RECENSIONE “Per Sole Donne” di Veronica Pivetti

Carə lettorə, oggi voglio parlare di un libro che mi ha tenuto piacevolmente compagnia durante un periodo in cui di risate ne avevo un disperato bisogno. Mi riferisco a “Per Sole Donne”, il primo romanzo non autobiografico dell’attrice italiana Veronica Pivetti. 

“UN’AVVERTENZA: ASTENERSI PURITANI E PERSONE SENSIBILI. TENERE LONTANO DALLA PORTATA DEI BAMBINI” 

TITOLO: Per Sole Donne

AUTORE: Veronica Pivetti

GENERE: Narrativa, Humor 

DATA PUBBLICAZIONE: 12 novembre 2019

EDITORE: Mondadori (Novel)

PAGINE: 252

PREZZO: 19,00 € / 9,99 € (eBook) 


TRAMA

Tra un sorriso e una risata capita anche di riflettere sull’eterna conflittualità dei rapporti tra i sessi e sull’inossidabile valore dell’amicizia. 

“Era stata una scopata noiosissima. Adelaide si era addormentata a metà, mentre Andrea gliela leccava.” 
È il fulminante inizio di Per sole donne, il primo romanzo di Veronica dopo due esilaranti bestseller autobiografici.
Adelaide fa l’antiquaria, ha un marito più giovane di lei con cui è in crisi, una madre complice e saggia nonostante un principio di arteriosclerosi, e quattro amiche vere, che come lei stanno attraversando la crisi dei cinquant’anni. Crisi? In realtà si direbbe che non si siano mai divertite tanto. Nei loro incontri (quasi sempre in un ristorante cinese) si scambiano le più inconfessabili confidenze sessuali, e al lettore è concesso di origliare e apprendere così, nei più imbarazzanti dettagli, le avventure e le sventure erotiche di Adelaide, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina. Cinque donne diversissime tra loro ma accomunate da due cose: una visione ormai disincantata della vita e, al tempo stesso, una gran voglia di viverla a pieno. Anche a dispetto dell’età che avanza, come sperimenta dolorosamente Adelaide durante un amplesso con l’atletico amante Lorenzo detto “Trivella”. Si ride molto, alle loro spalle e a quelle dei loro partner, talmente goffi da suscitare tenerezza.
 

“Per Sole Donne” è un libro dalla trama molto semplice: cinque donne, legate da una profonda amicizia, nel mezzo del cammin di loro vita si ritrovarono in menopausa, alle prese con problemi di coppia, profonde crisi d’identità, scompensi emotivi e ormoni in subbuglio. 
Banale? Aspettate a giudicare, perché difficilmente avrete mai letto un libro tanto spregiudicato e sfacciato. La penna della Pivetti è audace e irriverente, caratterizzata da uno stile frizzante e dinamico e da un linguaggio esplicito, velato da una volgare ironia.  

I dialoghi sono esilaranti, specialmente quelli che la protagonista Adelaide scambia con la madre arteriosclerotica. È evidente l’influenza che una vita passata tra set cinematografici e teatri ha avuto sulle scelte stilistiche della Pivetti: molto spesso i dialoghi sono presenti sotto forma di “botta e risposta” e trovo che in questo caso sia una formula molto riuscita. La comicità è ben calibrata e la velocità delle battute rende il tutto molto colloquiale e accessibile. Sembra di trovarsi sedute ad un tavolo del proprio ristorante cinese di fiducia con il proprio gruppo di amiche. È proprio questo, secondo me, ciò che da una marcia in più a questo libro: diventi un tutt’uno con la carta stampata, ritrovi te stessa fra l’inchiostro di queste pagine ed entri a far parte in piena regola di questo strambo e variegato gruppo di donne. Esse incarnano i valori dell’amicizia, della fiducia e della complicità. Sanno di poter essere loro stesse senza mai doversi preoccupare di essere giudicate.

È facile immedesimarsi, entrare in empatia con loro, perché ognuna di queste donne ha un carattere e una personalità propria che si distingue in tutto e per tutto – o quasi – da quella delle altre. 
La protagonista è Adelaide, un’antiquaria perennemente stressata dalla dieta, intrappolata in un matrimonio noioso con un uomo più giovane che la tradisce con un’influencer di rossetti di appena vent’anni, mentre Martina, fresca fresca di menopausa, è la single incallita del gruppo, libertina e spregiudicata. E poi c’è Benedetta, la migliore amica di Adelaide, un po’ snob, inflessibile, tagliatrice di teste di professione e disillusa dall’amore – la classica zitella – e infine Tonia, la lesbica seduttrice senza peli sulla lingua e Rosaria, la gattara intrappolata in un matrimonio insapore e incolore.
Insomma, ognunə di noi potrebbe essere una di queste donne, donne intelligenti, di una certa cultura ed eleganza che al primo grido d’aiuto si ritrovano davanti ad un piatto di pollo in agrodolce e ravioli al vapore e, in totale onestà, si lasciano andare a commenti sfacciati e volgari, prive di inibizioni d’ogni sorta e senza la minima paura di sconvolgere.  

“Per Sole Donne” non è un romanzo con una trama originale o memorabile, non è un libro che si spaccia per un’opera di psicologia spicciola che vuole sviscerare le dinamiche dei rapporti di coppia o le ripercussioni della menopausa sul corpo e sulla psiche di una donna. No, quello presentato dalla Pivetti è uno spaccato di vita quotidiana, la semplice e pura realtà contemporanea. Che piaccia o meno, noi donne non abbiamo più paura di nasconderci dietro sciocchi tabù e pregiudizi di stampo medievale. Ade, Martina, Ben, Tonia e Rosaria sono donne libere ed emancipate, sono la voce di tutte noi ma, soprattutto, sono le grida di tutte quelle donne oppresse da società maschiliste e dispotiche che le privano della loro libertà personale e di espressione. Le donne guidate dalla Pivetti esigono la parità in tutto e per tutto, danno uno schiaffo in faccia al patriarcato che le vuole posate, mansuete e obbedienti e sovvertono l’ordine sociale.  
A tal proposito mi piacerebbe condividere un pezzo di un’intervista rilasciata dalla Pivetti per Mondadori a proposito del libro:  

[…] E poi avevo una voglia pazza di fare un tuffo nel non detto, nell’intimità femminile, nella ricerca del piacere e dell’amore, nel rifiuto delle convenzioni e dei tabù.
I tabù, che brutta invenzione!

Quanti ne abbiamo scardinati noi donne nel corso dei decenni e quanto è ancora lunga la strada della libertà sessuale.
Mica parlo di scopate, quelle ormai ce le facciamo con relativa (relativa, attenzione, relativa) disinvoltura.

Parlo di vera e profonda libertà scevra da pregiudizi, balzelli (morali) e fardelli, robaccia per bigotti e perbenisti che (lo so, lo so, tranquilli, lo so) fremeranno di sdegno davanti alle storie di Adelaide, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina, le mie ragazze, le mie protagoniste senza esclusione di colpisenza mezze misure e senza veli (nel vero senso).

L’ipocrisia è dietro l’angolo coi suoi artigli uncinati.
Non abbassiamo la guardia né lo sguardo e continuiamo a pretendere per le donne la stessa libertà d’espressione che il mondo consente agli uomini da sempre.
Adelaide e le amiche lo fanno in tutte le duecentocinquantadue pagine del romanzo.

“Per Sole Donne” è un inno alla libertà, all’essere donna, all’amicizia. È un inno alla vita! 

Forse quello che sconvolge più di tutto è il fatto di non trovarsi davanti a delle adolescenti ma a delle cinquantenni sulla soglia della menopausa che dovrebbero essere madri e mogli devote e invece eccole lì a ridere alle spalle dei loro partner, a parlare di sesso, disavventure erotiche, tradimenti e divorzi. Veronica Pivetti vuole depennare una volta per tutte lo stereotipo della donna che sogna la famiglia del Mulino Bianco. La felicità non la si misura in figli e, cosa più importante, una donna di mezza età ha lo stesso diritto di una ventenne di sentirsi libera nel proprio corpo e nella propria vita sessuale, di conoscere uomini online e di fare sesso con uno sconosciuto nel bagno di un treno, così come ha il diritto di riscoprirsi omosessuale, ma questa è un’altra storia e se vorrete saperne di più dovrete leggere il libro.  

Un consiglio per gli uomini: non fermatevi al “Per Sole Donne” 😉 
 

4/5
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