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Cinque libri che vorrei dimenticare di aver letto

Buongiorno miei amatissimi lettori!

Questa è una di quelle giornate in cui sarebbe meglio che nessuno mi rivolgesse nemmeno uno sguardo perché sarei in grado di pietrificarlo all’istante come neanche il basilisco nei suoi giorni di gloria. Perciò, ho deciso di approfittarne e dare libero sfogo alla mia lingua biforcuta. Vi parlerò di quei libri che, secondo il mio modesto parere, sarebbero buoni solo per alimentare il fuoco nel caminetto. Se non li ho già dati in pasto alle fiamme e sacrificati al Signore della Luce è solo per il rispetto che nutro verso quei poveri alberi che nella vita devono aver fatto qualcosa di davvero brutto per meritare un destino tanto crudele come quello di essere abbattuti per ospitare tali scempiaggini.

5. IL MARCHIO DEL DIAVOLO

SINOSSI

Roma, 1139. Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi che mostrerà un allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a poco a poco si dissolve nell’oscurità, rivelando 112 stelle. È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi, sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.

Roma, 2000. Incredula, una giovane archeologa fissa il cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato d’interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo così fine alla sua carriera  accademica. E adesso lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia, nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale nel petto, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante. Un dettaglio impossibile da dimenticare.

Roma, oggi. Sconcertata, una suora studia i simboli astrologici tracciati sul muro. Ma quello non è il solo enigma custodito dall’antico colombario di San Callisto. Intorno a lei, infatti, ci sono decine di scheletri caratterizzati da un’anomalia inquietante: la stessa anomalia del sicario che, anni prima, aveva cercato di ucciderla. Decisa a far luce sul mistero, suor Elisabetta entra in possesso di un rarissimo esemplare del Dottor Faust di Marlowe e intuisce che quei versi sono il codice per svelare il cerchio diabolico che lega passato, presente e futuro. Perché il papa è morto, il conclave è alle porte e la profezia sta per compiersi…

Ho conosciuto il signor Cooper diverso tempo addietro grazie alla sua trilogia de “La Biblioteca dei Morti”, saga che ho profondamente amato e che me lo aveva fatto subito apprezzare e stimare come autore, tanto da voler acquistare e leggere altri dei suoi romanzi. Purtroppo, nessuno dei libri che ho letto successivamente si è rivelato all’altezza de “La Biblioteca dei Morti” e “Il Marchio del Diavolo” ne è la prova più evidente. È stata una lettura all’insegna del nonsense totale. A volte l’ho trovato persino volgare e, udite udite, disgustoso. Sì, perché i “cattivi” di questa storia, i cosiddetti Lemuri, hanno repellenti code “guizzanti”, caratteristica genetica che, tra le altre cose, Cooper riconduce al piacere sessuale in maniera terribilmente rivoltante.
Inoltre, non ho nemmeno capito il fenomeno genetico da cui deriva tale caratteristica. Ormai ho capito che Cooper e la scienza viaggiano su binari diametralmente opposti. Ne avevo già avuto il sospetto con “Il Calice della Vita”, dove cerca di dare spiegazioni scientifiche assolutamente incomprensibili sull’origine del Santo Graal. Insomma, per quanto riguarda il binomio storia-scienza mi vedo costretta ad anteporre Dan Brown a Cooper, che con “Angeli e Demoni” viaggia proprio ad altri livelli. E poi c’è la questione del Vaticano alle prese con l’elezione di un nuovo Papa e che cerca in tutti i modi di sotterrare i proprio segreti segretissimi appena venuti a galla. Non vi ricorda nulla?

Insomma, non mi è piaciuto per niente.
Cooper è un maestro nell’intessere trame complesse su più livelli e ad intrecciarle la dove non ti aspetteresti mai, e, da questo punto di vista, anche in “Il Marchio del Diavolo” non mi ha deluso. La mano capace dell’autore è evidente. Ma la storia è di una piattezza ed assurdità tale da renderla quasi illeggibile.

Forse posso un po’ salvare la parte ambientata nel passato, in particolare parlo di quella ambientata nella Roma di Nerone e che racconta del più famoso incendio della storia. Da amante della letteratura inglese e di William Shakespeare avrei pensato anche di apprezzare l’ambientazione in età elisabettiana, ma purtroppo ho trovato un mare di assurdità ed eventi surreali anche lì. Per quanto riguarda il presente, il mio animo storico ha almeno apprezzato la parte più archeologica, come le descrizioni delle catacombe di San Callisto. Per il resto posso solo dire noia, noia e noia.
Ho terminato il romanzo solo perché odio lasciare le cose a metà e, in fondo, c’è sempre la speranza di un colpo di scena finale che faccia ribaltare il mio pensiero. Cosa che, come si evince, non è accaduta. Anzi, tutto molto scontato e prevedibile. Classica storiella sul Bene e il Male in cui è già chiaro dalle prime battute che il primo trionferà sul secondo.

Inoltre, non ho affatto apprezzato il modo in cui le due fazioni sono state rappresentate agli estremi opposti senza alcuna sfumatura contemplata.

In conclusione, se volete avvicinarvi al mondo di Cooper NON fatelo con questo romanzo, ma puntate sulla trilogia de “La Biblioteca dei Morti” che, al contrario, vi straconsiglio.

4. FALLEN (SAGA)

SINOSSI FALLEN (#1)

Basta un istante per sconvolgere un’esistenza. A cambiare quella di Lucinda, diciassette anni, è stato l’incidente in cui è morto un suo caro amico. E lei ha visto addensarsi di nuovo le ombre scure che la perseguitano da quando è bambina. Guardata con sospetto dalla polizia e da chi la ritiene responsabile della morte dell’amico, Luce – così la chiamano tutti – è costretta a entrare in un istituto correzionale. Nessun contatto con il mondo esterno, telecamere di sorveglianza, ragazzi e ragazze dal passato oscuro e disturbato sono tutto ciò che trova alla scuola Sword & Cross.
E poi appare Daniel, e Luce d’un tratto non sa più cosa è vero e cosa non lo è: il cuore le dice di averlo già incontrato, ma nella sua mente si accendono solo rari lampi di ricordi troppo brevi per essere veri. Soltanto quando rischia di perderla, Daniel decide di uscire allo scoperto: i loro cuori si conoscono da sempre, da tutte le vite che Luce non ricorda ancora di aver vissuto.

Quanto tempo buttato via!
A me non son mai piaciuti gli Urban Fantasy, perciò me ne son sempre tenuta alla larga. E allora come sono arrivata a commettere questo fattaccio? Un giorno succede che sto navigando su Facebook e mi imbatto per puro caso nel trailer di un certo film che sarebbe uscito a breve nelle sale italiane. Riuscite a indovinare di quale film sto parlando? Ma di “Fallen”, naturalmente. Chi ha montato questo trailer è sicuramente il più grande maestro dell’inganno perché è riuscito a farmi credere di trovarmi davanti ad una bella storia, tanto da farmi correre in libreria a compare l’intera saga. Giuro che lo denuncio alla polizia della letteratura!

“Fallen” è proprio ciò che una saga NON dovrebbe essere, un miscuglio di eventi senza capo ne coda che l’autrice narra giusto per il gusto di farlo. Innanzitutto, io non ero a conoscenza di questa smodata passione delle più giovani per le creature angeliche. Anzi, se devo essere onesta, non conoscevo affatto questo filone del fantasy. Come vi ho detto, non amo l’Urban perciò, non interessandomi al genere, non mi era mai capitato di imbattermi in questa particolare sottocategoria che vede gli angeli caduti come amatissimi protagonisti letterari. Potremmo dire che inizialmente ero anche un po’ incuriosita, ma tutto il mio interesse è svanito in poco tempo.

La storia non parte neanche male. È carina tutta questa idea della maledizione che vede protagonisti Daniel e Luce – e che era la componente del trailer che mi aveva attratta all’inizio – : per farvela breve, Daniel è condannato ad innamorarsi di Luce e ad assistere alla sua inevitabile morte prematura, un circolo vizioso che si ripete ogni diciassette anni. Il motivo che sta dietro alle continue morti di Luce non mi è affatto chiaro. Da qui emerge il problema maggiore di Lauren Kate, ovvero la sua scarsa capacità di descrivere qualsiasi cosa. Non scrive male. Ha uno stile molto sobrio e semplice. La lettura, per quanta ricca di eventi senza senso, procede in modo molto scorrevole. Il suo più grande problema è proprio quello che ha con le descrizioni. Non sono riuscita a figurarmi nella mente nemmeno un’ambientazione o una scena d’azione. Era sempre tutto molto approssimativo e terribilmente confuso. Penso che, nonostante abbia delle buone basi su cui lavorare, sia ancora una scrittrice piuttosto acerba.

Tornando a quello che stavo dicendo, la storia inizia bene, con la giusta dose di mistero che aleggia intorno a Luce stessa e al suo passato, all’istituto Sword & Cross e, soprattutto, ai suoi strani compagni. Ho anche apprezzato quello che ho notato essere uno dei punti più criticati dai lettori, ovvero la parte centrale del primo volume che si concentra più sull’introspezione e sulla costruzione dei rapporti tra i vari personaggi. Ebbene, molte recensioni che ho letto indicavano queste pagine centrali come noiose e piatte, quando invece sono quelle che maggiormente dimostrano l’impegno della Kate nel costruire dei personaggi quantomeno decenti e con un briciolo di caratterizzazione. Man mano che la storia va avanti, però, inizio a storcere il naso. In primis, perché Luce accetta senza neanche battere ciglio il fatto che praticamente tutti i suoi compagni, e amici, siano degli angeli caduti dal paradiso – cose che si vedono tutti i giorni –, e poi perché iniziano a succedere le cose più assurde – e mi fermo qua per non fare spoiler a chi non ha letto la saga.

Con il secondo libro poi il mio entusiasmo è precipitato del tutto. Una noia pazzesca! Quattrocento e più pagine in cui non succede assolutamente niente! Un po’ si riprende con il terzo volume che tra i quattro è sicuramente quello che ho apprezzato di più, complici i viaggi nel tempo che io amo tanto. Basta mettermi un viaggetto indietro nel passato per farmi felice. Il quarto è stato un concentrato di assurdità e situazioni paradossali che ancora non riesco a comprendere. Nonostante tutti i difetti e il livello terribilmente basso di “Torment”, avrei quasi potuto salvare l’intera saga se la Kate mi avesse scritto una conclusione degna di questo nome, ma così purtroppo non è stato. Centinaia di pagine a leggere di fatti ed eventi che alla fine non trovano nessuna spiegazione logica. E poi ve l’ho detto, la capacità descrittiva della Kate non aiuta per niente. Dopo circa un anno dalla lettura di “Rapture” sono ancora qui a cercare di strappare la mia mente dalla confusione assoluta in cui versa e cercare di capire che cosa sia successo nell’ultima metà del libro.

Alla fine, posso dire di essermi sentita alquanto presa in giro per aver speso settimane della mia vita dietro ad una storia che si è rivelata parlare del nulla più totale. Una saga dovrebbe essere un cerchio che si chiude, mentre “Fallen”, “Torment”,”Passion” e “Rapture” sono quattro linee parallele che viaggiano su binari individuali che non si incontreranno mai.

Un consiglio: se potete, state alla larga da questa saga!

3. CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO

SINOSSI

Quando Anastasia Steele, graziosa e ingenua studentessa americana di ventun anni incontra Christian Grey, giovane imprenditore miliardario, si accorge di essere attratta irresistibilmente da quest’uomo bellissimo e misterioso. Convinta però che il loro incontro non avrà mai un futuro, prova in tutti i modi a smettere di pensarci, fino al giorno in cui Grey non compare improvvisamente nel negozio dove lei lavora e la invita a uscire con lui. Anastasia capisce di volere quest’uomo a tutti i costi. Anche lui è incapace di resisterle e deve ammettere con se stesso di desiderarla, ma alle sue condizioni. Travolta dalla passione, presto Anastasia scoprirà che Grey è un uomo tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo, ma soprattutto ha gusti erotici decisamente singolari e predilige pratiche sessuali insospettabili… Nello scoprire l’animo enigmatico di Grey, Ana conoscerà per la prima volta i suoi più segreti desideri.

Qui ce ne sarebbero di cose da dire, ma non voglio star qua a ripetere cose già dette e ridette. Insomma, lo sappiamo tutti quali sono i difetti di questo “libro”, dalla trama inesistente alla grammatica sperimentale della James. Vorrei poter dire di non averlo mai letto, ma purtroppo non è così – anche se l’ho letto saltando pagine su pagine quindi mi sento la coscienza un po’ più pulita.

Volevo capire perché metà popolazione mondiale fosse come impazzita per Mr. Grey mentre l’altra metà criticasse l’opera in modo così spietato. Quindi, più per curiosità che per altro, mi sono addentrata nella lettura. È stato sufficiente leggere la prima frase per entrare in profonda empatia con la seconda categoria di pubblico. In realtà tutta questa storia non mi tocca più di tanto, ognuno è libero di scrivere un po’ ciò che vuole. Più che verso la James, i miei dubbi sono rivolti alle case editrici che l’hanno pubblicata e, soprattutto, alle lettrici di tutto il mondo che la osannano. Dopo una decina di pagine io già mi immaginavo interi cortei di femministe ribellarsi nelle tombe! Datemi una motivazione logica per amare un uomo violento, possessivo e ossessivo come Christian Grey. E poi ditemi: dove sta la trama? L’unica cosa vagamente interessante era la psicologia di un personaggio come Christian ma che, per ovvi motivi – ovvero gravi carenze in fatto di tecniche narrative –, la James non è stata in grado di gestire ed approfondire.

Non giudico la passione delle lettrici per la componente erotica, anche se immagino ci siano migliaia di libri sull’argomento scritti in maniera migliore. Ciò che davvero non capisco è chi parla di “Cinquanta Sfumature” come della storia d’amore più bella del mondo. Si vede che non avete letto molti romanzi rosa nella vostra vita, ragazze mie. E poi spiegatemi come fate a leggere una storia scritta in questo modo! No, dico davvero, spiegatemelo. I miei occhi hanno lacrimato dall’inizio alla fine. Ho letto FanFiction migliori scritte da quindicenni. Ma, come dicevo, non è tanto un problema della James ma di chi l’ha pubblicata.

Io sono dell’idea che chiunque possa scrivere, anche chi non ne è tecnicamente capace. Se una persona sente il bisogno di mettere certi pensieri nero su bianco ben venga. Ma se quei pensieri, buttati giù senza neanche conoscere le regole basilari della grammatica, diventano libri fatti e finiti in bella mostra sugli scaffali delle librerie, allora non ci sto.

Ma d’altronde, oggi giorno ciò che conta non è tanto la qualità ma piuttosto la quantità. Ecco perché negli ultimi anni ho smesso di dare fiducia ai grandi editori che una volta mi ispiravano, ed ho cominciato a dare spazio anche a case editrici poco conosciute che ancora tentano di portare alto il nome della letteratura, ed anche ad autori che hanno preferito ricorrere al self-publishing e che valgono mille volte di più rispetto ad autori come la James.

E chiudo qui la mia critica all’editoria moderna e ai romanzetti erotici da quattro soldi perché altrimenti questo articolo rischia di trasformarsi nella “Divina Commedia”.

2. CALENDAR GIRL

SINOSSI

Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c’era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all’amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni. Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari. 12 mesi, 12 città, 12 uomini ricchi, famosi, inarrivabili, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. Più di un milione di dollari. Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me. L’amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno… Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente. Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa. Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato. Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco… ma l’amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha… Trust the journey. 

Questo è un altro libro che ho deciso di prendere in mano in seguito all’entusiasmo generale delle ragazze di tutto il mondo. Se possibile, l’ho trovato persino peggiore di “Cinquanta Sfumature di Grigio”.

Questo libro è tutto un grandissimo, gigantesco cliché, scritto in una lingua non meglio identificata e di una banalità e una noia pazzesca. Odio mollare i libri a metà, perciò mi sono sforzata di arrivare fino in fondo ed è stata davvero una delle cose più faticose che io abbia mai fatto nella vita. Per lo meno, in “Cinquanta Sfumature” c’era questo mistero che avvolgeva la figura della madre naturale di Christian che un po’ incuriosiva, ma qui proprio non c’è nulla per cui valga la pena girare un’altra pagina!

Considero “Calendar Girl” uno dei libri più banali e scontati che io abbia mai letto. Dopo averlo finito, ho pure scoperto di aver letto ben TRE volumi della saga in uno. Si perché è di una saga che stiamo parlando, una saga composta da ben DODICI libri, dodici libri in cui si parla del nulla cosmico.

In breve, la storia è quella di Mia, una ragazza che, per saldare il debito di un milione di dollari del padre – che, se non ricordo male, aveva contratto con un ex fidanzato di Mia – decide di prostituirsi. Perciò contatta la zia, che guarda caso è il super capo di un’agenzia di escort di lusso, e in quattro e quattr’otto eccola pronta a raggiungere il suo primo ricchissimo cliente. Dodici mesi di lavoro, dodici clienti e una prospettiva di guadagno di centomila dollari a cliente. Ecco perché i volumi sono dodici, uno per ogni mese e cliente. Io sono stata così fortunata da beccarmi il super volume che racchiudeva insieme “Gennaio”, “Febbraio” e “Marzo”.

La storia è di una banalità esasperante e sprizza nonsense da tutte le pagine. Solo dalla trama si evince quanto tutta questa roba sia trash. Il padre che è in coma perché l’ex fidanzato della figlia con cui aveva contratto un super debito e i suoi scagnozzi l’hanno pestato fino a ridurlo in fin di vita. La zia maitresse che, senza battere ciglio, fa prostituire la nipote. Boh. Qualcuno mi spieghi come mi è venuto in mente di prendere in mano questo libro. 

E poi questi clienti tutti bellissimi, ricchissimi e giovanissimi che a me sembrano più surreali che altro, delle versioni ancora più patetiche di Mr. Grey. Senza considerare il fatto che, già dai primi capitoli, capisci come andrà a finire tutta la faccenda.

Insomma, un altro romanzetto erotico alquanto mediocre da cui vi consiglio di stare alla larga. E con questo genere di libri abbiamo terminato, perché oltre a “Calendar Girl” e “Cinquanta Sfumature di Grigio” non ho mai letto altro e, considerando queste esperienze traumatiche, mai lo farò.

1. HARRY POTTER E LA MALEDIZIONE DELL’EREDE

SINOSSI

È sempre stato difficile essere Harry Potter e non è molto più facile ora che è un impiegato del Ministero della Magia oberato di lavoro, marito e padre di tre figli in età scolare. Mentre Harry Potter fa i conti con un passato che si rifiuta di rimanere tale, il secondogenito Albus deve lottare con il peso dell’eredità famigliare che non ha mai voluto. Il passato e il presente si fondono minacciosamente e padre e figlio apprendono una scomoda verità: talvolta l’oscurità proviene da luoghi inaspettati.

Eccoci arrivati al primo posto della mia classifica dei libri da ardere. Qui non so neanche da dove cominciare… Io voglio credere che la Rowling sia stata costretta sotto minaccia a mettere la firma su questo lavoro.

Se come me pensavate di reimmergervi nel magico mondo di Harry Potter, sappiate che avete preso il più grande abbaglio della vostra vita. Tra queste pagine non c’è NULLA che renda giustizia al capolavoro creato da J. K.
Una trovata commerciale per prendere in giro milioni di lettori che con Harry ci sono cresciuti, ecco cos’è “La Maledizione dell’Erede”. 

Per farvela breve, protagonista di questa storia è il figlio di Harry Potter, Albus Severus. Un giorno, per puro caso, il ragazzo sente una conversazione tra il proprio padre e Amos Diggory. Amos sta pregando Harry di cedergli un’ipotetica Giratempo di cui il Ministero sarebbe in possesso – l’unica ancora esistente – in modo da poter cambiare il passato e salvare così il proprio figlio. Durante questo incontro è presente anche Delphi, la nipote – … – di Amos, che fa subito amicizia con Albus. Quando Harry si rifiuta di aiutare Amos, i due ragazzi, insieme al migliore amico di Albus, Scorpius Malfoy, decidono di agire in favore del signor Diggory, mettendo in piedi un piano – geniale – per intrufolarsi al Ministero – che ovviamente non è a prova di ragazzini – e rubare la Giratempo, dando così il via ad una serie di viaggi temporali nonsense.

La Rowling si è prodigata per anni a mettere in chiaro e a definire  i limiti della Giratempo, e ora quei limiti sono stati bellamente spazzati via grazie a due individui che di nome fanno John Tiffany e Jack Thorne e alla loro decisione di mettere in mano a due ragazzini una Giratempo contraffatta cosicché possano tornare indietro nel tempo e salvare Cedric Diggory. Siete seri?! C’è del disagio che gronda da queste pagine… Per non parlare  di certe cose spaventose che ho letto, come l’uso del termine “nerd” – ed altre strane terminologie babbane non meglio identificate – durante una conversazione tra Scorpius e Albus. Ho letto “La Maledizione dell’Erede” ormai già da un anno, perciò molte cose le ho rimosse – fortunamente – ma non questa: questa è impossibile dimenticarla, è la prova di come l’intero world-building sia andato a farsi benedire.

E poi c’è Delphi… Non mi prolungherò su questo argomento perché non vorrei rischiare di fare spoiler a chi non l’ha ancora letto e vorrebbe farlo. Per chi invece conosce gli eventi del libro, sappiate che vi sono vicina e che capisco il vostro dolore.

Eppure tutte queste cose, i viaggi nel tempo random e senza senso, la demolizione del world-building  e la natura misteriosa di Delphi, sono NULLA in confronto al modo in cui mi hanno snaturato i protagonisti principali della saga, in particolare Harry.
Alla fine de “I Doni della Morte”, noi assistiamo ad una scena dolcissima tra Harry e suo figlio Albus. Bene, se non volete rovinarvi il ricordo dell’epilogo, non leggete mai, e dico MAI, “La Maledizione dell’Erede”. Tanto per farvi capire, c’è una scena – se non ricordo male – in cui Albus urla ad Harry che vorrebbe che non fosse suo padre, ed Harry di rimando gli urla che a volte vorrebbe che lui non fosse suo figlio. Cose che non ho mai visto neanche nelle peggiori FanFiction con avvertimento OOC – Out Of Character – scritto a caratteri cubitali lampeggianti.

Se inizialmente ero entusiasta di poter leggere un sequel sulla mia saga preferita, ora darei qualsiasi cosa per tornare indietro e non aprire mai questo libro.

Si conclude qui la mia compilation dei peggiori libri mai letti.
Quali sono i vostri? Quali sono gli autori che popolano i vostri incubi peggiori?

Fatemelo sapere nei commenti.

“Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald”, dettagli e teorie dal teaser trailer

Buongiorno cari lettori!

Come saprete, pochi giorni fa è stato rilasciato il primo teaser trailer di “Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald” – colpevole di aver ucciso centinaia e migliaia di donne di tutto il mondo con il potere del suo sguardo magnetico. Prima di premere PLAY ho attraversato tutte le fasi di una fangirl terribilmente instabile e in astinenza da Hogwarts, ma le crisi di nervi sono state immediatamente soppiantate dall’euforia che ho provato appena ho intravisto la sagoma della scuola più magica del mondo.

Preparate i vostri bauli, studenti: SI TORNA AD HOGWARTS!

L’emozione è stata troppa. Dopo appena due secondi di video mi son dovuta fermare per una pausa, così da riprendermi psicologicamente e, soprattutto, emotivamente.

Dopo qualche minuto mi sono sentita più lucida, mi sono messa comoda e mi sono goduta alla grande il trailer che, diciamolo, è S P E T T A C O L A R E !

Ma, prima di cominciare, eccovi il trailer completo -> QUI <- e la sinossi ufficiale:

Alla fine del primo film, il potente mago oscuro Gellert Grindelwald (Johnny Depp) era stato catturato dal MACUSA (il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America), con l’aiuto di Newt Scamander (Ediie Redmayne). Ma, come aveva minacciato di fare, Grindelwald riesce a fuggire e inizia ad adunare i suoi sostenitori, la maggior parte dei quali ignorano il suo vero obiettivo: far salire i maghi purosangue a capo di tutti gli esseri non magici. Per sventare i piani di Grindelwald, Albus Silente (Jude Law) recluta il suo ex studente Newt Scamander, che acconsente ad aiutarlo, ignaro dei pericoli che lo aspettano. Si creano divisioni, mentre l’amore e la lealtà vengono messi alla prova, anche tra gli amici più sinceri e in famiglia, in un magico mondo sempre più frammentato.

Ed ora diamoci dentro con le immagini del trailer, frame per frame!

Come abbiamo detto, il video si apre su un panorama così bello che più bello non si può, ovvero quello di Hogwarts. Gustiamocelo per bene perché subito dopo dovrò muovere la prima critica.

Al minuto 0:10 succede una cosa molto molto strana: tre uomini si materializzano. Pensate non ci sia nulla di strano? Siete sicuri? Ma sicuri sicuri?

Hermione vi avadakedavrizza tra 3…2…1…

Okay no, probabilmente si limiterà ad affatturarvi.

Dicevamo… Quei tre uomini non meglio identificati, ma che presumo essere membri del MACUSA, si materializzano DENTRO I CONFINI DI HOGWARTS! Evidentemente Yates non ha prestato attenzione a tutte le volte che Hermione ci ha ribadito come non ci si possa materializzare o smaterializzare a Hogwarts. Ma d’altra parte, cosa posso pretendere dall’uomo che ne “I Doni della Morte” mi ha infilato una piccola Lily Evans con gli occhi scuri? O che, invece di mostrarmi un QUALSIASI ricordo su Tom Riddle ne “Il Principe Mezzosangue”, ha preferito far flirtare Harry con una a caso in un bar? E dai, stiamo parlando di David Yates! L’uomo che ha trasformato Voldemort in coriandoli e ha spezzato in due la Bacchetta di Sambuco! Potrei andare avanti per decenni ma è meglio se mi fermo qui, che poi divento cattiva.

Tornando alla questione della materializzazione… Ho pensato che magari c’è stato un tempo in cui smaterializzarsi e materializzarsi entro i confini della scuola fosse possibile, anche se ammetto che suona comunque strano. Nel dubbio, ho fatto quello che faccio ogni volta che non so qualcosa – no, purtroppo non sono andata in biblioteca a recuperare una copia di “Storia di Hogwarts” – e mi sono fiondata su Pottermore, che in sostanza è la mia Sacra Bibbia. Non ho trovato nulla! Tutto ciò che sono riuscita a recuperare è un trafiletto su Wikipedia dove viene detto che “per ragioni di sicurezza Hogwarts è protetto da ANTICHI incantesimi anti-Materializzazione e anti-Smaterializzazione”.

Quindi penso che la conclusione sia una soltanto, ovvero che per l’ennesima volta la zia Row non abbia supervisionato a dovere il lavoro di Yates.

Chiudiamo un occhio – lo so che è difficile – e procediamo.

Mentre vengono mossi dubbi sulla sanità mentale di Newt, assistiamo a degli scorci mozzafiato.

Al cinema dovranno legarmi alla poltrona, questo è sicuro.

JUDE LAW, SIGNORE E SIGNORI – ma soprattutto signore.

Ma dove lo trovate un Silente più manzo di così?!

Ricacciamo gli ormoni al proprio posto per qualche secondo e riavvolgiamo la pellicola.

Destinazione Parigi! Cosa starà andando a fare nella Ville Lumière? Solo il tempo ce lo dirà – un tempo molto lungo perché dovremo aspettare ancora otto mesi, praticamente un parto prematuro. Spero anche che ci mostrino Beauxbatons. Potrei svenire sulla poltrona del cinema!

Cosa abbiamo qui? Un deluminatore! E sono abbastanza sicura che quelle due figure che si intravedono nell’ombra siano Newt e Silente.

Ed eccoci tornati al punto in cui gli ormoni inspiegabilmente cominciano a ballare la macarena.

Incontrarsi per una Burrobirra ai Tre Manici Di Scopa è diventato troppo mainstream, così Newt e Silente si danno appuntamenti sui tetti di… Londra? Parigi? Non riesco a riconoscere la location, ma propendo più per Londra.

Newt non è il tipo che esegue gli ordini

Okay, che fosse uno scapestrato lo avevamo già ampiamente appurato.

BRIVIDI!

Notate qualcosa? Niente niente?
Quelle sono bacchette!

Sempre spulciando Pottermore, ho scovato un articolo speciale sul significato di queste bacchette che, in sostanza, rappresentano nove personaggi di fondamentale importanza per l’intera saga e che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia del mondo magico.

Quelle che trovate qua sotto sono traduzioni liberamente fatte da me, perciò chiedo scusa in anticipo per gli eventuali strafalcioni che troverete.

La bacchetta di Lord Voldemort è famosa per essere “sorella” della bacchetta di Harry – entrambi i nuclei sono composti con piume provenienti dalla stessa fenice. Si tratta di Fanny, la fedele compagna di Albus Silente.

Ron non ha avuto molta fortuna con le bacchette – inizialmente usava una bacchetta di seconda mano appartenuta a suo fratello Charlie. Quando questa venne distrutta dal Platano Picchiatore, Ron poté finalmente possederne una propria, fatta di legno di salice e contenente del crine di unicorno.

La bacchetta di Hermione è stata fabbricata con del legno di vite e corda di cuore di drago per il nucleo. Secondo il fabbricante di bacchette, il signor Olivander, il legno di vite è poco comune, e tende a cercare un proprietario che abbia una visione oltre l’ordinario.

La bacchetta di Harry (descritta dal signor Olivander come “bella ed elastica”) è famosa per la sua connessione con Lord Voldemort, a causa del nucleo che accomuna entrambe le bacchette. Per questo motivo, Voldemort ha dovuto rinunciare alla propria bacchetta per sconfiggere Harry, e ha dovuto cercarne un’altra con potere maggiore.

Albus Silente si è appropriato della Bacchetta di Sambuco, altrimenti conosciuta come “Stecca della Morte”, durante il suo duello contro Gellert Grindelwald nel 1945. La Bacchetta di Sambuco è uno dei tre Doni della Morte, ed è considerata la bacchetta più potente del mondo.

La bacchetta di Newt è abbastanza logora, ricoperta da gibolli e ammaccature, e rispecchia sicuramente il suo stile di vita frenetico come Magizoologo.

La bacchetta di Tina è semplice ed elegante e rispecchia il suo carattere brillante, pratico e senza fronzoli

La bacchetta di Queenie è stata progettata con un design che rispetta lo stile Art Deco degli anni ’20 e il gusto di Queenie in fatto di moda.

Prima di possedere la Bacchetta di Sambuco, Grindelwald ne usava un’altra. Successivamente divenne ossessionato dai Doni della Morte e rubò la Bacchetta di Sambuco a Gregorovitch, il fabbricante di bacchette.

Alla fine di “Animali Fantastici” assistevamo alla cattura di Grindelwald, perciò all’inizio avevo pensato che queste fossero le immagini di, non so, un processo magari? Confrontando la location con quelle già viste del MACUSA, non ho trovato alcun riscontro il tal senso. Inoltre, se osservate bene, Grindelwald stringe in mano una bacchetta. Insomma, se fosse davanti ad una corte dubito che gli lascerebbero tenere la bacchetta, dico bene? Quindi a cosa stiamo assistendo?
Sappiamo che Grindelwald scapperà dalla cattura  – a sua discolpa, lui li aveva avvertiti con quel “Non riuscirete a trattenermi”. In questo frame è già fuggito? Sta reclutando seguaci? Se quelli sono tutti maghi intenzionati ad appoggiarlo io inizio davvero a preoccuparmi!

Tina si aggira con aria sospetta in una location sconosciuta. Che combini, Tina?

Eccolo, il mio No-Mag preferito! Jacob! Dalla scena finale in panetteria di “Animali Fantastici” si era intuito che non avesse perso al 100%  la memoria, e infatti lo rivediamo in compagnia di Newt e circondato dai suoi animali fantastici, entusiasta di lanciarsi in una nuova avventura magica.

Questa non è una cosa bella.

E ora diamo il via ad una sequenza pazzesca di magie e altre cose meravigliose.

Quello sembrerebbe proprio Credence che, come sappiamo, è riuscito a sopravvivere agli eventi di New York. Dopo la cattura di Grindelwald in “Animali Fantastici e Dove Trovarli”, vediamo chiaramente Newt che fissa un “filamento nero” che si allontana dalla scena. Sullo sfondo si riconosce immediatamente una meravigliosa Parigi di altri tempi.
Perciò mi chiedo: è questo il motivo per cui Newt si reca a Parigi? Perché scopre che Credence e il suo Obscurus si trovano lì? E poi perché l’Obscurus sembra uscire letteralmente dalla mano di Credence? Troppe domande che non troveranno risposta ancora per molto tempo.

Inoltre facciamo anche la conoscenza di Claudia Kim, della quale sappiamo solo essere una Maledictus, una persona affetta da una maledizione del sangue destinata a trasformarsi in una bestia. Questa faccenda ha fatto nascere alcune teorie sul web che vedono in Claudia la forma umana di Nagini, il serpente di Voldemort. Sinceramente non so cosa pensare di questa teoria. È anche vero che, quasi sicuramente, l’animale in cui Claudia si trasformerà è un serpente, e lo si capisce dal suo abbigliamento e da quei leggins che ricordano molto la pelle di un serpente ma anche dalle immagini che ci verranno mostrate tra poco…

Ho visto troppe sfilate di Chanel per non riconoscere l’estrema somiglianza con il Grand Palais di Parigi. Potrebbe essere la sede del Ministero della Magia francese ubicata in una ricostruzione chiaramente ispirata al Grand Palais? Io penso di sì.

E se diamo per appurato che quello sopra fosse il Ministero della Magia francese, allora possiamo dare per certa la presenza di Queenie in quel di Parigi.

Leta Lestrange, signore e signori! Interpretata da Zoe Kravitz che io amo e che non vedo l’ora di vedere nei panni della strega.

Spero che nessuno si stia suicidando.

Qui ci viene presentato un nuovo animale fantastico. Sinceramente non so con esattezza che tipo di creatura possa essere, ma basandomi sull’aspetto parziale che si riesce a intravedere e il fatto che viva in un ambiente acquatico, posso ipotizzare che sia un Kelpie. Non riesco a capire chi sia la persona che lo cavalca. I capelli rossi mi farebbero pensare a Newt, eppure non mi sembra lui. Come tutte le altre cose, lo scopriremo a novembre.

Questa è forse la scena che più mi incuriosisce, considerando che non ho assolutamente idea di che cosa possano significare quei simboli e quelle scritte sulle pareti.

Riprendiamo il discorso di Claudia Kim e la teoria che la vede come Nagini. Se notate, sul poster a sinistra, dietro al ragazzo che galleggia in una bolla di sapone gigante, si intravede un serpente e le lettere “DICTUS”. Coincidenze?

Tu mi eri mancato tantissimo!

Anche tu! Chissà cosa ti ha fatto arrabbiare tanto.

Scene random che servono a far accrescere la mia ansia.

Una carrozza trainata dai Thestral che vola via dal MACUSA. Stiamo forse assistendo alla fuga di Grindelwald?

Siamo giunti alla fine del trailer che si chiude con una sequenza pazzesca di immagini.

Se ve lo steste chiedendo, quello accanto a Newt è suo fratello Theseus, interpretato da Callum Turner che conosco dai tempi di “War and Peace”, dove interpretava Anatole Kuragin.

E per finire, chiudiamo in bellezza con

E poi l’ennesima brutta notizia:

Allora? Cosa ve ne pare? Sbizzarritevi con le vostre teorie!

E se anche voi siete impazienti di vedere “Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald” sul grande schermo, alzate le bacchette!