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RECENSIONE “Il Regno Segreto” di Philip Pullman

Buongiorno lettorə, 
eccomi qua a parlarvi finalmente dell’ultimo lavoro di uno dei miei autori preferiti, Philip Pullman. Ovviamente mi riferisco a “Il Regno Segreto”, secondo volume de “Il Libro della Polvere”, la nuova trilogia prequel/sequel alla serie di “Queste Oscure Materie” 
La recensione è spoiler free ma se ancora non avete letto i volumi precedenti della saga vi consiglio comunque di fermarvi qua e di affrettarvi verso la libreria più vicina 😊  

TITOLO: Il Regno Segreto (Il Libro della Polvere #2)

AUTORE: Philip Pullman

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 5 novembre 2020

EDITORE: Salani

PAGINE: 704

PREZZO: 19,80 € / 11,99 € (eBook) 


TRAMA

Sono passati dieci anni da quando abbiamo salutato Lyra Belacqua, adolescente seduta su una panchina del giardino botanico di Oxford nel finale di Queste oscure materie. Nel Regno Segreto la incontriamo di nuovo, quando ormai è diventata più grande, ma anche più disincantata e disillusa. In questo attesissimo sequel, Lyra, ora ventenne, scoprirà luoghi dell’anima e del mondo di cui non aveva mai nemmeno immaginato l’esistenza e dovrà superare prove inattese e difficili che metteranno a dura prova il rapporto con il suo inseparabile daimon, Pantalaimon.
Nel grande, rocambolesco viaggio che li attende sarà coinvolto anche Malcolm, che nella Belle Sauvage era un ragazzino con una barca e la missione di salvare una neonata dall’alluvione, e ora è un uomo con un forte senso del dovere e il desiderio di fare ciò che è giusto. Una nuova, grandiosa avventura che si spinge oltre i confini di Oxford, attraverso l’Europa fino in Asia, alla ricerca di ciò che è stato dimenticato: una città creduta impossibile, un segreto nel cuore del deserto, il mistero della Polvere e una guerra tra fazioni sconosciute.
Dopo anni di attesa, con il nuovo ciclo del Libro della Polvere, Philip Pullman, uno dei più grandi scrittori viventi, torna nel sontuoso mondo allo stesso tempo familiare e straordinario di Queste oscure materie con un romanzo che è davvero un libro per i nostri tempi; un’avventura imponente in luoghi evocativi e indimenticabili ma anche uno sguardo stimolante su cosa significhi capire se stessi, crescere e dare un senso al mondo che ci circonda, qualunque esso sia.

Attendevo questo libro da quando, nel lontano 2004, girai l’ultima pagina de “Il Cannocchiale d’Ambra”. Le mie aspettative erano altissime e ancora più alta era la voglia di scoprire cosa sarebbe successo a Lyra e Pan una volta tornati dalle loro rocambolesche avventure. 
Ho accolto con entusiasmo la pubblicazione de “La Belle Sauvage” (recensione QUI), il primo capitolo della nuova trilogia, ma nulla è paragonabile alla gioia provata quando mi sono ritrovata tra le mani “Il Regno Segreto”. Non so esattamente cosa mi aspettassi, anche perché sarebbe stato difficile per l’autore ricreare un’opera tanto epica quanto “Queste Oscure Materie”, ma a malincuore devo ammettere che speravo in qualcosa di più. Lyra è uno dei personaggi letterari a cui sono maggiormente legata e speravo di ritrovare tra queste pagine quella connessione magica che si era instaurata tra noi nella trilogia principale. Non è successo nulla di tutto questo e, anzi, a tratti l’ho anche odiata. 

Sono sprofondata fin da subito in un abisso infinito di tristezza nel vedere a cosa si è ridotto il rapporto tra lei e Pan. Ricorderete che, durante il suo viaggio nel regno dei morti, Lyra era stata costretta a separarsi dal suo daimon ed è così che li ritroviamo nelle prime pagine de “Il Regno Segreto”: soli e separati e non solo fisicamente. Lyra e Pan appaiono quasi come due entità diverse che faticano a sopportare la presenza l’una dell’altro. Durante la notte, Pan è solito sgattaiolare fuori dalla finestra della loro camera al St Sophia’s College per allontanarsi da Lyra ed è proprio in uno di questi suoi vagabondaggi notturni che noi lo seguiamo e, insieme a lui, assistiamo casualmente al brutale omicidio di quello che scopriremo essere il dottor Anthony John Roderick Hassall, un botanico britannico che stava conducendo delle ricerche in Oriente, delle ricerche misteriose riguardanti uno speciale tipo di rosa. Cosa aveva scoperto di tanto pericoloso da giustificare un crimine tanto efferato?  

Questa e altre sono le domande che si affollano nella mente di Pan e Lyra che si ritrovano, loro malgrado, invischiati in una nuova avventura all’insegna del mistero. Saranno costretti a vivere nuove esperienze ma lontani l’uno dall’altra, separati e soli. 
I temi trattati saranno più maturi di quelli a cui Philipp Pullman ci ha abituato. Lyra è cresciuta e insieme a lei siamo cresciuti noi, i suoi lettori. Non ci troviamo più davanti ad un’opera middle grade ma ad un romanzo che si rivolge ad un pubblico più adulto e maturo, in grado di destreggiarsi tra argomenti di stampo politico e filosofico. Va da sé che, essendo cresciuta tra gli accademici del mondo di Pullman, Lyra certo non può esimersi dall’interessarsi alla filosofia.
Della ragazzina coraggiosa, vivace, impulsiva che conoscevamo è rimasto ben poco. Lyra ha perso la sua capacità d’immaginazione ed è proprio questo il motivo principale che la porta a scontrarsi ripetutamente con il suo daimon. 

[…] «Io vedo solo un libro molto profondo e intellettualmente stimolante. E capisco benissimo perché la ragione, la razionalità e la logica esercitino tutto quel fascino. No, anzi: quelle cose non mi affascinano, mi convincono. Non è un rigurgito emotivo. È tutta una questione di approccio razionale…»
«Quindi tutto ciò che è emozione è un rigurgito, giusto?»
«Da come ti comporti…»
«No, tu non mi ascolti, Lyra. Non credo che io e te abbiamo più niente in comune. Non sopporto di star qui a guardarti mentre ti trasformi in un mostro iper-razionale, rancoroso, dalla mente ristretta, freddo. Stai cambiando, ecco qual è il punto. E non mi piace. […] Stai dimenticando tutto ciò che conta. E stai cercando di convincerti di cose che ci uccideranno».

Le letture accademiche e filosofiche hanno modellato la sua mente intorno a un modello di scetticismo e razionalità che ben si scontra con la Lyra che ha cavalcato un orso corazzato, attraversato infinite finestre tra i mondi, che ha battuto in astuzia le Arpie e liberato le anime dei morti. Parliamo della Lyra che ha camminato tra gli Spettri e gli Angeli, della Lyra che ha attraversato il mondo dei Mulefa. Non trovo davvero una scusa per giustificare questa trasformazione radicale del suo personaggio, questo eccesso di razionalità che non lascia il minimo spazio alla fantasia e alle reazioni emotive più impulsive. Che poi, nonostante le fondamenta poco solide, questo è uno dei temi su cui si basa lo sviluppo narrativo di Lyra: il conflitto con il suo daimon è evidentemente un’immagine allegorica attraverso cui Pullman vuole indagare il complicato processo di crescita, la lotta interiore che ogni adolescente affronta nella ricerca di un’identità. Lo scetticismo radicale di Lyra segna il passaggio all’età adulta, la morte delle illusioni. Ma l’immaginazione e la capacità di sognare continuano a sopravvivere all’interno del suo daimon. Ritrovare sé stessi significa riuscire a conciliare la razionalità e la poesia. 

[…] Le arpie erano parte del Regno Segreto? Il mondo dei morti, il mondo in cui vivevano, ne faceva parte? Oppure aveva immaginato tutto, e la sua immaginazione era una menzogna, come uno spruzzo di spuma di mare?
Be’, pensò, che cos’era, dopotutto, il Regno Segreto? Era una condizione che non aveva spazio nel mondo di Simon Talbot o nel mondo, differente, di Gottfried Brande. Era inaccessibile in circostanze normali. Se pure fosse esistita, era visibile solo usando l’immaginazione, qualunque cosa fosse, e non la logica. Includeva fantasmi, fate, dei e dee, ninfe, incubi, demoni, fuochi fatui e altre creature simili. […] C’era una spiegazione logica, razionale, scientifica per cose del genere? Oppure erano inaccessibili alla scienza, e incomprensibili per la ragione? Esistevano davvero?

Come ho detto, non riesco affatto a sposare l’immagine di questa Lyra con la Lyra della trilogia principale. Insomma, questo totale stravolgimento nella caratterizzazione del personaggio altro non è che una scusa per mettere in atto un complicato processo filosofico e psicologico che, nonostante tutto, mi ha terribilmente affascinata. Ma d’altronde la capacità dialettica di Pullman non è in dubbio. Di nuovo si conferma maestro nel simbolismo, e dal tema della crescita personale passiamo, ancora una volta, alle tematiche di stampo religioso. Non ho nulla da recriminare a “Il Regno Segreto” da questo punto di vista, però con “Queste Oscure Materie” Pullman ha creato un capolavoro assoluto, un prodotto insuperabile sulla critica all’abuso di potere delle istituzioni che neanche lui stesso potrà mai più eguagliare. Ciò che fa di Philip Pullman uno dei miei autori preferiti è proprio questo suo coraggio nel mettere in discussione dei valori che per secoli sono stati considerati incontrovertibili. Insomma, in un’altra epoca Pullman sarebbe stato immediatamente tacciato di eresia. Ma se da una parte i tempi sono cambiati, lo stesso non si può dire di certe mentalità: anche nel XXI secolo, se spingi i giovani a farsi domande e ad esercitare il proprio senso critico, incappi inevitabilmente nella censura. In una classifica statunitense del 2008, relativa agli autori più banditi da scuole e biblioteche, Philip Pullman si classificava al secondo posto. Ricorderete inoltre lo “scandalo” che produsse l’uscita del film “La Bussola d’Oro” e l’attacco da parte della Lega Cattolica che si mobilitò in tutti i modi per boicottare il film e arrivò addirittura a stampare un piccolo libricino di venticinque pagine con lo scopo di mettere in guardia i genitori dalla “campagna di inganno ordita dai produttori del film”. In quegli anni se ne sono dette di tutti i colori e ancora oggi Philip Pullman è un autore che fa discutere. La trilogia di “Queste Oscure Materie” è stata apertamente definitiva come “un assalto diretto alla Chiesa, e anche di più. È un assalto diretto a Dio stesso, alla sua esistenza e alla sua autenticità!”.  

Insomma, quello che stavo cercando di dire è che, nonostante tutto, ritengo la simbologia allegorica della nuova trilogia sicuramente valida anche se non all’altezza di quella principale. Sicuramente è un libro molto meno controverso rispetto ai suoi predecessori ma molto più attuale per certi argomenti. Il tema della repressione in nome della religione questa volta sfiora la censura e la lotta all’eresia del Magisterium, e va oltre l’indottrinamento della Lega di Alessandro. In tutto l’Oriente assistiamo a rappresaglie che sfociano in una vera e propria guerra di religione dove il nemico principale è costituito da una sostanza apparentemente innocua, tanto preziosa quanto pericolosa: l’olio di rosa. Coltivatori, mercanti, scienziati, botanici,… nessuno è più al sicuro, nemmeno i cittadini comuni, e ciò che ne consegue è una fuga verso l’Occidente, una vera e propria migrazione di massa dettata dalla paura e dal terrore.  

[…] A momenti, molto presto, si ricorderà di cos’è successo’ pensò Lyra, ‘e si renderà conto di aver perso tutti. E allora che ne sarà di lei?’ Valutò diverse possibilità: Aisha che arrancava verso ovest, nella speranza di ottenere asilo, insieme ad altre persone come lei, affamate, infreddolite, private del poco che possedevano. Oppure accolta in una famiglia che non parlava la sua lingua, che la trattava come una schiava, che la picchiava e l’affamava, che la vendeva a uomini che avrebbero usato il suo corpicino in ogni modo immaginabile. Oppure rifiutata da una casa dopo l’altra, costretta a mendicare del cibo e un riparo nelle fredde notti d’inverno. Ma di sicuro la gente era migliore di così, giusto? La razza umana non era migliore di così?

A quanto pare è questo il prezzo da pagare per vivere nell’unico luogo al mondo con le condizioni favorevoli a coltivare una particolare tipologia di rosa, la Rosa tajikiae, con la quale viene prodotto un olio molto prezioso e molto richiesto, una rosa che sembra essere improvvisamente e inspiegabilmente diventata il fulcro di conflitti di stampo politico e religioso. Cosa si nasconde davvero dietro a questo olio? Quali sono i suoi veri effetti? 
Queste e più sono le domande che affollano la mente di Lyra che, decisa a trovare delle risposte, partirà per un viaggio lungo e periglioso verso il misterioso Hotel Blu e l’inaccessibile deserto del Karamakan.  

L’esplorazione del mondo di Lyra continua: questa volta mettiamo da parte il Nord e spostiamo la nostra attenzione verso l’Europa e l’Oriente, verso la Germania e Praga, Costantinopoli e la Siria.
Le ambientazioni sono sempre molto interessanti, dei veri e propri scrigni. L’autore riesce sempre con grande maestria e raffinatezza a ricreare gli usi e i costumi di ogni luogo. Mi bevo ogni sua descrizione con la gioia e la meraviglia nel cuore! Ogni volta rimango affascinata dagli elementi che rendono il mondo di Lyra tanto differente quanto simile al nostro.  

La narrazione si sussegue in modo imprevedibile. I colpi di scena non mancano e, come sempre, Pullman riesce a costruire una trama intricata dove tutto è sottilmente interconnesso. Però mi trattengo dal dire che “nulla è lasciato al caso” perché le relazioni tra i personaggi non sono solide e credibili come lo è invece il background, anzi… Durante la lettura ho sempre avuto la fastidiosa sensazione che la storia di Lyra si stesse sviluppando su una base di accadimenti e incontri casuali. Ricordiamo che in “Queste Oscure Materie” Lyra era artefice del proprio destino mentre in questo caso è una vera e propria marionetta nelle mani del caso – e dell’autore. 
Fin dall’inizio si è ritrovata inspiegabilmente, per puro e semplice caso, invischiata in una faccenda legata ad assassinii e complotti. Pullman ha avuto bisogno di un pretesto per inserire il personaggio di Lyra all’interno della narrazione – e già di per sé questo lo trovo veramente assurdo –, un pretesto privo di qualsiasi credibilità e secondo me questo rovina tutta la lettura. Non che non scorra, ma ti lascia con l’amaro in bocca. Dal punto di vista stilistico, Pullman è sempre Pullman: è affascinante, evocativo, pulito. È ancora in grado, nonostante tutto, di tenermi con gli occhi incollati alle pagine, desiderosi di averne sempre di più. 

Sono stata felice di ritrovare “vecchi amici” come Farder Coram e Ma Costa, alcuni invece di conoscenza più recente come Hannah Relf e Malcolm Polstead. E qui lasciatemi aprire una piccola parentesi: avevamo veramente bisogno di avvicinare sentimentalmente Malcolm e Lyra?! Da parte di Malcolm, ciò che viene lasciato intuire è che lui si sia innamorato di Lyra quando lei era praticamente una bambina, appena ragazzina, e lui era il suo insegnante al Jordan. Negli anni, l’attrazione che Malcolm provava nei suoi confronti è cresciuta fino a sfociare in un vero e proprio innamoramento. A me, sinceramente, tutto ciò ha molto disturbato. E il problema non è la differenza d’età – ricordiamo che tra i due ci sono circa una decina di anni di differenza –, credo che questo sia chiaro: se si fossero scoperti innamorati ora che Lyra è una giovane donna non ci avrei visto assolutamente nulla di male. E, soprattutto, non avrei avuto nulla da ridire se la relazione, per quanto platonica, si fosse sviluppata partendo da basi profonde e concrete. Se da una parte abbiamo un uomo che ha sviluppato un interesse nel corso degli anni, per quanto morboso e di dubbia moralità, dall’altra abbiamo Lyra che, all’improvviso, si accorge di Malcolm, un uomo la cui presenza ha sempre causato in lei una sensazione di disagio, e decide che deve provare qualcosa per lui perché sì, perché l’autore ha voluto così. Anche perché i momenti che Malcolm e Lyra condividono ne “Il Regno Segreto” sono veramente pochi: entrambi prenderanno fin da subito strade diverse, non c’è nemmeno il tempo materiale perché si instauri un’amicizia, da parte di Lyra, figuriamoci qualcosa di più. 

E dopo questa mia filippica, possiamo chiudere questa parentesi e concludere parlando di ciò che davvero fa da protagonista a tutte le opere di Pullman. Naturalmente mi riferisco alla Polvere! Ancora una volta tutto ruota intorno a quelle che ormai sappiamo chiamarsi Particelle di Rusakov ma non starò a dirvi in che modo perché altrimenti rovinerei tutta la prima patre del libro a chi ancora non l’ha letto. Posso solo dire che, ancora una volta, Pullman ci pone davanti a più domande che risposte ma sono fiduciosa riguardo al prossimo volume, nonché l’ultimo della trilogia. Ho percepito “Il Regno Segreto” come una lunga introduzione a qualcosa di concettualmente molto potente e questa volta spero davvero che le mie aspettative non vengano deluse.

«Oh, signorina Argentina, lei fraintende la natura di questo viaggio. Quest’escursione nel regno della notte non è una gita turistica. Non parliamo di rovine romane o dei resti di un tempio, con pittoresche colonne e mura crollate e un chioschetto che vende limonate e souvenir. Qui parliamo di attraversare i confini dell’invisibile, addentrarci nel regno del prodigioso. Non crede che valga un prezzo più alto di quello che ha appena proposto?

Sono curiosa di sapere se lo avete letto e, soprattutto, cosa ne pensate. 
Concordate con me o credete sia stata fin troppo critica? Se vi va, ci ritroviamo nei commenti 😊  

3/5

RECENSIONE “La Biblioteca di Mezzanotte” di Matt Haig

Carissimə lettorə 
spero tu abbia a portata di mano chili e chili di kleenex perché stiamo per intraprendere un viaggio emozionale nelle profondità più recondite dell’animo umano. Se c’è un autore che sa come trattare in maniera delicata ed efficace la malattia mentale e il disagio sociale è proprio Matt Haig! Oggi voglio parlarvi del suo ultimo lavoro, “La Biblioteca di Mezzanotte”, che in questi mesi è diventato un vero e proprio caso editoriale.  

TITOLO: La Biblioteca di Mezzanotte

AUTORE: Matt Haig

GENERE: Narrativa, Fantascienza

DATA PUBBLICAZIONE: 4 novembre 2020

EDITORE: Edizioni E/O (Dal Mondo)

PAGINE: 329

PREZZO: 18,00 € / 11,99 € (eBook) 


TRAMA

Fra la vita e la morte esiste una biblioteca. Quando Nora Seed fa il suo ingresso nella Biblioteca di mezzanotte, le viene offerta l’occasione di rimediare agli errori commessi. Fino a quel momento, la sua vita è stata un susseguirsi di infelicità e scelte sbagliate. Le sembra di aver deluso le aspettative di tutti, comprese le proprie. Ma le cose stanno per cambiare. Come sarebbe andata la vita di Nora se avesse preso decisioni diverse? I libri sugli scaffali della Biblioteca di mezzanotte hanno il potere di mostrarglielo, proiettando Nora in una versione alternativa della realtà. Insieme all’aiuto di una vecchia amica, può finalmente cancellare ogni suo singolo rimpianto, nel tentativo di costruire la vita perfetta che ha sempre desiderato. Ma le cose non vanno sempre secondo i piani, e presto le sue nuove scelte metteranno in pericolo la sua incolumità e quella della biblioteca. Prima che scada il tempo, Nora deve trovare una risposta alla domanda di tutte le domande: come si può vivere al meglio la propria vita?

Se ve ne fosse data la possibilità, quali decisioni prendereste in maniera differente? Ci sono strade che scegliereste di percorrere al posto di altre? Questa è l’opportunità che viene offerta a Nora, la sua “seconda occasione” per vivere una vita degna di questo nome. In seguito a un tentato (?) suicidio, Nora si ritrova in una sorta di limbo. Cosa si aspettava? Luce accecante? Il buio assoluto? Una schiera di angeli canterini? Diavoli cornuti? Certo non una biblioteca traboccante libri (e altri libri, libri e ancora libri), un luogo al di fuori del tempo e dello spazio, in cui l’esistenza stessa oscilla continuamente tra la vita e la morte: è la Biblioteca di Mezzanotte, un luogo dove anche l’impossibile diventa possibile, il tronco da cui si diramano infinite possibilità, infiniti universi.  

Ma chi è Nora? Cosa l’ha spinta a tale gesto?
Due domande, un’unica risposta. Nora è, come tuttə noi, la somma di ogni singola scelta che si sia mai ritrovata a fare nella vita. La decisione di Nora di porre fine, una volta per tutte, alla propria esistenza non è altro che il risultato finale di una serie di decisioni infelici che hanno prodotto una vita altrettanto infelice. Banalmente, il presente è la conseguenza diretta e inevitabile del passato. Ogni decisione presa, o non presa, da Nora nel corso della sua vita – ma anche quelle che gli altri hanno preso al posto suo – ha contribuito a fare di lei una persona sola e insicura. Si sente intrappolata, e in sé stessa non vede altro che delusione e fallimento.  

La sua intera esistenza non era che un susseguirsi di cacofonie senza senso. Un brano che avrebbe potuto percorrere direzioni meravigliose, e che invece non era approdato da nessuna parte.
[…] Mentre fissava la copertina della rivista – la fotografia di un buco nero – si rese conto di essere esattamente la stessa cosa. Un buco nero. Una stella morente, che implodeva su sé stessa. Se ci si avvicina a un buco nero, la forza gravitazionale ti attira inevitabilmente nella sua oscura, desolata realtà…

Nora ha perso completamente la fiducia in sé stessa, ha perso tutto ciò per cui valesse la pena vivere. Ha perso i propri sogni, le proprie aspirazioni, le amicizie, gli amori,… ogni affetto. E quando non le rimane più nemmeno un lavoro e il suo gatto viene ritrovato sul ciglio di una strada, Nora sceglie di non scegliere più, di porre fine a tutto.  

È a questo punto che si ritrova seduta sul pavimento della Biblioteca di Mezzanotte con il Libro dei Rimpianti tra le mani, un tomone che sembra non avere mai fine su cui sono appuntati tutti i rimpianti di Nora, tutte le sue “non scelte”. Dove sarebbe oggi se avesse scelto di diventare glaciologa? Cosa sarebbe diventata se non avesse lasciato il nuoto o se non avesse abbandonato la band di suo fratello? E se anni prima avesse seguito Izzy in Australia? Se avesse sposato Dan?

Ogni singolo libro contenuto in questo luogo, ogni singolo libro di questa biblioteca – a eccezione di uno solo – è una versione della tua vita. Questa biblioteca è tua. È qui per te. Vedi, l’esistenza di ognuno può prendere infinite strade. Questi libri sugli scaffali sono la tua vita, e iniziano esattamente nello stesso momento. Adesso. Mezzanotte.

Nora non deve far altro che scegliere un libro e leggerlo. 
Quella che le viene data è una seconda occasione, la possibilità unica di vivere una vita diversa, di gettarsi alle spalle i rimpianti e sperimentare altre esistenze per trovarne una alla sua misura. O almeno questo è quello che appare, perché non puoi davvero operare dei risultati se non sopporti di vivere con te stessə. Ciò che davvero, nel profondo, viene offerto a Nora è un viaggio interiore, un nuovo punto di vista. Riuscirà Nora a perdonarsi? Imparerà a dare nuovo valore alla vita, alle piccole cose? Sarà in grado di vedere sotto una nuova luce gli errori e ridefinire il concetto stesso di rimpianto? Ma, soprattutto, riuscirà a battere la morte? 

È davvero una rivelazione scoprire che il luogo in cui vuoi andare è esattamente quello da cui volevi fuggire. Che la prigione non era il luogo in cui stavi, ma il punto di vista.

Per certi aspetti, “La Biblioteca di Mezzanotte” non è un libro che spicca per originalità, non ci sono grossi colpi di scena e il finale è facilmente intuibile, ma la delicatezza e l’umanità con cui Haig tocca certi temi mi ha fatto venire la pelle d’oca. La sua scrittura è un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni, ogni macchia d’inchiostro un colpo diretto al cuore. Gli spunti riflessivi sono innumerevoli. Quello che parte dalla Biblioteca è un viaggio psicologico nei meccanismi della depressione, ma anche un viaggio filosofico che si interroga sul rapporto con sé stessi e sul significato di felicità e della vita stessa.  

Matt Haig è senza ombra di dubbio uno degli autori più interessanti degli ultimi anni e, a parer mio, uno dei più apprezzabili. Con i suoi lavori porta avanti una campagna di sensibilizzazione nei confronti del disturbo psicologico e della malattia mentale, e lo fa con semplicità proprio per rendersi fruibile a tuttə. La depressione non è sinonimo di debolezza, non deve essere svilita e banalizzata. Le patologie psichiche, in forme più o meno gravi, sono più comuni di quanto si pensi ed è giusto e utile che se ne parli affinché la malattia smetta di essere stigmatizzata. Ricordate: basta un solo gesto, anche quello che a voi sembra il più piccolo e insignificante, per rischiarare l’esistenza delle persone intorno a voi. Con un pizzico di gentilezza in più il mondo sarebbe un posto migliore. 

Mi piace pensare alla storia di Nora come a un balsamo per le ferite dell’anima, un esempio di speranza per altre persone. Credo che ognunə di noi possa rispecchiarsi in lei, in alcune delle sue esperienze di vita. Nora si ritrova a dover fare i conti con il complicato rapporto coi genitori, il bullismo e il body shaming tra i banchi di scuola, i dubbi e le incertezze sul futuro, le difficoltà nei rapporti umani e affettivi, la solitudine e tanto altro. Tuttə noi ci ritroviamo a convivere costantemente con paure e insicurezze, oggi più che mai. Spesso e volentieri il disagio è dato proprio dalla ricerca della felicità nella perfezione, ma se c’è una cosa che ho imparato da Nora è proprio che la vita perfetta non esiste. Che cos’è la felicità senza la tristezza? Che valore possiamo dare alla gioia senza conoscere il dolore?

Che la storia di Nora sia d’esempio, che sia il punto di partenza di un percorso di autoaccettazione e consapevolezza.

Devi capire una cosa, se vuoi vincere a scacchi e la cosa che devi capire è la seguente: la partita non è mai finita finché non è finita. Non è finita neanche se hai un solo pedone sulla scacchiera. Se la tua squadra ha ancora un pedone e un re, e l’altra squadra ha tutti i pezzi, la partita è ancora aperta. E anche se sei un pedone – forse lo siamo tutti – devi tenere a mente che un pedone è il pezzo più magico di tutti. In apparenza può sembrare ordinario e insignificante, ma non è così. Perché un pedone non è mai semplicemente un pedone. Un pedone è una regina in divenire. Tutto ciò che devi fare è trovare un modo per continuare ad andare avanti. Un quadrato dopo l’altro. Così da raggiungere l’altra metà della scacchiera e liberare tutti i tuoi poteri.

“La Biblioteca di Mezzanotte” è un vero e proprio riflesso della società moderna, un piccolo gioiello sperimentale di narrativa contemporanea infarcito con un pizzico di realismo magico e teorie fisiche e fantascientifiche. Prendetevi il vostro tempo e leggetelo con consapevolezza, vi assicuro che non ve ne pentirete!  

4/5