

PREZZO: 13,16 € / 9,49 € (eBook)


SINOSSI

Nessuno è assolutamente certo della ragione che ha portato l’Imperatore Sikander a Shalingar. Fino ad ora, il regno idilliaco è stato immune alle numerose e violente conquiste. Per mantenere la visita in toni amichevoli, la principessa Amrita si è offerta come sua sposa, sacrificando tutto – la famiglia, il proprio amore d’infanzia e la propria libertà – per salvare la sua gente. Ma la sua offerta non è abbastanza.

Accade l’impensabile, e Amrita si ritrova latitante, completamente sola se non fosse per l’oracolo di nome Thala, schiava di Sikander e che è riuscita a fuggire nel bel mezzo del caos di un assedio. Con niente e nessun altro a cui rivolgersi, Amrita e Thala sono costrette a fare affidamento unicamente l’una sull’altra. Amrita si sente responsabile per il proprio regno e cerca un modo per mettere in guardia la propria gente. Thala la incoraggia ad intraprendere una ricerca per trovare la favolosa Biblioteca di Tutte le Cose, dove è possibile invertire i propri destini, per poter tornare a prima che Sikander portasse loro via tutto.

Spogliata di tutto ciò che ama, intrappolata tra il suo passato roseo e un futuro sconosciuto, Amrita sarà in grado di recuperare ciò che è perduto. Oppure, un’altra vita – e un altro amore – la attendono?

Questa storia della Library of All Things mi affascina tantissimo. Inizialmente è stato il titolo ad attirare la mia attenzione – non che sia poi tanto complicato: basta infilarci le parole “biblioteca” o “libro” e il gioco è fatto! Non ho ben capito se si tratta di un romanzo f/f – che parla di omosessualità femminile, per farla breve – ma spero proprio di sì perché mi è bastata la trama per iniziare a shippare Amrita e Thala come se non ci fosse un domani.

TITOLO: Norse Mythology

AUTORE: Neil Gaiman

GENERE: Narrativa mitologica

DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 febbraio 2017

EDITORE: W W Norton & Co Inc

PAGINE: 299

PREZZO: 12,64 € / 7,86 € (eBook)


SINOSSI

Neil Gaiman, a lungo ispirato dalla mitologia antica nella creazione dei regni fantastici nelle sue opere, presenta una superba interpretazione  degli dei nordici e del loro mondo, dalla loro origine fino al Ragnarok. In “Norse Mythology”, Gaiman presenta fedelmente i miti del grande pantheon scandivano: Odino, il supremo, saggio, audace e astuto; Thor, il figlio di Odino, incredibilmente forte ma non tra gli dei più saggi; e Loki? Figlio di un gigante? Fratello di sangue di Odino, imbroglione ed insuperabile manipolatore.

Gaiman modella queste storie primordiali in un arco romanzesco che inizia con la genesi dei leggendari nove mondi e approfondisce le gesta di divinità, nani e giganti. Attraverso la prosa arguta di Gaiman, questi dei emergono dalle pagine con la loro natura ferocemente competitiva, la loro predisposizione ad essere imbrogliati e ad imbrogliare gli altri, e con la loro tendenza a lasciare che la passione accenda le loro azioni. Gaiman torna a far rivivere quei miti di un tempo remoto.

Da appassionata di tutto ciò che è storico e mitologico non posso proprio perdermi questo gioiellino! Spero davvero che, avendo già pubblicato parecchi altri lavori dell’autore, Mondadori decida di tradurre anche “Norse Mythology”.

TITOLO: Ash Princess

AUTORE: Laura Sebastian

GENERE: Fantasy, YA

DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 aprile 2018

EDITORE: Delacorte Books for Young Readers

PAGINE: 432

PREZZO: 13,26 € / 6,99 € (eBook)


SINOSSI

Theodosia aveva sei anni quando il suo paese venne invaso e sua madre, la Regina del Fuoco, venne assassinata davanti ai suoi occhi. Quel giorno, il Kaiser strappò via a Theodosia la sua famiglia, la sua terra ed il suo nome. Theo fu incoronata “Principessa delle Ceneri” (Ash Princess)  – un titolo di vergogna da dover sopportare ogni giorno nella sua nuova vita da prigioniera.

Per dieci anni, Theo è stata prigioniera nel suo stesso palazzo. Ha sopportato gli implacabili abusi e le derisioni del Kaiser e della sua corte. È impotente, Theo, e riesce a sopravvivere in questo nuovo mondo solo seppellendo nel profondo di sé la ragazza che era stata un tempo.

Poi, una notte, il Kaiser la costringe a compiere l’impensabile. Con il sangue sulle proprie mani e tutte le speranze di reclamare il proprio trono andate in fumo, Theo si rende conto che sopravvivere non è più sufficiente. Ma lei ha un’arma: la sua mente è più affilata di qualsiasi spada. E il potere non viene sempre vinto sul campo di battaglia.

Per dieci anni, la Principessa delle Ceneri ha visto la sua terra venire saccheggiata e il proprio popolo ridotto in schiavitù. Tutto questo finisce qui.

Quando “Ash Princess” mi è passato sotto gli occhi, con questa veste grafica di tutto rispetto, non ho proprio saputo resistere. E poi c’è quel “that all ends here” che suona così badass! La Principessa delle Ceneri ha già conquistato il mio cuore.

TITOLO: A Court of Thorns and Roses (ACOTAR, #1)

AUTORE: Sarah J. Mass

GENERE: Fantasy

DATA DI PUBBLICAZIONE: 5 maggio 2015

EDITORE: Bloomsbury USA Childrens

PAGINE: 416

PREZZO: 14,65 € / 5,04 € (eBook)


SINOSSI

La sopravvivenza di Feyre si basa sulla sua capacità di cacciare e uccidere: durante i lunghi mesi invernali, la foresta in cui vive è un luogo freddo e desolato. Così, quando vede un cervo nella foresta inseguito da un lupo, non può resistere alla lotta per la carne. Ma per farlo, deve uccidere il predatore e uccidere qualcosa di così prezioso ha un prezzo…

Trascinata in un regno magico per l’omicidio di una creatura fatata, Feyre scopre che il suo rapitore, il volto oscurato da una maschera ingioiellata, in realtà nasconde molto più di quanto i suoi occhi verdi suggerirebbero. Alla corte, Feyre è strettamente sorvegliata, e mentre comincia a capirne il motivo, i suoi sentimenti per il ragazzo si tramutano, da ostilità a passione, e le terre fatate si trasformano in un posto ancora più pericoloso. Feyre deve combattere per rompere un’antica maledizione che minaccia di portarlo via da lei, per sempre.

Ultimo, ma non per importanza, “A Court of Thorns and Roses”. Questa saga ha letteralmente invaso qualsiasi piattaforma social esistente. Su Instagram un post su tre riguarda sicuramente ACOTAR, soprattutto in questo ultimo periodo, considerando che proprio quattro giorni fa è uscito nelle librerie – non quelle italiane, purtroppo – un nuovo racconto dedicato alla saga.

Il nome dell’autrice potrebbe non suonarvi nuovo. Sarah J. Mass è infatti conosciuta per la sua saga de “Il Trono di Ghiaccio”, in Italia edita da Mondadori e super acclamata dai lettori. Mondadori, se mi stai ascoltando, datti da fare e portaci “Norse Mythology” e “A Court of Thorns and Roses” in Italia, grazie!

Se siete arrivati fin qui siete dei veri eroi!

Fatemi sapere se avete già letto qualcuno di questi titoli e se ce n’è qualcuno in particolare che vi interessa.

Tutte le novità in libreria dal 19 aprile

Buongiorno miei adorati lettori!
Beccatevi queste uscite fresche fresche che, sono sicura, sapranno tenervi compagnia durante il weekend!

Tanti misteri da svelare vi aspettano. Che fine ha fatto Jess Winters? Chi ha appiccato quei tanti piccoli fuochi nelle stanze perfette di Mrs Richardson? E, soprattutto, il tribuno romano Cola di Rienzo riuscirà ad impedire che lo Speculum in Aenigmate finisca in cattive mani?

Correte in libreria per scoprirlo!

I QUATTRO ENIGMI DEGLI ERETICI di Armando Comi (19 aprile 2018)

TITOLO: I Quattro Enigmi degli Eretici

AUTORE: Armando Comi

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Thriller storico

EDITORE: Newton Compton Editori (Nuova Narrativa Newton)

PAGINE: 384

PREZZO: 8,41 € / 3,99 € (eBook) 


TRAMA

Autunno 1342.
Roma è macchiata da un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, il giorno di Pentecoste, il tribuno romano Cola di Rienzo esce di prigione con l’intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell’umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell’oscuro oggetto della profezia?

Una profezia che non deve avverarsi
Un uomo determinato e visionario
Due sette in lotta tra loro da secoli

NON SPARIRE di Bryn Chancellor (19 aprile 2018)

TITOLO: Non Sparire

AUTORE: Bryn Chancellor

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Thriller, Mistero

EDITORE: Ponte alle Grazie (Scrittori)

PAGINE: 384

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Jess Winters, diciassette anni appena compiuti, con la madre Maud si è trasferita da Phoenix nella tranquilla cittadina di Sycamore, nel nord dell’Arizona. Per sopportare la solitudine e il dolore per il divorzio dei genitori, Jess si rifugia in estenuanti passeggiate e nelle poesie che annota sul suo prezioso taccuino. Una notte, sotto una pioggia torrenziale che dura da giorni, scompare letteralmente nel nulla. Nessuna traccia, nessun indizio, nessun sospettato. Diciotto anni dopo Laura Drennan, professoressa di letteratura da poco giunta in città, a sua volta in fuga da un matrimonio finito, ritrova per caso le ossa di Jess nel letto asciutto di un torrente. Il mistero mai risolto della sua scomparsa fa riemergere testimonianze e ricordi ricomposti in un racconto corale che è facile avvicinare a certe pagine di un grande cantore dell’America più profonda e nascosta, William Faulkner. Il punto di vista di ciascun personaggio, svelando i propri intimi segreti, disegna il ritratto di un’assenza: solitudine, risentimento, frustrazione – ferite che si rimarginano solo in un rituale collettivo, un grande abbraccio consolatorio che chiude un lutto durato troppo tempo.

TANTI PICCOLI FUOCHI di Celeste Ng (19 aprile 2018)

TITOLO: Tanti Piccoli Fuochi

AUTORE: Celeste Ng

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Narrativa contemporanea

EDITORE: Bollati Boringhieri (Varianti)

PAGINE: 374

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

1998, Shaker Heights, Cleveland Ohio, lo Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza. Perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici, e abbienti. Le comunità Shaker erano caratterizzate dalla sovrabbondanza di regole – dall’ora migliore per alzarsi al mattino a come scegliere il compagno di vita. E una delle protagoniste del romanzo, Mrs Richardson, è cresciuta incarnando questa filosofia di vita: una famiglia da sempre insediata nella comunità, molto abbiente, perfettamente inserita in ogni comitato e organizzazione. All’inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Il dito della signora punta subito su Izzy, la più piccola dei suoi quattro figli. Ribelle da sempre, una pecora nera appena adolescente, diversissima dai fratelli in partenza per le università più prestigiose del paese, Izzy invece è in fuga per chissà dove. Mia invece è una fotografa single che ha scelto una vita itinerante con la figlia, fin dalla nascita, cavandosela a malapena con lavori vari, per avere tempo libero da dedicare alla sua arte. Con un buon successo, però accuratamente nascosto: le sue opere sono state vendute a una prestigiosa galleria di New York, ma Mia non parla mai di questo, né del suo passato. Mia lavora controvoglia come domestica e cuoca nella lussuosa casa di Mrs Richardson, in cambio di un piccolo alloggio. La figlia Pearl ha fatto amicizia con i quattro ragazzi Richardson, e Mia le ha promesso di metter fine al vagabondaggio… e allora come mai quella che dovrebbe essere una svolta decisiva diventa a poco a poco un problema per madre e figlia, e non solo? Accade quando un vecchio amico dei Richardson decide di adottare un bambino sino-americano. Ne nasce una battaglia per la custodia che divide l’intera cittadina. Mia ed Elena si troveranno su fronti opposti e questo farà scattare nella mente di Elena il sospetto che Mia nasconda un passato torbido. Ma questa sua ossessione avrà costi altissimi.

Qualche piccola curiosità a proposito di “Tanti Piccoli Fuochi”
Bestseller del New York Times, tra le altre cose ha ottenuto un riconoscimento come miglior libro del 2017 secondo Amazon, aggiudicandosi il secondo posto, ed inoltre ha vinto, sempre nel 2017, i Goodreads Choice Awards come miglior romanzo nella categoria Fiction.

Insomma, è un libro che non vorrete perdervi!

Cinque libri che vorrei dimenticare di aver letto

Buongiorno miei amatissimi lettori!

Questa è una di quelle giornate in cui sarebbe meglio che nessuno mi rivolgesse nemmeno uno sguardo perché sarei in grado di pietrificarlo all’istante come neanche il basilisco nei suoi giorni di gloria. Perciò, ho deciso di approfittarne e dare libero sfogo alla mia lingua biforcuta. Vi parlerò di quei libri che, secondo il mio modesto parere, sarebbero buoni solo per alimentare il fuoco nel caminetto. Se non li ho già dati in pasto alle fiamme e sacrificati al Signore della Luce è solo per il rispetto che nutro verso quei poveri alberi che nella vita devono aver fatto qualcosa di davvero brutto per meritare un destino tanto crudele come quello di essere abbattuti per ospitare tali scempiaggini.

5. IL MARCHIO DEL DIAVOLO

SINOSSI

Roma, 1139. Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi che mostrerà un allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a poco a poco si dissolve nell’oscurità, rivelando 112 stelle. È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi, sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.

Roma, 2000. Incredula, una giovane archeologa fissa il cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato d’interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo così fine alla sua carriera  accademica. E adesso lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia, nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale nel petto, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante. Un dettaglio impossibile da dimenticare.

Roma, oggi. Sconcertata, una suora studia i simboli astrologici tracciati sul muro. Ma quello non è il solo enigma custodito dall’antico colombario di San Callisto. Intorno a lei, infatti, ci sono decine di scheletri caratterizzati da un’anomalia inquietante: la stessa anomalia del sicario che, anni prima, aveva cercato di ucciderla. Decisa a far luce sul mistero, suor Elisabetta entra in possesso di un rarissimo esemplare del Dottor Faust di Marlowe e intuisce che quei versi sono il codice per svelare il cerchio diabolico che lega passato, presente e futuro. Perché il papa è morto, il conclave è alle porte e la profezia sta per compiersi…

Ho conosciuto il signor Cooper diverso tempo addietro grazie alla sua trilogia de “La Biblioteca dei Morti”, saga che ho profondamente amato e che me lo aveva fatto subito apprezzare e stimare come autore, tanto da voler acquistare e leggere altri dei suoi romanzi. Purtroppo, nessuno dei libri che ho letto successivamente si è rivelato all’altezza de “La Biblioteca dei Morti” e “Il Marchio del Diavolo” ne è la prova più evidente. È stata una lettura all’insegna del nonsense totale. A volte l’ho trovato persino volgare e, udite udite, disgustoso. Sì, perché i “cattivi” di questa storia, i cosiddetti Lemuri, hanno repellenti code “guizzanti”, caratteristica genetica che, tra le altre cose, Cooper riconduce al piacere sessuale in maniera terribilmente rivoltante.
Inoltre, non ho nemmeno capito il fenomeno genetico da cui deriva tale caratteristica. Ormai ho capito che Cooper e la scienza viaggiano su binari diametralmente opposti. Ne avevo già avuto il sospetto con “Il Calice della Vita”, dove cerca di dare spiegazioni scientifiche assolutamente incomprensibili sull’origine del Santo Graal. Insomma, per quanto riguarda il binomio storia-scienza mi vedo costretta ad anteporre Dan Brown a Cooper, che con “Angeli e Demoni” viaggia proprio ad altri livelli. E poi c’è la questione del Vaticano alle prese con l’elezione di un nuovo Papa e che cerca in tutti i modi di sotterrare i proprio segreti segretissimi appena venuti a galla. Non vi ricorda nulla?

Insomma, non mi è piaciuto per niente.
Cooper è un maestro nell’intessere trame complesse su più livelli e ad intrecciarle la dove non ti aspetteresti mai, e, da questo punto di vista, anche in “Il Marchio del Diavolo” non mi ha deluso. La mano capace dell’autore è evidente. Ma la storia è di una piattezza ed assurdità tale da renderla quasi illeggibile.

Forse posso un po’ salvare la parte ambientata nel passato, in particolare parlo di quella ambientata nella Roma di Nerone e che racconta del più famoso incendio della storia. Da amante della letteratura inglese e di William Shakespeare avrei pensato anche di apprezzare l’ambientazione in età elisabettiana, ma purtroppo ho trovato un mare di assurdità ed eventi surreali anche lì. Per quanto riguarda il presente, il mio animo storico ha almeno apprezzato la parte più archeologica, come le descrizioni delle catacombe di San Callisto. Per il resto posso solo dire noia, noia e noia.
Ho terminato il romanzo solo perché odio lasciare le cose a metà e, in fondo, c’è sempre la speranza di un colpo di scena finale che faccia ribaltare il mio pensiero. Cosa che, come si evince, non è accaduta. Anzi, tutto molto scontato e prevedibile. Classica storiella sul Bene e il Male in cui è già chiaro dalle prime battute che il primo trionferà sul secondo.

Inoltre, non ho affatto apprezzato il modo in cui le due fazioni sono state rappresentate agli estremi opposti senza alcuna sfumatura contemplata.

In conclusione, se volete avvicinarvi al mondo di Cooper NON fatelo con questo romanzo, ma puntate sulla trilogia de “La Biblioteca dei Morti” che, al contrario, vi straconsiglio.

4. FALLEN (SAGA)

SINOSSI FALLEN (#1)

Basta un istante per sconvolgere un’esistenza. A cambiare quella di Lucinda, diciassette anni, è stato l’incidente in cui è morto un suo caro amico. E lei ha visto addensarsi di nuovo le ombre scure che la perseguitano da quando è bambina. Guardata con sospetto dalla polizia e da chi la ritiene responsabile della morte dell’amico, Luce – così la chiamano tutti – è costretta a entrare in un istituto correzionale. Nessun contatto con il mondo esterno, telecamere di sorveglianza, ragazzi e ragazze dal passato oscuro e disturbato sono tutto ciò che trova alla scuola Sword & Cross.
E poi appare Daniel, e Luce d’un tratto non sa più cosa è vero e cosa non lo è: il cuore le dice di averlo già incontrato, ma nella sua mente si accendono solo rari lampi di ricordi troppo brevi per essere veri. Soltanto quando rischia di perderla, Daniel decide di uscire allo scoperto: i loro cuori si conoscono da sempre, da tutte le vite che Luce non ricorda ancora di aver vissuto.

Quanto tempo buttato via!
A me non son mai piaciuti gli Urban Fantasy, perciò me ne son sempre tenuta alla larga. E allora come sono arrivata a commettere questo fattaccio? Un giorno succede che sto navigando su Facebook e mi imbatto per puro caso nel trailer di un certo film che sarebbe uscito a breve nelle sale italiane. Riuscite a indovinare di quale film sto parlando? Ma di “Fallen”, naturalmente. Chi ha montato questo trailer è sicuramente il più grande maestro dell’inganno perché è riuscito a farmi credere di trovarmi davanti ad una bella storia, tanto da farmi correre in libreria a compare l’intera saga. Giuro che lo denuncio alla polizia della letteratura!

“Fallen” è proprio ciò che una saga NON dovrebbe essere, un miscuglio di eventi senza capo ne coda che l’autrice narra giusto per il gusto di farlo. Innanzitutto, io non ero a conoscenza di questa smodata passione delle più giovani per le creature angeliche. Anzi, se devo essere onesta, non conoscevo affatto questo filone del fantasy. Come vi ho detto, non amo l’Urban perciò, non interessandomi al genere, non mi era mai capitato di imbattermi in questa particolare sottocategoria che vede gli angeli caduti come amatissimi protagonisti letterari. Potremmo dire che inizialmente ero anche un po’ incuriosita, ma tutto il mio interesse è svanito in poco tempo.

La storia non parte neanche male. È carina tutta questa idea della maledizione che vede protagonisti Daniel e Luce – e che era la componente del trailer che mi aveva attratta all’inizio – : per farvela breve, Daniel è condannato ad innamorarsi di Luce e ad assistere alla sua inevitabile morte prematura, un circolo vizioso che si ripete ogni diciassette anni. Il motivo che sta dietro alle continue morti di Luce non mi è affatto chiaro. Da qui emerge il problema maggiore di Lauren Kate, ovvero la sua scarsa capacità di descrivere qualsiasi cosa. Non scrive male. Ha uno stile molto sobrio e semplice. La lettura, per quanta ricca di eventi senza senso, procede in modo molto scorrevole. Il suo più grande problema è proprio quello che ha con le descrizioni. Non sono riuscita a figurarmi nella mente nemmeno un’ambientazione o una scena d’azione. Era sempre tutto molto approssimativo e terribilmente confuso. Penso che, nonostante abbia delle buone basi su cui lavorare, sia ancora una scrittrice piuttosto acerba.

Tornando a quello che stavo dicendo, la storia inizia bene, con la giusta dose di mistero che aleggia intorno a Luce stessa e al suo passato, all’istituto Sword & Cross e, soprattutto, ai suoi strani compagni. Ho anche apprezzato quello che ho notato essere uno dei punti più criticati dai lettori, ovvero la parte centrale del primo volume che si concentra più sull’introspezione e sulla costruzione dei rapporti tra i vari personaggi. Ebbene, molte recensioni che ho letto indicavano queste pagine centrali come noiose e piatte, quando invece sono quelle che maggiormente dimostrano l’impegno della Kate nel costruire dei personaggi quantomeno decenti e con un briciolo di caratterizzazione. Man mano che la storia va avanti, però, inizio a storcere il naso. In primis, perché Luce accetta senza neanche battere ciglio il fatto che praticamente tutti i suoi compagni, e amici, siano degli angeli caduti dal paradiso – cose che si vedono tutti i giorni –, e poi perché iniziano a succedere le cose più assurde – e mi fermo qua per non fare spoiler a chi non ha letto la saga.

Con il secondo libro poi il mio entusiasmo è precipitato del tutto. Una noia pazzesca! Quattrocento e più pagine in cui non succede assolutamente niente! Un po’ si riprende con il terzo volume che tra i quattro è sicuramente quello che ho apprezzato di più, complici i viaggi nel tempo che io amo tanto. Basta mettermi un viaggetto indietro nel passato per farmi felice. Il quarto è stato un concentrato di assurdità e situazioni paradossali che ancora non riesco a comprendere. Nonostante tutti i difetti e il livello terribilmente basso di “Torment”, avrei quasi potuto salvare l’intera saga se la Kate mi avesse scritto una conclusione degna di questo nome, ma così purtroppo non è stato. Centinaia di pagine a leggere di fatti ed eventi che alla fine non trovano nessuna spiegazione logica. E poi ve l’ho detto, la capacità descrittiva della Kate non aiuta per niente. Dopo circa un anno dalla lettura di “Rapture” sono ancora qui a cercare di strappare la mia mente dalla confusione assoluta in cui versa e cercare di capire che cosa sia successo nell’ultima metà del libro.

Alla fine, posso dire di essermi sentita alquanto presa in giro per aver speso settimane della mia vita dietro ad una storia che si è rivelata parlare del nulla più totale. Una saga dovrebbe essere un cerchio che si chiude, mentre “Fallen”, “Torment”,”Passion” e “Rapture” sono quattro linee parallele che viaggiano su binari individuali che non si incontreranno mai.

Un consiglio: se potete, state alla larga da questa saga!

3. CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

SINOSSI

Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui. Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con se stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili… Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Ana conoscerà per la prima volta i suoi più segreti desideri.

Qui ce ne sarebbero di cose da dire, ma non voglio star qua a ripetere cose già dette e ridette. Insomma, lo sappiamo tutti quali sono i difetti di questo “libro”, dalla trama inesistente alla grammatica sperimentale della James. Vorrei poter dire di non averlo mai letto, ma purtroppo non è così – anche se l’ho letto saltando pagine su pagine quindi mi sento la coscienza un po’ più pulita.

Volevo capire perché metà popolazione mondiale fosse come impazzita per Mr. Grey mentre l’altra metà criticasse l’opera in modo così spietato. Quindi, più per curiosità che per altro, mi sono addentrata nella lettura. È stato sufficiente leggere la prima frase per entrare in profonda empatia con la seconda categoria di pubblico. In realtà tutta questa storia non mi tocca più di tanto, ognuno è libero di scrivere un po’ ciò che vuole. Più che verso la James, i miei dubbi sono rivolti alle case editrici che l’hanno pubblicata e, soprattutto, alle lettrici di tutto il mondo che la osannano. Dopo una decina di pagine io già mi immaginavo interi cortei di femministe ribellarsi nelle tombe! Datemi una motivazione logica per amare un uomo violento, possessivo e ossessivo come Christian Grey. E poi ditemi: dove sta la trama? L’unica cosa vagamente interessante era la psicologia di un personaggio come Christian ma che, per ovvi motivi – ovvero gravi carenze in fatto di tecniche narrative –, la James non è stata in grado di gestire ed approfondire.

Non giudico la passione delle lettrici per la componente erotica, anche se immagino ci siano migliaia di libri sull’argomento scritti in maniera migliore. Ciò che davvero non capisco è chi parla di “Cinquanta Sfumature” come della storia d’amore più bella del mondo. Si vede che non avete letto molti romanzi rosa nella vostra vita, ragazze mie. E poi spiegatemi come fate a leggere una storia scritta in questo modo! No, dico davvero, spiegatemelo. I miei occhi hanno lacrimato dall’inizio alla fine. Ho letto FanFiction migliori scritte da quindicenni. Ma, come dicevo, non è tanto un problema della James ma di chi l’ha pubblicata.

Io sono dell’idea che chiunque possa scrivere, anche chi non ne è tecnicamente capace. Se una persona sente il bisogno di mettere certi pensieri nero su bianco ben venga. Ma se quei pensieri, buttati giù senza neanche conoscere le regole basilari della grammatica, diventano libri fatti e finiti in bella mostra sugli scaffali delle librerie, allora non ci sto.

Ma d’altronde, oggi giorno ciò che conta non è tanto la qualità ma piuttosto la quantità. Ecco perché negli ultimi anni ho smesso di dare fiducia ai grandi editori che una volta mi ispiravano, ed ho cominciato a dare spazio anche a case editrici poco conosciute che ancora tentano di portare alto il nome della letteratura, ed anche ad autori che hanno preferito ricorrere al self-publishing e che valgono mille volte di più rispetto ad autori come la James.

E chiudo qui la mia critica all’editoria moderna e ai romanzetti erotici da quattro soldi perché altrimenti questo articolo rischia di trasformarsi nella “Divina Commedia”.

2. CALENDAR GIRL

SINOSSI

Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c’era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all’amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni. Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari. 12 mesi, 12 città, 12 uomini ricchi, famosi, inarrivabili, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. Più di un milione di dollari. Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me. L’amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno… Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente. Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa. Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato. Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco… ma l’amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha… Trust the journey. 

Questo è un altro libro che ho deciso di prendere in mano in seguito all’entusiasmo generale delle ragazze di tutto il mondo. Se possibile, l’ho trovato persino peggiore di “Cinquanta Sfumature di Grigio”.

Questo libro è tutto un grandissimo, gigantesco cliché, scritto in una lingua non meglio identificata e di una banalità e una noia pazzesca. Odio mollare i libri a metà, perciò mi sono sforzata di arrivare fino in fondo ed è stata davvero una delle cose più faticose che io abbia mai fatto nella vita. Per lo meno, in “Cinquanta Sfumature” c’era questo mistero che avvolgeva la figura della madre naturale di Christian che un po’ incuriosiva, ma qui proprio non c’è nulla per cui valga la pena girare un’altra pagina!

Considero “Calendar Girl” uno dei libri più banali e scontati che io abbia mai letto. Dopo averlo finito, ho pure scoperto di aver letto ben TRE volumi della saga in uno. Si perché è di una saga che stiamo parlando, una saga composta da ben DODICI libri, dodici libri in cui si parla del nulla cosmico.

In breve, la storia è quella di Mia, una ragazza che, per saldare il debito di un milione di dollari del padre – che, se non ricordo male, aveva contratto con un ex fidanzato di Mia – decide di prostituirsi. Perciò contatta la zia, che guarda caso è il super capo di un’agenzia di escort di lusso, e in quattro e quattr’otto eccola pronta a raggiungere il suo primo ricchissimo cliente. Dodici mesi di lavoro, dodici clienti e una prospettiva di guadagno di centomila dollari a cliente. Ecco perché i volumi sono dodici, uno per ogni mese e cliente. Io sono stata così fortunata da beccarmi il super volume che racchiudeva insieme “Gennaio”, “Febbraio” e “Marzo”.

La storia è di una banalità esasperante e sprizza nonsense da tutte le pagine. Solo dalla trama si evince quanto tutta questa roba sia trash. Il padre che è in coma perché l’ex fidanzato della figlia con cui aveva contratto un super debito e i suoi scagnozzi l’hanno pestato fino a ridurlo in fin di vita. La zia maitresse che, senza battere ciglio, fa prostituire la nipote. Boh. Qualcuno mi spieghi come mi è venuto in mente di prendere in mano questo libro. 

E poi questi clienti tutti bellissimi, ricchissimi e giovanissimi che a me sembrano più surreali che altro, delle versioni ancora più patetiche di Mr. Grey. Senza considerare il fatto che, già dai primi capitoli, capisci come andrà a finire tutta la faccenda.

Insomma, un altro romanzetto erotico alquanto mediocre da cui vi consiglio di stare alla larga. E con questo genere di libri abbiamo terminato, perché oltre a “Calendar Girl” e “Cinquanta Sfumature di Grigio” non ho mai letto altro e, considerando queste esperienze traumatiche, mai lo farò.

1. HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

SINOSSI

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Eccoci arrivati al primo posto della mia classifica dei libri da ardere. Qui non so neanche da dove cominciare… Io voglio credere che la Rowling sia stata costretta sotto minaccia a mettere la firma su questo lavoro.

Se come me pensavate di reimmergervi nel magico mondo di Harry Potter, sappiate che avete preso il più grande abbaglio della vostra vita. Tra queste pagine non c’è NULLA che renda giustizia al capolavoro creato da J. K.
Una trovata commerciale per prendere in giro milioni di lettori che con Harry ci sono cresciuti, ecco cos’è “La Maledizione dell’Erede”. 

Per farvela breve, protagonista di questa storia è il figlio di Harry Potter, Albus Severus. Un giorno, per puro caso, il ragazzo sente una conversazione tra il proprio padre e Amos Diggory. Amos sta pregando Harry di cedergli un’ipotetica Giratempo di cui il Ministero sarebbe in possesso – l’unica ancora esistente – in modo da poter cambiare il passato e salvare così il proprio figlio. Durante questo incontro è presente anche Delphi, la nipote – … – di Amos, che fa subito amicizia con Albus. Quando Harry si rifiuta di aiutare Amos, i due ragazzi, insieme al migliore amico di Albus, Scorpius Malfoy, decidono di agire in favore del signor Diggory, mettendo in piedi un piano – geniale – per intrufolarsi al Ministero – che ovviamente non è a prova di ragazzini – e rubare la Giratempo, dando così il via ad una serie di viaggi temporali nonsense.

La Rowling si è prodigata per anni a mettere in chiaro e a definire  i limiti della Giratempo, e ora quei limiti sono stati bellamente spazzati via grazie a due individui che di nome fanno John Tiffany e Jack Thorne e alla loro decisione di mettere in mano a due ragazzini una Giratempo contraffatta cosicché possano tornare indietro nel tempo e salvare Cedric Diggory. Siete seri?! C’è del disagio che gronda da queste pagine… Per non parlare  di certe cose spaventose che ho letto, come l’uso del termine “nerd” – ed altre strane terminologie babbane non meglio identificate – durante una conversazione tra Scorpius e Albus. Ho letto “La Maledizione dell’Erede” ormai già da un anno, perciò molte cose le ho rimosse – fortunamente – ma non questa: questa è impossibile dimenticarla, è la prova di come l’intero world-building sia andato a farsi benedire.

E poi c’è Delphi… Non mi prolungherò su questo argomento perché non vorrei rischiare di fare spoiler a chi non l’ha ancora letto e vorrebbe farlo. Per chi invece conosce gli eventi del libro, sappiate che vi sono vicina e che capisco il vostro dolore.

Eppure tutte queste cose, i viaggi nel tempo random e senza senso, la demolizione del world-building  e la natura misteriosa di Delphi, sono NULLA in confronto al modo in cui mi hanno snaturato i protagonisti principali della saga, in particolare Harry.
Alla fine de “I Doni della Morte”, noi assistiamo ad una scena dolcissima tra Harry e suo figlio Albus. Bene, se non volete rovinarvi il ricordo dell’epilogo, non leggete mai, e dico MAI, “La Maledizione dell’Erede”. Tanto per farvi capire, c’è una scena – se non ricordo male – in cui Albus urla ad Harry che vorrebbe che non fosse suo padre, ed Harry di rimando gli urla che a volte vorrebbe che lui non fosse suo figlio. Cose che non ho mai visto neanche nelle peggiori FanFiction con avvertimento OOC – Out Of Character – scritto a caratteri cubitali lampeggianti.

Se inizialmente ero entusiasta di poter leggere un sequel sulla mia saga preferita, ora darei qualsiasi cosa per tornare indietro e non aprire mai questo libro.

Si conclude qui la mia compilation dei peggiori libri mai letti.
Quali sono i vostri? Quali sono gli autori che popolano i vostri incubi peggiori?

Fatemelo sapere nei commenti.

ANTEPRIMA “L’Illusione della Verità” di Wendy Walker e “Oscuri Segreti di Famiglia” di Alex Marwood

Buongiorno miei cari lettori!
Segnatevi questa data – 8 marzo –, perché è in arrivo un carico di suspense che non vorrete lasciarvi scappare!

L'ILLUSIONE DELLA VERITà di Wendy Walker (8 marzo 2018)

TITOLO: L’Illusione della Verità

AUTORE: Wendy Walker

GENERE: Thriller psicologico, Mistero

DATA DI USCITA: 8 marzo 2018

EDITORE: Nord (Narrativa Nord)

PAGINE: 400

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Quella sera, in casa scoppia una lite furiosa. Dopo le urla e i pianti, si avverte il rombo di un motore, poi il silenzio. La mattina seguente, le sorelle Tanner sono scomparse. L’auto della diciassettenne Emma viene ritrovata nei pressi della spiaggia: all’interno, solo la borsa e le scarpe della ragazza. Della quindicenne Cassandra, invece, nessuna traccia. Senza ulteriori indizi, le autorità vagliano tutte le ipotesi, per poi congelare il caso.

Tre anni dopo, Cassandra torna a casa… da sola. Racconta che lei ed Emma sono state rapite e tenute prigioniere su una misteriosa isola del Maine, senza telefono, televisione o elettricità. La sua versione dei fatti, però, è piena di buchi; in particolare, il racconto del giorno della scomparsa non coincide con le deposizioni raccolte dai detective. Sembrerebbe che la memoria della ragazza sia ancora compromessa dal trauma eppure, per la psicologa forense Abby Winter, i conti non tornano. È successo qualcosa quella notte di tre anni prima, qualcosa che la famiglia Tanner sta tentando disperatamente di nascondere. In cerca di risposte, la dottoressa rivolge quindi lo sguardo verso la madre, il patrigno e il fratellastro di Cassandra. A poco a poco, nel quadro apparentemente perfetto di quella famiglia come tante, Abby intuisce inquietanti crepe e indizi che conducono lungo una strada costellata di menzogne, inganni e tradimenti. Una strada che Abby sarà costretta a percorrere, se vuole salvare Emma…

OSCURI SEGRETI DI FAMIGLIA di Alex Marwood (8 marzo 2018)

TITOLO: Oscuri Segreti di Famiglia

AUTORE: Alex Marwood

GENERE: Thriller, Mistero

DATA DI USCITA: 8 marzo 2018

EDITORE: Newton Compton Editori

PAGINE: 386

PREZZO: 8,50 € / 2,99 € (eBook) 


TRAMA

“Chiedo scusa a tutti per l’email collettiva, ma ho disperatamente bisogno del vostro aiuto. La mia figlioccia, Coco Jackson, è scomparsa dalla casa della sua famiglia a Bournemouth nella notte tra domenica e lunedì 30 agosto, il fine settimana scorso. Coco ha tre anni.”

Quando la piccola Coco sparisce durante una festa di compleanno in famiglia, i media impazziscono. I suoi genitori, infatti, sono ricchi e influenti, così come gli amici che ospitavano nella loro casa al mare. Ma che cos’è successo davvero a Coco? Dodici anni dopo le persone presenti durante quella terribile notte si ritrovano per la prima volta riunite ancora, per celebrare il funerale del padre della bambina scomparsa. E i segreti del passato cominceranno gradualmente a riemergere.

Insomma, marzo si prospetta essere un mese coi fiocchi all’insegna del mistero.
Da un parte abbiamo la famiglia Tanner, dall’altra la famiglia Jackson, entrambe alle prese con la fitta rete di bugie e segreti che animano le fondamenta delle loro case, quattro mura tra le quali ogni figlio dovrebbe sentirsi protetto e accudito. Ma è sempre così? Cosa si cela davvero dietro alle sparizioni di Cassandra, di Emma e della piccola Coco?

Quale dei due romanzi vi ispira di più? “Oscuri Segreti di Famiglia” è stato apprezzato da autori del calibro di Stephen King  che del romanzo ha detto: “Spaventoso come l’inferno. Personaggi fantastici.” Personalmente ho un debole per i thriller psicologici, perciò sono più curiosa di leggere “L’Illusione della Verità”. È bastata la lettura della trama per far partire in quarta la mia mente criminologa!

Cosa ve ne pare? Vi piacciono i thriller? Personalmente li amo, anche se ultimamente è difficile trovare dei romanzi sul genere che mi prendano anima e corpo. Insomma, ormai abbiamo visto omicidi, serial killer, stalker e rapitori di ogni sorta e stupire e brillare per originalità diventa sempre più difficile. I thriller che mi hanno stupita e lasciato senza fiato li posso contare sulle dita di una mano, con Glenn Cooper che se ne sta appollaiato comodo comodo sul trono con il suo meraviglioso e spettacolare “La Biblioteca dei Morti”, seguito a ruota da Stephen King e Michael Crichton – ma d’altronde chi non li ama?
Mi dispiace un po’ di non poter inserire Patterson nella mia classifica, ma purtroppo finora non sono stata molto fortunata con i suoi libri. Volendo evitare quei romanzi da cui poi sono stati tratti i film – perché, avendo visto le trasposizioni, già conoscevo i finali – ho preferito puntare su altri che purtroppo non si sono rivelati all’altezza delle mie aspettative.  Spero in futuro di poter cambiare idea sul povero James. Si accettano consigli!

Se vi va, vi aspetto nei commenti.
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