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RECENSIONE “Il Giglio d’Oro” di Laura Facchi

Buongiorno lettori!

Oggi sono qui per parlavi di un libro un po’ particolare, che mi ha lasciata con l’amaro in bocca e sì, anche parecchio confusa.
Vi capita mai di arrivare alla fine di una storia e di rimanere lì, con lo sguardo imbambolato e fisso sull’ultima pagina, sull’ultima parola, e di non riuscire a capire se quel libro vi sia piaciuto o meno? Sinceramente, a me non era mai successo. È stata una sensazione un po’ strana rendersi conto di non sapere nemmeno cosa pensare della storia appena letta. Il libro in questione è “Il Giglio d’Oro” di Laura Facchi e ora vi spiegherò il perché di tanta confusione.

TITOLO: Il Giglio d’Oro

AUTORE: Laura Facchi

GENERE: Fantascienza, Young Adult

DATA PUBBLICAZIONE: 3 ottobre 2017

EDITORE: De Agostini (Le Gemme)

PAGINE: 330

PREZZO: 12,66 € / 6,99 € (eBook) 


TRAMA

La vita della persona che ami vale le sorti di un intero pianeta?

Occhi viola come uno smalto Chanel, capelli bianchi come il ghiaccio e una strana macchia dorata a forma di giglio sulla spalla. Astrid è diversa da tutte le ragazze che conosce e l’ha sempre saputo. Per lei quel fiore che brucia sulla pelle è solo una delle tante stranezze che la rendono un tipo da cui è meglio stare alla larga. Nasconderlo è l’unico modo per sentirsi normale. Anche Kami, a miliardi di chilometri di distanza, vorrebbe sentirsi normale. È il figlio del tiranno di Lundea, che ha messo in ginocchio il pianeta, e cerca un modo per riscattare se stesso e il suo popolo. Kami e Astrid non si conoscono, ma sono più simili di quanto potrebbero mai immaginare. Perché Lundea e la Terra sono pianeti gemelli, uniti da un legame indissolubile di energia. Ogni volta che sulla Terra nasce una persona, ne nasce una anche su Lundea, e quando muore, anche il suo doppio subisce la stessa sorte. Nessuno è immune a questo meccanismo, tranne i Gigli d’Oro. Esseri unici e straordinari che ormai stanno diventando sempre più rari. E mentre Kami cerca il Giglio d’Oro che possa salvare la sua gente, Astrid, sulla Terra, scopre l’amore, proprio quando una verità eccezionale e spaventosa la scaraventa sull’orlo di un baratro in fondo al quale la attende una scelta dolorosa. La più dolorosa di tutta la sua vita.

Quasi mi dispiace stroncare questo romanzo, ma purtroppo mi vedo costretta a farlo. Come vi dicevo, la lettura mi ha lasciata un po’ confusa perché, sebbene non mi sia piaciuto, non si può dire che non sia un buon libro. Probabilmente posso ricondurne le cause al target più adolescenziale a cui la storia si riferisce.

Il libro ha una buona idea di base. Ci sono due pianeti, la Terra e Lundea, due pianeti gemelli, uguali in tutto e per tutto. Ogni volta che una persona nasce sulla Terra un’altra ne nasce su Lundea, e quando uno dei due muore anche il suo doppio muore. Questo era l’aspetto che più mi aveva affascinata dopo aver letto la trama, ma purtroppo, come poi ho dovuto appurare, è solo una caratteristica secondaria, che passa un po’ in sordina per quasi tutta la storia.

Non tutti però hanno un doppio: esistono delle persone speciali, chiamate “Gigli d’Oro” che sono immuni a tutto questo meccanismo. Astrid, la nostra protagonista, è un Giglio d’Oro. Su di lei ho dei pareri un po’ contraddittori. Trovo che sia un personaggio ben caratterizzato, minuziosamente costruito, tanto da rimanere coerente a se stesso dall’inizio alla fine del libro. Ciò che non mi è proprio andato giù è il suo comportamento a tratti infantile, da bambina capricciosa e viziata. Un attimo prima ero lì che mi immedesimavo nella versione outsider di Astrid, quella che era considerata la “ragazza strana”, che non si sentiva mai a suo agio in mezzo agli altri per via dei suoi occhi viola – che cercava in tutti i modi di celare – e per i capelli bicolori, ma l’attimo dopo mi veniva una voglia incredibile di strapparglieli tutti, quei maledetti capelli alla Crudelia De Mon.

Tutti noi abbiamo passato quel periodo adolescenziale, quello in cui ogni scusa era buona per incolpare i genitori della fame nel mondo, ma Astrid è davvero esasperante! Vive da sola col padre – la madre è scomparsa quando lei era piccola –, e quel povero uomo si ritrova ogni singolo giorno a dover sorbire tutto l’odio – ingiustificato – che la ragazza prova nei suoi confronti, quando io, invece, l’ho trovato di una dolcezza incredibile, un buon padre – per quanto ne possa dire Astrid – che ha sempre spinto la figlia ad amarsi per quello che è e a non nascondersi dietro ad occhiali scuri e sotto tinte per capelli. E poi, beh, quando scoprirete quello che c’è da scoprire lo apprezzerete ancora di più.

Mi sono appena resa conto che i personaggi, a parer mio, più interessanti de “Il Giglio d’Oro” sono entrambi i padri dei protagonisti, per motivi molto diversi. Ma di Grondon parleremo più tardi…

La storia di Astrid comincia sul serio il giorno in cui un grande uovo verde dalle fattezze aliene, caduto giù dal cielo, si “parcheggia” nel suo giardino.

«Può farci del male?» domando indicando l’uovo alle mie spalle.
«No, stai tranquilla. Non ti farà niente. Ti appartiene.»

Quello è il giorno in cui la verità verrà finalmente svelata, e la ragazza riuscirà finalmente a dare un senso a quei suoi strani capelli e al tatuaggio a forma di giglio che ha sulla spalla. Una premessa: io ODIO quando i protagonisti scoprono di avere una qualche sorta di potere o di essere circondati da creature soprannaturali e lo accettano come se fosse la normalità. Questo è il motivo per cui non amo gli Urban Fantasy che, di questo atteggiamento, ne hanno fatto praticamente una regola. Detto questo, la Facchi secondo me ha esagerato dall’altro senso. Dal momento in cui Astrid scopre la verità sulle sue origini  non fa altro che arrabbiarsicol padre, per di più, che non si è ancora capito che colpa ne abbia! –, piagnucolare e farsi paturnie di ogni sorta e genere. E il libro va avanti così fino alle ultime pagine. E mi dispiace dover dire questo, perché era partito bene ma purtroppo da quel momento in poi il mio entusiasmo si è totalmente smorzato.  E la storia d’amore di certo non ha aiutato. Io amo la love story lunga, travagliata, sofferta. Amo il dramma, il corteggiamento spietato. Quella tra Astrid e Adam è esattamente l’opposto. Da compagni di scuola che non si sono mai nemmeno considerati si trasformano in due innamorati, il tutto in meno di ventiquattr’ore. Insomma, tutto poco credibile e molto affrettato e, soprattutto, di nessuna utilità ai fini della storia.

Gli stessi problemi di tempistiche li ho riscontrati anche su Lundea. Qui seguiamo le vicende di Kami, il figlio del Gran Balif della contea di Cox e tiranno di Lundea, che ha messo in ginocchio il pianeta, portandolo al collasso. La storyline di Kami mi è piaciuta di più, ma non per questo l’ho trovata priva di difetti. Innanzitutto, come dicevo, le tempistiche. Se Astrid in mezza giornata si innamora di uno sconosciuto, Kami in poche ore scopre che il padre non è esattamente il ritratto del buon “sovrano” come aveva sempre creduto, quindi decide di scappare e, per caso, si unisce a un gruppo di ribelli che vogliono spodestare Grondon – suo padre. Ho trovato che il tutto iniziasse in modo troppo affrettato. Tutta la vicenda che riguarda Kami ruota attorno al suo rapporto col padre e al riuscire ad accettare che esso sia, in parole spicciole, un dittatore. Come posso capire Kami, comprendere ed accettare i suoi comportamenti, i suoi ideali e seguire i meccanismi della sua mente senza aver prima conosciuto Grondon? Le sue apparizioni si limitano alle prime pagine, e sicuramente non mi sono bastate ad inquadrarlo. E ciò mi dispiace molto, perché reputo Grondon il personaggio più interessante dell’intero libro.

Dovete sapere che la vita su Lundea è molto differente dalla vita sulla Terra. Non esistono ricchezza e povertà, inquinamento, guerre, violenza, o almeno così era prima dell’avvento di Grondon. È un personaggio un po’ controverso perché trovo che i principi su cui si basano inizialmente le sue idee – secondo quello che dice Kami, ovviamente, perché il punto di vista di Grondon non ci è dato saperlo – abbiano una loro validità. Come vi dicevo, su Lundea non esistono i ricchi e i poveri, ma tutti sono uguali. In sostanza, nella mia mente mi sono immaginata un gigantesco esperimento comunista riuscito. Dopo anni ad osservare la Terra, Grondon capisce il valore della meritocrazia e cerca di trasformare il suo pianeta in un pianeta molto più simile al suo gemello di quanto già sia.

Il Gran Balif sosteneva che l’uguaglianza sociale rendeva gli individui pigri e stupidi, che impediva il progresso. «Se non hai una meta da raggiungere, smetti di correre.»

Ora, non voglio dilungarmi troppo su questo argomento per non entrare in questioni politiche di cui non è mia intenzione parlare. Vi basti sapere che le intenzioni iniziali di Grondon sono del tutto nobili, il modo in cui poi le mette in atto un po’ meno.

Cambiare qualcosa significa distruggere quel che c’era prima: a volte basta un leggere colpo di spugna, altre volte è necessaria la morte.

I meccanismi che l’hanno portato a trasformarsi in uno spietato dittatore capitalista che mette alla forca chi non è d’accordo con i suoi piani per il futuro di Lundea non sono chiari al 100% e il motivo è sempre lo stesso: noi non conosciamo Grondon e tutto ciò che sappiamo di lui lo sappiamo per vie traverse. Eppure questa è la questione che mi affascina maggiormente, il meccanismo mentale di Grondon, la sua psicologia, insieme alla componente socio-politica di Lundea.

Capisco che per il target adolescenziale a cui la Facchi si rivolge – essendo uno YA –  tutta questa faccenda possa passare in secondo piano, però io continuo a sperare in un approfondimento nel sequel, che leggerò perché come ormai saprete, io non lascio a metà niente – o quasi niente. E comunque, nonostante tutto, mi interessa sapere come si concluderà la storia e, soprattutto, penso che finalmente vedrò un po’ di azione che in questo primo volume mi è terribilmente mancata.

Inoltre, posso dire in tutta tranquillità che Laura Facchi non scrive male, anzi… Nonostante il POV di Astrid, che ho trovato davvero noioso e ripetitivo, “Il Giglio d’Oro” è un libro scorrevole, che si lascia leggere, complice uno stile semplice e senza fronzoli.

Il problema è che non è scattata nessuna scintilla, non mi sono calata nella storia e non mi sono innamorata dei personaggi. La considero più una questione soggettiva piuttosto che oggettiva. Gli aspetti negativi di cui vi ho parlato, alla fin fine, non sono difetti “tecnici”, ma solo aspetti della storia che a me non sono piaciuti e che non me l’hanno fatta amare. Non ci sono, che so, buchi di trama, anzi… Ho apprezzato il modo in cui la Facchi ha sviluppato l’intreccio generale che lega le vicende, apparentemente senza alcuna connessione, che accadono separatamente sulla Terra con Astrid e su Lundea con Kami, così come ho apprezzato anche il world-building del pianeta “alieno”.

Reputo “Il Giglio d’Oro” un buon libro per adolescenti, fin troppo incentrato sulle storie d’amore – che non mi sono piaciute – messe lì, a parer mio, per attirare le ragazze più giovani e che non aggiungono nulla alla trama, anzi… Avrei preferito, come ho detto prima, che la Facchi si concentrasse su questioni più “adulte”.

Per questo motivo, sebbene non mi senta né di sconsigliarlo né di consigliarlo a cuor leggero, ne suggerirei la lettura ai più giovani che sicuramente sapranno apprezzarlo molto più di quanto ho fatto io.

2,5/5

ANTEPRIMA “Certi Segreti” di Kim Van Kooten

Debutta a marzo nelle librerie italiane Kim Van Kooten, scrittrice e attrice olandese che, con il suo “Certi Segreti” (in lingua originale “Lieveling”), ha subito conquistato i cuori dei suoi connazionali. Un grazie speciale quindi a DeA Planeta che ha deciso di portare in Italia questo piccolo grande tesoro che sono certa saprà conquistarmi, e conquistarvi, tanto quanto i lettori olandesi.

CERTI SEGRETI di Kim Van Kooten (13 marzo 2018)

TITOLO: Certi Segreti

AUTORE: Kim Van Kooten

DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 marzo 2018

GENERE: Narrativa

EDITORE: DeA Planeta Libri

PAGINE: 255

PREZZO: 14,45 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Certi segreti sono troppo grandi per restare nascosti per sempre. Certi segreti chiedono solo di venire alla luce.

È il giorno del quinto compleanno di Puck quando una berlina nera passa a raccogliere lei e la mamma dal marciapiede di un degradato quartiere di Rotterdam. Pochi chilometri, e la sua vita di bambina senza un padre, senza bici e senza un soldo cambia per sempre. Nella imponente villa di Zwijndrecht, con le governanti, il giardino e gli enormi vasi cinesi, la vita scorre opulenta e quasi normale. Se non fosse per l’ostinazione con cui il proprietario, il ricco e impegnatissimo Signor Zio, insiste per lavare personalmente i capelli di Puck tre volte alla settimana. Comincia così, come un disegno infantile un po’ sghembo, pieno di ingenuità e di colori strani, il racconto della piccola Puck. Per assumere, un po’ alla volta, le sfumature sempre più fosche e inquietanti della violenza e dell’innocenza tradita.

Kim Van Kooten prende una storia vera e drammatica – quella dell’amica Pauline Barendregt e del suo “aspirante papà” – e la trasforma in un inno alla vita. Capace di dare voce a chi non ne ha e di dare forma a ciò che mai vorremmo vedere.

Stiamo parlando di una storia di pedofilia e violenza, di gioventù rubata, ispirata ad una storia vera: alla vita dell’amica Pauline Barendregt.

Ho letto parecchie recensioni in giro per il web e ho trovato tutti i lettori d’accordo sul fatto che “Certi Segreti” sia un libro commovente, una storia “violenta e straziante” raccontata sapientemente con una punta di ironia ed umorismo. Il punto di vista è quello della piccola Puck che, inizialmente in modo del tutto inconsapevole e sotto gli occhi cechi della madre, subisce gli abusi del nuovo patrigno che lei chiama quasi scherzosamente “Signor Zio”, come se la sua innocenza e la sua infanzia fossero il prezzo da pagare per questa nuova vita fatta di lusso ed opulenza.

Una storia che ti afferra lo stomaco e ti serra la gola, che apre gli occhi su una realtà che purtroppo troppo spesso viene sottovalutata.

Con queste premesse, “Certi Segreti” si prospetta essere un romanzo capace di spaccare i cuori, di far piangere e arrabbiare ma anche sorridere.

Cosa ve ne pare? Personalmente sono molto curiosa di leggerlo e, naturalmente, l’ho già inserito nella lista infinita delle mie prossime letture anche se, come ogni altra volta che ho avuto a che fare con libri che trattavano argomenti tanto delicati, aspetterò il momento giusto per acquistarlo. Ci sono libri a cui bisogna avvicinarsi con i piedi di piombo e questo è sicuramente uno di quelli.