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RECENSIONE “Il Patto dell’Abate Nero” di Marcello Simoni

Buongiorno lettori!
In questi giorni Marcello Simoni è tornato in libreria con il secondo capitolo della Secretum Saga, “Il Patto dell’Abate Nero”, un thriller storico quattrocentesco che si snoda tra la Firenze medicea e Alghero, teatro di commerci e di corruzione.

Avevo molte aspettative su questo libro, e su questo autore, e, mi duole ammetterlo, non sono state soddisfatte. Non avevo mai letto nulla di Marcello Simoni, nonostante lo conoscessi di fama, e proprio per come ne ho sempre sentito parlare mi aspettavo molto molto di più.
Quando un autore viene accostato a nomi altisonanti come Dan Brown e Glenn Cooper – autori, tra l’altro, parecchio amati e stimati dalla sottoscritta – le aspettative non possono che essere alte.

Ma la delusione più cocente è stata quella che ha dovuto sopportare il mio povero cuore di appassionata di storia e archeologia… ma di questo ne riparleremo più tardi.

TITOLO: Il Patto dell’Abate Nero (Secretum Saga, #2)

AUTORE: Marcello Simoni

GENERE: Thriller storico

DATA PUBBLICAZIONE: 25 giugno 2018

EDITORE: Newton Compton Editori (Nuova Narrativa Newton)

PAGINE: 328

PREZZO: 9,90 € / 5,99 € (eBook) 


SINOSSI

13 marzo 1460, porto di Alghero. Un mercante ebreo incontra in gran segreto l’agente di un uomo d’affari fiorentino, messer Teofilo Capponi. Vuole vendergli un’informazione preziosissima: l’esatta ubicazione del leggendario tesoro di Gilarus d’Orcana, un saraceno agli ordini di re Marsilio, scomparso ai tempi di Carlo Magno. Venuta per caso a conoscenza della trattativa, Bianca de’ Brancacci, moglie di Capponi, intuisce che suo padre era coinvolto nella ricerca di quel tesoro prima di morire. Elabora così un piano e per realizzarlo chiede aiuto a Tigrinus, il noto ladro con cui ha già avuto a che fare. Tigrinus dovrà partire alla volta di Alghero e, spacciandosi per Teofilo Capponi, dovrà mettersi sulle tracce dell’oro di Gilarus e scoprire anche la verità sulla morte del padre di Bianca. Nel frattempo, a Firenze, Bianca dovrà mantenere a tutti i costi il segreto sulla missione affidata al ladro, nonostante i sospetti del capo dei birri e di Cosimo de’ Medici. Ma in pericolo, a Firenze, c’è anche il tesoro più grande che Tigrinus nasconde: la Tavola di Smeraldo…

La penna di Simoni ci trasporta indietro di seicento anni e ci accompagna tra i vicoli della Firenze medicea. Subito incontriamo Bianca de’ Brancacci, figlia di Teodoro de’ Brancacci – misteriosamente scomparso in mare diversi anni orsono – e moglie di Teofilo Capponi.
Bianca è una donna molto particolare, una donna intelligente che non ci sta a farsi mettere i piedi in testa da un marito che, di certo, non la ama e nemmeno la rispetta.

Un giorno la donna assiste ad una discussione particolarmente accesa tra il marito e un uomo da lei sconosciuto. I due parlano di un misterioso tesoro appartenuto a un tale Gilarus d’Orcania e che sembrerebbe risalire ai tempi di Carlo Magno e al quale, inoltre, potrebbe essere legata la scomparsa di Teodoro de’ Brancacci.
Quando Teofilo muore, Bianca non ci pensa due volte e, decisa a scoprire la verità che si cela dietro l’infelice sorte del genitore, assolda il ladro Tigrinus e gli affida il compito di impersonare il marito ormai deceduto e di salpare per Alghero, luogo in cui Teofilo avrebbe dovuto incontrare Simeone de Lunell, un ebreo impegnato nel commercio del corallo e che sembrerebbe essere il solo in possesso di preziose informazioni riguardanti il tesoro di Gilarus d’Orcania.

«Più che piano, lo definirei un pasticcio. Una volta sceso a terra dovrò farmi passare per messer Teofilo Capponi, un alto membro dell’Arte del Cambio, e trattare con un ebreo che si dice disposto a cedermi – anzi, a cedergli – la mappa di un tesoro». «Addirittura? E quale tesoro sarebbe?» «Roba antica. Pare risalga ai tempi di Carlo Magno».

Nulla conta di più, per Bianca, che scoprire la verità su ciò che accadde a suo padre quando lei era ancora una bambina, ma le cose si complicano quando viene accusata dell’omicidio del marito…

La storia segue due filoni separati: da una parte abbiamo Tigrinus sulle tracce del tesoro e, dall’altra, Bianca che, rimasta a Firenze, deve vedersela con un fastidioso “birro” (poliziotto, sbirro) convinto del suo coinvolgimento nell’assassinio di Teofilo Capponi e deciso più che mai ad arrestarla.

Come ho detto, Bianca è un personaggio molto singolare. Durante la lettura ho provato per lei sentimenti fortemente contrastanti, al contrario di Tigrinus che mi ha suscitato una profonda simpatia dall’inizio alla fine.
Per Bianca ho provato inizialmente una forte empatia, dovuta sicuramente alla sua voglia di rivalsa e al suo rifiuto di sottomissione. Ho iniziato a “distaccarmi emotivamente” da lei quando ho visto fino a che punto era disposta a scendere pur di svincolarsi dalle accuse di omicidio. Da una parte la sua freddezza e il suo impeccabile autocontrollo mi hanno lasciata atterrita, dall’altra mi hanno portato a valutarla positivamente come personaggio. Mi spiego meglio: personalmente, non apprezzo quei personaggi dalla moralità impeccabile, tutti pregi e niente difetti che non commettono mai un passo falso. Insomma, sono anonimi, insapori e inverosimili. I personaggi che invece preferisco sono quelli caratterizzati da tante sfaccettature, quelli complessi, sporchi, che prendono decisioni sbagliate e commettono errori. I personaggi migliori sono quelli per cui proviamo sentimenti di odio e amore.
Perciò questo è sicuramente un punto che va a favore di Simoni.

Ciò su cui invece ho qualcosa da ridire è l’ambientazione. Premetto che mi è piaciuto molto lo spaccato quattrocentesco di Alghero. L’autore ha fatto un’ottima ricerca e il lavoro è evidente – c’è persino una mappa bellissima all’inizio del romanzo. Purtroppo, però, non posso dire lo stesso su Firenze. Ci troviamo alle soglie del Rinascimento, dovremmo poter respirare quell’atmosfera di arte e bellezza propria dell’epoca medicea e invece nulla, non ho visto niente di tutto questo e ne sono rimasta davvero delusa. Marcello Simoni aveva in mano un vero e proprio tesoro, il più bel periodo – a parer mio – della nostra Italia e non ha saputo sfruttarlo a dovere. Questa è l’impressione che mi ha lasciato.
D’altra parte, come ho detto poco fa, apprezzo la ricerca fatta e l’utilizzo di espressioni e vocaboli specifici dell’epoca come, appunto, “birri” o, ancora, l’utilizzo delle “botti” come unità di misura – cento botti corrispondono a circa settanta tonnellate – o dei “cantari” – un cantaro corrisponde a circa venticinque libbre. Insomma, sono quei dettagli che io amo ma che ovviamente non hanno distolto il mio occhio critico dalla povertà dello sfondo, dalla mancanza di tutti quegli elementi che avrei voluto vedere. Umberto Eco diceva che “per raccontare bisogna innanzitutto costruirsi un mondo, il più possibile ammobiliato sino agli ultimi particolari”. Ecco, “Il Patto dell’Abate Nero” manca di mobilia.
Che poi, per la miseria! Siamo a Firenze!
C’è un momento in cui, ad esempio, Bianca si trova davanti alla facciata di Santa Maria del Fiore – giusto una chiesetta… – e, con mio grande disappunto, non ne viene fatta neanche una piccola descrizione!

Sarò pignola e fastidiosamente pedante, ma quando leggo un romanzo storico – e non solo – voglio potermi immergere totalmente tra le sue pagine e respirare a pieni polmoni quelle atmosfere lontane e viverle, come se fossi io stessa la protagonista della storia.
Non pretendo certo di leggere le descrizioni di Tolsoj che si dilunga a parlare di campagne russe e di metodi di semina e raccolto ottocenteschi per decine e decine di pagine. Mi sarei accontentata di qualche dettaglio, anche solo pochi aggettivi, che so, della descrizione anche solo in minima parte di un abito, di due appunti sull’architettura,…

Scusate se mi dilungo su questo aspetto ma, se ancora non l’aveste capito, ci tengo in modo particolare alle descrizioni, sono ciò di cui mi nutro durante la lettura di un libro.

Devo comunque ammettere che neppure la storia in sé mi ha entusiasmato più di tanto, soprattutto nella prima metà del libro: continuavo a domandarmi quando sarebbe arrivata l’azione, quando effettivamente sarebbe iniziata la ricerca di questo fantomatico tesoro, quando, in poche parole, il racconto storico si sarebbe tramutato in un thriller. È brutto da dire ma mi è capitato più volte di dover rileggere intere pagine perché mi ero distratta dalla lettura. Non sono riuscita a sentire la tensione propria di un thriller, neanche per un momento. La storia si riprende un po’ nella seconda parte con colpi di scena e risvolti inaspettati, alcuni che mi hanno piacevolmente colpita, altri un po’ meno. Un aspetto che non mi è affatto piaciuto è legato al tesoro di Gilarus ma ovviamente non posso dirvi di più – chi ha già letto il libro capirà a cosa mi riferisco e comprenderà il perché della mia delusione.

Non voglio bocciare in toto questo libro perché, nonostante tutto, si è lasciato leggere.
Simoni è stato sicuramente abile nel mettere insieme un puzzle complesso e ben articolato e, alla fine, tutti i pezzi sono andati al posto giusto, in modo coerente e lineare – il fatto che io non abbia apprezzato certe scelte è un altro discorso.
L’autore ha intessuto un ottimo intreccio e questo glielo devo riconoscere, così come gli riconosco l’aver creato un personaggio così interessante come Bianca de’ Brancacci.

D’altra parte, il libro è scritto bene e, come ho detto, è una lettura che scivola via – io stessa l’ho terminato in un paio di giorni – perciò non mi sento di sconsigliarlo, solo non aspettatevi di trovarvi davanti al nuovo Ken Follett.

2,5/5

Cinque sequel che non vedo l’ora di leggere

Buongiorno miei adorati lettori!
Oggi voglio parlarvi dei sequel la cui attesa minaccia di mandarmi al manicomio – uno in particolare, potete immaginare quale, in caso contrario keep calm, ancora pochi secondi ed ogni mistero vi sarà svelato.

Bramati, agognati, desiderati. Tra tutti i sequel che aspetto, ce ne sono cinque per cui smanio maggiormente.

Venite a scoprirli insieme a me!

THE FATES DIVIDE (Carve The Mark, #2)

Non ho mai avuto l’occasione, qua sul blog, di parlarvi di Veronica Roth, perciò una premessa è d’obbligo: IO LA AMO!

“Divergent” è la mia saga distopica  preferita in assoluto, più di “Hunger Games”, più di “Maze Runner”, più di qualunque cosa! Piccola curiosità che solo chi conosce la saga potrà capire: uno dei motivi per cui apprezzo tanto “Divergent” e la stessa Roth è proprio il finale di “Allegiant”, quello che tanti di voi odiano – vi ho lasciati basiti, ammettetelo.

Considerando i miei più che ottimi precedenti con questa autrice, all’uscita di “Carve the Mark” non ho potuto desistere dall’acquistarlo quando, tra gli scaffali della libreria, i miei occhi si sono posati su quella spettacolare cover. Veronica Roth ha superato se stessa, mi ha trascinato in questo suo nuovo mondo, tra fati e superpoteri, astronavi e  affascinanti pianeti ricchi di storia e tradizione, proprio come piace a me!

Cosa dire? È stata una lettura incredibile, un’esperienza catartica!

Mi sono profondamente innamorata dei protagonisti, Cyra e Akos, e della loro complicata storia d’amore di stampo shakespeariano che mi ha conquistata nel giro di poche pagine.

Il secondo ed ultimo capitolo della duologia dovrebbe uscire in Italia il 5 giugno. Io sto già fremendo per accaparrarvi la mia copia, e voi?

SHADOWSONG (Wintersong, #2)

Recentemente ho condiviso con voi la mia opinione (QUI) a proposito del primo capitolo, “Wintersong”, un libro che mi ha inaspettatamente rubato corpo ed anima.
Dico inaspettatamente perché inizialmente ero un po’ spaventata dalle recensioni. Il mondo dei lettori si è infatti spaccato a metà: c’è stato chi ha profondamente amato il romanzo – come me! – e chi, purtroppo, lo ha profondamente odiato.
Questo perché “Wintersong” è un fantasy un po’ particolare, caratterizzato da poca azione e poca avventura.
Il fulcro della storia è infatti la crescita personale della protagonista, Elisabeth, che, attraverso la sua controversa relazione con l’Erlkönig – il Re dei Goblin –, troverà la strada per crescere, così da trasformare la ragazzina insicura in una donna forte, coraggiosa ed indipendente.

L’epilogo del primo volume è stato perfetto, un finale adeguato, in linea con tutta la storia e, soprattutto, coraggioso, proprio come Elisabeth stessa, ma mi ha lasciato dentro un senso di disperazione che solo la lettura di “Shadowsong” potrà placare.

CHERRY FOX SERIES, #2

Nessun titolo ufficiale in vista e nessuna cover all’orizzonte, perciò dovrete accontentarvi di sapere che si tratta del secondo volume della Cherry Fox saga di Eleonora Pescarolo, autrice italiana di fantascienza in cui ho avuto la fortuna di imbattermi.

Vi ho già parlato del primo volume di questa saga, “Braccati”, e, se avete letto la recensione (QUI), saprete già quanto io sia rimasta affascinata dalla bravura dell’autrice e, soprattutto, dalla sua badassissima (?) protagonista, la bashara Ireen Devar. Con “Braccati”, Eleonora ha riempito la mia testa di quesiti irrisolti, lasciandomi con il bisogno di venire a capo di tutti i suoi misteri, primo fra tutti quello che aleggia intorno alla leggendaria Sirena di Jannar.

Per farvela breve, se non scopro al più presto cosa succederà dopo il cliffhanger finale con cui l’autrice mi ha lasciata, rischio sul serio di diventare pazza!

THE SECRET COMMONWEALTH (Il Libro della Polvere, #2)

Ho atteso diciassette anni per avere un seguito a “Queste Oscure Materie”, credo di poter aspettare un anno per avere il secondo volume della nuovissima ed attesissima trilogia di Philip Pullman, “Il Libro della Polvere”. Non si sa ancora con precisione quando “The Secret Commonwealth” verrà pubblicato, ma si vocifera che dovrebbe venir rilasciato ad un anno esatto dalla pubblicazione de “La Belle Sauvage”, quindi il 19 ottobre – il giorno del compleanno dell’autore!

Non vi parlerò molto del primo volume, visto e considerato che ho in programma di pubblicare qui sul blog la recensione nei prossimi giorni. Per il momento, vi basti sapere che immergermi nuovamente nel mondo della Polvere è stato un po’ come tornare a respirare! Insieme a Malcom, il protagonista de “La Belle Sauvage”, ho vissuto un’avventura magica, ed ora non mi resta che aspettare di poter leggere il sequel che ci porterà avanti di vent’anni – dieci anni dall’epilogo di “Il Cannocchiale d’Ambra”. Non vedo l’ora di ritrovare la piccola Lyra trasformata in una giovane donna. E poi, insomma, c’è una cosa che mi preme sapere, più di tutto il resto. Chi conosce la saga probabilmente saprà a cosa mi riferisco… Il nome Will vi dice qualcosa?

THE WINDS OF WINTER (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, #6)

Dulcis in fundo, Lui, il più atteso, il più bramato, il più utopico: “The Winds of Winter”, il sesto volume de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”.
In questi anni ho perso il conto di quante volte Martin ce ne ha promesso la pubblicazione, eppure di questi venti dell’inverno non vi è traccia. In compenso – probabilmente per liberarsi un poco del senso di colpa – a fine annoma ci fidiamo?apparirà nelle librerie  “Fire and Blood”, il primo di due volumi dedicati alla storia della Casa Targaryen. E va bene, Martin! Sei perdonato, ma solo perché mi hai scritto ben due libri sulla MIA casata! Se il libro in questione si fosse chiamato, che so, “Hear me Roar”, non penso ne sarei stata così entusiasta.

La cosa che mi da più fastidio è che, purtroppo, la serie tv sta superando i libri, perciò quello che avrei voluto veder svelato sulle pagine dovrò vederlo su uno schermo. È vero che nei libri Martin può permettersi di spaziare mooolto di più con la storia, considerando le diverse – e migliori – stoyline di Dorne, di Sansa e la presenza – inquietante – di Lady Stoneheart e di Griff il Giovane aka Aegon Targaryen – forse… – più tanti altri elementi e personaggi che nella serie tv non sono mai esistiti – una a caso, Arianne Martell, la mia preferita – o che, per un motivo o per un altro, hanno preso una strada differente. Però, nonostante le molte cose che potrebbero andare diversamente nei libri, c’è una cosa che dubito profondamente possa cambiare, ovvero l’identità dei genitori di Jon Snow. Dopotutto, ogni indizio che Martin ci ha lasciato negli anni tra le migliaia di pagine della sua saga ci aveva già portato ad ipotizzare quei nomi, non è che ora possa cambiare di rotta solo perché la HBO ha deciso di rovinare la sorpresa a tutti i lettori. Maledetto Martin! Credete che vivrà abbastanza per farci dono di un degno finale de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”? Nel frattempo, continuo a tenere duro e ad aspettare l’inverno.

Quali sono i sequel che attendente con trepidazione?

Fatemi sapere se tra le vostre attese vi è anche uno o più dei libri sopracitati, così, per un po’ di solidarietà tra lettori.

Tutte le novità in libreria dal 19 aprile

Buongiorno miei adorati lettori!
Beccatevi queste uscite fresche fresche che, sono sicura, sapranno tenervi compagnia durante il weekend!

Tanti misteri da svelare vi aspettano. Che fine ha fatto Jess Winters? Chi ha appiccato quei tanti piccoli fuochi nelle stanze perfette di Mrs Richardson? E, soprattutto, il tribuno romano Cola di Rienzo riuscirà ad impedire che lo Speculum in Aenigmate finisca in cattive mani?

Correte in libreria per scoprirlo!

I QUATTRO ENIGMI DEGLI ERETICI di Armando Comi (19 aprile 2018)

TITOLO: I Quattro Enigmi degli Eretici

AUTORE: Armando Comi

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Thriller storico

EDITORE: Newton Compton Editori (Nuova Narrativa Newton)

PAGINE: 384

PREZZO: 8,41 € / 3,99 € (eBook) 


TRAMA

Autunno 1342.
Roma è macchiata da un crimine abominevole. Un cavaliere cinto da una corona con dieci corna uccide un neonato per impedire l’avverarsi di un’inquietante profezia. Il piccolo sembra essere colui che un giorno erediterà uno specchio che porterà sciagure nel mondo. Cinque anni dopo, il giorno di Pentecoste, il tribuno romano Cola di Rienzo esce di prigione con l’intenzione di realizzare una predizione ricevuta in sogno, ma il suo destino si incrocia con un messaggio che giunge dal passato e lo incita a mettersi alla ricerca di uno specchio occulto, lo Speculum in Aenigmate. Si tratta di un manufatto realizzato con la pietra incastonata nella corona di Lucifero, prima della caduta, capace di stravolgere le sorti dell’umanità. La sua non è una ricerca solitaria: da secoli due sette cercano di entrarne in possesso ed entrambe tramano alle spalle di Cola per manovrarlo. Cosa sono disposti a fare coloro che cospirano per impossessarsi dell’oscuro oggetto della profezia?

Una profezia che non deve avverarsi
Un uomo determinato e visionario
Due sette in lotta tra loro da secoli

NON SPARIRE di Bryn Chancellor (19 aprile 2018)

TITOLO: Non Sparire

AUTORE: Bryn Chancellor

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Thriller, Mistero

EDITORE: Ponte alle Grazie (Scrittori)

PAGINE: 384

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Jess Winters, diciassette anni appena compiuti, con la madre Maud si è trasferita da Phoenix nella tranquilla cittadina di Sycamore, nel nord dell’Arizona. Per sopportare la solitudine e il dolore per il divorzio dei genitori, Jess si rifugia in estenuanti passeggiate e nelle poesie che annota sul suo prezioso taccuino. Una notte, sotto una pioggia torrenziale che dura da giorni, scompare letteralmente nel nulla. Nessuna traccia, nessun indizio, nessun sospettato. Diciotto anni dopo Laura Drennan, professoressa di letteratura da poco giunta in città, a sua volta in fuga da un matrimonio finito, ritrova per caso le ossa di Jess nel letto asciutto di un torrente. Il mistero mai risolto della sua scomparsa fa riemergere testimonianze e ricordi ricomposti in un racconto corale che è facile avvicinare a certe pagine di un grande cantore dell’America più profonda e nascosta, William Faulkner. Il punto di vista di ciascun personaggio, svelando i propri intimi segreti, disegna il ritratto di un’assenza: solitudine, risentimento, frustrazione – ferite che si rimarginano solo in un rituale collettivo, un grande abbraccio consolatorio che chiude un lutto durato troppo tempo.

TANTI PICCOLI FUOCHI di Celeste Ng (19 aprile 2018)

TITOLO: Tanti Piccoli Fuochi

AUTORE: Celeste Ng

DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 aprile 2018

GENERE: Narrativa contemporanea

EDITORE: Bollati Boringhieri (Varianti)

PAGINE: 374

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

1998, Shaker Heights, Cleveland Ohio, lo Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza. Perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici, e abbienti. Le comunità Shaker erano caratterizzate dalla sovrabbondanza di regole – dall’ora migliore per alzarsi al mattino a come scegliere il compagno di vita. E una delle protagoniste del romanzo, Mrs Richardson, è cresciuta incarnando questa filosofia di vita: una famiglia da sempre insediata nella comunità, molto abbiente, perfettamente inserita in ogni comitato e organizzazione. All’inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Il dito della signora punta subito su Izzy, la più piccola dei suoi quattro figli. Ribelle da sempre, una pecora nera appena adolescente, diversissima dai fratelli in partenza per le università più prestigiose del paese, Izzy invece è in fuga per chissà dove. Mia invece è una fotografa single che ha scelto una vita itinerante con la figlia, fin dalla nascita, cavandosela a malapena con lavori vari, per avere tempo libero da dedicare alla sua arte. Con un buon successo, però accuratamente nascosto: le sue opere sono state vendute a una prestigiosa galleria di New York, ma Mia non parla mai di questo, né del suo passato. Mia lavora controvoglia come domestica e cuoca nella lussuosa casa di Mrs Richardson, in cambio di un piccolo alloggio. La figlia Pearl ha fatto amicizia con i quattro ragazzi Richardson, e Mia le ha promesso di metter fine al vagabondaggio… e allora come mai quella che dovrebbe essere una svolta decisiva diventa a poco a poco un problema per madre e figlia, e non solo? Accade quando un vecchio amico dei Richardson decide di adottare un bambino sino-americano. Ne nasce una battaglia per la custodia che divide l’intera cittadina. Mia ed Elena si troveranno su fronti opposti e questo farà scattare nella mente di Elena il sospetto che Mia nasconda un passato torbido. Ma questa sua ossessione avrà costi altissimi.

Qualche piccola curiosità a proposito di “Tanti Piccoli Fuochi”
Bestseller del New York Times, tra le altre cose ha ottenuto un riconoscimento come miglior libro del 2017 secondo Amazon, aggiudicandosi il secondo posto, ed inoltre ha vinto, sempre nel 2017, i Goodreads Choice Awards come miglior romanzo nella categoria Fiction.

Insomma, è un libro che non vorrete perdervi!

RECENSIONE “Wintersong” di S. Jae-Jones

Carissimi lettori,
non vedevo l’ora di condividere con voi il mio pensiero a proposito di questo libro che mi ha regalato tante emozioni inaspettate e bellissime. Sto parlando di “Wintersong” di S. Jae-Jones, un libro che non vedevo l’ora di leggere e che, fortunatamente, non ha deluso le mie aspettative.

TITOLO: Wintersong

AUTORE: S. Jae-Jones

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 26 ottobre 2017

EDITORE: Newton Compton Editori  (Vertigo)

PAGINE: 448

PREZZO: 8,50 € / 3,99 € (eBook) 


TRAMA

È l’ultima notte dell’anno. Ora che si sta avvicinando l’inverno, il Re dei Goblin sta per partire alla ricerca della sua sposa… Per tutta la vita, Liesl ha sentito infiniti racconti sul bellissimo e pericoloso Re dei Goblin. È cresciuta insieme a quelle leggende che hanno popolato la sua immaginazione e ispirato le sue composizioni musicali. Adesso è diventata grande, ha ormai diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come tanti minuscoli granelli di sabbia. Ma quando sua sorella viene rapita dal Re dei Goblin, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale.

Chi mi conosce, sa bene quanto aspettassi l’uscita italiana di “Wintersong”, libro tanto amato e apprezzato dalle bookblogger di tutto il mondo. Inizialmente, a colpirmi era stata la copertina. Semplicemente favolosa! Dopo aver recuperato un po’ di informazioni, avevo poi scoperto che si trattava di una sorta di retelling del celebre “Labyrinth” e i miei occhi a cuoricino erano subito balzati fuori dalle orbite!

Se avete amato il film, sono certa che amerete questo libro che ne è, sostanzialmente, la versione più adulta. In realtà, l’ho trovato più come il risultato dell’unione tra l’ambientazione di“Labyrinth” e lo sviluppo de “La Bella e la Bestia”, in chiave più dark e matura.

Per questo motivo, mi piace considerare “Wintersong” una fiaba moderna, più che un semplice fantasy – o un romance, come alcuni l’hanno definito. Se siete alla ricerca di un fantasy nel senso stretto del termine, allora questo non è il libro che fa per voi. D’altra parte, non lo consiglio nemmeno a chi è in cerca di una storia d’amore da batticuore in stile harmony, perché non lo è affatto. “Wintersong” è una storia di crescita, una storia sul diventare donna. “Wintersong” è la storia di Elisabeth. Tutto il resto, passa in secondo piano. La storia d’amore, così come ogni ostacolo che si è trovata a dover affrontare, è solo un elemento di sfondo che serve a trasformare la piccola Liesl nella più adulta Elisabeth.

«Volevi diventare una famosa compositrice. Volevi che la tua musica fosse suonata nelle grandi sale da concerto di tutto il mondo.»
Sentì il cuore esplodermi nel petto, una fiammata repentina, ma il bruciore indugiò dentro di me anche dopo. Era vero che una volta avevo sognato quelle cose. Prima che il talento di Josef rubasse l’attenzione di nostro padre. Prima che papà mi spiegasse a chiare lettere che il mondo non era interessato ad ascoltare la mia musica. Perché era una cosa strana. Inusuale. Perché io ero una donna.

Relegare “Wintersong” entro i confini di un romanzetto rosa mi pare un vero e proprio insulto ad un libro che vuole celebrare le donne e i loro desideri, che mostra come una donna possa scegliere di essere egoista in un’epoca in cui i suoi sentimenti vengono invece calpestati e messi in secondo piano e scegliere di mettere se stessa davanti a tutto e tutti.

Elisabeth è cresciuta con i racconti del Sottosuolo e le leggende sull’Erlkönig e mai avrebbe creduto che queste leggende potessero essere reali. Le sue convinzioni iniziano a vacillare quando comincia ad essere seguita da un misterioso uomo “alto, pallido ed elegante”. Perché lo sconosciuto nascosto sotto al mantello altri non è che l’Erlkönig in persona, il Re dei Goblin, venuto dal Sottosuolo per reclamare la sua moglie terrestre.

Ora hanno inizio i giorni d’inverno e il Re dei Goblin cavalcherà in lungo e in largo alla ricerca di una sposa.

Quando l’Erlkönig rapirà sua sorella, Liesl sarà disposta a sacrificare se stessa per salvarla? Sarà disposta a sacrificare se stessa per salvare il mondo intero?

Se devo essere onesta, ho trovato l’inizio un po’ confuso. Non riuscivo a capire in che relazione fosse il mondo di sopra con il mondo di sotto. Sembrava quasi che Elisabeth considerasse i goblin come veri e propri abitanti della terra e non semplici protagonisti di favole e antiche leggende raccontate dalla nonna Costance. Insomma, non riuscivo bene ad inquadrare l’elemento magico all’interno del mondo reale.

Ciò di cui ho sentito più la mancanza è senza dubbio il world-building. Purtroppo l’autrice non si è molto soffermata sulla costruzione e la descrizione del suo mondo sotterraneo. Mi è sembrato come se stesse dicendo: “Ti ho detto che il romanzo è ispirato a “Labyrinth”, no? E allora l’ambientazione è quella, già la conosci. Non c’è mica bisogno che te la descriva.” E quindi ho rispolverato i miei ricordi dei corridoi terrosi e delle porte magiche del film per creare da me la scenografia della storia. Ammetto che la cosa mi ha un tantino infastidita.

Al contrario, invece, i personaggi sono molto ben costruiti e dettagliatamente delineati.
Elisabeth è un personaggio incredibile, con più difetti che pregi, a dirla tutta. Ed è proprio per questo che l’ho amata così tanto, perché è davvero realistica e genuina. Ho apprezzato davvero tanto il suo percorso di crescita, coerente e credibile fino alla  fine. E a proposito del finale… L’ho trovato perfetto! Un epilogo – che poi epilogo non è – degno di Elisabeth, e che mi ha resa orgogliosa neanche fosse figlia mia, tanto da farmi sprofondare in un mare di lacrime.

E poi, vogliamo parlare dell’Erlkönig? Affascinante, misterioso, semplicemente perfetto. Non vedo l’ora di leggere il sequel, “Shadowsong”, per poter scoprire di più sulla sua vita e far diradare così la nebbia che aleggia attorno alla sua figura.

Il Re dei Goblin.
Era il punto fermo intorno a cui tutto ruotava. Era la realtà, mentre tutto il resto era solo un riflesso. Spiccava nella folla come se noi due fossimo le uniche persone vive e presenti in un mondo fatto di illusioni e di ombre. Lui mi sorrise e ogni fibra del mio corpo fu attirata verso di lui. Il suo sorriso era in grado di costringere la mia carne a danzare.

Come ho detto, non ho trovato la storia d’amore così centrale e, nonostante l’entusiasmo e i miei occhi che spesso si aprivano a cuoricino, non l’ho trovata così entusiasmante in confronto a quello che per me è il perno attorno al quale ruota tutto il romanzo, ovvero Elisabeth stessa. Non sono impazzita per Elisabeth e l’Erlkönig insieme, ma ho amato il modo in cui Liesl si approcciava a lui e viceversa. Insomma, non ho amato la coppia ma i singoli elementi all’interno della coppia presi nella loro individualità ma tenendo pur sempre conto della loro connessione, soprattutto quella musicale.

Riconosco che oggettivamente “Wintersong” abbia dei difetti tecnici, ma ai miei occhi annebbiati dall’emozione scompaiono. È come, non so, ascoltare una melodia stonata e, nonostante tutto, ritrovarsi con la pelle d’oca e i brividi che corrono lungo la schiena.

Da qualche parte, lontano, forse dall’altra parte del muro, un violino comincia  a suonare. Il Re dei Goblin. Poso le mani sul pianoforte e lo seguo. Senza i nostri corpi a ostacolarci, la nostra vera essenza spicca il volo e danza. La sua è fatta di intricata complessità e di mistero, la mia è anticonformista ed  emotiva. Ma in qualche modo ci incastriamo alla perfezione, siamo in armonia, ci completiamo, un contrappunto senza dissonanza.

Ma la vera magia di questo romanzo risiede nella musica! Ah, che meraviglia! La componente musicale è ciò che accompagna l’intero romanzo. Scale musicali, violini e pianoforti sono gli elementi che scandiscono la vita di Liesl. Già dalle prime frasi si intuisce quanto la musica sia importante per questo romanzo. Innanzitutto, l’intera storia è strutturata come qualsiasi overture che si rispetti.

Leggendo queste pagine non puoi fare a meno di sentirti trasportato all’interno di una sinfonia, magari proprio una di Mozart – che spesso viene nominato dall’autrice – e, perché no, magari proprio all’interno del suo capolavoro, “Il Flauto Magico”. Sì, perché l’opera di Mozart ha senza dubbio ispirato S. Jae-Jones e gli occhi più attenti avranno sicuramente colto i piccoli dettagli disseminati tra le pagine di “Wintersong”, come il flauto che  viene regalato ad Elisabeth dall’ Erlkönig, e che, proprio come era stato per Tamino, si rivelerà di grande aiuto durante le prove che Liesl si ritroverà ad affrontare per fuggire dal labirinto sotterraneo dei Goblin.

La copertina recita: “Un labirinto di bellezza e oscurità, musica e magia. Questo è il mondo in cui ti perderai”. Beh, per me è stato davvero così. È incredibile il modo in cui l’inchiostro sembri muoversi sulle pagine, come ad andare a formare un pentagramma senza fine, un intreccio di note che danzano e scandiscono la vita di Liesl, minuto per minuto. E la musica cresce con lei, diventa più matura, più consapevole man mano che si girano le pagine. Questa è una delle cose che ho amato più di tutto, il modo in cui Elisabeth si libera di Liesl attraverso le sue stesse note che vibrano nell’aria, selvagge e indomite, proprio come il suo cuore.

Non sono più me stessa. Non sono Elisabeth. Non sono una ragazza umana. Sono un essere selvaggio, una creatura della foresta, della tempesta e della notte. Abito i sogni e le fantasie, le storie della mia infanzia che narravano di mondi oscuri, strani e stupefacenti. Sono un essere primordiale, sono fatta di musica e di magia e dell’Erlkönig. Sono perduta.

Io, che ho amato profondamente “Wintersong”, ve ne consiglio la lettura, nonostante ci sia la possibilità che non vi entusiasmi tanto quanto ha entusiasmato me. È un libro molto controverso: o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo.

Posso solo dirvi che se amate la musica, le leggende tedesche e le favole, dovete almeno dargli una possibilità. Se poi siete fan di “Labyrinth”, de “La Bella e la Bestia” e di Mozart, allora sono assolutamente sicura che lo amerete!

4/5

ANTEPRIMA “L’Illusione della Verità” di Wendy Walker e “Oscuri Segreti di Famiglia” di Alex Marwood

Buongiorno miei cari lettori!
Segnatevi questa data – 8 marzo –, perché è in arrivo un carico di suspense che non vorrete lasciarvi scappare!

L'ILLUSIONE DELLA VERITà di Wendy Walker (8 marzo 2018)

TITOLO: L’Illusione della Verità

AUTORE: Wendy Walker

GENERE: Thriller psicologico, Mistero

DATA DI USCITA: 8 marzo 2018

EDITORE: Nord (Narrativa Nord)

PAGINE: 400

PREZZO: 15,30 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Quella sera, in casa scoppia una lite furiosa. Dopo le urla e i pianti, si avverte il rombo di un motore, poi il silenzio. La mattina seguente, le sorelle Tanner sono scomparse. L’auto della diciassettenne Emma viene ritrovata nei pressi della spiaggia: all’interno, solo la borsa e le scarpe della ragazza. Della quindicenne Cassandra, invece, nessuna traccia. Senza ulteriori indizi, le autorità vagliano tutte le ipotesi, per poi congelare il caso.

Tre anni dopo, Cassandra torna a casa… da sola. Racconta che lei ed Emma sono state rapite e tenute prigioniere su una misteriosa isola del Maine, senza telefono, televisione o elettricità. La sua versione dei fatti, però, è piena di buchi; in particolare, il racconto del giorno della scomparsa non coincide con le deposizioni raccolte dai detective. Sembrerebbe che la memoria della ragazza sia ancora compromessa dal trauma eppure, per la psicologa forense Abby Winter, i conti non tornano. È successo qualcosa quella notte di tre anni prima, qualcosa che la famiglia Tanner sta tentando disperatamente di nascondere. In cerca di risposte, la dottoressa rivolge quindi lo sguardo verso la madre, il patrigno e il fratellastro di Cassandra. A poco a poco, nel quadro apparentemente perfetto di quella famiglia come tante, Abby intuisce inquietanti crepe e indizi che conducono lungo una strada costellata di menzogne, inganni e tradimenti. Una strada che Abby sarà costretta a percorrere, se vuole salvare Emma…

OSCURI SEGRETI DI FAMIGLIA di Alex Marwood (8 marzo 2018)

TITOLO: Oscuri Segreti di Famiglia

AUTORE: Alex Marwood

GENERE: Thriller, Mistero

DATA DI USCITA: 8 marzo 2018

EDITORE: Newton Compton Editori

PAGINE: 386

PREZZO: 8,50 € / 2,99 € (eBook) 


TRAMA

“Chiedo scusa a tutti per l’email collettiva, ma ho disperatamente bisogno del vostro aiuto. La mia figlioccia, Coco Jackson, è scomparsa dalla casa della sua famiglia a Bournemouth nella notte tra domenica e lunedì 30 agosto, il fine settimana scorso. Coco ha tre anni.”

Quando la piccola Coco sparisce durante una festa di compleanno in famiglia, i media impazziscono. I suoi genitori, infatti, sono ricchi e influenti, così come gli amici che ospitavano nella loro casa al mare. Ma che cos’è successo davvero a Coco? Dodici anni dopo le persone presenti durante quella terribile notte si ritrovano per la prima volta riunite ancora, per celebrare il funerale del padre della bambina scomparsa. E i segreti del passato cominceranno gradualmente a riemergere.

Insomma, marzo si prospetta essere un mese coi fiocchi all’insegna del mistero.
Da un parte abbiamo la famiglia Tanner, dall’altra la famiglia Jackson, entrambe alle prese con la fitta rete di bugie e segreti che animano le fondamenta delle loro case, quattro mura tra le quali ogni figlio dovrebbe sentirsi protetto e accudito. Ma è sempre così? Cosa si cela davvero dietro alle sparizioni di Cassandra, di Emma e della piccola Coco?

Quale dei due romanzi vi ispira di più? “Oscuri Segreti di Famiglia” è stato apprezzato da autori del calibro di Stephen King  che del romanzo ha detto: “Spaventoso come l’inferno. Personaggi fantastici.” Personalmente ho un debole per i thriller psicologici, perciò sono più curiosa di leggere “L’Illusione della Verità”. È bastata la lettura della trama per far partire in quarta la mia mente criminologa!

Cosa ve ne pare? Vi piacciono i thriller? Personalmente li amo, anche se ultimamente è difficile trovare dei romanzi sul genere che mi prendano anima e corpo. Insomma, ormai abbiamo visto omicidi, serial killer, stalker e rapitori di ogni sorta e stupire e brillare per originalità diventa sempre più difficile. I thriller che mi hanno stupita e lasciato senza fiato li posso contare sulle dita di una mano, con Glenn Cooper che se ne sta appollaiato comodo comodo sul trono con il suo meraviglioso e spettacolare “La Biblioteca dei Morti”, seguito a ruota da Stephen King e Michael Crichton – ma d’altronde chi non li ama?
Mi dispiace un po’ di non poter inserire Patterson nella mia classifica, ma purtroppo finora non sono stata molto fortunata con i suoi libri. Volendo evitare quei romanzi da cui poi sono stati tratti i film – perché, avendo visto le trasposizioni, già conoscevo i finali – ho preferito puntare su altri che purtroppo non si sono rivelati all’altezza delle mie aspettative.  Spero in futuro di poter cambiare idea sul povero James. Si accettano consigli!

Se vi va, vi aspetto nei commenti.
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SEGNALAZIONE “La Locanda degli Amori Sospesi” di Viviana Picchiarelli

È uscito ieri per Newton Compton “La Locanda degli Amori Sospesi”, una storia romantica e delicata tutta italiana, dal sapore malinconico e che profuma di carta ed inchiostro. Un romanzo sulle seconde occasioni, sugli amori persi ma mai dimenticati che insegna l’importanza della speranza.