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RECENSIONE “Il Negozio di Musica” di Rachel Joyce

Buongiorno cari lettori,
a settembre è tornata nelle librerie una delle autrici inglesi più amate e apprezzate di sempre, Rachel Joyce, con il suo nuovo romanzo “Il Negozio di Musica”, questa volta edito Giunti Editore. 

Spoiler: l’ho amato! Follemente!
Uno dei migliori romanzi di sempre, attualissimo nonostante l’ambientazione 80’s.

Siete pronti per questo viaggio all’insegna della musica?
Seguitemi 😉

TITOLO: Il Negozio di Musica

AUTORE: Rachel Joyce

GENERE: Narrativa romantica

DATA PUBBLICAZIONE: 12 settembre 2018

EDITORE: Giunti

PAGINE: 352

PREZZO: 14,90 € / 8,99 € (eBook) 


SINOSSI

Inghilterra, 1988. A Unity Street c’è un negozio di musica che vende vinili di ogni genere, colore e velocità, solo ed esclusivamente vinili. Il suo proprietario, Frank, ha un dono, una specie di sesto senso: chiunque entri nel suo negozio, qualunque sia la musica che cerca o lo stato d’animo in cui si trova, Frank sa leggere ciò che ha davvero nel cuore e consigliare la canzone di cui ha bisogno. C’è solo una persona di fronte alla quale il suo intuito si trova disarmato: la misteriosa donna dal cappotto verde che un giorno sviene proprio sulla soglia del negozio. Si chiama Ilse Brauchmann, è tedesca, ha un singolare talento per aggiustare le cose e vorrebbe delle lezioni di musica… Lezioni di musica? Frank non ha mai dato lezioni a nessuno e, del resto, ha rinunciato all’amore ormai molto tempo fa, la sua vita è perfetta così com’è. Eppure non riesce a nascondere l’emozione che prova specchiandosi in quegli occhi nero vinile. Ma che cosa ha portato Ilse in Inghilterra? Perché non toglie mai quei guanti scuri che coprono le sue mani? Che cosa nasconde nel suo passato? Mentre i negozi di Unity Street rischiano di chiudere uno dopo l’altro, Frank e Ilse dovranno fare i conti con cicatrici profonde, visibili e invisibili, e aprire finalmente i loro cuori. Prima che sia troppo tardi. Una favola contemporanea, un’ode al potere trasformativo della musica e dell’amore.

Sono sempre stata dell’idea che la musica non sia da considerarsi semplicemente come “qualcosa da ascoltare”. Non è solo un insieme di note che, disposte in una determinata sequenza, riproducono questo o quell’altro suono. La musica è un’esperienza da vivere a trecentosessanta gradi, una melodia  da inglobare dentro di sé attraverso ogni nostra singola capacità sensoriale.
Ebbene, credo di aver trovato qualcuno con cui condividere questa mia opinione.

“Il Negozio di Musica” ci ricorda che non è necessario ricorrere all’udito per sentire la musica. Rachel Joyce sa prendervi per mano e accompagnarvi tra gli spartiti delle sinfonie di Beethoven e i notturni di Chopin, tra gli accordi jazz di Miles Davis e i testi soul di Aretha Franklin, e il tutto senza l’ausilio di alcuno strumento. Sono bastate poche e semplici parole, accostate tra loro sulla pagina bianca con la stessa studiata maestria con cui le note musicali vengon fatte danzare tra gli spazi e i righi di un pentagramma.

A farci da guida in questo magico viaggio musicale è Frank, l’ordinario proprietario di un piccolo negozio di vinili in Unity Street. Frank non è un negoziante comune: ha un “dono”, una capacità innata di leggere l’animo delle persone e capire di quale canzone hanno bisogno in quel preciso momento della loro vita.

Frank non sapeva suonare, non era capace di leggere uno spartito, non aveva nessuna conoscenza pratica, ma quando si trovava di fronte a un cliente e lo ascoltava davvero, udiva una musica. Non una sinfonia vera e propria. Solo poche note; al massimo una melodia. E non gli capitava sempre, ma solo quando smetteva di essere Frank e si portava in uno spazio situato a metà strada.

Ma un giorno succede qualcosa di inaspettato: una donna tedesca col cappotto verde, di nome Ilse Brauchmann, sviene davanti alla porta del negozio di musica per poi scappare via in fretta e furia una volta ripresa conoscenza. La faccenda sarebbe già di per sé bizzarra ed insolita, ma il tutto si complica quando Frank si rende conto di non sentire alcuna musica levarsi da questa donna. Tutto ciò che sente ogni volta che la guarda è solo silenzio.
Ma chi è Ilse Brauchmann? Qual è la sua storia? Perché si trova in Inghilterra? E perché è svenuta? Ma soprattutto, perché Frank non riesce a leggere il suo cuore?

Il mistero che avvolge la figura di Ilse Brauchmann è uno dei punti cardine di questo romanzo, ciò che, a parer mio, trascina il lettore dalla prima all’ultima pagina. Chiariamo subito le cose: non stiamo parlando del capolavoro letterario del secolo. Questo libro non è privo di difetti. Lo stile di Rachel Joyce mi piace molto, è fresco e preciso, e a tratti ironico e umoristico, delicato e, per restare in tema, l’ho trovato molto musicale. Il problema risiede proprio nella storia che, purtroppo, fa un po’ fatica ad ingranare. Ho iniziato la lettura con grande entusiasmo ma, dopo l’incidente con Ilse davanti al negozio di musica e la sua successiva sparizione, tutta la mia euforia è andata scemando. Da quel momento in poi la lettura si è un po’, come dire, rallentata. Sia io che i negozianti di Unity Street siamo rimasti immobili, congelati nel tempo in attesa che succedesse qualcosa, che la giovane donna col cappotto verde si rifacesse viva. Rachel Joyce non è riuscita ad intrattenermi in quell’intervallo d’attesa che ha preceduto la ricomparsa in Unity Street di Ilse Brauchmann. Ma l’autrice non ci mette molto a riaggiustare il tiro ed ecco che il mio entusiasmo torna in fretta e furia a farsi vivo.

Come è scritto nella sinossi del romanzo, Ilse si ripresenta da Frank per chiedergli delle “lezioni di musica”. Ecco, dopo la prima lezione ho capito che, nonostante tutto, avrei follemente amato questo libro. Innanzitutto sono rimasta spiazzata nel rendermi conto che per “lezioni di musica” non si intendessero lezioni pratiche volte all’imparare uno strumento, cosa che io avevo erroneamente dedotto dopo aver letto la quarta di copertina. Infatti, Frank non ha alcuna conoscenza di questo tipo e non ha mai suonato nulla in tutta la sua vita.
Ma quindi cosa vuole esattamente Ilse da lui? Ebbene, ciò che la donna vuole è che Frank le racconti la musica.

Una volta che hai sentito Beata viscera non te lo dimentichi più. È solo un’unica voce umana, ma sembra di salire sul dorso di un uccello. Nel momento esatto in cui comincia, stai già volando. Ti porta su, ti riporta giù, e poi ti solleva così in alto che diventi una capocchia di spillo nel cielo. Ma se chiudi gli occhi e ascolti davvero, ti tiene al sicuro per l’intero percorso. Finché non ho ascoltato Beata viscera non avevo idea che gli esseri umani potessero essere così belli. Ogni volta che vedrai un uccello, ripenserai a questa musica.

La meraviglia di queste lezioni è qualcosa che potete capire solo leggendo il libro. Le parole di Frank, dalla prima all’ultima, mi hanno toccato irrimediabilmente il cuore. Frank parla di compositori, musicisti e cantanti, ci racconta aneddoti e retroscena della musica, ma soprattutto cerca di spiegarci il potere della musica, ciò che la giusta melodia è in grado di fare al cuore e all’anima delle persone, in particolare alla sua. Ma è la passione e il fervore con cui parla di questi argomenti che mi ha affascinata tanto. Più di una volta le sue parole mi hanno commosso.

Mi ritrovavo a leggere quei paragrafi con la stessa espressione in viso di Ilse Brauchmann che lì, seduta al tavolino della Teiera Cantante con il mento appoggiato sulle mani giunte, se ne stava in religioso silenzio incantata davanti ad un uomo che, senza volerlo, le stava aprendo il suo cuore nel modo più magico e commovente possibile. Non un evento da prendere sottogamba, comunque. Frank è un uomo un po’ burbero, un uomo grande e grosso che non vuole saperne nulla di amore e sentimenti. Ma la caratteristica principale che lo contraddistingue è la sua testardaggine e la caparbietà con cui continua imperterrito a difendere il vinile rifiutando di mischiare i suoi preziosi dischi con CD di plastica e cassette. Chissà quanti negozianti si sono trovati nei suoi stessi panni negli Ottanta, e fa sorridere il fatto che, ora, il vinile sia tornato di moda in modo tanto prepotente.

Qualche volta, quando un rappresentante si dimostrava particolarmente ottuso, Frank elencava tutti i motivi per cui i vinili erano meglio dei CD e delle cassette.
Non era solo per 1) la GRAFICA e le NOTE DI COPERTINA e 2) la possibilità di inserire una TRACCIA NASCOSTA, un breve messaggio inciso nell’ultimo solco. E neanche per 3) la ricchezza di mogano della QUALITÀ DEL SUONO. (Ma il suono dei CD era pulito, replicavano i rappresentanti. Non c’era rumore di superficie. Al che Frank rispondeva: «Pulito? Cosa c’entra la musica con la pulizia? Dov’è l’umanità nel pulito? La vita è piena di rumori di superficie! Volete ascoltare cera per mobili?») E l’importante non era nemmeno 4) IL RITUALE di controllare il disco prima di abbassare con cautela la puntina. No, l’elemento più importante di tutti era 5) IL VIAGGIO: il viaggio compito da un album da una traccia all’altra, con un intervallo a metà, quando dovevi alzarti e girare il disco per terminare l’ascolto. Col vinile, non potevi semplicemente rimanertene seduto lì come un sacco di patate. Dovevi MUOVERE IL CULO e PARTECIPARE.

Nonostante ciò che possa sembrare, questo libro non è un romance. Non ci troviamo davanti ad una storia d’amore, per lo meno non nel senso convenzionale del termine.  Non voglio raccontare troppo in modo da potervi lasciare il piacere di scoprire da soli la particolarità del sentimento che lega Frank e Ilse e, soprattutto, il modo in cui il loro rapporto si svilupperà nel corso della storia. Posso solo anticiparvi che non ci sarà nulla di melenso e sdolcinato al limite del diabete, nessuna situazione irreale e ai limiti dell’assurdo a cui ormai i romance ci hanno abituato.

Se dovessi scegliere una parola chiave per descrivere questo romanzo sicuramente sarebbe verosimiglianza. Insomma, potremmo tranquillamente trovarci davanti alla biografia di un negoziante dei tardi anni Ottanta. Rachel Joyce ci trascina in una realtà londinese che non è esattamente tra le più floride. Sono anni di cambiamento e di innovazione, la cultura di massa ha ormai invaso la società e i grandi centri commerciali stanno ormai soppiantando le piccole imprese. Uno dopo l’altro, i negozi in Unity Street sono destinati a soccombere alla grande distribuzione.

«Lo sai quanti clienti hanno avuto le pompe funebri ultimamente?»
«No, Maud.»
«Due. Due da dopo Natale. Cos’ha questa gente che non va?»
«Forse non muoiono più» propose Kit.
«Certo che muoiono. Solo che non vengono più qui. Vogliono le porcherie di High Street.»

Prima la fioraia, poi il panettiere… C’è solo da chiedersi chi sarà il prossimo. Il centro di tatuaggi della scorbutica Maud o le pompe funebri dei fratelli Williams? E quanto ancora riuscirà a sopravvivere il negozio di articoli religiosi di padre Anthony? Cosa ne sarà di Frank e dei suoi vinili ora che le vendite di CD stanno prendendo piede?

Quello che l’autrice ci presenta è uno spaccato di società che non fa sconti a nessuno. “Il Negozio di Musica” non è un libro che vuole illudere il lettore promettendo il “per sempre felici e contenti”. Anche la persona più ottimista del mondo sa riconoscere che la vita reale non è questo. Se avete l’impressione che le cose potranno solo peggiorare è perché peggioreranno, non c’è scusa che tenga. La vita non è una commedia romantica.

Se questo libro vuole insegnare qualcosa è che nella vita nulla ti viene regalato e che se vuoi qualcosa te lo devi guadagnare. Più che il valore della speranza è quello della perseveranza che “Il Negozio di Musica” vuole esaltare. Come diceva un certo Winston Churchill, “Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta”.

In definitiva, mi sento di consigliare “Il Negozio di Musica” a tutti, sia che siate degli appassionati di musica sia dei semplici ascoltatori fugaci: è pura poesia, un romanzo che sa parlare al cuore delle persone reali e trascinarle in un tornado di emozioni da cui non v’è scampo.

Ah, e come se non bastasse, “Il Negozio di Musica” racchiude in sé uno dei migliori incipit di sempre.
Non è una cosa che sono solita fare, ma in questo caso vi lascio qua una piccola e succulenta anteprima.
Enjoy 😉

C’era una volta un negozio di musica.
Dall’esterno sembrava un negozio qualunque, in una via secondaria qualunque. Non c’era insegna sulla porta. Niente dischi esposti in vetrina. Soltanto un poster fatto in casa attaccato al vetro. Ecco la musica di cui avete bisogno!!! Siete tutti benvenuti!! Vendiamo solo VINILI! Se trovate chiuso siete pregati di telefonare… Dopodiché bisognava tirare a indovinare, perché l’unico numero riconoscibile come tale era un 8, che però poteva anche essere un 3, seguito da due segni che sembravano triangoli e da alcuni, allegri punti esclamativi.
All’interno il negozio era strapieno. Scatoloni ovunque, tutti senza etichetta, carichi di dischi di ogni genere e velocità, dimensioni e colore. A destra della porta si trovava un vecchio bancone; sul fondo, ai lati di un giradischi, torreggiavano due cabine di ascolto simili ai mobili di una camera da letto. Dietro il giradischi sedeva il proprietario, Frank, una specie di orso bonario che fumava e metteva musica. Spesso il suo negozio era aperto la sera (e altrettanto spesso era chiuso la mattina): canzoni, un valzer di luci colorate, gente di ogni tipo che frugava tra i dischi.
Classica, rock, jazz, blues, heavy metal, punk. Purché si trattasse di vinili, non esistevano tabù e se spiegavi a Frank cosa volevi, o anche solo di che umore eri quel giorno, in pochi minuti ti trovava il brano giusto. Era un suo talento. Un dono. Sapeva di cosa gli altri avessero bisogno, anche quando loro non lo sapevano.
«Perché non provi questo?» diceva, scostando indietro i capelli castani e ribelli. «Ho una sensazione. Credo proprio che funzionerà…»
C’era una volta un negozio di musica.

4,5/5

RECENSIONE “In Ogni Stella Nascosta” di Vanessa Sobrero

Buongiorno miei cari lettori.
È con immenso orgoglio che sono qui ad annunciarvi la pubblicazione di “In Ogni Stella Nascosta” di Vanessa Sobrero, un libro che tutti gli amanti del vintage, di Elvis, delle gonne a ruota e del Rock n Roll vorranno avere nelle proprie librerie personali!

Ho avuto l’opportunità di leggerlo in anteprima e recensirlo per voi, perciò, se siete curiosi, non dovete far altro che continuare a leggere!

TITOLO: In Ogni Stella Nascosta

AUTORE: Vanessa Sobrero

GENERE: Romance, Commedia romantica

DATA PUBBLICAZIONE: 26 maggio 2018

EDITORE Self-Publishing

PAGINE: 380

PREZZO: 12,50 € / 2,99 € (eBook) – Offerta lancio: 1,99 € fino al 28 giugno 2018


SINOSSI

Dietro il grigiore cittadino, Milano nasconde un cuore romantico e retrò come un film con Audrey Hepburn.
Cecilia lo scopre una sera d’autunno a una festa anni Cinquanta, dopo essersi trasferita in città per studiare alla NABA. È una ragazza dolce e ironica, inghiottita dalla monotonia universitaria.
Alex è il dj del Rockabilly Fest, un uomo adulto, arrogante, che rifugge le relazioni come fossero whisky scadente.
Tra le strade di una Milano romantica, gonne a vita alta e musica rock and roll, riuscirà Cecilia a fare sciogliere il cuore testardo di Alex?

Una Milano rock in bianco e nero fa da sfondo ad una storia d’amore dolcissima che fa sospirare e battere il cuore fin dalla prima pagina.

Cecilia è una studentessa universitaria allo sbando di appena ventun anni, mentre Alex è un affascinante uomo di trentacinque anni con una solida carriera avviata nel campo musicale. Non potrebbero essere più diversi di così, apparentemente. Ma se pensate che l’unica cosa ad accomunarli sia la città di residenza vi sbagliate di grosso! Un venerdì sera, il destino – che porta il nome di Letizia – è sceso in campo e ha scovato quella grande passione in comune, l’unica con il potere di avvicinarli e di fare da tramite tra due generazioni tanto distanti l’una dall’altra: gli anni Cinquanta.
Già, perché Alex altri non è che il famoso dj – nonché fondatore –del celebre Rockabilly Fest, la serata a tema 50s che durante i weekend riporta i locali di tutta Italia indietro nel tempo, all’epoca dei Beatles e della brillantina, del twist e del rock n roll.

Sarà proprio ad una di queste serate che lo sguardo di Cecilia si poserà per la prima volta sulla figura alta ed elegante di Alex Grimaldi. E come resistere al suo fascino maturo da bello e dannato?

Quando inchiodò lo sguardo nel mio, l’Esplora Risorse del mio sistema nervoso centrale smise di rispondere e andò in arresto. Visualizzai la scritta: “L’applicazione Cervello non risponde, chiudere?”. Rimasero attive solo le informazioni base, come il mio nome, il Padre Nostro e le poche canzoni che sapevo a memoria.

D’altro canto, anche la giovane Cecilia Abis non è passata inosservata agli occhi del bel dj. Peccato per quell’unico, piccolissimo ed insignificante dettaglio: la differenza di età.

Riusciranno Alex e Cecilia a trovare un punto di incontro e ad abbattere quei tredici anni che si frappongono tra loro e che, con prepotenza, minacciano la loro relazione?

Sto per dire una cosa che dico molto raramente, in particolare per quanto riguarda i romanzi d’amore, ma che in questo caso mi sento di urlare a gran voce: alla sua età, e con appena un paio di romanzi all’attivo, Vanessa Sobrero può vantare un vero e proprio timbro stilistico, uno stile personale ed inimitabile, peculiarità che solo i migliori scrittori possiedono.

Nella realtà editoriale italiana contemporanea, ci sono molti, forse troppi, autori che non sono né carne né pesce, come si suol dire. In questo vasto mondo che vanta migliaia di scrittori anonimi e senza alcun tipo di spessore, Vanessa Sobrero ha saputo affermarsi ed elevarsi grazie al suo stile unico ed inconfondibile.

Ci sono libri che seppur scritti da Pincopanco, potrebbero in realtà essere stati scritti da Pancopinco e non farebbe alcuna differenza. Non è questo il caso di “In Ogni Stella Nascosta” e nemmeno del suo romanzo d’esordio, “Tra Mille Baci d’Addio”. Vanessa non si limita a raccontare delle storie. Ci trascina nel suo mondo, ci rapisce anima e corpo e può farlo solo perché anche lei ha disseminato pezzi della propria anima e del proprio corpo tra quelle stesse pagine. Ogni sua parola porta con sé un’impronta unica ed inimitabile. La sua firma è l’ironia, quella capacità che solo lei ha di sdrammatizzare anche l’evento più triste con battute leggere che non appaiono mai fuori luogo o inappropriate. Capita spesso di ritrovarsi a ridere e piangere a dirotto contemporaneamente.

Se dovessi trovare un’unica parola per descrivere il lavoro di Vanessa userei “originalità”, e non solo in riferimento al suo stile ma, più in generale, alla storia in sé.
Nonostante alcuni elementi potrebbero indurvi a pensare di trovarvi davanti alla classica storiella romantica caricata di cliché a non finire, vi assicuro che non è così.

Cominciamo da loro, i protagonisti: in un mondo governato dagli eserciti di Anastasia Steele e Christian Grey, Cecilia e Alex si differenziano per originalità, lasciando dietro di sé una scia di freschezza e novità da me tanto agognata. Lei non è la personificazione della Santa Vergine Maria e lui non è un maniaco sessuale aka bad boy assatanato. Vanessa ha fatto davvero un ottimo lavoro di caratterizzazione, sia per quanto riguarda i protagonisti sia per quanto riguarda le “comparse”, amici o familiari che siano.

Cecilia è una giovane donna, un ragazza un po’ insicura in cui molte di noi penso possano immedesimarsi con facilità. Frequenta l’ultimo anno di università e non ha alcuna idea di cosa la vita abbia in serbo per lei. Di sicuro non si aspettava che il destino la mettesse sulla stessa strada di un certo dj trentacinquenne di nome Alex Grimaldi.
Alex si discosta dai soliti protagonisti maschili stereotipati. Come ogni personaggio verosimile che si rispetti, anche lui ha i suoi difetti: è vanitoso e a tratti arrogante ed è leggermente egocentrico. Ha un guardaroba che farebbe invidia a moltissime donne, ben rifornito di completi eleganti, gilet e cravatte – e vestaglie di dubbio gusto probabilmente appartenute a Hugh Hefner. Ma, nonostante l’aria da bello e dannato, Alex Grimaldi è un gentleman d’altri tempi, un uomo gentile e premuroso. Ha paura dell’amore, paura di rimanere scottato, vittima di una cocente delusione, soprattutto se dall’altra parte c’è una “ragazzina” di vent’anni – una ragazzina che è stata capace di rubargli cuore e anima.

Volevo riempire i suoi occhi di bellezza, voleva riconquistare la sua fiducia a suon di tramonti e arte, volevo farle capire che m’importava di lei e delle sue passioni, in modo da convincerla che era lei l’unica opera d’arte che volevo vedere.
L’unica che meritava davvero di essere vista.

Nonostante la differenza d’età sia un cliché particolarmente abusato, Vanessa ha saputo rimodellarlo e trasformarlo in qualcosa di nuovo. Insomma, nessuno – a parte Alex – si fa venire particolari paturnie a causa di quei tredici anni che intercorrono tra loro – nemmeno i genitori di Cecilia. Non è una storia alla “Scusa se ti Chiamo Amore”, per dirne una, in cui i protagonisti tentano di tenere la relazione ad un certo livello di segretezza perché “ai miei genitori viene un infarto se lo scoprono”.

La differenza d’età non appare come un “peso”, un ostacolo insormontabile. È un mondo nuovo quello in cui vivono Alex e Cecilia, un mondo moderno e di larghe vedute in cui l’amore non ha età. Alex tentenna, ha dei dubbi riguardo a questa relazione e si pone delle domande, ma non per i tredici anni anagrafici che li distanziano, ma piuttosto per i tredici anni generazionali. Alex ha paura che Cecilia sia troppo immatura, che non sia pronta per una relazione stabile e tutto quello che essa comporta e che, alla sua età, cerchi qualcosa di più “occasionale”, leggero e spensierato.

È stato bello assistere alle mirabolanti imprese in cui Cecilia si diletta per convincere Mr. Grimaldi di avere tutte le carte in regola per diventare la donna della sua vita.

«Tu lo conosci da più tempo, cosa posso fare per riconquistare la sua fiducia?»
[…] «Uhm, vediamo…» Sembrò pensarci su, assumendo un’espressione concentrata che lo faceva sembrare un cucciolo di cane. «Dovresti fare qualcosa di eclatante, qualcosa che richieda un grande sforzo e che dimostri quanto ci tieni a lui. Tipo…»
«Tipo?»
«Tipo resuscitare Elvis.»

Ma tornando a parlare di originalità…

In questo romanzo si respira un’atmosfera che raramente ho trovato in altri libri. Sto parlando degli anni Cinquanta, naturalmente!

Ultimamente siamo stati invasi dai revival degli anni Ottanta, soprattutto, ma anche degli anni Novanta. Io sono una persona molto nostalgica, penso spesso con malinconia agli anni passati, ma, devo ammetterlo, questa moda degli 80s e dei 90s mi aveva un po’ stufata. Quindi non potete capire la mia gioia nel leggere un romanzo che riporta in auge i magici 50s! Certo, “In Ogni Stella Nascosta” non è ambientato negli anni Cinquanta, ma, per quasi tutto il romanzo, l’atmosfera che si respira è quella. Dagli outfit ai balli alla musica fino all’arte e alla fotografia. Tutto urla 50s!

E poi Milano! Ah, che meraviglia!
Vanessa ama la sua città e si vede! Mette tutto il suo amore e la sua passione tra le sue pagine, nelle sue descrizioni. È quasi come se “In Ogni Stella Nascosta” fosse una dedica speciale a Milano, un inno alla sua bellezza “nascosta”.

Milano era una casa da scoprire, da amare, da vivere. Per poterla apprezzare, dovevi guardare dietro gli angoli, dentro i giardini nascosti; dovevi guardare le decorazioni consunte dei palazzi storici e la geometria severa dei mostri d’acciaio che tagliavano il cielo. Dovevi guardarti intorno per vederla e quando alzavi finalmente lo sguardo riuscivi a capire che era una città segreta, una città per pochi.
Milano non si faceva vedere, ti chiedeva di scoprirla, di assaggiarla, di camminare le sue strade fino a farti male; ti chiedeva un sacrificio per farsi conoscere e io, anche se ancora non lo potevo sapere, ero pronta a conoscerla, a farmi amare e ad amarla. Era la città dove la vita diventava caotica, turbolenta e il cuore batteva più forte. La chiamavano Sindrome di Stendhal: “Quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti e i sentimenti appassionati” ed era così che mi ero sentita quel giorno, ma non era stata una città o un’opera d’arte a stordirmi il cuore.
Era stato un uomo.

Le sue descrizioni sono così vivide che sembra quasi di trovarsi realmente lì, a mangiare risoelatte insieme ad Alex e Cecilia o a passeggiare accanto a loro sui Navigli.

Come ho detto, Vanessa ci trascina tra le sue pagine. Il lettore si ritrova a vivere la storia tra Alex e Cecilia sulla sua stessa pelle, se la sente scivolare dentro, fino al cuore.

Vanessa Sobrero ha compiuto una vera e propria magia ed io la ringrazio per avermi regalato così tante emozioni che, ne sono sicura, mi rimarranno nel cuore per ancora molto molto tempo.

E se anche voi siete alla ricerca di una storia d’amore originale, capace di farvi sognare ad occhi aperti, allora “In Ogni Stella Nascosta” è il libro che fa per voi!

5/5

COVER REVEAL “In Ogni Stella Nascosta” di Vanessa Sobrero

Buongiorno cari lettori!

È per me un piacere essere qui, oggi, per mostrarvi in anteprima la cover di un romanzo molto speciale e a cui sono legata in modo particolare.

Si tratta di “In Ogni Stella Nascosta” di Vanessa Sobrero, giovane e talentuosa autrice di cui già vi avevo parlato poco meno di un mese fa, quando condivisi con voi la mia recensione – QUI – al suo romanzo d’esordio, “Tra Mille Baci d’Addio”, edito Les Flaneurs Edizioni.

In quell’occasione, vi raccontai di come io e Vanessa ci siamo conosciute, qualche tempo fa, grazie alla piattaforma digitale Wattpad dove lei condivide i suoi racconti sotto lo pseudonimo di @agathabrioches. Quello che non sapete è che fu proprio grazie a “In Ogni Stella Nascosta” e alla sua Rockabilly Fest Series che avvenne il colpo di fulmine.

Potrete quindi capire la mia emozione nel vedere questo romanzo spiccare il volo, abbandonare il mondo amatoriale di Wattpad per approdare finalmente dove davvero si merita di stare, ovvero sugli scaffali delle nostre librerie!

Ma bando alle ciance!

Che cover reveal sarebbe senza cover?

Fate largo, gente!
“In Ogni Stella Nascosta” sta per scendere in pista in tutta la sua accecante bellezza!

TADAN!

Non so voi ma io la adoro! Il cielo stellato, i colori caldi e così confortanti e quella stella che contorna il titolo… Non so che altro dire se non che è perfetta!

In più vorrei mostrarvi in anteprima il frontespizio del libro perché è una vera chicca che mi ha lasciata senza fiato per la sua particolarità:

Ditemi se non è una meraviglia!

Adoro la grazia e la passione con cui Vanessa ha curato il proprio romanzo in ogni più piccolo dettaglio.  

Ed ora qualche piccola informazione per voi:

TITOLO: In Ogni Stella Nascosta (Rockabilly Fest Series, #1)

AUTORE: Vanessa Sobrero

DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 maggio 2018

GENERE: Romance, Commedia romantica

EDITORE: Self-Publishing

PAGINE: 380

PREZZO: 12,50 € / 2,99 € (Offerta lancio: 1,99 € fino al 28 giugno 2018)

SINOSSI

Dietro il grigiore cittadino, Milano nasconde un cuore romantico e retrò come un film con Audrey Hepburn.
Cecilia lo scopre una sera d’autunno a una festa anni Cinquanta, dopo essersi trasferita in città per studiare alla NABA. È una ragazza dolce e ironica, inghiottita dalla monotonia universitaria.
Alex è il dj del Rockabilly Fest, un uomo adulto, arrogante, che rifugge le relazioni come fossero whisky scadente.
Tra le strade di una Milano romantica, gonne a vita alta e musica rock and roll, riuscirà Cecilia a fare sciogliere il cuore testardo di Alex?

Oltre ad averlo letto a suo tempo su Wattpad, ho avuto l’occasione di rileggere il romanzo nella sua versione definitva durante quest’ultima settimana in super anteprima. Ora non vedo l’ora di condividere con voi il mio pensiero, ma per questo dovrete aspettare il 28 maggio!

Nel frattempo posso dirvi che vi innamorerete inesorabilmente della genuinità e della tenera goffaggine di Cecilia, ma soprattutto, vi prometto che sarete conquistati dall’affascinante Alex Grimaldi e dai suoi modi da gentleman d’altri tempi.

“In Ogni Stella Nascosta” è un romanzo magico, capace di riportare indietro le menti e i cuori ai meravigliosi anni Cinquanta.
Perciò armatevi di gonne a ruota a brillantina: il Rock’n’Roll vi aspetta!

SEGNALAZIONE “Non Giurare Sulla Luna” di Chiara Rametta

Buongiorno lettori,
oggi voglio segnalarvi il romanzo d’esordio di una giovane autrice italiana, “Non Giurare Sulla Luna” di Chiara Rametta.

I più attenti e appassionati letterati di voi avranno sicuramente colto il non tanto casuale riferimento a Shakespeare. Dico non tanto casuale perché la storia è ambientata nientepopodimeno che nella romantica Verona, teatro della più famosa tragedia di tutti i tempi, “Romeo e Giulietta”, opera da cui è tratta la famosa citazione che fa da titolo al romanzo di Chiara – “Non giurare sulla luna, questa incostante che muta di faccia ogni mese, nel suo rotondo andare!”

Proprio come per Romeo e Giulietta, la bella Verona fa da sfondo alla storia d’amore tra Annabelle e Giacomo, muta testimone di un giovane amore che si consuma tra le sue vie pittoresche.

Ma “Non Giurare Sulla Luna” è molto più che una semplice storia d’amore. Chiara Rametta ci parla di una piaga sociale sempre molto attuale, un problema che ha afflitto ragazzi e ragazze di ogni epoca: il bullismo. Ragazzine che vengono derise se non indossano abiti all’ultima moda e ragazzini che vengono bollati come “sfigati”, e magari picchiati, perché preferiscono passare le domeniche chini sui libri invece che a correre dietro ad un pallone.

Attraverso lo speciale rapporto tra Annabelle e il piccolo Tommy, Chiara mette nero su bianco quello che la società di oggi è diventata, una giungla mediatica in cui tutto ciò che conta è apparire e si interroga alla ricerca di una via d’uscita, un modo per eliminare, una volta per tutte, l’attitudine ad associare la parola “sbagliato” alla parola “diverso”.

TITOLO: Non Giurare Sulla Luna

AUTORE: Chiara Rametta

DATA DI PUBBLICAZIONE: 2 maggio 2018

GENERE: Narrativa rosa

EDITORE:  Lettere Animate

PAGINE: 216

PREZZO: 13,00 € / 2,99 € (eBook) 


SINOSSI

Cosa succederebbe se il passato tornasse a condizionare il tuo presente?

Genitori assenti e separati, pochi amici, ma buoni; Annabelle sta per affacciarsi nel mondo degli adulti e ha capito che il liceo è una dura palestra di vita, dove solo il più forte e sfrontato vincerà. Conta i giorni e le ore che la separano dalla sua nuova vita. Ma qualcosa di imprevedibile mescolerà le carte in tavola. Nello scenario di un Verona romantica, tra versi di Shakespeare e dipinti seicenteschi, conoscerà Giacomo, per gli amici James. Sembrerebbe essere perfetto se non fosse per il grande segreto che nasconde. Ma la vita di Annabelle si intreccerà con quella di Tommy, un ragazzino vittima di bullismo. Tutto prenderà un piega inaspettata e Annabelle si troverà a fare i conti con i demoni del suo passato, che hanno condizionato il suo percorso liceale. È davvero possibile distinguersi dalla massa?

A questo link potrete inoltre trovare i primi capitoli della storia.
In alternativa, vi lascio qui di seguito un breve estratto:

Erano in cinque. Il più alto, dalla chioma rossiccia, teneva alzato con il braccio uno zainetto, agitandolo e svuotandolo. Penne, libri, quaderni. Tutti buttati lì a terra.

Gli altri ridevano.

Erano delle risate assordanti. Stridule, diaboliche.

Il più robusto di tutti aveva un cellulare in mano, stava riprendendo la scena. Quando il “capo” della gang diede un calcio ai libri per toglierli di mezzo e farsi spazio, riuscì a vederlo.

Un ragazzino magrolino, con una polo bianca e gli occhiali. Era a terra.

Quel mostriciattolo lo afferrò per la maglia. «Così la prossima volta impari a non farci i compiti!» con la stessa forza lo respinse a terra.

Tenevo i pugni stretti. Sentivo il viso andarmi a fuoco. No. Non poteva succedere di nuovo.

Empatia. Ecco cosa provavo. Un forte senso di empatia. Conoscevo quella sensazione. La derisione. Il disprezzo.

È sempre facile prendersela con i più deboli. È sempre facile essere “spavaldi” in branco. Non potevo restare con le mani in mano, non stavolta.

Scesi dal marciapiede facendomi vedere dal branco. Camminai nella loro direzione, a testa alta e con portamento sicuro. Neanche per un secondo mi balenò in mente l’idea che qualcuno di quei balordi potesse farmi del male. Avranno avuto circa quattordici anni a testa.

Il ragazzo dagli occhi blu fece cenno con il capo al boss della gang, di andare. Si alzò una voce acuta, “forza andiamo”. Camminavano con passo svelto nella direzione opposta, ignorando il compagno a terra.

Classe 2000, Chiara vive in provincia di Siracusa, dove frequenta l’ultimo anno di liceo. Vorrebbe iscriversi alla facoltà di giornalismo ed editoria. Dal 2016 gestisce il suo blog letterario “Living among the books”, per lei è stato un percorso di grande crescita che l’ha portata ad avvicinarsi al mondo dell’editoria e a confrontarsi e conoscere tantissimi blogger e lettori. Le sue materie preferite sono storia dell’arte e psicologia, mentre il libro del cuore è Il ritratto di Dorian Gray. Ma un’altra grande passione è la fotografia.

ANTEPRIMA “Al Mattino Stringi Forte i Desideri”, il romanzo d’esordio di Natascha Lusenti

Natascha Lusenti, giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica, è l’autrice di “Al Mattino Stringi Forte i Desideri” edito da Garzanti, il suo romanzo d’esordio che uscirà in tutte le librerie a partire dal 10 maggio.

TITOLO: Al Mattino Stringi Forte i Desideri

AUTORE: Natascha Lusenti

GENERE: Narrativa

DATA PUBBLICAZIONE: 10 maggio 2018

EDITORE:  Garzanti (Narratori Moderni)

PAGINE: 280

PREZZO: 14,96 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Emilia è ferma davanti al grande palazzo. Con lei ha solo poche valigie e i suoi due adorati gatti. Dopo aver perso il lavoro e le redini della sua vita, è lì per ricominciare. Da una nuova casa e da nuovi inquilini di cui fare la conoscenza. Ma l’accoglienza che riceve non è quella che si aspettava. Nessuno sembra badare a lei, nascosta dietro una frangetta. Eppure Emilia decide che è il momento di spazzare via le insicurezze, stanca delle fredde frasi di circostanza. L’unico modo per cambiare la situazione è cercare di colpire la curiosità di chi passa davanti alla bacheca del condominio. Proprio lì Emilia appende ogni giorno poche righe in cui racconta le sue sensazioni, i suoi ricordi, le sue speranze. Senza rivelarsi. Spera ci sia qualcuno che condivida i suoi pensieri, che possa sentire il bisogno di risponderle. Ma così non è. Fino al giorno in cui trova vicino al suo biglietto una figurina da bambini. Non ha idea di chi possa essere stato, ma tutti gli indizi portano a quel bambino che ha sempre un libro in mano, con la maglietta di Star Wars e con un padre troppo impegnato al telefono. Sarà lui il suo primo amico nel palazzo. E poi, piano piano, Emilia si avvicina a tutti gli inquilini. Anche se non è facile insegnare al cuore a fidarsi di nuovo. Anche se non è facile esprimere i propri desideri e condividerli. Emilia scopre che bisogna tenerli stretti per non farli volare via.

Inutile dire che non vedo l’ora di leggere questo libro che si prospetta essere di una dolcezza e di una delicatezza incredibile. Messaggi dal cuore per i cuori; pensieri, emozioni e sensazioni che diventano il tramite della conoscenza di due persone ― o forse dovrei dire di due anime.

Voi sareste in grado di farlo? Condividere la parte più intima di voi stessi con dei perfetti estranei? Personalmente non credo che ne sarei capace, essendo io una persona molto riservata ed introversa. Come Emilia si nasconde dietro alla sua frangetta, io mi nascondo sotto la mia cascata di ricci.

“Al Mattino Stringi Forte i Desideri” è un romanzo di crescita personale, una storia di amicizia e di rinascita che insegna al lettore ad usare i rapporti umani come mezzo per ritrovare se stessi.

Che dite? Lo leggerete?

Ditemi che non sono l’unica che si è perdutamente innamorata di questa trama e, soprattutto, di questo cover!

Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!

RECENSIONE “Tra Mille Baci d’Addio” di Vanessa Sobrero

Buongiorno cari lettori!
Oggi voglio rivolgermi in particolare alle lettrici, alle quali voglio consigliare vivamente la lettura di “Tra Mille Baci d’Addio” di Vanessa Sobrero. 

Ho avuto il piacere, e l’onore, di conoscere Vanessa un anno fa – mese più, mese meno – tramite la piattaforma digitale Wattpad, dove scrive e condivide i suoi romanzi sotto il nome di @agathabrioches. Tra me e i suoi libri è stato amore a prima vista e tra poco capirete il perché.

“Tra Mille Baci d’Addio” è il suo romanzo d’esordio, il suo primo piccolo grande passo nel vasto mondo dell’editoria italiana.

TITOLO: Tra Mille Baci d’Addio

AUTORE: Vanessa Sobrero

GENERE: Romance

DATA PUBBLICAZIONE: 17 dicembre 2017

EDITORE: Les Flâneurs Edizioni

PREZZO: 14,27 € / 2,99 € (eBook)  –  Gratis per gli abbonati Amazon Kindle Unlimited


TRAMA

Milano, una notte come tante altre, la solita discoteca e una folla di infinite persone.
Quando Veronica esce con le sue amiche, ancora non sa che quella serata segnerà l’inizio della storia che sconvolgerà la sua vita. Non sa che quel cambiamento ha un nome: G.
Una sola lettera che diventa una maledizione, un ragazzo dalle mani calde e il cuore di ghiaccio che le fa spazio tra le sue lenzuola ma non nella sua vita.
Veronica lo cerca disperatamente, anche quando sembra irraggiungibile, anche quando fa più male che bene. Non ne può fare a meno, perché in lui vede l’amore che ha sempre desiderato.
Riuscirà G a darle quello di cui ha bisogno, oppure lei dovrà trovare il vero amore dentro se stessa?

Alzi la mano chi nella vita ha provato, almeno una volta, il dolore che provoca un amore non corrisposto.

Che rumore fanno i cuori che si rompono?
Sono muscoli, non ossa, non dovrebbero fare rumore, eppure lo avevo sentito.
Un boato intenso.

Un suono che faremmo volentieri a meno di conoscere, tanto allettante quanto la possibilità di poter vedere un Thestral. Ma se, come V, anche voi avete avuto l’immenso piacere di essere privati della vostra beata ignoranza, allora siete già a buon punto per calarvi nel mood che la lettura di “Tra Mille Baci d’Addio” richiede. Fate una bella scorta di fazzolettini e mettetevi comodi.

Questa non è una storia d’amore.
Questa storia è un insieme di parole.
Queste parole sono i milioni di pezzi in cui è stato spezzato il mio cuore.
E qui io ve li dono, nella loro imperfezione.
Abbiatene cura.

Questa non è una storia d’amore. Questa è una storia di dolore, di illusioni e cuori calpestati. È una storia di consapevolezza, di coraggio e di rinascita. Questa è la storia di V.

Tutto inizia in una serata di gennaio come tante – “Gennaio, con la G” –, un venerdì come altri, la solita discoteca. Veronica nota un ragazzo “dimenarsi come un polipo imbizzarrito” tra la folla ed è subito amore. G è bellissimo, con i suoi occhi chiari e quel sorriso capace di rischiarare persino la notte più buia. Eppure si sa, anche il diavolo indossa una faccia d’angelo e V è destinata a scoprirlo presto.

Gli uomini dovrebbero andare in giro con un cartello di pericolo appiccicato alla fronte, o per lo meno dovrebbe essere d’obbligo aggiungere la frase  “non sono in cerca di una storia seria” ai riti di presentazione. Per un’inguaribile romantica come Veronica, G rappresenta senza ombra di dubbio il peggior prototipo di uomo: scostante, enigmatico, perennemente indeciso ed emotivamente instabile. Ma V non è sciocca, è consapevole che continuando a frequentarlo sta in realtà scavando lentamente la fossa del proprio cuore, culla eterna della propria dignità. V si annulla completamente per un uomo che in lei non vede nulla più che un corpo, semplice carne e nient’altro.

Oscillavo come un peschereccio nel mare in tempesta, tra l’incanto dell’illusione e la fredda consapevolezza di quanto fosse impossibile per me essere amata. Ero a pezzi prima di incontrarlo e ora riusciva a farmi sentire come se fossi di nuovo intera, ma era solo uno splendido trucco di magia destinato a svanire.
Mi ero avvicinata a una stella meravigliosa e lucente, affascinata e accecata dal suo calore, ma era una supernova pronta a esplodere e sapevo che sarei rimasta distrutta e ferita nella deflagrazione, eppure lo feci lo stesso: la sfiorai.”

L’amore non corrisposto fa male, dannatamente male, e Vanessa è stata bravissima a trasferire quel dolore nero su bianco. Invidio il suo coraggio, quel coraggio di aprire cuore e anima in questo modo, di donare tutta se stessa, le proprie fragilità e le proprio insicurezze alla carta, ai lettori, a noi.

Per questo motivo, ciò che ho apprezzato più di tutto è stata l’onestà, la spietatezza nell’esprimere le sue verità, la realtà dei fatti e dei sentimenti. La vita vera non è una favola e il principe azzurro non esiste. Vanessa non cerca mai, neanche una volta, di indorare la pillola e di far sembrare che tutto questo mal d’amore possa essere anche solo un minimo sopportabile perché sarebbe una bugia, la più grande – “l’amore spacca il cuore.”

Come poteva, l’amore, una cosa così bella e pura, fare così tremendamente male?

“Tra Mille Baci d’Addio” è un romanzo doloroso, non ve lo nascondo; ti penetra nelle carni fino a scavarti le ossa. Quando ho chiuso l’ultima pagina ho avuto bisogno di un momento – un lunghissimo momento – per elaborare e capire come gestire le mille emozioni che la lettura aveva scatenato in me. Dovrebbe essere riconsiderato come Manuale per i Cuori Infranti.

Vanessa ripercorre tutte le fasi dell’amore e il percorso di guarigione che ogni cuore a pezzi deve intraprendere per poter guarire. Ma una persona spezzata non sarà mai più la stessa, ed è questo il messaggio più importante che Vanessa vuole veicolare: sono le nostre esperienze, belle o brutte che siano, a fare di noi ciò che siamo. Come diceva Raf, “se hai amato era amore e non è mai un errore”.

L’esperienza con G ha cambiato Veronica, ma l’ha fatto in meglio. Le ha aperto gli occhi e l’ha fatta crescere. Non puoi dire di essere donna fino a quando non abbandoni l’idea del “e vissero per sempre felici e contenti”.
E, soprattutto, G l’ha aiutata a prendere piena consapevolezza di sé. Prima di conoscerlo, V era una ragazza insicura che sentiva di avere bisogno di un uomo al proprio fianco per sentirsi completa.

C’è una poesia di Rupi Kaur, una delle mie preferite, che recita così:
“Non voglio averti
per riempire i vuoti in me
voglio essere piena già di mio
voglio essere così completa
da poter illuminare una città intera
e dopo
voglio averti
perché noi due messi insieme
potremmo incendiarla.”

L’amore, quello vero, è questo. Come puoi pretendere di conoscere un’altra persona se in primis non hai mai imparato a conoscere te stesso?
La vera felicità risiede dentro ognuno di noi e non deve essere ricercata in un’altra persona ed è questa la lezione che Veronica ha appreso, anche se nel modo più doloroso.

Non aspettatevi una storia d’amore “acrobatica”, di quelle ricche di colpi di scena eclatanti e drammi alla Nicholas Sparks – piuttosto potreste ritrovarvi ad assistere a qualche pedinamento da stalker e folli appostamenti da rasentare la denuncia. Come vi dicevo, “Tra Mille Baci d’Addio” è una storia reale che parla di vita vera.
L’impronta di questo romanzo è molto introspettiva – cosa che io amo! Si potrebbe dire che sia una sorta di diario che documenta e registra la crescita emotiva di una donna, che in questo caso è V ma che potrebbe essere benissimo ognuna di noi.

Se non l’aveste ancora capito, sono entrata in profonda empatia con la protagonista. Ho raccolto tutte le sue lacrime, una per una, e le ho fatte mie. Buona parte del merito va senza dubbio allo stile di Vanessa, così diretto e semplice, di un’eleganza a dir poco poetica.

Come me, immagino che molte altre donne riusciranno a rivedere un po’ di se stesse tra queste pagine. Immedesimarsi in Veronica è tremendamente facile. Ognuna di noi ha avuto un G nella propria vita, un uragano che in un attimo ha spazzato via l’illusione delle fiabe.
È per questo motivo che consiglio la lettura di “Tra Mille Baci d’Addio” a tutte le donne, a chi questo dolore lo ha provato, ma soprattutto a chi, in questo momento, ci è dentro fino al collo. Chissà che la storia di Veronica possa esservi d’aiuto.

Per quanto abbia amato il romanzo di Vanessa Sobrero, non mi sento di dare cinque stelle piene a “Tra Mille Baci d’Addio”. Come ho detto, come esordio è una bomba – di emotività, soprattutto – ma una piccola critica devo muoverla: la storia manca di contorno. La “troppa” – per me non è mai troppa – introspezione  ha lasciato poco spazio per approfondire altri aspetti di cui un po’ ho sentito la mancanza. Ammetto che mi sarebbe piaciuto conoscere le amiche di V – degli amici di G posso anche fare a meno invece –, quelle amiche che l’hanno sostenuta e aiutata nel momento del bisogno. Avrei voluto poterle apprezzare di più, tutto qua, così come avrei voluto avere maggiori dettagli e descrizioni delle spettacolari città che fanno da sfondo alle vicende di V, Milano in primis.

Per il resto, “Tra Mille Baci d’Addio” è un ottimo romanzo d’esordio per Vanessa Sobrero, alla quale auguro la carriera lunga e splendente che si merita.

Donne  di tutto il mondo, fidatevi di me e correte ad acquistare questo libro. Non ve ne pentirete!

E se solitamente vi piace avere un sottofondo musicale mentre leggete e se, soprattutto, siete pronte ad annegare nello struggimento assoluto, vi informo che su Spotify potete trovare la playlist “Tra Mille Baci d’Addio – Playlist Integrale” pronta ad accompagnarvi in questo doloroso e straziante percorso.

4.5/5

RECENSIONE “Wintersong” di S. Jae-Jones

Carissimi lettori,
non vedevo l’ora di condividere con voi il mio pensiero a proposito di questo libro che mi ha regalato tante emozioni inaspettate e bellissime. Sto parlando di “Wintersong” di S. Jae-Jones, un libro che non vedevo l’ora di leggere e che, fortunatamente, non ha deluso le mie aspettative.

TITOLO: Wintersong

AUTORE: S. Jae-Jones

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 26 ottobre 2017

EDITORE: Newton Compton Editori  (Vertigo)

PAGINE: 448

PREZZO: 8,50 € / 3,99 € (eBook) 


TRAMA

È l’ultima notte dell’anno. Ora che si sta avvicinando l’inverno, il Re dei Goblin sta per partire alla ricerca della sua sposa… Per tutta la vita, Liesl ha sentito infiniti racconti sul bellissimo e pericoloso Re dei Goblin. È cresciuta insieme a quelle leggende che hanno popolato la sua immaginazione e ispirato le sue composizioni musicali. Adesso è diventata grande, ha ormai diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come tanti minuscoli granelli di sabbia. Ma quando sua sorella viene rapita dal Re dei Goblin, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale.

Chi mi conosce, sa bene quanto aspettassi l’uscita italiana di “Wintersong”, libro tanto amato e apprezzato dalle bookblogger di tutto il mondo. Inizialmente, a colpirmi era stata la copertina. Semplicemente favolosa! Dopo aver recuperato un po’ di informazioni, avevo poi scoperto che si trattava di una sorta di retelling del celebre “Labyrinth” e i miei occhi a cuoricino erano subito balzati fuori dalle orbite!

Se avete amato il film, sono certa che amerete questo libro che ne è, sostanzialmente, la versione più adulta. In realtà, l’ho trovato più come il risultato dell’unione tra l’ambientazione di“Labyrinth” e lo sviluppo de “La Bella e la Bestia”, in chiave più dark e matura.

Per questo motivo, mi piace considerare “Wintersong” una fiaba moderna, più che un semplice fantasy – o un romance, come alcuni l’hanno definito. Se siete alla ricerca di un fantasy nel senso stretto del termine, allora questo non è il libro che fa per voi. D’altra parte, non lo consiglio nemmeno a chi è in cerca di una storia d’amore da batticuore in stile harmony, perché non lo è affatto. “Wintersong” è una storia di crescita, una storia sul diventare donna. “Wintersong” è la storia di Elisabeth. Tutto il resto, passa in secondo piano. La storia d’amore, così come ogni ostacolo che si è trovata a dover affrontare, è solo un elemento di sfondo che serve a trasformare la piccola Liesl nella più adulta Elisabeth.

«Volevi diventare una famosa compositrice. Volevi che la tua musica fosse suonata nelle grandi sale da concerto di tutto il mondo.»
Sentì il cuore esplodermi nel petto, una fiammata repentina, ma il bruciore indugiò dentro di me anche dopo. Era vero che una volta avevo sognato quelle cose. Prima che il talento di Josef rubasse l’attenzione di nostro padre. Prima che papà mi spiegasse a chiare lettere che il mondo non era interessato ad ascoltare la mia musica. Perché era una cosa strana. Inusuale. Perché io ero una donna.

Relegare “Wintersong” entro i confini di un romanzetto rosa mi pare un vero e proprio insulto ad un libro che vuole celebrare le donne e i loro desideri, che mostra come una donna possa scegliere di essere egoista in un’epoca in cui i suoi sentimenti vengono invece calpestati e messi in secondo piano e scegliere di mettere se stessa davanti a tutto e tutti.

Elisabeth è cresciuta con i racconti del Sottosuolo e le leggende sull’Erlkönig e mai avrebbe creduto che queste leggende potessero essere reali. Le sue convinzioni iniziano a vacillare quando comincia ad essere seguita da un misterioso uomo “alto, pallido ed elegante”. Perché lo sconosciuto nascosto sotto al mantello altri non è che l’Erlkönig in persona, il Re dei Goblin, venuto dal Sottosuolo per reclamare la sua moglie terrestre.

Ora hanno inizio i giorni d’inverno e il Re dei Goblin cavalcherà in lungo e in largo alla ricerca di una sposa.

Quando l’Erlkönig rapirà sua sorella, Liesl sarà disposta a sacrificare se stessa per salvarla? Sarà disposta a sacrificare se stessa per salvare il mondo intero?

Se devo essere onesta, ho trovato l’inizio un po’ confuso. Non riuscivo a capire in che relazione fosse il mondo di sopra con il mondo di sotto. Sembrava quasi che Elisabeth considerasse i goblin come veri e propri abitanti della terra e non semplici protagonisti di favole e antiche leggende raccontate dalla nonna Costance. Insomma, non riuscivo bene ad inquadrare l’elemento magico all’interno del mondo reale.

Ciò di cui ho sentito più la mancanza è senza dubbio il world-building. Purtroppo l’autrice non si è molto soffermata sulla costruzione e la descrizione del suo mondo sotterraneo. Mi è sembrato come se stesse dicendo: “Ti ho detto che il romanzo è ispirato a “Labyrinth”, no? E allora l’ambientazione è quella, già la conosci. Non c’è mica bisogno che te la descriva.” E quindi ho rispolverato i miei ricordi dei corridoi terrosi e delle porte magiche del film per creare da me la scenografia della storia. Ammetto che la cosa mi ha un tantino infastidita.

Al contrario, invece, i personaggi sono molto ben costruiti e dettagliatamente delineati.
Elisabeth è un personaggio incredibile, con più difetti che pregi, a dirla tutta. Ed è proprio per questo che l’ho amata così tanto, perché è davvero realistica e genuina. Ho apprezzato davvero tanto il suo percorso di crescita, coerente e credibile fino alla  fine. E a proposito del finale… L’ho trovato perfetto! Un epilogo – che poi epilogo non è – degno di Elisabeth, e che mi ha resa orgogliosa neanche fosse figlia mia, tanto da farmi sprofondare in un mare di lacrime.

E poi, vogliamo parlare dell’Erlkönig? Affascinante, misterioso, semplicemente perfetto. Non vedo l’ora di leggere il sequel, “Shadowsong”, per poter scoprire di più sulla sua vita e far diradare così la nebbia che aleggia attorno alla sua figura.

Il Re dei Goblin.
Era il punto fermo intorno a cui tutto ruotava. Era la realtà, mentre tutto il resto era solo un riflesso. Spiccava nella folla come se noi due fossimo le uniche persone vive e presenti in un mondo fatto di illusioni e di ombre. Lui mi sorrise e ogni fibra del mio corpo fu attirata verso di lui. Il suo sorriso era in grado di costringere la mia carne a danzare.

Come ho detto, non ho trovato la storia d’amore così centrale e, nonostante l’entusiasmo e i miei occhi che spesso si aprivano a cuoricino, non l’ho trovata così entusiasmante in confronto a quello che per me è il perno attorno al quale ruota tutto il romanzo, ovvero Elisabeth stessa. Non sono impazzita per Elisabeth e l’Erlkönig insieme, ma ho amato il modo in cui Liesl si approcciava a lui e viceversa. Insomma, non ho amato la coppia ma i singoli elementi all’interno della coppia presi nella loro individualità ma tenendo pur sempre conto della loro connessione, soprattutto quella musicale.

Riconosco che oggettivamente “Wintersong” abbia dei difetti tecnici, ma ai miei occhi annebbiati dall’emozione scompaiono. È come, non so, ascoltare una melodia stonata e, nonostante tutto, ritrovarsi con la pelle d’oca e i brividi che corrono lungo la schiena.

Da qualche parte, lontano, forse dall’altra parte del muro, un violino comincia  a suonare. Il Re dei Goblin. Poso le mani sul pianoforte e lo seguo. Senza i nostri corpi a ostacolarci, la nostra vera essenza spicca il volo e danza. La sua è fatta di intricata complessità e di mistero, la mia è anticonformista ed  emotiva. Ma in qualche modo ci incastriamo alla perfezione, siamo in armonia, ci completiamo, un contrappunto senza dissonanza.

Ma la vera magia di questo romanzo risiede nella musica! Ah, che meraviglia! La componente musicale è ciò che accompagna l’intero romanzo. Scale musicali, violini e pianoforti sono gli elementi che scandiscono la vita di Liesl. Già dalle prime frasi si intuisce quanto la musica sia importante per questo romanzo. Innanzitutto, l’intera storia è strutturata come qualsiasi overture che si rispetti.

Leggendo queste pagine non puoi fare a meno di sentirti trasportato all’interno di una sinfonia, magari proprio una di Mozart – che spesso viene nominato dall’autrice – e, perché no, magari proprio all’interno del suo capolavoro, “Il Flauto Magico”. Sì, perché l’opera di Mozart ha senza dubbio ispirato S. Jae-Jones e gli occhi più attenti avranno sicuramente colto i piccoli dettagli disseminati tra le pagine di “Wintersong”, come il flauto che  viene regalato ad Elisabeth dall’ Erlkönig, e che, proprio come era stato per Tamino, si rivelerà di grande aiuto durante le prove che Liesl si ritroverà ad affrontare per fuggire dal labirinto sotterraneo dei Goblin.

La copertina recita: “Un labirinto di bellezza e oscurità, musica e magia. Questo è il mondo in cui ti perderai”. Beh, per me è stato davvero così. È incredibile il modo in cui l’inchiostro sembri muoversi sulle pagine, come ad andare a formare un pentagramma senza fine, un intreccio di note che danzano e scandiscono la vita di Liesl, minuto per minuto. E la musica cresce con lei, diventa più matura, più consapevole man mano che si girano le pagine. Questa è una delle cose che ho amato più di tutto, il modo in cui Elisabeth si libera di Liesl attraverso le sue stesse note che vibrano nell’aria, selvagge e indomite, proprio come il suo cuore.

Non sono più me stessa. Non sono Elisabeth. Non sono una ragazza umana. Sono un essere selvaggio, una creatura della foresta, della tempesta e della notte. Abito i sogni e le fantasie, le storie della mia infanzia che narravano di mondi oscuri, strani e stupefacenti. Sono un essere primordiale, sono fatta di musica e di magia e dell’Erlkönig. Sono perduta.

Io, che ho amato profondamente “Wintersong”, ve ne consiglio la lettura, nonostante ci sia la possibilità che non vi entusiasmi tanto quanto ha entusiasmato me. È un libro molto controverso: o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo.

Posso solo dirvi che se amate la musica, le leggende tedesche e le favole, dovete almeno dargli una possibilità. Se poi siete fan di “Labyrinth”, de “La Bella e la Bestia” e di Mozart, allora sono assolutamente sicura che lo amerete!

4/5

Dimmi che cioccolato mangi e ti dirò che libro leggere

Buongiorno miei dolci lettori,
e Buona Pasqua!

Per l’occasione ho pensato di mettere al centro dell’attenzione quel dolce e squisito alimento che tutti noi amiamo e che meglio caratterizza questa particolare festa. Di cosa starò mai parlando? Ma del cioccolato, ovviamente!

Avete già scartato le vostre uova?
D’altra parte, si sa, non si è mai troppo vecchi per l’uovo di Pasqua!

Ma qual è il vostro preferito?
Per esempio, io mangio SOLO cioccolato fondente – o “fondentissimo”, come recita l’etichetta del mio uovo.
Insomma, ognuno di noi predilige un certo tipo di cioccolato piuttosto che un altro e, secondo la psicologia, questa scelta cioccolatosa dice molto di noi.

Basandomi su queste teorie psicologiche, mi sono divertita a stilare una lista di cinque libri cioccolatosi da leggere a Pasqua, abbinandoli alle diverse tipologie di uova pasquali.

Per farla breve: DIMMI CHE CIOCCOLATO MANGI E TI DIRÒ CHE LIBRO LEGGERE!

CIOCCOLATO KINDER

Come ben sapete, a parte alcune eccezioni –  il mio fidanzato sta già giocherellando con la sua sorpresal’uovo Kinder è per antonomasia associato ai bambini e ai ragazzi più giovani. Se quello che state masticando con gusto è proprio un uovo Kinder, allora il libro che fa per voi è sicuramente “Il Coniglio di Pasqua e l’Esercito delle Uova” di William Joyce, uno spensierato e divertente racconto ricco di misteri che segue le avventure del Coniglio di Pasqua e del suo esercito di “temibili uova guerriere”.

TITOLO: Il Coniglio di Pasqua e l’Esercito delle Uova

AUTORE: William Joyce

DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 marzo 2013

GENERE: Avventura, Fantasy

EDITORE: Rizzoli (Rizzoli Narrativa)

PAGINE: 244

PREZZO: 9,99 (eBook)


TRAMA

Tutti lo conosciamo come il Coniglio di Pasqua, mite dispensatore di dolciumi. Ma quanti di voi sanno che è anche l’ultimo esemplare della leggendaria lega dei Pooka, i Conigli Guerrieri, è specializzato in arti marziali ed è anche uno straordinario scavatore di tunnel sotterranei? Particolare non trascurabile poiché Pitch, il Re degli Incubi, trama una cruenta vendetta proprio nelle viscere della terra. Per fortuna il Coniglio di Pasqua ha al suo fianco il temerario Nicholas Nord, il mago Ombric Shalazar, la dolce e coraggiosa Katherine e soprattutto un temibile esercito di uova guerriere.

CIOCCOLATO AL LATTE

Nella psicologia del cioccolato, quello al latte simboleggia il ricordo dell’infanzia attraverso il legame con il candido latte materno.
“La Fabbrica di Cioccolato” di Roald Dahl è il libro perfetto per tutti coloro che desiderano tornare bambini, anche solo per poche ore, e per chi, in fondo in fondo, un po’ bambino lo è ancora. Abbandonare per un momento la realtà e riaprire gli occhi sul mondo cioccolatoso di Willy Wonka vi farà, senza dubbio, sentire meglio.

TITOLO: La Fabbrica di Cioccolato

AUTORE: Roald Dahl

DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 marzo 2016 (Nuova edizione)

GENERE: Fantasy

EDITORE: Salani (Istrici Dahl)

PAGINE: 202

PREZZO: 10,20 € / 5,99 € (eBook)


TRAMA

Un bel giorno la fabbrica di cioccolato Wonka dirama un avviso: chi troverà i cinque biglietti d’oro nelle tavolette di cioccolato riceverà una provvista di dolciumi bastante per tutto il resto della sua vita e potrà visitare l’interno della fabbrica, mentre un solo fortunato tra i cinque ne diventerà il padrone. Chi sarà il fortunato?

CIOCCOLATO BIANCO

Proprio come le protagoniste de “Il Sexy Club del Cioccolato”, gli amanti del cioccolato bianco sono persone positive che cercano di trovare sempre un compromesso che gli permetta di estraniarsi dai problemi del mondo reale. E se siete vittime di una delusione d’amore, allora a maggior ragione questo è il libro che fa per voi!

Quando problemi sentimentali chiamano, il cioccolato risponde

Divertente e ironico, il romanzo di Carole Matthews saprà curare tutti i vostri malumori proprio come un buon pezzo di cioccolato.

TITOLO: Il Sexy Club del Cioccolato

AUTORE: Carole Matthews

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 aprile 2010

GENERE: Narrativa

EDITORE: Newton Compton Editori (Grandi Tascabili Contemporanei)

PAGINE: 342

PREZZO: 3,99  (eBook)


TRAMA

Quando i problemi sentimentali chiamano, il cioccolato risponde. Questo è il segreto di Lucy, Autumn, Nadia e Chantal, un quartetto di amiche londinesi – assillate da uomini di volta in volta goffi, impotenti, viziosi e irascibili – che, come antidoto alle delusioni amorose, si incontrano nella migliore pasticceria della città per mangiare cioccolatini prelibati e trovare le soluzioni alle più disparate questioni di cuore. Nasce così Il sexy club del cioccolato: una società segreta che si riunisce quando una delle sue aderenti invia alle altre un sms con su scritto «emergenza cioccolato» e in cui l’unico uomo ammesso è Clive, splendido pasticcere omosessuale. Forti dell’aiuto reciproco, le amiche vivranno insieme indimenticabili avventure romantiche. Storie in cui si versano lacrime, si soffrono pene d’amore e si mangia cioccolato, finché le ragazze, sms dopo sms, arrivano tutte alla stessa conclusione: gli uomini passano, il cioccolato e l’amicizia restano!

CIOCCOLATO GIANDUIA

Invisibili alla vista, le nocciole gianduia si nascondono sotto strati e strati di delizioso cioccolato, proprio come la verità si nasconde negli occhi dolci ed innocenti di una giovane donna. Se rapimenti e segreti sono il vostro mestiere, allora il mio consiglio è di buttarvi a capofitto nella lettura de “Il Profumo del Cioccolato” di Ewald Arenz. Riuscirete a risolvere il mistero prima di aver divorato tutte le nocciole?

TITOLO: Il Profumo del Cioccolato

AUTORE: Ewald Arenz

DATA DI PUBBLICAZIONE: 6 ottobre 2016

GENERE: Narrativa straniera

EDITORE: Feltrinelli (I Narratori)

PAGINE: 240

PREZZO: 12,75 € / 9,99 € (eBook)


TRAMA

Vienna, 1881. Dopo dieci anni nell’esercito austro-ungarico, il tenente August Liebeskind sta trascorrendo le vacanze nella sua città natale, deciso a godersi un po’ di libertà prima di iniziare un nuovo lavoro nella fabbrica di cioccolato dello zio. Fin da giovane, infatti, August ha sempre amato passare il tempo nelle cucine della villa di famiglia, dimostrando un talento non comune nell’abbinare ingredienti, soprattutto dolci, e nel riconoscere aromi e profumi. Quando, in un caffè viennese, August vede comparire Elena Palffy, ne rimane subito stregato. La donna, in apparenza fredda e sfuggente, ha un profumo inebriante, che sa di zucchero, di avventura, di paesi lontani e di spezie, con una punta di bruciato. Al collo porta un ciondolo di foggia esotica: un prezioso scarabeo d’oro. Sebbene il giovane tenente venga a sapere che il marito di Elena è scomparso in circostanze oscure e che lei è sospettata di averlo ucciso, decide di provare lo stesso a conquistarla. E di inventare per lei dei cioccolatini che rendano onore al suo fascino inafferrabile. Elena e August diventano inseparabili, finché, così come all’improvviso era entrata nella sua vita, altrettanto bruscamente la donna scompare, lasciando dietro di sé solo il suo scarabeo d’oro…

CIOCCOLATO FONDENTE

Lo sappiamo tutti, il cioccolato fondente è per antonomasia simbolo di passione, grazie ai suoi particolari poteri afrodisiaci. Se cercate un libro romantico e sensuale, quale miglior lettura potrei consigliarvi se non l’intramontabile “Chocolat” di Joanne Harris?

TITOLO: Chocolat

AUTORE: Joanne Harris

DATA DI PUBBLICAZIONE: 24 maggio 2012

GENERE: Romance

EDITORE: Garzanti (Super Elefanti Bestseller)

PAGINE: 338

PREZZO: 8,41 € / 7,99 € (eBook)


TRAMA

A Lansquenet, quieto villaggio al centro della Francia, la vita scorre placida. Un po’ troppo placida: è una comunità chiusa, dove sono rimasti soprattutto anziani contadini e artigiani, dominata con rude benevolenza dal giovane curato Francis Reynaud. È martedì grasso – una tradizione pagana avversata dalla chiesa – quando nel villaggio arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. La donna è assai simpatica e originale, sexy e misteriosa, forse è remissaria di potenze superiori (o magari inferiori). Vianne rileva una vecchia pasticceria, ribattezzata “La Celeste Praline”, che ben presto diviene – agli occhi del curato – un elemento di disordine. Anche perché Vianne non frequenta la chiesa ma inizia ad aiutare a modo suo chi si trova in difficoltà: il solitario maestro in pensione Guillaume, l’adolescente ribelle Jeannot, la cleptomane Josephine, l’eccentrica Armande. Ben presto il tranquillo villaggio diventa più disordinato, ribelle e soprattutto felice. E lo scontro tra Benpensanti e Golosi, tra le delizie terrestri offerte da Vianne e quelle celesti promesse da padre Reynaud, tra Carnevale e Quaresima, diventa inevitabile.

Cinque libri che vorrei dimenticare di aver letto

Buongiorno miei amatissimi lettori!

Questa è una di quelle giornate in cui sarebbe meglio che nessuno mi rivolgesse nemmeno uno sguardo perché sarei in grado di pietrificarlo all’istante come neanche il basilisco nei suoi giorni di gloria. Perciò, ho deciso di approfittarne e dare libero sfogo alla mia lingua biforcuta. Vi parlerò di quei libri che, secondo il mio modesto parere, sarebbero buoni solo per alimentare il fuoco nel caminetto. Se non li ho già dati in pasto alle fiamme e sacrificati al Signore della Luce è solo per il rispetto che nutro verso quei poveri alberi che nella vita devono aver fatto qualcosa di davvero brutto per meritare un destino tanto crudele come quello di essere abbattuti per ospitare tali scempiaggini.

5. IL MARCHIO DEL DIAVOLO

SINOSSI

Roma, 1139. Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi che mostrerà un allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a poco a poco si dissolve nell’oscurità, rivelando 112 stelle. È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi, sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.

Roma, 2000. Incredula, una giovane archeologa fissa il cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato d’interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo così fine alla sua carriera  accademica. E adesso lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia, nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale nel petto, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante. Un dettaglio impossibile da dimenticare.

Roma, oggi. Sconcertata, una suora studia i simboli astrologici tracciati sul muro. Ma quello non è il solo enigma custodito dall’antico colombario di San Callisto. Intorno a lei, infatti, ci sono decine di scheletri caratterizzati da un’anomalia inquietante: la stessa anomalia del sicario che, anni prima, aveva cercato di ucciderla. Decisa a far luce sul mistero, suor Elisabetta entra in possesso di un rarissimo esemplare del Dottor Faust di Marlowe e intuisce che quei versi sono il codice per svelare il cerchio diabolico che lega passato, presente e futuro. Perché il papa è morto, il conclave è alle porte e la profezia sta per compiersi…

Ho conosciuto il signor Cooper diverso tempo addietro grazie alla sua trilogia de “La Biblioteca dei Morti”, saga che ho profondamente amato e che me lo aveva fatto subito apprezzare e stimare come autore, tanto da voler acquistare e leggere altri dei suoi romanzi. Purtroppo, nessuno dei libri che ho letto successivamente si è rivelato all’altezza de “La Biblioteca dei Morti” e “Il Marchio del Diavolo” ne è la prova più evidente. È stata una lettura all’insegna del nonsense totale. A volte l’ho trovato persino volgare e, udite udite, disgustoso. Sì, perché i “cattivi” di questa storia, i cosiddetti Lemuri, hanno repellenti code “guizzanti”, caratteristica genetica che, tra le altre cose, Cooper riconduce al piacere sessuale in maniera terribilmente rivoltante.
Inoltre, non ho nemmeno capito il fenomeno genetico da cui deriva tale caratteristica. Ormai ho capito che Cooper e la scienza viaggiano su binari diametralmente opposti. Ne avevo già avuto il sospetto con “Il Calice della Vita”, dove cerca di dare spiegazioni scientifiche assolutamente incomprensibili sull’origine del Santo Graal. Insomma, per quanto riguarda il binomio storia-scienza mi vedo costretta ad anteporre Dan Brown a Cooper, che con “Angeli e Demoni” viaggia proprio ad altri livelli. E poi c’è la questione del Vaticano alle prese con l’elezione di un nuovo Papa e che cerca in tutti i modi di sotterrare i proprio segreti segretissimi appena venuti a galla. Non vi ricorda nulla?

Insomma, non mi è piaciuto per niente.
Cooper è un maestro nell’intessere trame complesse su più livelli e ad intrecciarle la dove non ti aspetteresti mai, e, da questo punto di vista, anche in “Il Marchio del Diavolo” non mi ha deluso. La mano capace dell’autore è evidente. Ma la storia è di una piattezza ed assurdità tale da renderla quasi illeggibile.

Forse posso un po’ salvare la parte ambientata nel passato, in particolare parlo di quella ambientata nella Roma di Nerone e che racconta del più famoso incendio della storia. Da amante della letteratura inglese e di William Shakespeare avrei pensato anche di apprezzare l’ambientazione in età elisabettiana, ma purtroppo ho trovato un mare di assurdità ed eventi surreali anche lì. Per quanto riguarda il presente, il mio animo storico ha almeno apprezzato la parte più archeologica, come le descrizioni delle catacombe di San Callisto. Per il resto posso solo dire noia, noia e noia.
Ho terminato il romanzo solo perché odio lasciare le cose a metà e, in fondo, c’è sempre la speranza di un colpo di scena finale che faccia ribaltare il mio pensiero. Cosa che, come si evince, non è accaduta. Anzi, tutto molto scontato e prevedibile. Classica storiella sul Bene e il Male in cui è già chiaro dalle prime battute che il primo trionferà sul secondo.

Inoltre, non ho affatto apprezzato il modo in cui le due fazioni sono state rappresentate agli estremi opposti senza alcuna sfumatura contemplata.

In conclusione, se volete avvicinarvi al mondo di Cooper NON fatelo con questo romanzo, ma puntate sulla trilogia de “La Biblioteca dei Morti” che, al contrario, vi straconsiglio.

4. FALLEN (SAGA)

SINOSSI FALLEN (#1)

Basta un istante per sconvolgere un’esistenza. A cambiare quella di Lucinda, diciassette anni, è stato l’incidente in cui è morto un suo caro amico. E lei ha visto addensarsi di nuovo le ombre scure che la perseguitano da quando è bambina. Guardata con sospetto dalla polizia e da chi la ritiene responsabile della morte dell’amico, Luce – così la chiamano tutti – è costretta a entrare in un istituto correzionale. Nessun contatto con il mondo esterno, telecamere di sorveglianza, ragazzi e ragazze dal passato oscuro e disturbato sono tutto ciò che trova alla scuola Sword & Cross.
E poi appare Daniel, e Luce d’un tratto non sa più cosa è vero e cosa non lo è: il cuore le dice di averlo già incontrato, ma nella sua mente si accendono solo rari lampi di ricordi troppo brevi per essere veri. Soltanto quando rischia di perderla, Daniel decide di uscire allo scoperto: i loro cuori si conoscono da sempre, da tutte le vite che Luce non ricorda ancora di aver vissuto.

Quanto tempo buttato via!
A me non son mai piaciuti gli Urban Fantasy, perciò me ne son sempre tenuta alla larga. E allora come sono arrivata a commettere questo fattaccio? Un giorno succede che sto navigando su Facebook e mi imbatto per puro caso nel trailer di un certo film che sarebbe uscito a breve nelle sale italiane. Riuscite a indovinare di quale film sto parlando? Ma di “Fallen”, naturalmente. Chi ha montato questo trailer è sicuramente il più grande maestro dell’inganno perché è riuscito a farmi credere di trovarmi davanti ad una bella storia, tanto da farmi correre in libreria a compare l’intera saga. Giuro che lo denuncio alla polizia della letteratura!

“Fallen” è proprio ciò che una saga NON dovrebbe essere, un miscuglio di eventi senza capo ne coda che l’autrice narra giusto per il gusto di farlo. Innanzitutto, io non ero a conoscenza di questa smodata passione delle più giovani per le creature angeliche. Anzi, se devo essere onesta, non conoscevo affatto questo filone del fantasy. Come vi ho detto, non amo l’Urban perciò, non interessandomi al genere, non mi era mai capitato di imbattermi in questa particolare sottocategoria che vede gli angeli caduti come amatissimi protagonisti letterari. Potremmo dire che inizialmente ero anche un po’ incuriosita, ma tutto il mio interesse è svanito in poco tempo.

La storia non parte neanche male. È carina tutta questa idea della maledizione che vede protagonisti Daniel e Luce – e che era la componente del trailer che mi aveva attratta all’inizio – : per farvela breve, Daniel è condannato ad innamorarsi di Luce e ad assistere alla sua inevitabile morte prematura, un circolo vizioso che si ripete ogni diciassette anni. Il motivo che sta dietro alle continue morti di Luce non mi è affatto chiaro. Da qui emerge il problema maggiore di Lauren Kate, ovvero la sua scarsa capacità di descrivere qualsiasi cosa. Non scrive male. Ha uno stile molto sobrio e semplice. La lettura, per quanta ricca di eventi senza senso, procede in modo molto scorrevole. Il suo più grande problema è proprio quello che ha con le descrizioni. Non sono riuscita a figurarmi nella mente nemmeno un’ambientazione o una scena d’azione. Era sempre tutto molto approssimativo e terribilmente confuso. Penso che, nonostante abbia delle buone basi su cui lavorare, sia ancora una scrittrice piuttosto acerba.

Tornando a quello che stavo dicendo, la storia inizia bene, con la giusta dose di mistero che aleggia intorno a Luce stessa e al suo passato, all’istituto Sword & Cross e, soprattutto, ai suoi strani compagni. Ho anche apprezzato quello che ho notato essere uno dei punti più criticati dai lettori, ovvero la parte centrale del primo volume che si concentra più sull’introspezione e sulla costruzione dei rapporti tra i vari personaggi. Ebbene, molte recensioni che ho letto indicavano queste pagine centrali come noiose e piatte, quando invece sono quelle che maggiormente dimostrano l’impegno della Kate nel costruire dei personaggi quantomeno decenti e con un briciolo di caratterizzazione. Man mano che la storia va avanti, però, inizio a storcere il naso. In primis, perché Luce accetta senza neanche battere ciglio il fatto che praticamente tutti i suoi compagni, e amici, siano degli angeli caduti dal paradiso – cose che si vedono tutti i giorni –, e poi perché iniziano a succedere le cose più assurde – e mi fermo qua per non fare spoiler a chi non ha letto la saga.

Con il secondo libro poi il mio entusiasmo è precipitato del tutto. Una noia pazzesca! Quattrocento e più pagine in cui non succede assolutamente niente! Un po’ si riprende con il terzo volume che tra i quattro è sicuramente quello che ho apprezzato di più, complici i viaggi nel tempo che io amo tanto. Basta mettermi un viaggetto indietro nel passato per farmi felice. Il quarto è stato un concentrato di assurdità e situazioni paradossali che ancora non riesco a comprendere. Nonostante tutti i difetti e il livello terribilmente basso di “Torment”, avrei quasi potuto salvare l’intera saga se la Kate mi avesse scritto una conclusione degna di questo nome, ma così purtroppo non è stato. Centinaia di pagine a leggere di fatti ed eventi che alla fine non trovano nessuna spiegazione logica. E poi ve l’ho detto, la capacità descrittiva della Kate non aiuta per niente. Dopo circa un anno dalla lettura di “Rapture” sono ancora qui a cercare di strappare la mia mente dalla confusione assoluta in cui versa e cercare di capire che cosa sia successo nell’ultima metà del libro.

Alla fine, posso dire di essermi sentita alquanto presa in giro per aver speso settimane della mia vita dietro ad una storia che si è rivelata parlare del nulla più totale. Una saga dovrebbe essere un cerchio che si chiude, mentre “Fallen”, “Torment”,”Passion” e “Rapture” sono quattro linee parallele che viaggiano su binari individuali che non si incontreranno mai.

Un consiglio: se potete, state alla larga da questa saga!

3. CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

SINOSSI

Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui. Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con se stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili… Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Ana conoscerà per la prima volta i suoi più segreti desideri.

Qui ce ne sarebbero di cose da dire, ma non voglio star qua a ripetere cose già dette e ridette. Insomma, lo sappiamo tutti quali sono i difetti di questo “libro”, dalla trama inesistente alla grammatica sperimentale della James. Vorrei poter dire di non averlo mai letto, ma purtroppo non è così – anche se l’ho letto saltando pagine su pagine quindi mi sento la coscienza un po’ più pulita.

Volevo capire perché metà popolazione mondiale fosse come impazzita per Mr. Grey mentre l’altra metà criticasse l’opera in modo così spietato. Quindi, più per curiosità che per altro, mi sono addentrata nella lettura. È stato sufficiente leggere la prima frase per entrare in profonda empatia con la seconda categoria di pubblico. In realtà tutta questa storia non mi tocca più di tanto, ognuno è libero di scrivere un po’ ciò che vuole. Più che verso la James, i miei dubbi sono rivolti alle case editrici che l’hanno pubblicata e, soprattutto, alle lettrici di tutto il mondo che la osannano. Dopo una decina di pagine io già mi immaginavo interi cortei di femministe ribellarsi nelle tombe! Datemi una motivazione logica per amare un uomo violento, possessivo e ossessivo come Christian Grey. E poi ditemi: dove sta la trama? L’unica cosa vagamente interessante era la psicologia di un personaggio come Christian ma che, per ovvi motivi – ovvero gravi carenze in fatto di tecniche narrative –, la James non è stata in grado di gestire ed approfondire.

Non giudico la passione delle lettrici per la componente erotica, anche se immagino ci siano migliaia di libri sull’argomento scritti in maniera migliore. Ciò che davvero non capisco è chi parla di “Cinquanta Sfumature” come della storia d’amore più bella del mondo. Si vede che non avete letto molti romanzi rosa nella vostra vita, ragazze mie. E poi spiegatemi come fate a leggere una storia scritta in questo modo! No, dico davvero, spiegatemelo. I miei occhi hanno lacrimato dall’inizio alla fine. Ho letto FanFiction migliori scritte da quindicenni. Ma, come dicevo, non è tanto un problema della James ma di chi l’ha pubblicata.

Io sono dell’idea che chiunque possa scrivere, anche chi non ne è tecnicamente capace. Se una persona sente il bisogno di mettere certi pensieri nero su bianco ben venga. Ma se quei pensieri, buttati giù senza neanche conoscere le regole basilari della grammatica, diventano libri fatti e finiti in bella mostra sugli scaffali delle librerie, allora non ci sto.

Ma d’altronde, oggi giorno ciò che conta non è tanto la qualità ma piuttosto la quantità. Ecco perché negli ultimi anni ho smesso di dare fiducia ai grandi editori che una volta mi ispiravano, ed ho cominciato a dare spazio anche a case editrici poco conosciute che ancora tentano di portare alto il nome della letteratura, ed anche ad autori che hanno preferito ricorrere al self-publishing e che valgono mille volte di più rispetto ad autori come la James.

E chiudo qui la mia critica all’editoria moderna e ai romanzetti erotici da quattro soldi perché altrimenti questo articolo rischia di trasformarsi nella “Divina Commedia”.

2. CALENDAR GIRL

SINOSSI

Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c’era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all’amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni. Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari. 12 mesi, 12 città, 12 uomini ricchi, famosi, inarrivabili, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. Più di un milione di dollari. Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me. L’amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno… Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente. Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa. Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato. Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco… ma l’amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha… Trust the journey. 

Questo è un altro libro che ho deciso di prendere in mano in seguito all’entusiasmo generale delle ragazze di tutto il mondo. Se possibile, l’ho trovato persino peggiore di “Cinquanta Sfumature di Grigio”.

Questo libro è tutto un grandissimo, gigantesco cliché, scritto in una lingua non meglio identificata e di una banalità e una noia pazzesca. Odio mollare i libri a metà, perciò mi sono sforzata di arrivare fino in fondo ed è stata davvero una delle cose più faticose che io abbia mai fatto nella vita. Per lo meno, in “Cinquanta Sfumature” c’era questo mistero che avvolgeva la figura della madre naturale di Christian che un po’ incuriosiva, ma qui proprio non c’è nulla per cui valga la pena girare un’altra pagina!

Considero “Calendar Girl” uno dei libri più banali e scontati che io abbia mai letto. Dopo averlo finito, ho pure scoperto di aver letto ben TRE volumi della saga in uno. Si perché è di una saga che stiamo parlando, una saga composta da ben DODICI libri, dodici libri in cui si parla del nulla cosmico.

In breve, la storia è quella di Mia, una ragazza che, per saldare il debito di un milione di dollari del padre – che, se non ricordo male, aveva contratto con un ex fidanzato di Mia – decide di prostituirsi. Perciò contatta la zia, che guarda caso è il super capo di un’agenzia di escort di lusso, e in quattro e quattr’otto eccola pronta a raggiungere il suo primo ricchissimo cliente. Dodici mesi di lavoro, dodici clienti e una prospettiva di guadagno di centomila dollari a cliente. Ecco perché i volumi sono dodici, uno per ogni mese e cliente. Io sono stata così fortunata da beccarmi il super volume che racchiudeva insieme “Gennaio”, “Febbraio” e “Marzo”.

La storia è di una banalità esasperante e sprizza nonsense da tutte le pagine. Solo dalla trama si evince quanto tutta questa roba sia trash. Il padre che è in coma perché l’ex fidanzato della figlia con cui aveva contratto un super debito e i suoi scagnozzi l’hanno pestato fino a ridurlo in fin di vita. La zia maitresse che, senza battere ciglio, fa prostituire la nipote. Boh. Qualcuno mi spieghi come mi è venuto in mente di prendere in mano questo libro. 

E poi questi clienti tutti bellissimi, ricchissimi e giovanissimi che a me sembrano più surreali che altro, delle versioni ancora più patetiche di Mr. Grey. Senza considerare il fatto che, già dai primi capitoli, capisci come andrà a finire tutta la faccenda.

Insomma, un altro romanzetto erotico alquanto mediocre da cui vi consiglio di stare alla larga. E con questo genere di libri abbiamo terminato, perché oltre a “Calendar Girl” e “Cinquanta Sfumature di Grigio” non ho mai letto altro e, considerando queste esperienze traumatiche, mai lo farò.

1. HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

SINOSSI

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Eccoci arrivati al primo posto della mia classifica dei libri da ardere. Qui non so neanche da dove cominciare… Io voglio credere che la Rowling sia stata costretta sotto minaccia a mettere la firma su questo lavoro.

Se come me pensavate di reimmergervi nel magico mondo di Harry Potter, sappiate che avete preso il più grande abbaglio della vostra vita. Tra queste pagine non c’è NULLA che renda giustizia al capolavoro creato da J. K.
Una trovata commerciale per prendere in giro milioni di lettori che con Harry ci sono cresciuti, ecco cos’è “La Maledizione dell’Erede”. 

Per farvela breve, protagonista di questa storia è il figlio di Harry Potter, Albus Severus. Un giorno, per puro caso, il ragazzo sente una conversazione tra il proprio padre e Amos Diggory. Amos sta pregando Harry di cedergli un’ipotetica Giratempo di cui il Ministero sarebbe in possesso – l’unica ancora esistente – in modo da poter cambiare il passato e salvare così il proprio figlio. Durante questo incontro è presente anche Delphi, la nipote – … – di Amos, che fa subito amicizia con Albus. Quando Harry si rifiuta di aiutare Amos, i due ragazzi, insieme al migliore amico di Albus, Scorpius Malfoy, decidono di agire in favore del signor Diggory, mettendo in piedi un piano – geniale – per intrufolarsi al Ministero – che ovviamente non è a prova di ragazzini – e rubare la Giratempo, dando così il via ad una serie di viaggi temporali nonsense.

La Rowling si è prodigata per anni a mettere in chiaro e a definire  i limiti della Giratempo, e ora quei limiti sono stati bellamente spazzati via grazie a due individui che di nome fanno John Tiffany e Jack Thorne e alla loro decisione di mettere in mano a due ragazzini una Giratempo contraffatta cosicché possano tornare indietro nel tempo e salvare Cedric Diggory. Siete seri?! C’è del disagio che gronda da queste pagine… Per non parlare  di certe cose spaventose che ho letto, come l’uso del termine “nerd” – ed altre strane terminologie babbane non meglio identificate – durante una conversazione tra Scorpius e Albus. Ho letto “La Maledizione dell’Erede” ormai già da un anno, perciò molte cose le ho rimosse – fortunamente – ma non questa: questa è impossibile dimenticarla, è la prova di come l’intero world-building sia andato a farsi benedire.

E poi c’è Delphi… Non mi prolungherò su questo argomento perché non vorrei rischiare di fare spoiler a chi non l’ha ancora letto e vorrebbe farlo. Per chi invece conosce gli eventi del libro, sappiate che vi sono vicina e che capisco il vostro dolore.

Eppure tutte queste cose, i viaggi nel tempo random e senza senso, la demolizione del world-building  e la natura misteriosa di Delphi, sono NULLA in confronto al modo in cui mi hanno snaturato i protagonisti principali della saga, in particolare Harry.
Alla fine de “I Doni della Morte”, noi assistiamo ad una scena dolcissima tra Harry e suo figlio Albus. Bene, se non volete rovinarvi il ricordo dell’epilogo, non leggete mai, e dico MAI, “La Maledizione dell’Erede”. Tanto per farvi capire, c’è una scena – se non ricordo male – in cui Albus urla ad Harry che vorrebbe che non fosse suo padre, ed Harry di rimando gli urla che a volte vorrebbe che lui non fosse suo figlio. Cose che non ho mai visto neanche nelle peggiori FanFiction con avvertimento OOC – Out Of Character – scritto a caratteri cubitali lampeggianti.

Se inizialmente ero entusiasta di poter leggere un sequel sulla mia saga preferita, ora darei qualsiasi cosa per tornare indietro e non aprire mai questo libro.

Si conclude qui la mia compilation dei peggiori libri mai letti.
Quali sono i vostri? Quali sono gli autori che popolano i vostri incubi peggiori?

Fatemelo sapere nei commenti.

Svelata la cover italiana di “Widdershins” di Jordan L. Hawk

Buongiorno mie carissimi lettori!

Oggi sono qui, super entusiasta, con una notizia – ed una cover – bellissima per voi e che riguarda la pubblicazione italiana di una saga che io non vedevo l’ora di leggere: la saga di “Whyborne & Griffin” di Jordan L. Hawk.

L’unica notizia che avevo al riguardo risaliva a un annetto fa, quando la casa editrice Triskell ne aveva annunciato l’arrivo in Italia. Poi non si era saputo più nulla. Nada de nada. Silenzio stampa.
O almeno così è stato fino a ieri, quando finalmente è stata rilasciata una cover e, soprattutto, una data!

RULLO DI TAMBURI…

Il primo volume della saga, “Widdershins”, uscirà nelle librerie italiane il 17 aprile!

Ecco a voi la sinossi ufficiale:

Uno studioso solitario. Un detective privato. E un libro d’incantesimi che potrebbe distruggere il mondo intero.

L’amore è pericoloso. Fin dalla tragica morte dell’adorato amico, Percival Endicott Whyborne ha spietatamente soppresso qualunque sentimento per altri uomini. Preferisce trascorrere le sue giornate a studiare lingue morte nel museo dove lavora. Così, quando l’affascinante ex-Pinkerton Griffin Flaherty lo contatta per tradurre un libro misterioso, Whyborne vuole solo finire il lavoro e sbarazzarsi del detective il più in fretta possibile.

Griffin ha lasciato la Pinkerton dopo la morte del suo partner. Si è messo in proprio, e ora deve investigare sull’assassinio di un giovane benestante. Unico indizio: un libro in codice un tempo appartenuto alla vittima.

Il progredire delle indagini fa avvicinare i due uomini, e il fascino dissoluto di Griffin rischia di far crollare il ferreo autocontrollo di Whyborne. Ma quando la coppia scopre le prove dell’esistenza di un potente culto determinato a dominare il mondo, Whyborne è costretto a scegliere: rimanere da solo e al sicuro, oppure rischiare tutto per l’uomo che ama.

Sette, misteriosi libri criptati e tanto tanto romance… Non siete elettrizzati?  Io tantissimo!

Mi ero imbattuta in questa saga un paio di anni fa – se la memoria non mi inganna – bazzicando su Goodreadssai che novità, se Goodreads fosse un luogo fisico ci avrei già piantato la tenda. I lettori ne erano entusiasti, le recensioni erano super positive. Dovevo per forza approfondire!

Inutile dire che la trama mi aveva subito affascinata, in primis per l’ambientazione storica e poi perché il protagonista, Whyborne, fa uno dei lavori dei miei sogni: studia lingue morte! Come potevo non desiderare ardentemente questo libro tanto da sognare me stessa di notte mentre lo cullavo tra le braccia con aria trasognata? E poi non ho mai avuto l’occasione di leggere libri in cui l’amore omosessuale fosse protagonista. Finora, nei romanzi che ho letto, se erano presenti personaggi LGBT erano sempre di contorno, amici dei protagonisti e personaggi secondari, mai principali. Quindi questo aspetto mi affascina molto.

Ma ora, bando alle ciance, tanto lo so che non siete qua per ascoltare i miei sproloqui, bensì perché non vedete l’ora di vedere la bellissima copertina che la Triskell ha disegnato per l’edizione italiana.

SECONDO RULLO DI TAMBURI…

Non è divina?

Non mi capita spesso di dirlo, quindi ricordatevi bene di questo giorno, ma per una volta la copertina italiana batte quella originale e anche di tanto! Le cover nostrane sono quasi sempre un gradino sotto a quelle americane/inglesi, ma in questo caso trovo che la grafica sia di gran lunga superiore. È molto più gotica, più dark e adulta, e penso renda molto di più l’idea della storia che vuole raccontare. Perciò, chapeau!

Il 17 aprile lo vedo ancora molto lontano. Cercherò di portare pazienza. Per il momento le mie orecchie sono ben aperte, pronte a captare ogni più piccolo dettaglio che la Triskell rilascerà, neanche fossi un affamato che non aspetta altro che il momento di essere sfamato.

Nel frattempo, posso rendervi ancora più felici dicendovi che i titoli che compongono la saga “Whyborne & Griffin” sono, udite udite, ben nove, più 5 racconti brevi! Ne avremo da leggere per un bel po’, quindi speriamo che “Widdershins” deluda le aspettative – ma so già che non lo farà. Se invece siete rimasti spaventati da questi numeri, sappiate che ogni libro è autoconclusivo e tratta di un mistero a sé stante, perciò possono essere tranquillamente letti singolarmente.

WHYBORNE & GRIFFIN” SERIES

#1 – Widdershins

#1.5 – Eidolon

#2 – Threshold

#3 – Stormhaven

#3.4 – Carousel

#3.5 – Remnant

#4 – Necropolis

#5 – Bloodline

#5.5 – Harmony

#6 – Hoarfrost

#7 – Maelstrom

#8 – Fallow

#8.5 – Undertow

#9 – Draakenwood