RECENSIONE “Wintersong” di S. Jae-Jones

Carissimi lettori,
non vedevo l’ora di condividere con voi il mio pensiero a proposito di questo libro che mi ha regalato tante emozioni inaspettate e bellissime. Sto parlando di “Wintersong” di S. Jae-Jones, un libro che non vedevo l’ora di leggere e che, fortunatamente, non ha deluso le mie aspettative.

TITOLO: Wintersong

AUTORE: S. Jae-Jones

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 26 ottobre 2017

EDITORE: Newton Compton Editori  (Vertigo)

PAGINE: 448

PREZZO: 8,50 € / 3,99 € (eBook) 


TRAMA

È l’ultima notte dell’anno. Ora che si sta avvicinando l’inverno, il Re dei Goblin sta per partire alla ricerca della sua sposa… Per tutta la vita, Liesl ha sentito infiniti racconti sul bellissimo e pericoloso Re dei Goblin. È cresciuta insieme a quelle leggende che hanno popolato la sua immaginazione e ispirato le sue composizioni musicali. Adesso è diventata grande, ha ormai diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come tanti minuscoli granelli di sabbia. Ma quando sua sorella viene rapita dal Re dei Goblin, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale.

Chi mi conosce, sa bene quanto aspettassi l’uscita italiana di “Wintersong”, libro tanto amato e apprezzato dalle bookblogger di tutto il mondo. Inizialmente, a colpirmi era stata la copertina. Semplicemente favolosa! Dopo aver recuperato un po’ di informazioni, avevo poi scoperto che si trattava di una sorta di retelling del celebre “Labyrinth” e i miei occhi a cuoricino erano subito balzati fuori dalle orbite!

Se avete amato il film, sono certa che amerete questo libro che ne è, sostanzialmente, la versione più adulta. In realtà, l’ho trovato più come il risultato dell’unione tra l’ambientazione di“Labyrinth” e lo sviluppo de “La Bella e la Bestia”, in chiave più dark e matura.

Per questo motivo, mi piace considerare “Wintersong” una fiaba moderna, più che un semplice fantasy – o un romance, come alcuni l’hanno definito. Se siete alla ricerca di un fantasy nel senso stretto del termine, allora questo non è il libro che fa per voi. D’altra parte, non lo consiglio nemmeno a chi è in cerca di una storia d’amore da batticuore in stile harmony, perché non lo è affatto. “Wintersong” è una storia di crescita, una storia sul diventare donna. “Wintersong” è la storia di Elisabeth. Tutto il resto, passa in secondo piano. La storia d’amore, così come ogni ostacolo che si è trovata a dover affrontare, è solo un elemento di sfondo che serve a trasformare la piccola Liesl nella più adulta Elisabeth.

«Volevi diventare una famosa compositrice. Volevi che la tua musica fosse suonata nelle grandi sale da concerto di tutto il mondo.»
Sentì il cuore esplodermi nel petto, una fiammata repentina, ma il bruciore indugiò dentro di me anche dopo. Era vero che una volta avevo sognato quelle cose. Prima che il talento di Josef rubasse l’attenzione di nostro padre. Prima che papà mi spiegasse a chiare lettere che il mondo non era interessato ad ascoltare la mia musica. Perché era una cosa strana. Inusuale. Perché io ero una donna.

Relegare “Wintersong” entro i confini di un romanzetto rosa mi pare un vero e proprio insulto ad un libro che vuole celebrare le donne e i loro desideri, che mostra come una donna possa scegliere di essere egoista in un’epoca in cui i suoi sentimenti vengono invece calpestati e messi in secondo piano e scegliere di mettere se stessa davanti a tutto e tutti.

Elisabeth è cresciuta con i racconti del Sottosuolo e le leggende sull’Erlkönig e mai avrebbe creduto che queste leggende potessero essere reali. Le sue convinzioni iniziano a vacillare quando comincia ad essere seguita da un misterioso uomo “alto, pallido ed elegante”. Perché lo sconosciuto nascosto sotto al mantello altri non è che l’Erlkönig in persona, il Re dei Goblin, venuto dal Sottosuolo per reclamare la sua moglie terrestre.

Ora hanno inizio i giorni d’inverno e il Re dei Goblin cavalcherà in lungo e in largo alla ricerca di una sposa.

Quando l’Erlkönig rapirà sua sorella, Liesl sarà disposta a sacrificare se stessa per salvarla? Sarà disposta a sacrificare se stessa per salvare il mondo intero?

Se devo essere onesta, ho trovato l’inizio un po’ confuso. Non riuscivo a capire in che relazione fosse il mondo di sopra con il mondo di sotto. Sembrava quasi che Elisabeth considerasse i goblin come veri e propri abitanti della terra e non semplici protagonisti di favole e antiche leggende raccontate dalla nonna Costance. Insomma, non riuscivo bene ad inquadrare l’elemento magico all’interno del mondo reale.

Ciò di cui ho sentito più la mancanza è senza dubbio il world-building. Purtroppo l’autrice non si è molto soffermata sulla costruzione e la descrizione del suo mondo sotterraneo. Mi è sembrato come se stesse dicendo: “Ti ho detto che il romanzo è ispirato a “Labyrinth”, no? E allora l’ambientazione è quella, già la conosci. Non c’è mica bisogno che te la descriva.” E quindi ho rispolverato i miei ricordi dei corridoi terrosi e delle porte magiche del film per creare da me la scenografia della storia. Ammetto che la cosa mi ha un tantino infastidita.

Al contrario, invece, i personaggi sono molto ben costruiti e dettagliatamente delineati.
Elisabeth è un personaggio incredibile, con più difetti che pregi, a dirla tutta. Ed è proprio per questo che l’ho amata così tanto, perché è davvero realistica e genuina. Ho apprezzato davvero tanto il suo percorso di crescita, coerente e credibile fino alla  fine. E a proposito del finale… L’ho trovato perfetto! Un epilogo – che poi epilogo non è – degno di Elisabeth, e che mi ha resa orgogliosa neanche fosse figlia mia, tanto da farmi sprofondare in un mare di lacrime.

E poi, vogliamo parlare dell’Erlkönig? Affascinante, misterioso, semplicemente perfetto. Non vedo l’ora di leggere il sequel, “Shadowsong”, per poter scoprire di più sulla sua vita e far diradare così la nebbia che aleggia attorno alla sua figura.

Il Re dei Goblin.
Era il punto fermo intorno a cui tutto ruotava. Era la realtà, mentre tutto il resto era solo un riflesso. Spiccava nella folla come se noi due fossimo le uniche persone vive e presenti in un mondo fatto di illusioni e di ombre. Lui mi sorrise e ogni fibra del mio corpo fu attirata verso di lui. Il suo sorriso era in grado di costringere la mia carne a danzare.

Come ho detto, non ho trovato la storia d’amore così centrale e, nonostante l’entusiasmo e i miei occhi che spesso si aprivano a cuoricino, non l’ho trovata così entusiasmante in confronto a quello che per me è il perno attorno al quale ruota tutto il romanzo, ovvero Elisabeth stessa. Non sono impazzita per Elisabeth e l’Erlkönig insieme, ma ho amato il modo in cui Liesl si approcciava a lui e viceversa. Insomma, non ho amato la coppia ma i singoli elementi all’interno della coppia presi nella loro individualità ma tenendo pur sempre conto della loro connessione, soprattutto quella musicale.

Riconosco che oggettivamente “Wintersong” abbia dei difetti tecnici, ma ai miei occhi annebbiati dall’emozione scompaiono. È come, non so, ascoltare una melodia stonata e, nonostante tutto, ritrovarsi con la pelle d’oca e i brividi che corrono lungo la schiena.

Da qualche parte, lontano, forse dall’altra parte del muro, un violino comincia  a suonare. Il Re dei Goblin. Poso le mani sul pianoforte e lo seguo. Senza i nostri corpi a ostacolarci, la nostra vera essenza spicca il volo e danza. La sua è fatta di intricata complessità e di mistero, la mia è anticonformista ed  emotiva. Ma in qualche modo ci incastriamo alla perfezione, siamo in armonia, ci completiamo, un contrappunto senza dissonanza.

Ma la vera magia di questo romanzo risiede nella musica! Ah, che meraviglia! La componente musicale è ciò che accompagna l’intero romanzo. Scale musicali, violini e pianoforti sono gli elementi che scandiscono la vita di Liesl. Già dalle prime frasi si intuisce quanto la musica sia importante per questo romanzo. Innanzitutto, l’intera storia è strutturata come qualsiasi overture che si rispetti.

Leggendo queste pagine non puoi fare a meno di sentirti trasportato all’interno di una sinfonia, magari proprio una di Mozart – che spesso viene nominato dall’autrice – e, perché no, magari proprio all’interno del suo capolavoro, “Il Flauto Magico”. Sì, perché l’opera di Mozart ha senza dubbio ispirato S. Jae-Jones e gli occhi più attenti avranno sicuramente colto i piccoli dettagli disseminati tra le pagine di “Wintersong”, come il flauto che  viene regalato ad Elisabeth dall’ Erlkönig, e che, proprio come era stato per Tamino, si rivelerà di grande aiuto durante le prove che Liesl si ritroverà ad affrontare per fuggire dal labirinto sotterraneo dei Goblin.

La copertina recita: “Un labirinto di bellezza e oscurità, musica e magia. Questo è il mondo in cui ti perderai”. Beh, per me è stato davvero così. È incredibile il modo in cui l’inchiostro sembri muoversi sulle pagine, come ad andare a formare un pentagramma senza fine, un intreccio di note che danzano e scandiscono la vita di Liesl, minuto per minuto. E la musica cresce con lei, diventa più matura, più consapevole man mano che si girano le pagine. Questa è una delle cose che ho amato più di tutto, il modo in cui Elisabeth si libera di Liesl attraverso le sue stesse note che vibrano nell’aria, selvagge e indomite, proprio come il suo cuore.

Non sono più me stessa. Non sono Elisabeth. Non sono una ragazza umana. Sono un essere selvaggio, una creatura della foresta, della tempesta e della notte. Abito i sogni e le fantasie, le storie della mia infanzia che narravano di mondi oscuri, strani e stupefacenti. Sono un essere primordiale, sono fatta di musica e di magia e dell’Erlkönig. Sono perduta.

Io, che ho amato profondamente “Wintersong”, ve ne consiglio la lettura, nonostante ci sia la possibilità che non vi entusiasmi tanto quanto ha entusiasmato me. È un libro molto controverso: o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo.

Posso solo dirvi che se amate la musica, le leggende tedesche e le favole, dovete almeno dargli una possibilità. Se poi siete fan di “Labyrinth”, de “La Bella e la Bestia” e di Mozart, allora sono assolutamente sicura che lo amerete!

4/5
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