RECENSIONE “Il Regno Segreto” di Philip Pullman

Buongiorno lettorə, 
eccomi qua a parlarvi finalmente dell’ultimo lavoro di uno dei miei autori preferiti, Philip Pullman. Ovviamente mi riferisco a “Il Regno Segreto”, secondo volume de “Il Libro della Polvere”, la nuova trilogia prequel/sequel alla serie di “Queste Oscure Materie” 
La recensione è spoiler free ma se ancora non avete letto i volumi precedenti della saga vi consiglio comunque di fermarvi qua e di affrettarvi verso la libreria più vicina 😊  

TITOLO: Il Regno Segreto (Il Libro della Polvere #2)

AUTORE: Philip Pullman

GENERE: Fantasy

DATA PUBBLICAZIONE: 5 novembre 2020

EDITORE: Salani

PAGINE: 704

PREZZO: 19,80 € / 11,99 € (eBook) 


TRAMA

Sono passati dieci anni da quando abbiamo salutato Lyra Belacqua, adolescente seduta su una panchina del giardino botanico di Oxford nel finale di Queste oscure materie. Nel Regno Segreto la incontriamo di nuovo, quando ormai è diventata più grande, ma anche più disincantata e disillusa. In questo attesissimo sequel, Lyra, ora ventenne, scoprirà luoghi dell’anima e del mondo di cui non aveva mai nemmeno immaginato l’esistenza e dovrà superare prove inattese e difficili che metteranno a dura prova il rapporto con il suo inseparabile daimon, Pantalaimon.
Nel grande, rocambolesco viaggio che li attende sarà coinvolto anche Malcolm, che nella Belle Sauvage era un ragazzino con una barca e la missione di salvare una neonata dall’alluvione, e ora è un uomo con un forte senso del dovere e il desiderio di fare ciò che è giusto. Una nuova, grandiosa avventura che si spinge oltre i confini di Oxford, attraverso l’Europa fino in Asia, alla ricerca di ciò che è stato dimenticato: una città creduta impossibile, un segreto nel cuore del deserto, il mistero della Polvere e una guerra tra fazioni sconosciute.
Dopo anni di attesa, con il nuovo ciclo del Libro della Polvere, Philip Pullman, uno dei più grandi scrittori viventi, torna nel sontuoso mondo allo stesso tempo familiare e straordinario di Queste oscure materie con un romanzo che è davvero un libro per i nostri tempi; un’avventura imponente in luoghi evocativi e indimenticabili ma anche uno sguardo stimolante su cosa significhi capire se stessi, crescere e dare un senso al mondo che ci circonda, qualunque esso sia.

Attendevo questo libro da quando, nel lontano 2004, girai l’ultima pagina de “Il Cannocchiale d’Ambra”. Le mie aspettative erano altissime e ancora più alta era la voglia di scoprire cosa sarebbe successo a Lyra e Pan una volta tornati dalle loro rocambolesche avventure. 
Ho accolto con entusiasmo la pubblicazione de “La Belle Sauvage” (recensione QUI), il primo capitolo della nuova trilogia, ma nulla è paragonabile alla gioia provata quando mi sono ritrovata tra le mani “Il Regno Segreto”. Non so esattamente cosa mi aspettassi, anche perché sarebbe stato difficile per l’autore ricreare un’opera tanto epica quanto “Queste Oscure Materie”, ma a malincuore devo ammettere che speravo in qualcosa di più. Lyra è uno dei personaggi letterari a cui sono maggiormente legata e speravo di ritrovare tra queste pagine quella connessione magica che si era instaurata tra noi nella trilogia principale. Non è successo nulla di tutto questo e, anzi, a tratti l’ho anche odiata. 

Sono sprofondata fin da subito in un abisso infinito di tristezza nel vedere a cosa si è ridotto il rapporto tra lei e Pan. Ricorderete che, durante il suo viaggio nel regno dei morti, Lyra era stata costretta a separarsi dal suo daimon ed è così che li ritroviamo nelle prime pagine de “Il Regno Segreto”: soli e separati e non solo fisicamente. Lyra e Pan appaiono quasi come due entità diverse che faticano a sopportare la presenza l’una dell’altro. Durante la notte, Pan è solito sgattaiolare fuori dalla finestra della loro camera al St Sophia’s College per allontanarsi da Lyra ed è proprio in uno di questi suoi vagabondaggi notturni che noi lo seguiamo e, insieme a lui, assistiamo casualmente al brutale omicidio di quello che scopriremo essere il dottor Anthony John Roderick Hassall, un botanico britannico che stava conducendo delle ricerche in Oriente, delle ricerche misteriose riguardanti uno speciale tipo di rosa. Cosa aveva scoperto di tanto pericoloso da giustificare un crimine tanto efferato?  

Questa e altre sono le domande che si affollano nella mente di Pan e Lyra che si ritrovano, loro malgrado, invischiati in una nuova avventura all’insegna del mistero. Saranno costretti a vivere nuove esperienze ma lontani l’uno dall’altra, separati e soli. 
I temi trattati saranno più maturi di quelli a cui Philipp Pullman ci ha abituato. Lyra è cresciuta e insieme a lei siamo cresciuti noi, i suoi lettori. Non ci troviamo più davanti ad un’opera middle grade ma ad un romanzo che si rivolge ad un pubblico più adulto e maturo, in grado di destreggiarsi tra argomenti di stampo politico e filosofico. Va da sé che, essendo cresciuta tra gli accademici del mondo di Pullman, Lyra certo non può esimersi dall’interessarsi alla filosofia.
Della ragazzina coraggiosa, vivace, impulsiva che conoscevamo è rimasto ben poco. Lyra ha perso la sua capacità d’immaginazione ed è proprio questo il motivo principale che la porta a scontrarsi ripetutamente con il suo daimon. 

[…] «Io vedo solo un libro molto profondo e intellettualmente stimolante. E capisco benissimo perché la ragione, la razionalità e la logica esercitino tutto quel fascino. No, anzi: quelle cose non mi affascinano, mi convincono. Non è un rigurgito emotivo. È tutta una questione di approccio razionale…»
«Quindi tutto ciò che è emozione è un rigurgito, giusto?»
«Da come ti comporti…»
«No, tu non mi ascolti, Lyra. Non credo che io e te abbiamo più niente in comune. Non sopporto di star qui a guardarti mentre ti trasformi in un mostro iper-razionale, rancoroso, dalla mente ristretta, freddo. Stai cambiando, ecco qual è il punto. E non mi piace. […] Stai dimenticando tutto ciò che conta. E stai cercando di convincerti di cose che ci uccideranno».

Le letture accademiche e filosofiche hanno modellato la sua mente intorno a un modello di scetticismo e razionalità che ben si scontra con la Lyra che ha cavalcato un orso corazzato, attraversato infinite finestre tra i mondi, che ha battuto in astuzia le Arpie e liberato le anime dei morti. Parliamo della Lyra che ha camminato tra gli Spettri e gli Angeli, della Lyra che ha attraversato il mondo dei Mulefa. Non trovo davvero una scusa per giustificare questa trasformazione radicale del suo personaggio, questo eccesso di razionalità che non lascia il minimo spazio alla fantasia e alle reazioni emotive più impulsive. Che poi, nonostante le fondamenta poco solide, questo è uno dei temi su cui si basa lo sviluppo narrativo di Lyra: il conflitto con il suo daimon è evidentemente un’immagine allegorica attraverso cui Pullman vuole indagare il complicato processo di crescita, la lotta interiore che ogni adolescente affronta nella ricerca di un’identità. Lo scetticismo radicale di Lyra segna il passaggio all’età adulta, la morte delle illusioni. Ma l’immaginazione e la capacità di sognare continuano a sopravvivere all’interno del suo daimon. Ritrovare sé stessi significa riuscire a conciliare la razionalità e la poesia. 

[…] Le arpie erano parte del Regno Segreto? Il mondo dei morti, il mondo in cui vivevano, ne faceva parte? Oppure aveva immaginato tutto, e la sua immaginazione era una menzogna, come uno spruzzo di spuma di mare?
Be’, pensò, che cos’era, dopotutto, il Regno Segreto? Era una condizione che non aveva spazio nel mondo di Simon Talbot o nel mondo, differente, di Gottfried Brande. Era inaccessibile in circostanze normali. Se pure fosse esistita, era visibile solo usando l’immaginazione, qualunque cosa fosse, e non la logica. Includeva fantasmi, fate, dei e dee, ninfe, incubi, demoni, fuochi fatui e altre creature simili. […] C’era una spiegazione logica, razionale, scientifica per cose del genere? Oppure erano inaccessibili alla scienza, e incomprensibili per la ragione? Esistevano davvero?

Come ho detto, non riesco affatto a sposare l’immagine di questa Lyra con la Lyra della trilogia principale. Insomma, questo totale stravolgimento nella caratterizzazione del personaggio altro non è che una scusa per mettere in atto un complicato processo filosofico e psicologico che, nonostante tutto, mi ha terribilmente affascinata. Ma d’altronde la capacità dialettica di Pullman non è in dubbio. Di nuovo si conferma maestro nel simbolismo, e dal tema della crescita personale passiamo, ancora una volta, alle tematiche di stampo religioso. Non ho nulla da recriminare a “Il Regno Segreto” da questo punto di vista, però con “Queste Oscure Materie” Pullman ha creato un capolavoro assoluto, un prodotto insuperabile sulla critica all’abuso di potere delle istituzioni che neanche lui stesso potrà mai più eguagliare. Ciò che fa di Philip Pullman uno dei miei autori preferiti è proprio questo suo coraggio nel mettere in discussione dei valori che per secoli sono stati considerati incontrovertibili. Insomma, in un’altra epoca Pullman sarebbe stato immediatamente tacciato di eresia. Ma se da una parte i tempi sono cambiati, lo stesso non si può dire di certe mentalità: anche nel XXI secolo, se spingi i giovani a farsi domande e ad esercitare il proprio senso critico, incappi inevitabilmente nella censura. In una classifica statunitense del 2008, relativa agli autori più banditi da scuole e biblioteche, Philip Pullman si classificava al secondo posto. Ricorderete inoltre lo “scandalo” che produsse l’uscita del film “La Bussola d’Oro” e l’attacco da parte della Lega Cattolica che si mobilitò in tutti i modi per boicottare il film e arrivò addirittura a stampare un piccolo libricino di venticinque pagine con lo scopo di mettere in guardia i genitori dalla “campagna di inganno ordita dai produttori del film”. In quegli anni se ne sono dette di tutti i colori e ancora oggi Philip Pullman è un autore che fa discutere. La trilogia di “Queste Oscure Materie” è stata apertamente definitiva come “un assalto diretto alla Chiesa, e anche di più. È un assalto diretto a Dio stesso, alla sua esistenza e alla sua autenticità!”.  

Insomma, quello che stavo cercando di dire è che, nonostante tutto, ritengo la simbologia allegorica della nuova trilogia sicuramente valida anche se non all’altezza di quella principale. Sicuramente è un libro molto meno controverso rispetto ai suoi predecessori ma molto più attuale per certi argomenti. Il tema della repressione in nome della religione questa volta sfiora la censura e la lotta all’eresia del Magisterium, e va oltre l’indottrinamento della Lega di Alessandro. In tutto l’Oriente assistiamo a rappresaglie che sfociano in una vera e propria guerra di religione dove il nemico principale è costituito da una sostanza apparentemente innocua, tanto preziosa quanto pericolosa: l’olio di rosa. Coltivatori, mercanti, scienziati, botanici,… nessuno è più al sicuro, nemmeno i cittadini comuni, e ciò che ne consegue è una fuga verso l’Occidente, una vera e propria migrazione di massa dettata dalla paura e dal terrore.  

[…] A momenti, molto presto, si ricorderà di cos’è successo’ pensò Lyra, ‘e si renderà conto di aver perso tutti. E allora che ne sarà di lei?’ Valutò diverse possibilità: Aisha che arrancava verso ovest, nella speranza di ottenere asilo, insieme ad altre persone come lei, affamate, infreddolite, private del poco che possedevano. Oppure accolta in una famiglia che non parlava la sua lingua, che la trattava come una schiava, che la picchiava e l’affamava, che la vendeva a uomini che avrebbero usato il suo corpicino in ogni modo immaginabile. Oppure rifiutata da una casa dopo l’altra, costretta a mendicare del cibo e un riparo nelle fredde notti d’inverno. Ma di sicuro la gente era migliore di così, giusto? La razza umana non era migliore di così?

A quanto pare è questo il prezzo da pagare per vivere nell’unico luogo al mondo con le condizioni favorevoli a coltivare una particolare tipologia di rosa, la Rosa tajikiae, con la quale viene prodotto un olio molto prezioso e molto richiesto, una rosa che sembra essere improvvisamente e inspiegabilmente diventata il fulcro di conflitti di stampo politico e religioso. Cosa si nasconde davvero dietro a questo olio? Quali sono i suoi veri effetti? 
Queste e più sono le domande che affollano la mente di Lyra che, decisa a trovare delle risposte, partirà per un viaggio lungo e periglioso verso il misterioso Hotel Blu e l’inaccessibile deserto del Karamakan.  

L’esplorazione del mondo di Lyra continua: questa volta mettiamo da parte il Nord e spostiamo la nostra attenzione verso l’Europa e l’Oriente, verso la Germania e Praga, Costantinopoli e la Siria.
Le ambientazioni sono sempre molto interessanti, dei veri e propri scrigni. L’autore riesce sempre con grande maestria e raffinatezza a ricreare gli usi e i costumi di ogni luogo. Mi bevo ogni sua descrizione con la gioia e la meraviglia nel cuore! Ogni volta rimango affascinata dagli elementi che rendono il mondo di Lyra tanto differente quanto simile al nostro.  

La narrazione si sussegue in modo imprevedibile. I colpi di scena non mancano e, come sempre, Pullman riesce a costruire una trama intricata dove tutto è sottilmente interconnesso. Però mi trattengo dal dire che “nulla è lasciato al caso” perché le relazioni tra i personaggi non sono solide e credibili come lo è invece il background, anzi… Durante la lettura ho sempre avuto la fastidiosa sensazione che la storia di Lyra si stesse sviluppando su una base di accadimenti e incontri casuali. Ricordiamo che in “Queste Oscure Materie” Lyra era artefice del proprio destino mentre in questo caso è una vera e propria marionetta nelle mani del caso – e dell’autore. 
Fin dall’inizio si è ritrovata inspiegabilmente, per puro e semplice caso, invischiata in una faccenda legata ad assassinii e complotti. Pullman ha avuto bisogno di un pretesto per inserire il personaggio di Lyra all’interno della narrazione – e già di per sé questo lo trovo veramente assurdo –, un pretesto privo di qualsiasi credibilità e secondo me questo rovina tutta la lettura. Non che non scorra, ma ti lascia con l’amaro in bocca. Dal punto di vista stilistico, Pullman è sempre Pullman: è affascinante, evocativo, pulito. È ancora in grado, nonostante tutto, di tenermi con gli occhi incollati alle pagine, desiderosi di averne sempre di più. 

Sono stata felice di ritrovare “vecchi amici” come Farder Coram e Ma Costa, alcuni invece di conoscenza più recente come Hannah Relf e Malcolm Polstead. E qui lasciatemi aprire una piccola parentesi: avevamo veramente bisogno di avvicinare sentimentalmente Malcolm e Lyra?! Da parte di Malcolm, ciò che viene lasciato intuire è che lui si sia innamorato di Lyra quando lei era praticamente una bambina, appena ragazzina, e lui era il suo insegnante al Jordan. Negli anni, l’attrazione che Malcolm provava nei suoi confronti è cresciuta fino a sfociare in un vero e proprio innamoramento. A me, sinceramente, tutto ciò ha molto disturbato. E il problema non è la differenza d’età – ricordiamo che tra i due ci sono circa una decina di anni di differenza –, credo che questo sia chiaro: se si fossero scoperti innamorati ora che Lyra è una giovane donna non ci avrei visto assolutamente nulla di male. E, soprattutto, non avrei avuto nulla da ridire se la relazione, per quanto platonica, si fosse sviluppata partendo da basi profonde e concrete. Se da una parte abbiamo un uomo che ha sviluppato un interesse nel corso degli anni, per quanto morboso e di dubbia moralità, dall’altra abbiamo Lyra che, all’improvviso, si accorge di Malcolm, un uomo la cui presenza ha sempre causato in lei una sensazione di disagio, e decide che deve provare qualcosa per lui perché sì, perché l’autore ha voluto così. Anche perché i momenti che Malcolm e Lyra condividono ne “Il Regno Segreto” sono veramente pochi: entrambi prenderanno fin da subito strade diverse, non c’è nemmeno il tempo materiale perché si instauri un’amicizia, da parte di Lyra, figuriamoci qualcosa di più. 

E dopo questa mia filippica, possiamo chiudere questa parentesi e concludere parlando di ciò che davvero fa da protagonista a tutte le opere di Pullman. Naturalmente mi riferisco alla Polvere! Ancora una volta tutto ruota intorno a quelle che ormai sappiamo chiamarsi Particelle di Rusakov ma non starò a dirvi in che modo perché altrimenti rovinerei tutta la prima patre del libro a chi ancora non l’ha letto. Posso solo dire che, ancora una volta, Pullman ci pone davanti a più domande che risposte ma sono fiduciosa riguardo al prossimo volume, nonché l’ultimo della trilogia. Ho percepito “Il Regno Segreto” come una lunga introduzione a qualcosa di concettualmente molto potente e questa volta spero davvero che le mie aspettative non vengano deluse.

«Oh, signorina Argentina, lei fraintende la natura di questo viaggio. Quest’escursione nel regno della notte non è una gita turistica. Non parliamo di rovine romane o dei resti di un tempio, con pittoresche colonne e mura crollate e un chioschetto che vende limonate e souvenir. Qui parliamo di attraversare i confini dell’invisibile, addentrarci nel regno del prodigioso. Non crede che valga un prezzo più alto di quello che ha appena proposto?

Sono curiosa di sapere se lo avete letto e, soprattutto, cosa ne pensate. 
Concordate con me o credete sia stata fin troppo critica? Se vi va, ci ritroviamo nei commenti 😊  

3/5
1 commento
  1. Lina
    Lina dice:

    Molto.bella e dettagliata la tua recensione. Anche io aspettavo questo libro con impazienza e l’ho letto con molto piacere ma con la sensazione che “mancasse qualcosa” o che qualcosa fosse fuori posto. La metamorfosi di Lyra capisco che sia funzionale allo sviluppo di tutta la storia ma risulta poco credibile. Lyra arriva a mettere in dubbio esperienze da lei realmente vissute per qualcosa che ha letto? Mi sembra inverosimile.
    Per quanto riguarda la probabile futura storia con Malcolm anche a me non piace per niente, potevano semplicemente sviluppare un rapporto di confidenza, complicità e sintonia senza per forza inserire l’elemento romantico.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Rispondi