BLOG TOUR | DOPPIA RECENSIONE “Il Ragazzo Bendato” e “La Furia e le Stelle” di Abel Montero

Benvenuti cari lettori alla penultima tappa del blogtour dei romanzi di Abel Montero, “Il Ragazzo Bendato” e “La Furia e le Stelle”.
Non vedo l’ora di parlarvi di questi libri, perciò questa volta non mi perderò in chiacchiere introduttive inutili ma procederò subito con la recensione!

TITOLO: Il Ragazzo Bendato (Saga del Protettorato, #1)

AUTORE: Abel Montero

GENERE: Fantascienza, Distopia

DATA PUBBLICAZIONE: 19 agosto 2018

EDITORE: Self Publishing

PAGINE: 571

PREZZO: 14,99 € / 3,99 € (eBook) – gratis per gli abbondati Kindle Unlimited


SINOSSI

Laura è una giovane Ufficiale delle Forze.
Dopo la Nuova Notte dei Fuochi tutto è cambiato. L’Europa è caduta. Adesso a dettare legge è un immenso conglomerato delle più potenti corporazioni del pianeta. Hanno portato ordine, pace e protezione. Decidono loro cosa è giusto, sbagliato, chi vive e chi muore.
Si fanno chiamare “Il Protettorato”.
Laura è sveglia, efficiente, affidabile e crede ciecamente nel valore del servizio che svolge ma, sulle tracce di un serial killer che sta lasciando dietro di sé una scia di morti assurde, fa una scoperta incredibile.
Dal primo momento in cui i loro occhi si incrociano lei capisce.
Lui è unico, e ha le risposte alle sue domande.
Quando lo incontra, si scatena un potere inimmaginabile.

TITOLO: La Furia e le Stelle (Saga del Protettorato, #Origini)

AUTORE: Abel Montero

GENERE: Fantascienza

DATA PUBBLICAZIONE: 19 agosto 2018

EDITORE: Self Publishing

PAGINE: 440

PREZZO: 13,99 € / 3,99 € (eBook) – gratis per gli abbonati Kindle Unlimited


SINOSSI

Un nastro invisibile lega quattro generazioni.
Una minaccia nascosta è pronta ad attaccare quattro persone solo apparentemente non collegate tra loro.
Dal mondo di oggi a quello del Primo Dopoguerra per correre indietro alla fine del diciannovesimo secolo, La Furia e le Stelle racconta la storia di un libro misterioso, di un tesoro incredibile, e della guerra per controllare il suo potere immenso.
Quattro epoche diverse, un solo nemico. Quattro generazioni lontane, un solo destino.

Abel Montero ha tracciato i primi tratti del suo vasto universo, l’Universo del Protettorato, teatro delle vicende narrate sia ne “Il Ragazzo Bendato” sia nel secondo volume prequel, “La Furia e le Stelle”.

Descrivere la realtà del Protettorato non è cosa facile perché, per quanto l’ambientazione possa sembrarci familiare, non potrebbe essere più lontana da noi e da tutto ciò che conosciamo, viviamo e tocchiamo con mano.
Facciamo così: chiudete gli occhi e provate ad immaginare un mondo, il vostro mondo. Immaginate che “in una sola dannatissima notte” tutto quello che conoscete venga spazzato via, come se nulla fosse. Un battito di ciglia e l’Europa non esiste più.

È esattamente questo che ha fatto Abel Montero per porre le basi per la creazione del suo Universo. I suoi personaggi vivono in un futuro prossimo, non poi così tanto lontano da noi, in cui dittature africane e asiatiche si sono alleate a gruppi estremisti islamici e separatisti dell’Est Europa con l’unico scopo di liberarsi dei leader europei – “la ragione di ogni male”.
Durante quella che passerà alla storia come la Nuova Notte dei Fuochi, un massiccio attacco terroristico ha spezzato la vita di parlamentari ed esponenti politici, ma anche di intere famiglie innocenti. In poche ore, intere città sono state spazzate via come foglie al vento. I morti sono stati milioni e il caos ha sconvolto tutto e tutti.

Ma dalle ceneri e dalle macerie una nuova potenza era pronta a sollevarsi: il Protettorato. Con le loro Forze e i loro eserciti privati, i Protettori ricostruirono città, sventarono nuove minacce e schiacciarono i nemici. La guerra si spense più in fretta di com’era iniziata e i “protetti”, i cittadini della nuova Europa Unita, iniziarono a sentirsi al sicuro, sotto l’ala di questa nuova entità. Ma come sempre accade, niente viene dato per niente, e la propria libertà si rivelerà essere il prezzo da pagare per la salvezza.

Come avrete capito, ci troviamo di fronte ad una distopia. Già vi sento mentre sbuffate dicendo “ancora?!”. Lo capisco, è quello che penso anche io ogni volta che appare sugli scaffali la nuova copia di Hunger Games. È diventato sempre più raro trovare testi originali nel vasto panorama distopico YA, eppure ogni tanto qualcosa di innovativo salta fuori ed è proprio questo il caso de “Il Ragazzo Bendato”. Innanzitutto perché non è una semplice distopia ma molto di più. L’autore ha fatto i compiti che, nel campo della scrittura, significa leggere, leggere e ancora leggere.

Abel Montero conosce la fantascienza, ne conosce i meccanismi, i sottogeneri. Sa quali cliché evitare e quali espedienti narrativi adottare.
Per certi aspetti abbiamo una classica ambientazione futuristica con un background che prevede l’introduzione di elementi tecnologici avanzati – come può essere qualsiasi strumento e ritrovato d’avanguardia nelle mani delle misteriose Effimere o le tute intelligenti e i tessuti super hi-tech delle Forze.
Ma a questo primo strato di fantascienza se ne sovrappongono molti altri: l’autore attinge da un più vasto bagaglio culturale citando non solo le opere letterarie ma anche quelle cinematografiche e televisive. Innanzitutto, la Saga del Protettorato è pensata come se fosse una grande serie tv. Ogni capitolo ha una sua personale evoluzione e un filo comune che trascina il lettore dal primo all’ultimo paragrafo. In secondo luogo, ci troviamo spettatori di scene d’azione che neanche nei film di Tom Cruise appaiono più vivide. Inseguimenti e sparatorie sono caratterizzati da una forte struttura cinematografica. Leggere di certe scene nei libri di Abel Montero equivale a star seduti su una poltroncina davanti ad un grande schermo. Potrei dire che l’autore è un maestro in questo. Sa come modellare le parole a suo piacimento, le piega per creare determinate immagini e sensazioni nella mente del lettore.

Potremmo definire “Il Ragazzo Bendato” come un thriller fantascientifico carico di suspense e d’azione in cui non mancano storie d’amore e batticuore. Insomma, “Il Ragazzo Bendato” prende in prestito frammenti narrativi da svariati generi così da creare un prodotto nuovo e di grande originalità, nonché di qualità.

A fare da protagonista ritroviamo l’eterna lotta tra bene e male, questa volta portata agli estremi: bene e male si fondono, si mescolano l’uno all’altro. Ma ancora più importante è il tema della libertà e del libero arbitrio, nonché il concetto di etica della società in relazione al controllo che essa esercita sui propri cittadini.

Avevo un criceto da piccola. Era un batuffolo di pelo bianco con tante macchiette nocciola e grigie. Mangiava continuamente e passava giornate intere a correre su quella sua piccola ruota. Mi chiedevo se fosse davvero felice lì dentro. E glielo domandavo anche, ogni dannatissimo giorno. Lui mi guardava e masticava, masticava senza smettere, poi ricominciava a correre. Io ero solo una bambina ma mi facevo un mare di domande. Ero preoccupata per lui. Gli volevo bene. Un giorno ho capito. Si rendeva conto di quanto fosse miserabile la sua condizione? Diavolo no! Ma sapete una cosa? Non avrebbe avuto comunque il tempo di curarsene. Era troppo impegnato, così preso a farsi scoppiare lo stomaco e da quella ruota sempre pronta a girare per lui.

Badate bene, siamo di fronte ad un romanzo narrativamente molto complesso. L’intreccio che Abel Montero ha tessuto è impossibile da districare. Abbiamo parlato di Tom Cruise poco fa, no? Eccoci finiti in Mission Impossible, con una sola differenza: infiltrarsi alla CIA o al Cremlino non è neanche lontanamente difficile quanto capire cosa si nasconda dietro alla coltre di mistero che avvolge il Protettorato, le Effimere e il ragazzo bendato stesso.

Iniziamo a parlare della trama così magari vi aiuto a comprendere meglio questo mio vaneggiamento.

Dopo un prologo a dir poco intrigante, il romanzo si apre con Laura Sienna, agente delle Forze del Protettorato, appena atterrata a Siracura con l’obbiettivo di catturare un pericoloso criminale: il Disegnatore, uno spietato serial killer che si “diverte” a lasciare strani disegni e cicatrici sui corpi delle sue vittime. Tutte le prove sembrano puntare ad un’unica persona: Alessandro Guerra. Ma ad un passo dalla sua cattura qualcosa cambia. Quello che doveva essere il carnefice sembra essersi appena trasformato in una vittima. La scena che si para davanti agli occhi degli agenti Sienna e McNamara ha dell’incredibile: un ragazzo con il volto ricoperto da bende tiene Alex in ostaggio. Ma c’è qualcos’altro che cattura l’attenzione di Laura prima di perdere inspiegabilmente i sensi: i simboli sulle bende del ragazzo sono gli stessi lasciati dal Disegnatore sui cadaveri. Chi è veramente il ragazzo bendato? Cosa nasconde? E, soprattutto, cosa vuole da Alex? Perché questo ragazzo sembra essere così prezioso per lui e per il Protettorato?

“Il Ragazzo Bendato” è una corsa contro il tempo alla ricerca della verità, ma, come dice Abel Montero, “nessuna verità è semplice” e dietro ad ogni minima risposta si nasconde sempre un nuovo enigma.
Tenetevi forte perché state per imbarcarvi in un viaggio di sola andata che si concluderà sul lettino di uno psicanalista. La saga di Abel Montero è ricca di sfumature, nessuno è bianco o nero, nessuno è buono o cattivo. Ogni personaggio è il risultato dell’unione di luce e oscurità, seppur in misure differenti e sono proprio queste a definirli, a renderli unici.  

A mio parare, il modo migliore per veicolare una storia è quello di introdurre un personaggio in cui il lettore possa facilmente identificarsi, un personaggio “neutro”, se così lo si può chiamare, estraneo alle vicende e ai meccanismi che muovono le singole forze. Per capirci meglio, un personaggio come può essere Harry Potter nella saga della Rowling, che ne sa quanto noi di ciò che gli sta succedendo attorno e con cui possiamo muoverci a pari passo all’interno della storia. Ecco, in questo caso il nostro personaggio “neutro” è Alex. Ma chi è Alex?
Okay, se non avete letto la saga non potete capire quanto in realtà questa domanda faccia sorridere per quanto subdola e complessa, ma per il momento ci basta sapere che Alex è un diciottenne come tanti altri, un ragazzo normalissimo che, di punto in bianco, viene sospettato di essere un serial killer della peggior specie. Da un giorno all’altro si ritrova invischiato in una fitta rete di intrighi e complotti senza sapere né il come né il perché. Perciò ecco, Alex siamo noi e noi siamo Alex. La sua confusione è la nostra, le sue domande sono le nostre, la sua psicosi imminente è la nostra.

Non finirà mai, giusto? A che serve cercare di capire? Chi, come, perché? Non ha un maledettissimo senso! Non saprò mai cosa è successo! E anche se mi avvicinassi alla verità qualcuno si occuperebbe di me, no? Risolverebbero il problema! Mi eliminerebbero semplicemente dall’equazione. Come cancellare un paio di numeri da un foglio. No, ma che diavolo dico? Loro lo strapperebbero via quel foglio! E gli darebbero fuoco!

Ma noi, come Alex, non saremo soli in questo viaggio allucinogeno. Ad accompagnarci ci saranno Laura, Dianne e Nassim, agenti delle Forze preparati ed esperti, ma ci sarà anche il misterioso ragazzo bendato, Goro e le Effimere. E come non nominare Mina Winner, la mercenaria dalle mie sfaccettature, o i coniugi Elder e Lin!
Insomma, Abel Montero ci propone un ampio ventaglio di personaggi, ognuno caratterizzato alla perfezione e con minuzia.

Proprio la costruzione dei personaggi è un altro degli aspetti più affascinanti di questa saga. Al suo esordio, l’autore dimostra grande maestria nel delineare ogni singolo “attore” della sua opera, sia esso protagonista e non. Ma fate attenzione, perché quando penserete di aver finalmente inquadrato ognuno di loro, l’autore ribalterà tutti i ruoli e darà il via ad una serie di colpi di scena senza eguali capaci di minare la sanità mentale di chiunque. So che può sembrare un paradosso visto e considerato che da un certo tipo di personaggio, se caratterizzato in un determinato modo, ci aspetteremmo delle azioni il linea con il suo carattere ma la bravura di Abel sta proprio in questo. Lui ci presenta i personaggi indirettamente, ce li fa conoscere attraverso ricordi, pensieri e dialoghi. Ci da la possibilità di crearci una nostra opinione di tale personaggio senza forzare l’idea che abbiamo dello stesso. È un meccanismo complesso e non è semplice spiegarlo a parole. È una di quelle cose che potete comprendere fino in fondo solo leggendo il libro.

Ora, però, vorrei ritornare indietro di qualche paragrafo e tornare a parlare dei motivi che distinguono la Saga del Protettorato da qualsiasi altra saga distopica, perché c’è un punto che non abbiamo ancora toccato, ovvero quello dell’ambientazione. Come ormai avrete capito, la saga di Abel Montero è ambientata in Europa e si snoda principalmente tra Italia e Spagna. Finalmente un’opera di fantascienza che omaggia la nostra terra!

D’altra parte, la prima regola che ogni bravo scrittore deve imparare è che bisogna parlare di ciò che si conosce. Insomma, l’autore sarebbe stato sciocco a non sfruttare quell’amore incondizionato per la Sicilia che lo contraddistingue: ogni luogo, ogni edificio, ogni ambiente è descritto così minuziosamente nei dettagli e con così tanta passione da apparire nitidamente davanti agli occhi del lettore. In realtà, qualsiasi cosa da lui narrata si delinea chiaramente nella nostra mente. È uno dei suoi “superpoteri”, oserei dire: la capacità di ricreare immagini, sensazioni, profumi, suoni solo attraverso l’uso di poche parole.

Le immagini nella sua testa si facevano sempre più forti, come se qualcosa dentro di lui lottasse per strapparlo da ciò che stava accadendo, lottando cocciutamente per conservare un po’ di lucidità. C’erano momenti in cui si convinceva di essere ancora a Siracusa. E quei momenti si dilatavano, diventavano liquidi e poi acquistavano solidità. Lui sentiva di poterci infilare le dita come un bimbo goloso di miele, timoroso di essere scoperto, spaventato all’idea che tutto si sarebbe rivelato solo un sogno troppo bello.

Abel Montero sfrutta la potenza della parola scritta, scegliendo con cura ogni singola sillaba, dipingendole con i colori delle sue esperienze e della sua vita. Sì perché un’altra caratteristica dell’autore è che da tutto sé stesso, si dona completamente alla pagina bianca e utilizza ciò che sa, ciò che conosce in termini di luoghi, emozioni, sentimenti e via dicendo, per dare forma al suo racconto. Questa pratica la ritroviamo soprattutto ne “La Furia e le Stelle”, in cui l’autore attinge dalle esperienze passate della propria famiglia per creare una trama, un intreccio magico in tutti i sensi.

Ora entriamo in un ambito, se vogliamo, molto lontano da quello de “Il Ragazzo Bendato”, di cui “La Furia e le Stelle” è il prequel.

Se inizialmente vi risulterà difficile capire in che modo le due storie siano collegate tra loro sappiate che è assolutamente normale: il filo che le unisce è stato abilmente nascosto tra piccoli dettagli che solo i lettori più attenti potranno inizialmente cogliere. Insomma, non è una lettura superficiale, uno di quei libri da leggere sotto l’ombrellone con bambini urlanti a pochi passi. È una lettura che richiede concentrazione in modo da poterne cogliere ogni sfumatura, ogni più piccola meraviglia – la stessa cosa vale ovviamente anche per “Il Ragazzo Bendato”!

Naturalmente il consiglio è quello di leggere i due libri nell’ordine di pubblicazione, ovvero “Il Ragazzo Bendato” prima e “La Furia e le Stelle” poi. Questo perché Abel Montero ha disseminato briciole di pane in ogni pagina di questo prequel, piccoli indizi che sapranno chiarire alcuni aspetti e interrogativi posti ne “Il Ragazzo Bendato” e solo avendolo letto potranno essere colti. Leggendoli nell’ordine sbagliato rischiate di perdervi molti dettagli a parer mio fondamentali per una miglior comprensione della Saga stessa e di tutti i suoi misteri.

Le vicende narrate in “La Furia e le Stelle” attraversano diverse epoche, diverse generazioni, partendo dall’Ottocento fino ai giorni nostri, prima del dominio del Protettorato sui territori europei.  Anche in questo caso non abbiamo un unico protagonista predominante ma un ampio ventaglio di personaggi variegati, ognuno unico nella sua costruzione e caratterizzato alla perfezione.

Il romanzo si apre ai giorni nostri, quando la giovane Anna si risveglia dopo l’ennesimo incubo, sempre lo stesso: l’acqua è ovunque, la avvolge, le stringe i polmoni fino a toglierle il respiro. Poi un bagliore, una voce e finalmente lui, il misterioso uomo dai capelli rossi. Ma quella mattina c’è qualcosa di strano, qualcosa di diverso. Senza sapere né il come né il perché, Anna si ritrova delle parole misteriose tatuate sulla pelle. Ma come è possibile? Perché non ha alcun ricordo della sera precedente? E soprattutto, chi è quell’uomo misterioso? Cosa vuole da lei?

Solo il passato possiede le risposte e per trovarle è necessario ripercorrere la storia della sua famiglia, risalendo al lontano XIX secolo e alla storia di Mitiliano, colui che ha dato il via alla concatenazione di eventi che influenzerà le vite dei cittadini del Protettorato.
Potremmo dire che il vero protagonista di questa storia è un libro, un piccolo tomo dal valore inestimabile ceduto a Mitiliano da un giovane Winston Churchill in viaggio su un transatlantico di ritorno dal Sud America di fine Ottocento. Qualche anno più tardi, questo incontro condizionerà il futuro di altri due personaggi, l’affascinante Alejandro da poco scampato alla Grande Guerra, e Olivia, una neo mamma venezuelana trapiantata in Sicilia alla fine degli anni Settanta. Entrambi, proprio come il giovane Alessandro Guerra qualche tempo dopo, si ritroveranno invischiati in qualcosa più grande di loro, qualcosa che solo quel misterioso libro sembra essere in grado di spiegare.

Seppe, in quel preciso istante, che la minaccia si stava concretizzando sotto i suoi occhi. Non importava quanto vecchia fosse, ne quanto criptiche fossero le parole con cui era descritta. Stava succedendo davvero, e c’era un solo modo per impedire che tutto degenerasse. Doveva farlo di nuovo, anche se aveva giurato che non sarebbe più accaduto. Doveva leggere il libro.

Quattro personaggi, quattro generazioni, quattro storie diverse ma strettamente interconnesse tra loro. Abel Montero ha costruito un intreccio incredibile che ripercorre più di un secolo di storia. Ha fatto un lavoro enorme e magistrale.

“La Furia e le Stelle” è il risultato di una più che minuziosa ricerca che vede i suoi frutti nella costruzione di ambientazioni riccamente descritte. Lo stesso vale per i dialoghi che sono solo una delle tante cose che più ho apprezzato di questo libro. Abel Montero dimostra di sapersi destreggiare tra le varie epoche storiche da lui narrate. Per ognuna di esse ha costruito un apposito registro, scegliendo con cura ogni singola parola, ogni espressione, ogni frase. Non c’è nulla fuori posto, neppure gli abiti o i rapporti sociali, costruiti anch’essi sulla base delle convenzioni sociali dei diversi periodi.

È proprio in questi dettagli che va ricercata la vera bellezza di questo libro. È un’opera raffinata ed elegante, molto diversa, se vogliamo, da “Il Ragazzo Bendato”. L’autore non vuole ridisegnare la storia o rimodellare a suo piacimento il passato. Il mondo che ritroviamo in questo libro è il nostro in tutto e per tutto. Ecco perché vi dicevo che inizialmente farete fatica a capire in che modo i due libri siano collegati tra loro.
“La Furia e le Stelle” appare come un romanzo puramente famigliare, o almeno è così all’inizio, perché nella seconda parte il ritmo aumenterà e l’adrenalina salirà a mille. Insomma, anche qui non mancheranno azione e suspense, nonché incredibili colpi di scena capaci di lasciare senza fiato.

Le capacità dell’autore nel destreggiarsi tra così tanti generi sono più che invidiabili! Scrive di fantascienza e fantasy, thriller e azione, amicizia, amore, rapporti famigliari. Sa come mantenere sempre alta la tensione, ma soprattutto sa come confondere e insinuare il seme della pazzia nella mente dei suoi lettori.

Le storie di Anna, Olivia, Mitiliano e Alejandro vi faranno sorridere ed emozionare. Vi faranno arrabbiare e piangere, strappare i capelli e magari vi causeranno un attacco cardiaco – questo è più o meno ciò che vi capiterà quando capirete cosa collega gli eventi narrati ne “La Furia e le Stelle” a quelli de “Il Ragazzo Bendato”.

Il tessuto narrativo è pressoché perfetto, privo di imperfezioni e sbavature. Se siete alla ricerca di buchi di trama sappiate che qui non ne troverete neanche uno. Tutto ha un senso, tutto è collegato. Ogni singolo personaggio è una pedina nelle mani del destino: il fato di ognuno è determinato dall’incontro tra presente e futuro e nessuno può scampare ad esso.

«Quello che voglio io è irrilevante. L’ho capito immediatamente, quando ho avuto in mano questo» rispose accarezzando ancora la copertina. «Non posso scegliere il mio destino. Sarebbe un tentativo misero come quello di un’ape che continua a bramare il nettare su di un fiore fuori dalla sua portata, dall’altra parte di un vetro infrangibile.»

La Saga del Protettorato ha ancora molto da raccontare ma le sue fondamenta sono solide ed anche molto antiche, molto più di quanto possiate immaginare. Ma questa è un’altra storia e non sarò di certo io a svelarvela!
Tutto ciò che vi rimane da fare è affrettarvi su Amazon e acquistare questi due piccoli gioielli della letteratura fantascientifica italiana.
Non ve ne pentirete. Parola mia 😉

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