RECENSIONE “Dio 2.0” di Danilo Conti

Buongiorno miei cari lettori!
Dopo una settimana di inattività sono tornata per parlavi di un libro molto particolare, un distopico tutto italiano che affronta tematiche religiose in un modo nuovo e del tutto originale. Sto parlando di “Dio 2.0” di Danilo Conti, un romanzo che trae spunto dal classico “1984” di Orwell e che tutti gli amanti del genere apprezzeranno.

TITOLO: Dio 2.0

AUTORE: Danilo Conti

GENERE: Fantascienza distopica

DATA PUBBLICAZIONE: 3 maggio 2017

EDITORE: Self-publishing 

PAGINE: 312

PREZZO: 11,89 € / 2,99 € (eBook) 


SINOSSI

A Gift Town, cittadina che rimanda alle realtà suburbane americane degli anni ’50, la popolazione vive nella costante adorazione e nel timore di Dio, figura manifestatasi nel cosiddetto “Giorno della Rivelazione”. L’umanità è tenuta a seguire alla lettera le regole di un nuovo testo sacro, pena la perdita di “punti sociali” e il rischio di finire all’Inferno, un luogo di cui poco si conosce e da dove la gente raramente torna indietro. Brian, un ragazzino di tredici anni pervaso di dubbi e ossessionato dal ruolo di Dio, inizia a mettere in discussione la società di cui fa parte e a tastare le pareti di quella che avverte come una gabbia invisibile.

Ho iniziato a leggere questo libro senza avere la minima idea di dove mi avrebbe portata. Non avevo alcuna aspettativa e, anzi, ammetto di aver avuto un certo scetticismo, all’inizio. A questo punto vi sarete già imbattuti nella trama… La prima volta che la lessi ne rimasi sì affascinata, ma anche un po’ spaventata: Danilo aveva messo tanta, troppa, carne al fuoco! Il rischio era che il romanzo non si rivelasse all’altezza delle premesse e che i temi trattati dall’autore si andassero a perdere nel corso della storia o che venissero trattati in modo banale e superficiale. Beh, niente di tutto questo è successo. Come ho detto, non mi sarei mai aspettata di trovarmi davanti ad un piccolo capolavoro da cinque scintillanti stelline, perché “Dio 2.0” è proprio questo, un capolavoro di originalità e innovazione.

Con questo romanzo, Danilo sdogana la perfezione, smascherando il finto buonismo e l’ipocrisia di una comunità religiosa che, nonostante sia frutto della fantasia dell’autore, è più reale di quanto si creda.

Il teatro delle vicende di questo racconto è Gift Town. Gift Town è, come vi dicevo, una cittadina che si rifà ai classici sobborghi puritani anni Cinquanta, all’apparenza perfetta in cui il perbenismo e il bigottismo regnano sovrani. Ogni volta che Danilo descriveva Gift Town nella mia mente si formava l’immagine di Peggy Boggs con il suo tailleur violetto e la sua valigetta piena di prodotti Avon che bussava, una dopo l’altra, alle porte di decine di case fatte con lo stampino – se non capite il riferimento VERGOGNATEVI!
L’atmosfera che ho respirato è esattamente quella: finché le cose vanno come dovrebbero andare tutti si vogliono bene ma ecco che tutti sono pronti a puntare il dito e a condannare non appena qualcuno muove anche un solo passo in una direzione diversa – e per queste persone il termine “diverso” è sempre sinonimo di “sbagliato”. Nulla deve turbare l’armonia di Gift Town. Se lo fai, il destino che ti attende è solo e soltanto uno e porta il nome di Inferno. Nessuno sa esattamente che luogo sia, ma una cosa è certa: quello per l’Inferno, è un viaggio senza ritorno.

Ma chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato?
Le sorti della comunità sono in mano ad un essere onnipotente, un burattinaio invisibile e onnisciente: Dio.

Ma cosa sappiamo di lui?
Sappiamo che un giorno, il giorno della Rivelazione, Dio decise di rivelarsi all’umanità, di porsi come salvatore e faro di speranza – o perlomeno questo è quello che gli abitanti di Gift Town credono. Per riportare la pace e l’armonia in un mondo dilaniato dal male, Dio affidò alle popolazioni un Codice, una guida sacra che i cittadini sono tenuti a seguire per non perdere punti sociali, eventualità che li porterebbe sempre più vicini all’Inferno. Una cieca adorazione e un costante terrore convivono negli animi degli abitanti di Gift Town che hanno perso persino la loro libertà di pensiero e che vivono in una realtà distopica orientata al cieco compiacimento di Dio.

Sulla base di queste premesse, prende vita la storia della famiglia Turner. Il primo che incontriamo è il giovane Brian, un ragazzino confuso alle prese con i primi dubbi e domande sull’onnipotente Dio.

Negli ultimi tempi aveva iniziato a soffrire d’insonnia. Passava intere notti sveglio a pensare e le giornate seguenti a sbadigliare per la mancanza di sonno. Avrebbe voluto addormentarsi regolarmente, come i suoi coetanei, ma nella sua testa continuavano a scorrere senza sosta flussi disordinati di pensieri, domande e congetture, e non c’era verso di fermarli. Quando infine la sua mente crollava e si abbandonava al necessario riposo, produceva sogni vividi e angosciosi, a volte veri e propri incubi dai quali si risvegliava in preda all’ansia. In quel groviglio tumultuoso di pensieri c’era posto per tutto, ma ultimamente vi era una sola, grande costante, un filo invisibile che tirava con forza tutti gli altri: Dio, i misterioso e invisibile burattinaio, le cui mani sconfinate erano in grado di manipolare le sorti dell’intero universo.

Mi sono subito immedesimata in lui. Insomma, io non sono esattamente una persona religiosa – okay, non lo sono per nulla – perciò è stato semplice per me comprendere Brian e condividerne i pensieri.

Sul fronte opposto abbiamo invece Samantha, una madre fredda e distante che preferisce indirizzare il proprio calore ed il proprio amore verso terre più sacre, quelle del Tempio. E dico proprio in tutti i sensi, perché dei peccaminosi istinti stanno lentamente prendendo il sopravvento su di lei, istinti che la spingono sempre più tra le braccia del sacerdote Astor Newlin.
A fare da ponte tra l’esuberanza del giovane Brian e la noncuranza di Samantha c’è Seth. Seth è diventato fin da subito il mio personaggio preferito, un uomo e un padre dai sentimenti profondi, pronto a mettere in discussione e a sacrificare tutto, persino sé stesso, solo per salvare il proprio figlio.

Nella visione di Seth le differenze tra Dio e il diavolo si andavano assottigliando, e ormai li considerava come due gemelli. Erano entrambi esseri abietti e manipolatori, che si divertivano a giocare con le vite degli essere umani, tirandoli con corde invisibili, senza curarsi di poterli distruggere. Avevano scisso l’umanità in due. Ogni mente, ogni cuore, rischiava di annaspare nell’ambivalenza e nella pazzia. C’era chi, per sua fortuna, riusciva a tendere verso Dio senza troppi intoppi, incorrendo nella sua protezione. Bastava non farsi domande e obbedire ciecamente alle sue leggi, senza metterne in dubbio la bontà. Ma coloro i quali non riuscivano a frenare i propri pensieri e a far tacere la propria coscienza erano già dannati. Ogni nuova domanda, formulata anche senza volerlo, si traduceva in un passo verso l’oblio e la perdizione.

Ho apprezzato fin da subito lo stile di Danilo. L’ho trovato molto “classicheggiante”, preciso e attento. L’impegno che ha messo nella scelta dei vocaboli e nella costruzione delle frasi è più che evidente. D’altra parte è molto fluido e di facile comprensione e permette al lettore di lasciarsi trascinare, di pagina in pagina, dalla storia senza mai riuscire a staccarsene.

La struttura narrativa ha sicuramente aiutato in questo. La storia si sviluppa lentamente, senza fretta. La prima parte è molto introspettiva: Danilo esplora la psiche dei suoi personaggi e li mette a nudo per noi, aiutandoci a capirli e a conoscerli. La caratterizzazione è a dir poco perfetta, così come lo è il modo in cui ogni personaggio si muove all’interno della propria storia. Dietro ad ogni scelta, ad ogni gesto, c’è un preciso disegno psicologico che l’autore ha sapientemente delineato e di cui ci rende partecipi tramite piccoli dettagli e accortezze disseminate in descrizioni, dialoghi e pensieri.

E fin qui tutto bene, tutto regolare. Certo, Brian inizia a mostrare un lato ribelle, mentre Samantha si concede delle fantasie sempre più peccaminose, ma nonostante tutto, l’armonia di Gift Town è ancora intatta. Ma la corda che tiene insieme questa piccola famiglia è molto sottile e un solo evento basta a spezzarla per sempre. Mi aspettavo che sarebbe successo qualcosa che avrebbe smosso la pace della comunità, ma di certo non mi aspettavo tutto quello che ne è venuto dopo! E qui mi fermo, perché ogni cosa che vi direi sarebbe uno spoiler gigantesco. Vi basti sapere che da metà romanzo si ribalta ogni cosa. E se nella prima parte l’introspezione regnava sovrana, in questa seconda parte a fare da protagonisti sono l’azione, l’ansia, la paura dell’ignoto e, soprattutto, la scoperta della verità. Ma la verità su cosa? Beh, dovrete leggere il libro per scoprirlo. Sappiate solo che tutte le domande di Brian prima della fine troveranno una risposta.

Cosa vuole Dio? Si domandava sempre più spesso. Voleva essere amato dell’intera comunità? Voleva sentire il suono delle loro preghiere? Gli piaceva semplicemente starsene a guardarli dall’alto, mentre facevano a gara per guadagnare quegli stupidi punti sociali? […] Sono il solo a nutrire simili dubbi? Perché nessuno si ribella? Perché non fanno domande? Dovremmo pretendere che il sommo Creatore ci fornisca una spiegazione per ogni nostri dubbio!

L’ispirazione primaria di Danilo è senza ombra di dubbio data dal mito di Orwell. Il Grande Fratello orwelliano in questo caso veste gli abiti di Dio e trascina il mondo in una dittatura religiosa. Per buona parte del romanzo mi sono sentita come Brian, vittima di dubbi continui su cosa questo Dio significasse e su quale fosse la sua vera natura. Mi sono chiesta più e più volte se esistesse davvero, cercando di trovare una soluzione alternativa alla sua onnipresenza. Sì, perché questo Dio è davvero onnipresente: ogni cittadino di Gift Town non può muovere un passo senza che lui lo sappia. La mia mente scettica cercava in tutti i modi di trovare una risposta “scientifica” o in qualche modo logica a tutto ciò.
Questo è sicuramente uno dei motivi che mi hanno tenuta attaccata alle pagine: il voler sapere, capire cosa davvero fosse Gift Town e quale fosse lo scopo della sua esistenza. Mi sono chiesta più e più volte dove fosse il resto del mondo e cosa avesse portato a questa ambientazione distopica.

Insomma, per farla breve, Danilo ha saputo tenere la mia curiosità alta dall’inizio alla fine, per poi soddisfarla appieno nell’ultima parte del romanzo.

Sono davvero contenta di aver scoperto e letto questo libro. Ne sono uscita piacevolmente sorpresa.
“Dio 2.0” si è rivelato essere un romanzo distopico con un’ambientazione post-apocalittica molto particolare e originale, diversa da qualsiasi cosa io abbia mai letto, un libro che porta il lettore a porsi domande e a interrogarsi su temi profondi e a mettersi in discussione – non è un romanzo che mi porterei sotto l’ombrellone, mettiamola così.

Lo consiglio sicuramente a tutti gli amanti del genere e, soprattutto, a tutti gli appassionati di Orwell che sapranno apprezzare l’immaginazione distopica di Danilo.

5/5
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