Buongiorno miei meravigliosi lettori!
Siete alla ricerca di una lettura leggera e poco impegnativa ma comunque in grado di tenervi col fiato sospeso? Ho qui il libro che fa per voi!

 

TITOLO: The Tower – Il Millesimo Piano (The Thousandth Floor, #1)

AUTORE: Katharine McGee

GENERE: YA, Fantascienza, Distopia

DATA PUBBLICAZIONE: 9 maggio 2017

EDITORE:  Edizioni Piemme (Freeway)

PAGINE: 463

PREZZO: 14,45 € / 8,99 € (eBook) 

TRAMA

Manhattan, 2118. New York è diventata una torre di mille piani, ma le persone non sono cambiate: tutti vogliono qualcosa, e tutti hanno qualcosa da perdere. La spregiudicata Leda, che brama una droga che non avrebbe mai dovuto provare e un ragazzo che non avrebbe mai dovuto toccare. La viziata Eris, che dopo aver perso tutto in un istante vuole risalire, ma presto comincerà a chiedersi quale sia veramente il suo posto. L’intraprendente Rylin, che un lavoro ai piani alti trascinerà in un mondo – e in una relazione – mai immaginati: la nuova vita le costerà quella vecchia? Il geniale Watt, che può arrivare ai segreti di ciascuno e, quando viene assunto per spiare una ragazza, si troverà imprigionato in una rete di bugie. E sopra tutti, al millesimo piano del Tower, vive Avery, disegnata geneticamente per essere perfetta. La ragazza che sembra avere ogni cosa, tormentata dall’unica che non dovrebbe nemmeno desiderare.

Devo ammettere che tra Katharine McGee e me si è instaurata una relazione un po’ altalenante. Già dalle prime pagine la parte più “gossippara” di me – passatemi il termine – si è esaltata alla vista di misteriosi cadaveri e segreti incestuosi. Nel corso della lettura, però, il mio entusiasmo ha cominciato a scemare a causa di alcune piccole pecche e qualche difettuccio da cui il romanzo non è esente. Ma andiamo per ordine…

“The Tower – Il Millesimo Piano” è un romanzo unico nel suo genere, un teen-drama riletto in chiave futuristica. Gli elementi ci sono tutti: bugie, figli segreti, incesti, tradimenti, alcol e droghe — tante droghe! In termini di trash non manca nulla. Nel panorama letterario, credo tranquillamente di poter collocare “The Tower” in un limbo sospeso a metà tra Gossip Girl e “High Rise” di J. G. Ballard. Se dal primo recupera tutti gli ingredienti del classico drama adolescenziale, dal capolavoro letterario di Ballard riprende il contesto distopico, portando alla massima estremizzazione il concetto di urbanizzazione verticale. Piccolo appunto che non c’entra nulla: se non conoscete “High Rise” vi consiglio fortemente di rimediare! Avete due alternative: leggere il romanzo oppure rifarvi gli occhi guardando l’omonimo film con protagonista il solo e unico Tom Hiddleston.

Ma torniamo a noi!
Come dicevo, la McGee sradica ogni singolo cittadino newyorkese dalla propria abitazione e lo trasferisce in un gigante di metallo alto circa quattro chilometri. Il Tower è uno scintillante capolavoro di ingegneria di mille piani, atto ad ospitare la vita di un’intera città. Al suo interno non manca nulla: case, scuole, ristoranti, hotel, bar, parchi — Central Park occupa un piano tutto suo da qualche parte a midTower —, negozi, chiese… L’intera New York è diventata un grattacielo!

La cosa che salta all’occhio fin da subito è la profonda differenza sociale che divide gli abitanti di upTower da quelli di downTower. Complice di ciò è senza dubbio lo spropositato avanzamento tecnologico che ha reso i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E qui veniamo alla mia parte preferita: gli elementi fantascientifici che Katharine McGee ha inserito nel suo romanzo. Mi sono letteralmente innamorata di ogni singola invenzione, dall’armadio col comando vocale al parrucchiere automatico, dalla speciale macchina che permette di “progettare” i propri sogni notturni alle lenti a contatto che nella realtà del Tower hanno sostituito quelli che sono i nostri dispositivi elettronici. A cosa serve uno smartphone se basta un cenno del capo per avviare una chiamata o un battito di ciglia per fare una ricerca in Internet? Così come non serve più a nulla possedere una patente quando le automobili sono diventate totalmente automatiche e guidarne una è considerato illegale!

Ho amato a 360° l’intero contesto del Tower, dal contorno tecnologico al modo in cui la McGee ha costruito la sua società nell’insieme. Senza alcun dubbio, l’ambientazione è da considerarsi il maggior punto di forza del romanzo. Ho anche apprezzato l’assenza di “spiegoni” e che, anzi, l’autrice abbia preferito lasciare ai suoi personaggi il compito di farci cogliere, attraverso dettagli disseminati qua e là, quelle che sono le differenze sociali che dividono così profondamente i ricchi di upTower dai poveri di downTower. E chi meglio di Avery Fuller, l’inquilina del millesimo piano, poteva rappresentare la prima categoria? Avery è la ragazza perfetta, letteralmente creata in laboratorio. Ha tutto quello che una ragazza della sua età potrebbe desiderare: bellezza, popolarità e ricchezza. Eppure sarebbe disposta a rinunciare a tutto per lui, Atlas Fuller, il fratello adottivo per cui prova un sentimento proibito che, in un attimo, potrebbe rovinare un’intera famiglia. Avery combatte contro questo amore, cercando di soffocarlo e di bandirlo una volta per tutte dal proprio cuore. Ma a complicare le cose ecco che ci si mette Leda Cole, la migliore amica di Avery, anch’essa innamorata di Atlas.
Parallelamente, assistiamo alle vicende della viziata Eris Dodd-Radson che, a causa di una terribile verità, da un giorno all’altro si ritrova trasformata da ricca rampolla di upTower ad indigente abitante di downTower.
Come imparerà presto, ai piani bassi la vita non è facile: non ci sono eleganti boutique ed esclusivi club privati e le persone non possono permettersi la tecnologia dei ricchi. E lo sanno bene Rylin Myers e Watt Bakradi, gli ultimi due protagonisti del Tower. La prima è un’orfana che si fa in quattro per pagare le bollette e crescere la sorellina più piccola, mentre Watt è un giovane e geniale hacker che si è impiantato un super — e illegale — computer quantistico nel cervello.

Avery, Leda, Eris, Rylin e Watt sono i cinque protagonisti del romanzo, strutturato per seguire separatamente e in parallelo le vicende di ognuno di loro, grazie alla suddivisione in cinque differenti POV (Points Of View). Le loro vite sono indissolubilmente legate le une alle altre, destinate ad incrociarsi e ad intrecciarsi nella fitta trama di bugie e segreti che loro stessi hanno contribuito a tessere.

L’intreccio generale della storia è una delle cose che più di tutte mi hanno tenuta col naso incollato alle pagine. D’altra parte, quando il prologo ti mette davanti ad una misteriosa ragazza che, caduta dal millesimo piano, sta precipitando nel vuoto verso terra, non puoi non immergerti nella lettura per arrivare a scoprire quali fatti hanno portato a tale epilogo e, soprattutto, chi è il soggetto di tale epilogo!

Quando il sorvegliante trovò quel che restava del suo corpo e con una mano tremante pingò un rapporto dell’incidente, l’unica cosa che sapeva era che quella ragazza era la prima persona a cadere dal Tower nei venticinque anni da che era stato costruito. Non sapeva chi fosse, né come fosse riuscita a uscire all’aperto.
Non sapeva se fosse caduta o fosse stata spinta o se, schiacciata dal peso di oscuri segreti, avesse deciso di saltare giù.

Tornando invece a parlare dei personaggi, mi trovo a dover fare un piccolo appunto negativo nei confronti dell’autrice. Se da una parte le si deve riconoscere il merito per l’originalità e l’immaginazione a livello di “scenografia”, dall’altra non si può fare a meno di notare una certa carenza stilistica in termini di caratterizzazione dei singoli personaggi che risultano fin da subito parecchio stereotipati e banali, emotivamente piatti. Insomma, nulla di nuovo all’orizzonte. E banali sono anche i dialoghi che nel complesso appaiono un tantino superficiali e poveri di contenuti.

In sintesi, la McGee mi è piaciuta sulle descrizioni e su tutto ciò che è da considerarsi più “tecnico”, ma dall’altra parte l’ho trovata poco profonda, forse un po’ immatura e acerba, incapace di creare il giusto patos.

Non posso nascondere una punta di amarezza per non essere riuscita ad entrare in empatia con nessuno dei protagonisti a causa di un’introspezione troppo approssimativa — anche se il finale una lacrimuccia me l’ha strappata. Ammetto che la cosa mi ha un po’ spiazzato, soprattutto dopo aver visto la minuziosità con cui la McGee descrive ogni singolo elemento che caratterizza il suo mondo immaginario. È come se, alla fine, il vero protagonista di tutto fosse solo e soltanto il Tower, testimone silenzioso dei peccati di un’intera società che, nonostante gli anni che passano, rimane sempre uguale a se stessa. In realtà, la cosa non mi dispiace affatto: avrei potuto leggere per ore di come i mezzi di trasporto si muovono all’interno del palazzo o di come si è evoluta la realtà virtuale. Mettiamola così: non mi sono innamorata dei personaggi ma di sicuro mi sono profondamene e irrimediabilmente innamorata del Tower!

Normalmente tutto ciò mi avrebbe fatto arricciare il naso, ma in questo caso ho deciso di chiudere un occhio e passarci sopra, soprattutto alla luce di ciò che questo romanzo rappresenta, ovvero una lettura leggera senza alcuna pretesa se non quella di intrattenere e divertire.

Spero che nel secondo volume — che sicuramente leggerò perché DEVO sapere cosa succede dopo! — la McGee approfondisca emotivamente e caratterialmente i propri personaggi, anche perché sono convinta che, complice un buono stile e una fervida immaginazione, ne abbia assolutamente tutte le capacità.

In conclusione, è stata una lettura abbastanza piacevole. Mi ha intrattenuta e incuriosita fin dalle prime pagine, catturandomi maggiormente nell’ultima parte, sulla vita del tragico finale già delineato nel prologo.
Ne consiglio la lettura un po’ a tutti – un po’ meno ai maschietti – , ma soprattutto a chi come me è cresciuto a pane e Gossip Girl e che sicuramente saprà apprezzare questo romanzo un po’ trash e dalle scintillanti ambientazioni futuristiche.

3/5