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Cinque sequel che non vedo l’ora di leggere

Buongiorno miei adorati lettori!
Oggi voglio parlarvi dei sequel la cui attesa minaccia di mandarmi al manicomio – uno in particolare, potete immaginare quale, in caso contrario keep calm, ancora pochi secondi ed ogni mistero vi sarà svelato.

Bramati, agognati, desiderati. Tra tutti i sequel che aspetto, ce ne sono cinque per cui smanio maggiormente.

Venite a scoprirli insieme a me!

THE FATES DIVIDE (Carve The Mark, #2)

Non ho mai avuto l’occasione, qua sul blog, di parlarvi di Veronica Roth, perciò una premessa è d’obbligo: IO LA AMO!

“Divergent” è la mia saga distopica  preferita in assoluto, più di “Hunger Games”, più di “Maze Runner”, più di qualunque cosa! Piccola curiosità che solo chi conosce la saga potrà capire: uno dei motivi per cui apprezzo tanto “Divergent” e la stessa Roth è proprio il finale di “Allegiant”, quello che tanti di voi odiano – vi ho lasciati basiti, ammettetelo.

Considerando i miei più che ottimi precedenti con questa autrice, all’uscita di “Carve the Mark” non ho potuto desistere dall’acquistarlo quando, tra gli scaffali della libreria, i miei occhi si sono posati su quella spettacolare cover. Veronica Roth ha superato se stessa, mi ha trascinato in questo suo nuovo mondo, tra fati e superpoteri, astronavi e  affascinanti pianeti ricchi di storia e tradizione, proprio come piace a me!

Cosa dire? È stata una lettura incredibile, un’esperienza catartica!

Mi sono profondamente innamorata dei protagonisti, Cyra e Akos, e della loro complicata storia d’amore di stampo shakespeariano che mi ha conquistata nel giro di poche pagine.

Il secondo ed ultimo capitolo della duologia dovrebbe uscire in Italia il 5 giugno. Io sto già fremendo per accaparrarvi la mia copia, e voi?

SHADOWSONG (Wintersong, #2)

Recentemente ho condiviso con voi la mia opinione (QUI) a proposito del primo capitolo, “Wintersong”, un libro che mi ha inaspettatamente rubato corpo ed anima.
Dico inaspettatamente perché inizialmente ero un po’ spaventata dalle recensioni. Il mondo dei lettori si è infatti spaccato a metà: c’è stato chi ha profondamente amato il romanzo – come me! – e chi, purtroppo, lo ha profondamente odiato.
Questo perché “Wintersong” è un fantasy un po’ particolare, caratterizzato da poca azione e poca avventura.
Il fulcro della storia è infatti la crescita personale della protagonista, Elisabeth, che, attraverso la sua controversa relazione con l’Erlkönig – il Re dei Goblin –, troverà la strada per crescere, così da trasformare la ragazzina insicura in una donna forte, coraggiosa ed indipendente.

L’epilogo del primo volume è stato perfetto, un finale adeguato, in linea con tutta la storia e, soprattutto, coraggioso, proprio come Elisabeth stessa, ma mi ha lasciato dentro un senso di disperazione che solo la lettura di “Shadowsong” potrà placare.

CHERRY FOX SERIES, #2

Nessun titolo ufficiale in vista e nessuna cover all’orizzonte, perciò dovrete accontentarvi di sapere che si tratta del secondo volume della Cherry Fox saga di Eleonora Pescarolo, autrice italiana di fantascienza in cui ho avuto la fortuna di imbattermi.

Vi ho già parlato del primo volume di questa saga, “Braccati”, e, se avete letto la recensione (QUI), saprete già quanto io sia rimasta affascinata dalla bravura dell’autrice e, soprattutto, dalla sua badassissima (?) protagonista, la bashara Ireen Devar. Con “Braccati”, Eleonora ha riempito la mia testa di quesiti irrisolti, lasciandomi con il bisogno di venire a capo di tutti i suoi misteri, primo fra tutti quello che aleggia intorno alla leggendaria Sirena di Jannar.

Per farvela breve, se non scopro al più presto cosa succederà dopo il cliffhanger finale con cui l’autrice mi ha lasciata, rischio sul serio di diventare pazza!

THE SECRET COMMONWEALTH (Il Libro della Polvere, #2)

Ho atteso diciassette anni per avere un seguito a “Queste Oscure Materie”, credo di poter aspettare un anno per avere il secondo volume della nuovissima ed attesissima trilogia di Philip Pullman, “Il Libro della Polvere”. Non si sa ancora con precisione quando “The Secret Commonwealth” verrà pubblicato, ma si vocifera che dovrebbe venir rilasciato ad un anno esatto dalla pubblicazione de “La Belle Sauvage”, quindi il 19 ottobre – il giorno del compleanno dell’autore!

Non vi parlerò molto del primo volume, visto e considerato che ho in programma di pubblicare qui sul blog la recensione nei prossimi giorni. Per il momento, vi basti sapere che immergermi nuovamente nel mondo della Polvere è stato un po’ come tornare a respirare! Insieme a Malcom, il protagonista de “La Belle Sauvage”, ho vissuto un’avventura magica, ed ora non mi resta che aspettare di poter leggere il sequel che ci porterà avanti di vent’anni – dieci anni dall’epilogo di “Il Cannocchiale d’Ambra”. Non vedo l’ora di ritrovare la piccola Lyra trasformata in una giovane donna. E poi, insomma, c’è una cosa che mi preme sapere, più di tutto il resto. Chi conosce la saga probabilmente saprà a cosa mi riferisco… Il nome Will vi dice qualcosa?

THE WINDS OF WINTER (Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, #6)

Dulcis in fundo, Lui, il più atteso, il più bramato, il più utopico: “The Winds of Winter”, il sesto volume de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”.
In questi anni ho perso il conto di quante volte Martin ce ne ha promesso la pubblicazione, eppure di questi venti dell’inverno non vi è traccia. In compenso – probabilmente per liberarsi un poco del senso di colpa – a fine annoma ci fidiamo?apparirà nelle librerie  “Fire and Blood”, il primo di due volumi dedicati alla storia della Casa Targaryen. E va bene, Martin! Sei perdonato, ma solo perché mi hai scritto ben due libri sulla MIA casata! Se il libro in questione si fosse chiamato, che so, “Hear me Roar”, non penso ne sarei stata così entusiasta.

La cosa che mi da più fastidio è che, purtroppo, la serie tv sta superando i libri, perciò quello che avrei voluto veder svelato sulle pagine dovrò vederlo su uno schermo. È vero che nei libri Martin può permettersi di spaziare mooolto di più con la storia, considerando le diverse – e migliori – stoyline di Dorne, di Sansa e la presenza – inquietante – di Lady Stoneheart e di Griff il Giovane aka Aegon Targaryen – forse… – più tanti altri elementi e personaggi che nella serie tv non sono mai esistiti – una a caso, Arianne Martell, la mia preferita – o che, per un motivo o per un altro, hanno preso una strada differente. Però, nonostante le molte cose che potrebbero andare diversamente nei libri, c’è una cosa che dubito profondamente possa cambiare, ovvero l’identità dei genitori di Jon Snow. Dopotutto, ogni indizio che Martin ci ha lasciato negli anni tra le migliaia di pagine della sua saga ci aveva già portato ad ipotizzare quei nomi, non è che ora possa cambiare di rotta solo perché la HBO ha deciso di rovinare la sorpresa a tutti i lettori. Maledetto Martin! Credete che vivrà abbastanza per farci dono di un degno finale de “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”? Nel frattempo, continuo a tenere duro e ad aspettare l’inverno.

Quali sono i sequel che attendente con trepidazione?

Fatemi sapere se tra le vostre attese vi è anche uno o più dei libri sopracitati, così, per un po’ di solidarietà tra lettori.

RECENSIONE “Braccati” di Eleonora Pescarolo

Buongiorno miei amatissimi lettori!
Sono davvero entusiasta di condividere con voi il mio pensiero riguardo a  “Braccati” di Eleonora Pescarolo, il primo capitolo di una saga fantascientifica tutta italiana che mi ha piacevolmente colpita e irrimediabilmente conquistata.

TITOLO: Braccati (Cherry Fox, #1)

AUTORE: Eleonora Pescarolo

GENERE: Fantascienza

DATA PUBBLICAZIONE: 2 dicembre 2017

EDITORE: Adiaphora

PAGINE: 198

PREZZO: 14,00 € / 1,99 € (eBook) 


TRAMA

La Caccia alla Volpe è di nuovo aperta.
Dopo tre anni di apparente quiete e inosservato contrabbando, Ireen Devar fugge a bordo della Ruvak assieme al copilota Korrar Tammon, nel disperato tentativo di proteggere ciò che in mani nemiche potrebbe far risorgere la tirannia nella Galassia.
La Sirena di Jannar.
Il cristallo alieno da sempre al centro di miti e complotti.
Il passato, però, non dà loro tregua. Un tormentato passato di schiavitù e soprusi, di perdite e addii. Un passato da cui risorge la figura della Cacciatrice di Schiavi Calhar Redna, sadica e inarrestabile, e l’incubo dell’esplosione che ha dilaniato corpo e anima dell’astronave Ruvak.
Un passato di tradimenti, come quello architettato da Nardim, un tempo amico e ora spietato omicida votato al folle Culto di Gaanar.
La ragione di ogni cosa sembra risiedere nel DNA di una creatura ambigua, aliena e incredibilmente potente: un’adolescente di nome Nouv’al.
La Caccia alla Volpe è aperta e Ireen Devar dovrà tornare a combattere.

Sono sempre molto contenta quando trovo romanzi di fantascienza scritti da autori italiani che non hanno nulla da invidiare ai grandi scrittori internazionali, ed Eleonora Pescarolo è sicuramente da annoverare tra questi autori.

Ho amato la saga di Cherry Fox già dal racconto prequel, “Verso Jannar”, un piccolo racconto di una ventina di pagine che ci introducono nel mondo di Eleonora e della sua Volpe, Ireen Devar. È bastato un capitolo per capire di che pasta fossero fatte entrambe, sia l’autrice che la sua singolare protagonista dalla pelle viola e i capelli argentati.
Se volete calarvi nel mondo di Cherry Fox, vi consiglio caldamente di leggere anche questo piccolo racconto che potete acquistare QUI, sul sito della casa editrice, abbinandolo al romanzo vero e proprio.

Eleonora Pescarolo è una di quelle autrici capaci di tenere il lettore incollato alle pagine col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Non c’è mai un attimo di tregua, un momento di pausa. Come i protagonisti del romanzo, il lettore si sente “braccato” dalla tensione e dall’azione adrenalinica che permea queste pagine e che ti porta a desiderare di non arrivare mai all’ultima pagina. Ma purtroppo la fine arriva, lasciando il lettore nello sconforto più totale col pensiero dei mesi che sa di dover aspettare per poter leggere il seguito.

Come dicevo, “Braccati” è un romanzo adrenalinico che non lascia scampo. È la storia di Ireen Devar e del suo copilota, Korrar Tammon, entrambi reduci da un terribile disastro avvenuto tre anni addietro e per questo ricercati dall’intera Galassia. Il motivo è presto detto: Ireen ha rubato qualcosa, qualcosa di molto prezioso. Si tratta della Sirena di Jannar, un cristallo dal valore inestimabile, oggetto di un’antica e pericolosa profezia, per la quale molte, troppe persone, sono disposte persino ad uccidere.

Esistevano altri cristalli come la Sirena e nessuno aveva mai compreso da dove provenissero. Secondo le storie e le leggende che fiorivano in tutta la Galassia da tempi ancestrali, però, si diceva custodissero le coordinate di un pianeta perduto: Jannar.

Il romanzo comincia in media res, catapultandoci immediatamente sull’astronave Ruvak in compagnia della bashara Ireen e dell’umano Korrar. I due si sono da poco ricongiunti e sono in fuga, scappano di pianeta in pianeta tentando di fuggire ai Cacciatori e ai fanatici religiosi che vorrebbero mettere le mani sulla Sirena.

Non sappiamo molto della loro vita passata da schiavi sul pianeta Vanbar e degli eventi che hanno portato al furto del cristallo e alla conseguente catastrofe che ha separato Ireen e Korrar, lasciando la bashara in fin di vita e con l’astronave a pezzi.

E qui notiamo subito l’abilità stilistica dell’autrice che, con maestria, manipola il tempo a suo piacimento, disseminando flashback e ricordi tra le pagine. Eleonora si muove su differenti livelli temporali che, proprio come pezzi di un puzzle, vanno poi a riallinearsi e a ricomporsi ricreando così un’immagine completa e meglio delineata degli eventi.

A tutto ciò seguiranno delle rivelazioni inaspettate e dei colpi di scena che potrebbero causare un elevato numero di attacchi cardiaci ai più deboli di cuore. Non sto scherzando! Gli ultimi capitoli mi hanno fatto letteralmente saltare per aria e gridare qualche imprecazione  – fortunatamente non c’era nessuno nei paraggi. Ringrazio l’autrice per essere riuscita a farmi calare in quello stato di profonda tensione che caratterizza ogni thriller degno di questo nome. Tensione che procede fino all’ultima pagina per culminare in un gigantesco cliffhanger che, naturalmente, lascia il lettore in uno stato di profonda disperazione, con gli occhi sbarrati e la testa tra le mani.

Insomma, se non l’aveste ancora capito, sono profondamente e irrimediabilmente innamorata di questo romanzo. Come tutti i grandi amori, però, anche “Braccati” ha dei piccoli difettucci, o meglio, un’unica piccola grande mancanza su cui non posso sorvolare.
Sto parlando del background storico di cui, purtroppo, ho sentito la mancanza. Quando leggo un libro di fantasia o di fantascienza e che, naturalmente, prevede la realizzazione di un worldbuilding, mi piace avere sott’occhio un’ambientazione ben delineata e finemente costruita, con un occhio di riguardo per ogni più piccolo dettaglio. Molto di tutto ciò, fortunatamente, posso dire di averlo riscontrato in “Braccati”, specialmente l’attenzione ai dettagli. Per farvi degli esempi, Eleonora ha iniziato a delineare una nuova lingua, ha introdotto nuove marche di sigarette aliene e sistemi monetari specifici della sua Galassia.

“Braccati” è una space opera, e come tale è ambientata nello spazio. Sappiamo che esiste un sistema galattico composto da diversi pianeti – Nassan, Sarman, Tannod… –, e sappiamo che esistono individui di razze diverse – bashara, idar, umani puri, daera, tannar,…
Insomma, l’autrice ha creato un’ambientazione personale ed originale a 360°, senza però approfondire pienamente quello che io chiamo il “background storico”, ovvero tutti gli aspetti socio-politici e culturali che servono ad arricchire il worldbuilding e a dare un certo spessore all’ambientazione. Mi piacerebbe sapere qualcosa di più sui vari pianeti, sui loro abitanti, cosa effettivamente differenzia una razza da un’altra non a livello fisico ma a livello culturale, quali sono le loro origini e le loro tradizioni.

Non è una mancanza così grave, soprattutto a fronte della spettacolarità del romanzo in sé. Probabilmente un’altra persona non ci avrebbe neppure fatto caso, quindi la considero più una mia “critica” molto soggettiva, un piccolo grandino mancante per poter raggiungere la perfezione assoluta. Io sono la classica fanatica che ama leggere pagine e pagine di approfondimenti, quella che si fionda sulle appendici e che eleva a testo sacro “Il Silmarillion”.

Concludo questo sproloquio di cui nessuno sentiva il bisogno dicendo che tutto ciò non ha comunque influenzato negativamente il mio giudizio. Magari nel secondo volume ne sapremo qualcosa di più, anche perché sono convinta che l’autrice abbia tutte le capacità per affrontare questi aspetti. Le sue descrizioni sono molto precise e attente. Ogni location che fa da sfondo alle vicissitudini di Ireen ci viene presentata nel dettaglio. Un esempio di ciò è l’astronave Ruvak, così ben definita che il lettore può quasi vedersi muoversi tra quei corridoi.

Ma ciò che più di tutto ho amato di questo romanzo è la centralità dei personaggi femminili. Le donne di Eleonora sono delle vere  e proprie badass, dalla protagonista, Ireen, alla Cacciatrice che le è stata messa alle calcagna, la daera Calhar Redna. Mi piace il modo in cui l’autrice ha giocato con loro, disintegrando gli stereotipi e ribaltando la concezione classica di uomo e donna. Ireen e Redna sono ciò che di più lontano può esistere da una “damigella in pericolo”. Sono forti, determinate, spregiudicate e senza scrupoli. A volte sono sboccate, frequentano bordelli e amano le risse. Insomma, tutti atteggiamenti che di solito vengono ricondotti ai personaggi di sesso maschile.

Senza parlare poi della piccola Nouv’al, tanto giovane quanto forte ed intraprendente, una specie di Ireen in miniatura. Naturalmente, ha conquistato subito il mio cuore!

E parlando dei personaggi… Ognuno di loro è perfettamente ed impeccabilmente caratterizzato. Come ho detto all’inizio, Eleonora è riuscita a concentrare nelle poche pagine del racconto prequel molti dettagli che ci portano subito a capire molto della psicologia di Ireen, sul perché fa quello che fa e in che modo il suo difficile passato da schiava influenzi le sue azioni.

Ogni personaggio presenta un proprio lessico e abitudini particolari che lo rendono subito identificabile. Ad Ireen, per esempio, riconduco la dipendenza dal fumo e un linguaggio spesso scurrile, tra le altre cose. L’autrice è stata così brava da essere arrivata al punto in cui potrebbe persino evitare di specificare chi stia parlando, durante i dialoghi, tanto si capirebbe ugualmente. Una qualità, questa, che pochi scrittori – soprattutto se alle prime armi –  possono vantare.

Posso quindi affermare che Eleonora Pescarolo è stata per me una vera e propria scoperta.
Mi ha tenuta incollata alle pagine, complice una sintassi impeccabile e uno stile semplice ma ricercato.
Un inizio col botto per una saga che sono sicura si rivelerà indimenticabile.

“Braccati” è un romanzo che consiglio innanzitutto a tutti coloro che amano la fantascienza, ma anche a chi ha poca dimestichezza col genere e non vede l’ora di ritrovarsi catapultato in una storia di azione dalle sfumature thriller.

4.5/5

ANTEPRIMA “Il Grande Dio Pan” di Arthur Machen, il racconto di un incubo intramontabile

Buongiorno miei cari lettori!

Sono lieta di annunciarvi il ritorno in libreria di un grande maestro della letteratura gotica. Sto parlando di Arthur Machen, autore gallese vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento che ha ispirato decine e decine di scrittori come Lovecraft, Wilde e Conan Doyle, e la cui influenza continua ad esistere ancora oggi tra le pagine di grandi autori come Stephen King.

Grazie ad Adiaphora Edizioni, avremo la possibilità di stringere tra le mani un’edizione speciale – con testo originale a fronte –  del capolavoro di Machen, “Il Grande Dio Pan”.

IL GRANDE DIO PAN di Arthur Machen (1 aprile 2018)

TITOLO: Il Grande Dio Pan

AUTORE: Arthur Machen

DATA DI PUBBLICAZIONE: 1 aprile 2018

GENERE: Horror

EDITORE: Adiaphora

PAGINE: 190

PREZZO: 14,00 € / 1,99 € (eBook) 


TRAMA

Per la prima volta in Italia uno dei classici della letteratura gotica in edizione speciale con testo originale a fronte e una nuova traduzione accompagnata da note critiche e da una postfazione di H.P. Lovecraft.

Finalmente, dopo anni di ricerche nel campo delle scienze occulte e dello studio delle funzioni cerebrali, il dottor Raymond è pronto per portare a termine un folle esperimento. Una notte d’estate, assieme all’amico Clarke, che sarà suo testimone, decide di sottoporre la giovane Mary a un intervento chirurgico al cervello per consentirle di sollevare il velo che cela la mostruosa divinità della natura, il Grande Dio Pan. Ciò che la ragazza vede la sconvolgerà per sempre.
Molti anni dopo, in una Londra vittoriana ancora profondamente scossa dagli omicidi di Whitechapel, una catena di inspiegabili suicidi sconvolge le famiglie benestanti del West End, stringendo la città in una morsa di terrore nella quale nessuno può dire chi sarà il prossimo, né quando accadrà.
Soltanto Villiers, appassionato esploratore notturno, il gentiluomo Austin e lo stesso Clarke, segretamente affascinato dall’occulto e dal mistero, sospettano che dietro ai suicidi possa nascondersi un’enigmatica figura femminile. Tra angoscianti testimonianze e onirici peregrinaggi dai sobborghi più ricchi fino ai bassifondi più squallidi di Londra, i tre insoliti investigatori si troveranno dinanzi a un terribile segreto che getta le radici tra le pieghe del tempo, in un passato colmo di suggestione e oscurità.

“Il Grande Dio Pan”, all’epoca additato come osceno per i contenuti sessuali e lo stile decadente, viene oggi considerato uno dei migliori romanzi gotici dell’orrore di fine Ottocento.

State già tremando dalla paura, vero? Io di sicuro! Chi mi conosce sa quanta poca familiarità io abbia con i romanzi dell’orrore, eppure sono terribilmente incuriosita da “Il Grande Dio Pan”, forse più per l’aspetto mitologico/mistico e questo legame col paganesimo che mi affascina in modo sublime. E poi leggerei qualsiasi cosa che avesse una copertina tanto magistrale!

Nel frattempo, mi sono letta l’anteprima (QUI), compresa la prefazione di Matteo Zapparelli Olivetti, grazie alla quale ho scoperto una cosa che mi ha fatto molto sorridere, ovvero che il padre di Machen era un pastore anglicano. Quando si dice “l’ironia del destino”

Per il resto, la sua vita rispecchia un po’ quella di tutti i più grandi geni artistici: odiato da vivo, amato da morto. Eppure con le sue opere ha lasciato al mondo un’eredità inestimabile, rendendosi immortale agli occhi del mondo letterario.

Guardati attorno, Clarke. Vedi la montagna e le colline che si susseguono una dopo l’altra, come onde. Vedi i boschi e i frutteti, i campi di grano maturo e i pascoli che si allungano fino ai canneti in riva al fiume. Mi vedi in piedi accanto a te e odi la mia voce. Ti dico che tutte queste cose… Sì, da quella stella che ha appena brillato nel cielo al solido terreno sotto i nostri piedi… Ti dico che tutte queste cose non sono che sogni e ombre, le ombre che celano il mondo reale ai nostri occhi. C’è un mondo reale, ma si trova al di là di questo incanto e di questa allucinazione, oltre queste “scene di caccia su un arazzo, fantasie sfrenate”, al di là di esse come al di là di un velo. Non so dire se qualche essere umano abbia mai alzato quel velo. Ma so, Clarke, che stanotte tu e io lo vedremo sollevato davanti agli occhi di qualcun altro. Penserai che questa sia una bizzarra assurdità. Sarà anche bizzarra, ma è reale: gli antichi sapevano cosa significa sollevare il velo. Chiamavano ciò: “vedere il dio Pan”.


Arhur Machen (Caerleon-on-Usk, 1863 – Amersham, 1947), pseudonimo di Arthur Llewellyn Jones, è stato uno scrittore gallese famoso per i numerosi racconti del soprannaturale, fantastici e dell’orrore, che hanno avuto grande influenza su autori come H. P. Lovecraft e lo stesso Yeats, e per aver dato vita alla leggenda degli Angeli di Mons. L’importanza della sua produzione letteraria è tale che le sue opere sono state tradotte in molti paesi e ristampate innumerevoli volte, avendo avuto un ruolo rilevante nella rinascita tardo vittoriana del romanzo gotico e del movimento decadentista di fine ‘800. La sua novella “Il Grande Dio Pan” viene considerata ancora oggi un classico della letteratura dell’orrore.